
Intervista alla Radio Svizzera
Gli interventi degli ascoltatori sono stati molteplici. Ne ricordo in particolare due. Una madre ha riferito d’aver identificato l’introversione del figlio e di avere cercato di rispettarne la diversità, vale a dire i tempi e i modi dello sviluppo. È caduta però in crisi in conseguenza del fatto che gli insegnanti, rilevando la tendenza del bambino ad isolarsi dal gruppo, l’hanno sollecitata a forzarlo a partecipare a situazioni sociali allargate, a indurlo a fare sport, ecc. Evidentemente tutto il mondo è paese, e molteplici insegnanti continuano in buona fede ad essere funzionari della normalità statistica.
Un’anziana signora, introversa da sempre, mi ha chiesto se avesse ragione una sua amica nel sottolineare negativamente il suo orientamento sociale altamente selettivo, il suo piacere di conversare con una persona alla volta e il suo disagio nell’interagire all’interno di un gruppo allargato. Quando si è in più persone e si parla del più e del meno – ha aggiunto – non so proprio cosa dire. Le ho fatto presente che è in buona compagnia, perché sia Rousseau che Nietzsche hanno sperimentato analoghe difficoltà. Il parlare del più e del meno per ore per gli introversi è, in genere, una sgradevole circostanza.

