I morti per i petardi della scorsa notte di San Silvestro sono la conseguenza della stessa scuola fantasma italiana. Dietro al traffico dei petardi ci sono persone di ogni età, tra chi li compra e chi li vende. Cosa fa il dirigente politico di turno (anche in questo caso è sempre il ministro del’Interno Amato, ma non si può nemmeno scaricare tutta la responsabilità su di lui): come al solito decide di intervenire a valle, mai a monte. Manda in giro, prima di San Silvestro e dopo, la Guardia di Finanza a sequestrare i botti che si riescono a sequestrare. Che sono solo una parte. Per forza, perché mandare in giro i finanzieri costa e più di tanto non si può spendere. Così come ogni operazione di polizia negli stadi costa e di nuovo più di tanto non si può spendere. Ma se più di tanto non si può spendere per operazioni di repressione, ci vuole un cervello particolarmente arguto per capire che tanti soldi spesi inutilmente – o meglio spesi per tamponare il tamponabile al momento – sarebbe meglio spenderli nel settore dell’istruzione?
Qualunque cifra venga spesa per l’Istruzione in Italia – il discorso potrebbe essere allargato anche alla maggior parte delle altre nazioni occidentali – sarà sempre infinitamente minore di quella che si dovrebbe spendere per avere una Scuola. Dico, per avere una Scuola, non per avere una scuola migliore, perché pensare a una scuola migliore presupporrebbe che una Scuola ci sia e invece non c’é. Ci tengo a sottolineare che non voglio entrare nel merito degli stipendi degli insegnanti. Spendere più soldi per la scuola, ma tanti, tanti di più non significa solo pagar di più gli insegnanti (a questo proposito c’è chi pensa che sia giusto pagarli di più, chi pensa invece che non lo sia).
Spendere più soldi per la scuola significa far di tutto per creare motivazioni in tutti coloro che frequentano la scuola. Sarà un alibi, ma non c’è persona che frequenta la scuola che si senta motivata, dagli studenti agli insegnanti passando per i bidelli e tutto il personale tecnico amministrativo. Scopro l’acqua calda dicendo che il “potere” – francamente faccio fatica a capire chi è o chi sono i detentori del cosiddetto “potere” – non ha interesse che i cittadini crescano, capiscano e siano coscienti del loro ruolo. Più dormono meglio è. Questo motto però è tanto più vero quanto più la classe dirigente – volendo identificare in essa il “potere” – è ignorante. Ma la classe dirigente di oggi è figlia di una scuola che non è mai esistita.
C’è un tratto del film “Aprile” di Nanni Moretti in cui lui e una troupe vanno a Brindisi, nella primavera del 1997. Le battute che cito sono prese direttamente dal film:
Voce di Moretti fuori campo:
“Brindisi, primavera ’97: siamo qui – perché tre giorni fa nel mare qui davanti sono morti, sembra, 89 albanesi, che volevano arrivare in Italia. C’è stato un incidente: una nave della Marina Italiana ha speronato la barca albanese che è affondata. Noi stiamo aspettando perché, forse, nonostante quello che è successo, tra qualche giorno, verrà un’altra nave dall’Albania”. (Segue un’intervista a profughi albanesi…)
Moretti passeggia nervosamente:
“E poi, il fatto che in questi giorni, qui in Puglia, non sia venuto nemmeno un dirigente della sinistra, è il sintomo della loro assenza politica, ma soprattutto della loro assenza umana, proprio non gliene importa niente, capito? Io me li ricordo, negli anni, ’70, a Roma, alla Figc, i giovani comunisti romani stavano tutti i pomeriggi davanti al televisore a vedere “Happy Days”, “Fonzie”…”
L’operatore della troupe replica:
“Questo che c’entra, Nanni?” E Moretti: “È questa la loro formazione politica, culturale, morale”. “Nanni, non c’entra proprio niente, assolutamente”. E Moretti: “Va bé, non c’entra, non c’entra, però c’entra, non c’entra, però c’entra”… (Tra l’altro, il 28 marzo 2007, l’Italia non ha celebrato il decennale della tragedia della “Kater I Rades”, la nave albanese che il 28 marzo del 1997 fu speronata dalla nave militare “Sibilla”. Non si è svolta alcuna iniziativa pubblica – a parte quella organizzata a Brindisi da alcune associazioni di base – per ricordare i 108 migranti – tali pare che poi alla fine siano stati – che morirono annegati nel mare Adriatico).
Come si fa a rompere questo circolo vizioso per cui studenti di una scuola che non c’è diventano poi poliziotti, dirigenti, politici, addirittura – come nel mio caso – insegnanti della Nazione? Non lo so. Ho voluto solo esternare le mie riflessioni perché son rimasto scioccato da quanto queste morti siano state ravvicinate nel tempo e soprattutto dal modo… futile – se futile può essere morire in un modo o in un altro – in cui sono avvenute. Dall’ispettore di polizia Filippo Raciti, al tifoso Gabriele Sandri, fino agli ultimi predestinati della notte di San Silvestro non c’è un motivo ideologico, un ideale politico, un ribollire di idee che sia giunto addirittura alla perdita di vite umane. Direi che c’è stata solo la scarsa considerazione della vita umana. Nel testo di Battiato si legge: “Me ne vergogno un poco, e mi fa male, vedere un uomo come un animale”.
Federico D’Alessio

