Nel saggio sull’introversione ho scritto che la Teoria della personalità è uno degli ambiti più controversi e sostanzialmente poveri nell’area delle discipline psicologiche. Si tratta di un giudizio assertivo, ma purtroppo vero. Le opere dedicate all’argomento di fatto sono numerosissime. Si potrebbe addirittura affermare che non esiste psicologo o psicoanalista di un qualche valore che non abbia una sua Teoria della personalità. Ciò nonostante, i risultati complessivi si possono ritenere insoddisfacenti. Esistono numerosi modelli, ciascuno dei quali si pone come integrato, ma non ne esiste uno che abbia assunto un valore di riferimento e sia condiviso dagli studiosi.
La difficoltà di pervenire ad una teoria integrata della personalità può essere ricondotta anzitutto all’oggetto in questione. Non è difficile definire in termini generali che cosa si intende per personalità. Nell’Enciclopedia di Psicologia (Garzanti, Milano 2004), U. Galimberti ne fornisce la seguente definizione: “insieme di caratteristiche psichiche e modalità di comportamento che, nella loro integrazione, costituiscono il nucleo irriducibile di un individuo che rimane tale nella molteplicità e diversità delle situazioni ambientali in cui si esprime e si trova ad operare.” (p. 763)
Il problema insorge nel momento in cui ci si chiede quali siano le caratteristiche psichiche e le modalità di comportamento pertinenti ed essenziali che permettono di identificare e differenziare una personalità rispetto ad altre. Già a questo livello le teorie presentano uno spettro, che va dall’estremo per cui ogni individuo ha una sua personalità irriducibile e unica all’estremo opposto che riconduce le diverse personalità entro insiemi che, comportando caratteristiche comuni, si pongono come tipologie.
Il primo punto di vista (idiografico) assume ogni personalità come un insieme di tratti unica e irripetibile, anche se alcuni di essi possono riscontrarsi in combinazioni diverse in vari individui. Il secondo punto di vista (tipologico) considera invece un certo insieme di tratti come specifico e pertinente, sicché coloro che lo condividono appartengono ad un determinato tipo.
Le teorie della personalità si definiscono all’interno di questo spettro come tentativi di mediare i due punti di vista. È evidente, infatti, che ogni personalità individuale ha necessariamente qualcosa in comune con altri individui (al limite i tratti specie-specifici, che consentono di classificarlo come appartenente al genere homo) e dei tratti unici e irripetibili, che lo differenziano da tutti gli altri.
Finora, però, nessun modello è riuscito ad integrare i due punti di vista, né a teorizzare compiutamente anche solo uno di essi.
Tra i tratti presi in considerazione dagli studiosi quello che si riconduce all’introversione/estroversione è di sicuro il più accreditato nella sua universalità. Non c’è da sorprendersi per questo consenso, se si considera che l’esperienza soggettiva si realizza nell’interfaccia tra due mondi, quello esterno e quello interno, che esercitano una diversa attrazione sui singoli individui. L’introversione implica una particolare apertura al mondo interno, che funziona come filtro valutativo delle informazioni che provengono dall’esterno. L’estroversione, viceversa, comporta un affacciamento sul mondo esterno tale per cui le informazioni che da esso provengono vengono recepite come oggettive e realistiche.
Se si tiene conto del fatto che il mondo esterno non è solo rappresentato da stimoli fisici e naturali, ma da informazioni che in prevalenza sono culturali, e implicano già un’interpretazione del mondo stesso, non c’è da sorprendersi che il senso comune tenda costantemente ad essere irretito da un’ingenua forma di realismo. È in conseguenza di questo fatto che gli introversi, in qualunque contesto storico e sociale, si siano trovati e si trovino a disagio. Essi, infatti, non sono inclini ad interiorizzare il senso comune, a prendere il mondo così com’è, avendo l’intuizione viscerale che lo stato di cose esistente è solo uno dei possibili modi in cui le cose potrebbero stare.
Che questo disagio risulti produttivo o improduttivo dipende in gran parte dalle circostanze ambientali.
In questa sezione, la categoria introversione/estroversione sarà costantemente al centro dell’attenzione.

