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Workshop sulle emozioni
30 agosto – 1 settembre 2007, Caprarola (VT)
Relazione di Renzo Marinoni

Non è possibile conoscere se stessi, se non permettiamo alle nostre emozioni di emergere e di maturare. Molti di noi hanno una forte resistenza a fare questo, e ciò rappresenta un grosso ostacolo sulla strada della crescita e della maturità personale. È importante, perciò discutere il meccanismo di queste resistenze.
Sia ben chiaro, innanzitutto, che la nostra personalità costituisce un’unità inscindibile. Per raggiungere la maturità, il lato fisico, il lato emotivo e quello mentale devono svilupparsi in egual misura. Queste tre sfere devono funzionare armoniosamente, non contrapporsi, come purtroppo di solito avviene. Se una funzione è meno sviluppata delle altre, l’intera personalità diventa disarmonica e noi non possiamo raggiungere il nostro equilibrio interiore.

Cerchiamo di capire perché noi tralasciamo di coltivare, ed anzi, ostacoliamo la crescita della nostra natura emotiva. Questa tendenza è universale ma negli introversi viene esagerata per il patrimonio emotivo che ci portiamo in dote. In genere tutti noi ci prendiamo cura del nostro corpo fisico. Facciamo tutto ciò che è necessario per farlo crescere e per mantenerlo sano. Una buona parte di noi coltiva anche quello mentale: impariamo ad utilizzare la mente, teniamo in allenamento il cervello, esercitiamo la memoria; insomma facciamo tutto ciò che è necessario per crescere mentalmente.
Perché, allora, la crescita emotiva viene trascurata? Ci sono dei buoni motivi per questo cari amici miei. Per maggiore chiarezza, cerchiamo di capire quale funzione ha la natura emotiva nell’essere umano. Un suo importante aspetto è la capacità di sentire emozioni e sensazioni: senza di queste è impossibile dare e ricevere felicità. Nella misura in cui ci allontaniamo dalle emozioni, chiudiamo la porta alla felicità. Un altro importante aspetto della natura emotiva è la creatività. Nella misura in cui reprimiamo il nostro lato emotivo, non permettiamo alla nostra creatività di esprimersi. Contrariamente a quello che molti credono, la creatività non è solo un processo mentale. Di fatto l’intelletto vi gioca un ruolo molto meno importante di quanto comunemente si ritenga. Anche se è vero che esso serve ad apprendere le tecniche necessarie all’espressione della creatività, questa, però, è e rimane un processo fondamentalmente intuitivo. Naturalmente, la capacità intuitiva può essere attiva solo se le emozioni sono mature, sane e forti.
Quando ci allontaniamo dal crescere emotivamente e dal mondo delle emozioni, inevitabilmente la nostra capacità intuitiva ne risente. Perché c’è una tale enfasi oggi nel mondo a sviluppare il lato fisico e quello mentale, mentre il lato emotivo viene trascurato? Diverse spiegazioni potrebbero essere date, ma io preferisco andare direttamente alle radici del problema.

Le emozioni vengono smorzate per evitare il dolore

Nel mondo delle emozioni vi sono la felicità e l’infelicità, il piacere e il dolore, l’abisso e l’estasi. Contrariamente a quanto avviene per i processi mentali, che ci limitiamo a registrare, le emozioni ci toccano profondamente. Dal momento che ognuno di noi desidera essere felice, e che abbiamo capito che le emozioni immature portano all’infelicità, reprimendo le prime speriamo di evitare anche quest’ultime.

Nella vita di ogni bambino non possono non esserci delle circostanze infelici; il dolore e le frustrazioni sono comuni. Ben presto il bambino raggiunge la seguente conclusione, di solito inconscia, conclusione nella quale continua a credere anche da adulto: “se riesco a non sentire non sarò infelice”. In altre parole, invece di prendere la coraggiosa decisione di vivere e di attraversare le emozioni negative e immature, in modo da permettere loro di crescere e di maturare e quindi di diventare costruttive, l’uomo preferisce reprimerle, eliminarle dalla coscienza, e nasconderle. Cosi queste rimangono inadeguate e distruttive, anche se si è inconsapevoli della loro esistenza.
È vero che anestetizzandoci emotivamente, temporaneamente non sentiamo più il dolore, ma è anche vero che la nostra capacita di essere felici e di provare piacere viene a soffrirne, mentre, nei tempi lunghi, comunque non riusciamo ad evitare la tanta temuta infelicità. Questa ci colpisce in maniera indiretta ed in forma ancora più dolorosa.
L’amaro dolore dell’isolamento, della solitudine, la devastante sensazione di aver attraversato la vita senza aver raggiunto le sue vette e senza essere scesi nei sui abissi, senza aver sviluppato noi stessi al meglio delle nostre capacità, sono il risultato di tale soluzione sbagliata.
Se adottiamo la tattica di fuggire, non possiamo vivere la nostra vita in pieno. Allontanandoci dal dolore ci allontaniamo dalla felicità, e, ciò che è ancor più grave, distruggiamo la nostra capacità di sentire. Ad un certo punto, anche se non lo ricordiamo coscientemente, abbiamo preso la decisione di allontanarci dall’amore, dalla gioia, dalle nostre emozioni, e da tutto ciò che rende la vita ricca e gratificante. Questa decisione ha provocato gravi guasti, sia alla nostra capacità intuitiva, che alla nostra creatività, delle nostre potenzialità abbiamo sviluppato solo una minima parte. Il danno che arrechiamo a noi stessi fin quando aderiamo a questa pseudosoluzione, supera la nostra attuale capacità di comprensione.

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