Workshop sulle emozioni
30 agosto – 1 settembre 2007, Caprarola (VT)
Relazione del dott. Luigi Anepeta
Allo stato attuale non siamo in grado di fornire dell’emozione e della motivazione una teoria esaustiva e generalmente condivisa di che cosa esse siano e di quali siano i loro rapporti.” Tratta dal secondo capitolo del manuale di Psicologia generale a cura di Paolo Legrenzi (il Mulino, Bologna 1997), quest’asserzione definisce il limite più rilevante delle scienze psicologiche: quello che toglie senso alla loro pretesa, incrementatasi con l’avvento del cognitivismo, di porsi come scienze. Tale limite, infatti, concerne un aspetto a tal punto importante dell’esperienza umana che il Manuale in questione anticipa volutamente, rispetto alla consueta disposizione trattatistica, il tema delle emozioni e delle motivazioni, ponendolo subito dopo l’introduzione.
C’è dunque la consapevolezza che emozioni e motivazioni sottendono l’esperienza umana, le une dando ad essa una “qualità” in difetto della quale l’esperienza soggettiva non sarebbe concepibile, le altre caratterizzando il piano del comportamento individuale, attraverso il quale si oggettiva quell’esperienza.
Tale consapevolezza implica, come si legge nell’Introduzione, che il funzionamento “caldo” della mente, legato appunto alle emozioni e alle motivazioni, è, sul piano della vita vissuta, più importante di quello “freddo”, legato ai processi cognitivi.
Se questo è vero, l’assenza di una teoria psicologica esaustiva e generalmente condivisa sul funzionamento “caldo” è una lacuna di enorme portata. Tanto più questa lacuna incide a livello psicopatologico, laddove, consciamente e/o inconsciamente, sono sempre in gioco più o meno rilevanti turbolenze emozionali. Nella prospettiva di una nuova scienza dell’uomo e dei fatti umani integrata (una panantropologia,) tale lacuna va affrontata. Per ciò avvio la pubblicazione di una serie di articoli che, se non perverranno ad una teoria in senso proprio, dovrebbero porre i presupposti per procedere in questa direzione.
È evidente che questo progetto non avrebbe senso se non si fondasse su una riflessione di antica data. Di emozioni e motivazioni si parla praticamente ovunque negli scritti. Il prossimo bimestre provvederò a documentare questo interesse estraendo il materiale dal sito (Nil Alienum) sotto forma di area tematica. Il frutto più maturo, sinora, di questa riflessione è rappresentato dai tre capitoli che, in Abracadabra, ho dedicato alle emozioni.
Per agevolare la lettura ai fini dell’ulteriore discorso, devo solo anticipare tre aspetti pressoché assenti in Abracadabra, ma di grande interesse.
Il primo è che il corredo emozionale riconosce con certezza un fondamento genetico e, nella sua originaria intensità, corrisponde ad uno spettro.
Il secondo è che, nonostante il fondamento genetico, l’emozionalità umana in tutti i suoi aspetti è una dimensione educabile dell’essere, vale a dire influenzabile dall’ambiente, dalla cultura e dal soggetto stesso (se egli si rapporta ad esse come un educatore…).
Il terzo aspetto è che le emozioni, nonostante l’apparente immediatezza con cui affiorano a livello di esperienza soggettiva, corrispondono a processi molto complessi che avvengono in gran parte a livello inconscio, e coinvolgono memorie personali, valutazioni cognitiva e sistemi di valore culturali.
Nessuno di questi aspetti è del tutto assente nei capitoli che riporto integralmente; nessuno, però, è svolto con sufficiente profondità.

