Isolamento
Dal momento che con questo meccanismo di difesa intendiamo proteggerci contro l’infelicità, è comprensibile che combattiamo con tutte le nostre forze prima di abbandonare quella che ci appare una protezione vitale. Non ci rendiamo conto che in questo modo chiudiamo la porta alla ricchezza e alle soddisfazioni che la vita potrebbe offrirci, e che, nei tempi lunghi, non eviteremo veramente l’infelicità. Siccome non siamo consapevoli del fatto che le nostre difese inevitabilmente producono un doloroso isolamento, non comprendiamo che questo è un prezzo che va necessariamente pagato. Il bambino in noi spera di ottenere da questo meccanismo di difesa ciò che non potrà mai ottenere.
In altre parole, da qualche parte profondamente dentro di noi, speriamo e crediamo che ci sia possibile stare in contatto con gli altri e ricevere amore, pur chiudendoci in noi stessi e rifiutandoci di sentire le nostre emozioni. Certo, il bisogno degli altri rimane e lo possiamo scambiare per amore, ma ormai sappiamo che amore e bisogno non sono la stessa cosa. Crediamo che sia possibile sentirci uniti con gli altri, comunicare in maniera soddisfacente e gratificante, anche ritirandoci dietro una parete che ha lo scopo di proteggerci contro l’impatto dell’esperienze emotive. Se poi, nonostante tutto, continuiamo a provare qualche emozione, facciamo il massimo sforzo per nasconderla a noi stessi e agli altri. Come potremmo avere ciò che tanto desideriamo, amore, contatto, intimità, se reprimiamo anche gli occasionali sprazzi emotivi che la parte ancora sana in noi riesce a sentire? Non è possibile avere la botte piena e la moglie ubriaca, anche se il bambino in noi vorrebbe solo questo
Dal momento che ci “proteggiamo” in maniera così insensata, ci isolate, ed in questo modo ci esponiamo proprio a ciò che con tanta veemenza cerchiamo di evitare. In questo modo perdiamo due volte: da una parte, non evitiamo ciò che temiamo, non veramente e non comunque nei tempi lunghi, e dall’altra non otteniamo tutto ciò che potremmo avere se solo non fuggissimo dalla vita. Infatti vivere e sentire sono una cosa sola. La mancanza di amore e di soddisfazione che sempre di più avvertiamo, ci spinge a biasimare gli altri, le circostanze, il fato, o la sfortuna, mentre rifiutiamo di vedere che ne siamo noi stessi i soli responsabili. Evitiamo una tale presa di coscienza, perché sappiamo che comprendere significa cambiare, e non poter più rimanere aggrappati alla confortevole, ma irrealizzabile speranza di poter avere ciò che desideriamo senza fare nulla per ottenerlo.
Se desideriamo la felicità, dobbiamo essere disposti a darla. Come possiamo rendere gli altri felici se le nostre emozioni sono atrofizzate? Prendiamo atto che siamo stati noi a causare questo stato di insoddisfazione, e che solo noi possiamo modificarlo, indipendentemente da quale sia la nostra età.
Come tenere le emozioni in esercizio
Un altro motivo per cui ricorriamo a questa inutile pseudosoluzione è il seguente: anche le emozioni e le espressioni emotive, come tutto il resto, possono essere mature e costruttive o immature e distruttive. Da bambini possedevamo un corpo e una mente immaturi, e per ciò, naturalmente anche una struttura emotiva immatura. La maggior parte di noi a dato al corpo e alla mente la possibilità di crescere e di superare una tale immaturità, così ha potuto raggiungere una certa maturità fisica e mentale. Facciamo un esempio a livello fisico: ogni bambino sente il forte bisogno di usare le corde vocali. Questo istinto ha lo scopo di promuoverne la crescita attraverso l’intenso esercizio della loro funzione. Non è piacevole sentire urlare un bambino ma se glielo si impedisce, egli non può sviluppare in modo sano la sua voce; se si reprime l’istinto a gridare, ciò indebolisce la gola e gli organi ad essa collegati. La tendenza ad indulgere ad una intensa attività fisica ha la stessa funzione. Tutto questo fa parte del processo di crescita. L’arrestare questo processo con la scusa che è troppo faticoso ed impegnativo, sarebbe insensato e dannoso.
Eppure questo è proprio ciò che noi facciamo con le nostre emozioni. Le reprimiamo, perché consideriamo il periodo transitorio della loro crescita troppo laborioso e pericoloso, e così arrestiamo del tutto il loro sviluppo. Non ci limitiamo solo ad evitarne gli eccessi, ma ci neghiamo anche che esse attraversino le normali e temporanee fasi intermedie della loro evoluzione, bloccandone così, del tutto la crescita. Dal momento che questo è più o meno avvenuto a tutti noi, la maturazione che non ha avuto luogo nell’infanzia, deve avvenire ora in età adulta.
Anche nel caso dei processi mentali, vi sono dei periodi di transizione da attraversare. Nel corso del processo di apprendimento è inevitabile fare degli errori. Da ragazzi avevamo delle opinioni che successivamente abbiamo preferito cambiare. Anche se adesso possiamo vedere che quelle opinioni erano “sbagliate”, averle mantenute per un certo periodo è stato per noi giusto e necessario. Come potremmo scoprire la verità se non commettessimo degli errori? Riconoscere gli errori rende la mente più forte. Se non ci permettessimo di sbagliare, impediremmo alle nostre facoltà mentali di crescere.
Abbastanza stranamente, c’è in noi molto meno resistenza ad affrontare il necessario dolore che la crescita a livello fisico e a livello mentale comporta, di quanto non c’è ne sia ad affrontare il dolore derivante dalla crescita emotiva. Non viene compreso che il dolore della crescita emotiva è altrettanto necessario, e che può essere benefico e costruttivo. Anche se non ci pensiamo in questi termini, noi siamo convinti che la crescita emotiva dovrebbe avvenire senza dolore. Il più delle volte, preferiamo ignorare del tutto che questa area esiste e che ha bisogno di crescere, e la tralasciamo completamente. Noi che seguiamo questo sentiero dovremmo cominciare a modificare questa attitudine. Il primo passo è di affrontare e di superare la nostra resistenza a farlo. Solo quando l’avremo superata le nostre emozioni potranno ricominciare a crescere.

