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Il CIDI, Centro d’Iniziativa Democratica degli Insegnanti, opera dal 1973 nel campo della didattica e della ricerca in campo pedagogico, ma è evidente che in 34 anni di storia non ha inciso minimamente nella storia della scuola italiana. Poi c’è il circolo Bateson, fondato a Roma nel 1990 da un gruppo di amici interessati al pensiero di Gregory Bateson e che però non ha fatto ancora a tempo a far sentire la propria voce nella scuola.
La canzone di Battiato è del 1991. Un quattordicenne del 1991, oggi ha trent’anni. Cosa stanno facendo i trentenni italiani di oggi? Non sono un sociologo, né uno statistico, però è sotto gli occhi di tutti che una parte troppo consistente di loro si sente in diritto di far sentire la propria voce in maniera sconsiderata. Un tifoso di qualche squadra di calcio è pronto a ogni forma di violenza pur di farsi valere. È capitato così che, il 2 febbraio 2007, alla fine del derby siciliano Catania-Palermo, l’ispettore capo di polizia Filippo Raciti è morto, ucciso due ore circa dopo il termine della partita, a seguito di un trauma epatico causato dall’impatto di un corpo contundente non individuato, sul quale sono tutt’ora in corso delle indagini. Indagini che hanno portato all’arresto di una trentina di persone, alcune delle quali minorenni. Minorenni? Addirittura dei minorenni accecati da una rabbia tale da mettere a repentaglio la vita di chi si trovava nei paraggi e arrivati addirittura a uccidere il quarantenne Filippo Raciti? Ma stiamo scherzando?
Ancor più recentemente, sabato 10 novembre 2007, nei pressi di Arezzo, l’agente della Polstrada, Luigi Spaccarotella, 31 anni – 17 anni dopo la pubblicazione della canzone di Battiato – ha deciso, per così dire, di pareggiare i conti e ha tolto la vita a un tifoso, Gabriele Sandri, 28 anni, che si trovava in una stazione di servizio posta sulla carreggiata opposta a quella in cui di trovava la macchina della Polstrada e nella quale pare stesse nascendo qualche disordine tra tifosi. L’agente, addetto al controllo del traffico autostradale, ha sparato da una distanza di 70-80 metri, una distanza tale, cioè, da non poter capire cosa stesse realmente succedendo così lontano da lui. Due giovani innocenti che se ne sono andati per mano di due sconsiderati.

Il problema qual è? (Che domanda originale…). Il problema è la cultura, anzi l’incultura di cui sono dotati quei minorenni presenti tra coloro che hanno ucciso l’agente Filippo Raciti e così pure la cultura (o l’incultura) di cui è dotato l’agente della Polstrada Luigi Spaccarotella. La classe dirigente italiana – nel caso particolare, il ministro dell’interno Amato – cosa fa? Esattamente il contrario di quello che andrebbe fatto. Cerca cioè di estirpare il male a valle, senza capire (o facendo finta di non capire?) che il problema è a monte.
Il problema sta nell’assenza totale in Italia dell’Istituzione Scuola. Chiacchiere su chiacchiere su chiacchiere. Prima la riforma Moratti ora quella di Fioroni, domani ce ne sarà un’altra. Ma se si va a vedere cosa c’è al di là delle chiacchiere e delle ipocrite intenzioni, si scopre che ci sono edifici scolastici mal messi, si scopre che gessetto e cancellino in ogni classe non sono garantiti. La colpa ovviamente viene scaricata sugli studenti che col cancellino ci giocano e poi finiscono col perderlo, Cosa che è pure vera. Ma avere un cancellino al giorno quanto caspita può costare? Sembra una banalità, ma è assurdo pensare che ogni insegnante, ogni giorno, riceva in dotazione un cancellino e se lo porti nelle varie classi cui deve insegnare in quella giornata? È incredibile come la cosa più banale di questa Terra non avviene. Ma quale riforma potrà mai prevedere una misura così banale? Ho fatto solo un banale esempio: il cancellino personale, se vuole, un’insegnante se lo compra e se lo conserva per tutto l’anno. Però troppe volte capita che gli insegnanti debbano fare tutto da soli. Per esempio, a proprie spese, spesso bisogna provvedere a fare fotocopie che la scuola di turno non passa, se non fino a un certo numero. Oltre quel numero, si va fuori budget.
In un Liceo Classico, presso il quale ho lavorato per quattro mesi, un’aula aveva la porta i cui cardini erano rotti: in pratica l’aula non aveva la porta. Riparare due cardini è una sciocchezza, l’avrei fatto io. Macché, impossibile. Il dirigente scolastico voleva che fosse assolutamente la Provincia a provvedere a riparare quei due cardini. Quando finalmente due operai sono arrivati e hanno riparato i cardini, la porta dopo due o tre giorni è crollata un’altra volta perché il lavoro era stato fatto male. Allora, fermi tutti un’altra volta, perché sempre la Provincia si deve curare di certe cose. Questa è la scuola italiana. Alla quale poi gli studenti credono sempre di meno. Col risultato di diventare sempre meno colti, da un punto di vista civico innanzitutto.

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