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È singolare che, nel cuore della società vittoriana, siano maturate nello stesso periodo due delle maggiori rivoluzioni culturali nella storia dell’umanità: la teoria evoluzionistica di Charles Darwin e il materialismo storico-dialettico di Karl Marx. Quest’ultimo, lettore vorace, fu tra i primi a cogliere il significato del darwinismo quale filosofia naturale che rendeva superflua la metafisica. Nel 1867, in occasione della pubblicazione de Il Capitale, a dieci anni di distanza dalla comparsa de L’origine delle specie, egli scrisse a Darwin comunicandogli l’intenzione di apporre al libro una dedica in suo onore. Darwin cortesemente rifiutò la proposta in nome della sua incompetenza nell’ambito di argomenti non concernenti immediatamente le scienze naturali.

A posteriori, la proposta di Marx appare aver colto le implicanze filosofiche del darwinismo, che non per caso continua ad essere contestato dai fondamentalisti cristiani, politicamente conservatori. Il diniego di Darwin va, invece, al di là di un attestato di umiltà. Per quanto sia incerto che egli possa avere letto il manoscritto inviatogli da Marx, è probabile che abbia intuito in esso una discordanza profonda con la sua opera.
L’evoluzionismo, infatti, pone da parte ogni riferimento alla creazione in nome del fatto che le forze naturali, associate alla casualità, sono sufficienti a spiegare l’origine delle specie animali. Nell’ottica evoluzionistica non si dà alcuna finalità teleologica: il complesso si origina dal semplice per il “gusto” della natura di sperimentare forme diverse di adattamento all’ambiente, nessuna delle quali si può ritenere migliore di un’altra. Un organismo unicellulare è adattato all’ambiente in un modo funzionale omologabile a quello dell’animale più complesso.
L’evoluzionismo storico di Marx è, invece, imprescindibile da una finalità intrinseca alla storia in quanto espressione del progressivo dispiegamento della natura umana: la costruzione di un mondo nel quale ogni uomo, nei limiti della sua costituzione, possa trovare modo di realizzare appieno le sue potenzialità.

Nell’ottica di Darwin, è l’organismo che si adatta all’ambiente; in quella di Marx, è l’uomo che trasforma l’ambiente per adattarlo alle sue esigenze.

Le due prospettive non sono incompatibili. Posto che l’evoluzione della vita è frutto del caso, l’uomo, in quanto essere sprovveduto di capacità istintive di adattamento, vale a dire essere carente, non può che raccogliere la sfida intrinseca alla sua condizione, votata naturalmente all’estinzione. Egli deve, per sopravvivere, creare un ambiente culturale, utilizzando e trasformando la natura che lo circonda. Il problema, da questo punto di vista, sta nel capire quale sia l’ambiente culturale, economico, sociale, politico, tecnico più idoneo alla sua natura.

È un paradosso non privo di significato che le critiche nei confronti del darwinismo e del marxismo siano giunte di recente a conclusioni che, nel loro complesso, sono sconcertanti. Alcuni biologi, infatti, anche non credenti, tendono ad escludere che la casualità della selezione naturale possa spiegare l’evoluzione di forme di vita sempre più complesse. Se un organismo unicellulare è perfettamente adattato all’ambiente, che bisogno c’è – essi si chiedono – di una forma di vita superiore? Da ciò ricavano l’idea che l’evoluzione animale implichi, se non un disegno trascendente, una qualche forma di intelligenza intrinseca alla natura che gravita verso la complessità. Casualità vs creatività della natura, insomma.

Economisti, storici, sociologi e politologi, invece, sostengono che anche solo ipotizzare che la storia umana abbia una finalità pone le premesse di una strategia rivolta a realizzarla, facendo violenza alla libertà umana. L’evoluzione storica procederebbe sulla base di tentativi ed errori tale che, date le infinite variabili che concorrono a promuoverla, non sarà mai possibile programmarla su di una base razionale, orientarla cioè a soddisfare le esigenze di tutti gli esseri umani. In questa ottica, gli unici valori riconosciuti come universali sono quelli della democrazia e della libertà, il cui significato ultimo è di promuovere a livello sociale una condizione di pari opportunità che consenta ad ogni individuo di realizzare le sue potenzialità. Causalità vs libertà, in breve.

Sia Darwin che Marx rimarrebbero piuttosto sconcertati da teorie del genere, che attribuiscono alla natura un’intelligenza creativa, nel mentre negano alla specie umana la capacità di definire e realizzare un progetto che, nonostante la casualità della sua comparsa, coniughi la libertà individuale e la giustizia sociale.

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