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Un esempio della seconda tipologia – concernente introversi perfezionisti che sono nel contempo oppositivi – è documentata nella testimonianza fornita dalla signora Maria Concetta Cirrincione. Tale tipologia è caratterizzata da prestazioni eccellenti associate ad una tendenza più o meno costante a contestare l’Autorità quando essa agisce iniquamente e a rilevare impietosamente tutte le contraddizioni presenti nell’ambiente di lavoro, compresa la passività dei colleghi o la loro tendenza a difendersi dallo sfruttamento scaricando sugli altri le proprie responsabilità.
Lavoratori eccellenti ma “rompiscatole”, gli introversi che appartengono a questa categoria di solito pagano il prezzo di quello che viene identificato come un cattivo carattere, impulsivo (per le ricorrenti esplosioni di rabbia) e, talora, tracotante nei confronti dell’Autorità. Il prezzo che viene pagato solo raramente si traduce in un allontanamento dal posto di lavoro, dato che i capi tendono a non rinunciare, se non in casi estremi, a soggetti che sono lavorativamente produttivi, affidabili e coscienziosi. Più spesso, esso si riflette sulla carriera, che viene in qualche misura compromessa dagli aspetti caratteriali.
La tipologia in questione richiede una riflessione teorica sulla struttura della personalità profonda. Essa, infatti, comporta una vera e propria scissione tra due modi di essere non integrati: l’uno caratterizzato da una soggezione e un rispetto cieco nei confronti dell’Autorità, l’altro da una tendenza incoercibile alla contestazione e alla ribellione. Si tratta di una scissione psicodinamica, non psicotica. L’Autorità che viene ciecamente rispettata, infatti, è un’Autorità ideale, interiorizzata, che, per la sua saggezza e la sua equità, merita il rispetto, mentre quella che viene contestata e sfidata è la persona reale che la esercita in maniera arbitraria e ingiusta. Il conflitto, in altri termini, investe lo scarto tra il Ruolo (idealizzato) e Colui o Coloro che lo ricoprono.
È evidente che l’aspettativa di un’Autorità che sia degna del Ruolo che ricopre ha una valenza perfezionistica, e pertanto è esposta a frequenti frustrazioni che attivano le esplosioni di rabbia.
È pur vero però che gli introversi che rientrano nella categoria in questione, se si imbattono in un Capo che abbia umanamente e professionalmente un prestigio reale e sia in grado di valorizzare le loro qualità, manifestano un rispetto, una dedizione e una fedeltà costanti nel tempo. Ciò significa che le loro aspettative nei confronti dell’Autorità sono senz’altro molto elevate, ma non irragionevoli e dereistiche.
In questo caso, è evidente che l’introversione incide in conseguenza dell’utopia ad essa intrinseca di un mondo ideale, nel quale le Persone siano degne dello Status e del potere che hanno.

