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Conferenza tenuta a Roma l’11 maggio 2008

1. Il problema dell’infinito

L’intuizione emozionale dell’Infinito – vale a dire di “qualcosa” di immenso, sconfinato, senza limite -, circola nella mente umana presumibilmente da quando i primi esseri umani, al calar della notte, rivolgevano lo sguardo al cielo stellato e si accoccolavano stretti tra loro per arginare la paura di ritrovarsi “gettati” in un mondo affascinante, ma anche ostile e denso di pericoli. Gettati da chi? Paradossalmente, dalla Natura, che, attraverso la selezione naturale, è giunta a dotarli di un Cervello, identico al nostro, capace di sentire quel “qualcosa” e di trascendere il mondo della percezione, del qui ed ora in cui vivono gli altri animali. Di questo trauma originario, l’Uomo ancora oggi non è riuscito a farsi una ragione.

Vedi altre presentazioni della LIDI.

Molti mali dell’umanità, di fatto, sono riconducibili alla difficoltà di accettare lo scarto tra l’intuizione emozionale dell’Infinito e la dimensione esistenziale della finitezza, che implica il limite e l’imperfezione. Tale difficoltà è del tutto evidente a vari livelli.

A livello soggettivo, la non accettazione del limite è la caratteristica essenziale di qualunque esperienza perfezionistica. Anche se sa che la perfezione non esiste, l’individuo è sollecitato dall’angoscia a perseguirla fino al limite inquietante del delirio di onnipotenza. Un delirio di onnipotenza è implicito anche nel sistema economico nel quale viviamo – il Capitalismo – che ha come obbiettivo lo sviluppo illimitato della ricchezza, incompatibile con il fatto che le risorse naturali da utilizzare sono scarse. Nella misura in cui questo delirio si estende a tutto il mondo all’insegna della globalizzazione, esso pone in luce un altro aspetto inquietante: l’etnocentrismo di tutte le culture, ciascuna delle quali ritiene di essere, se non addirittura perfetta, vicina alla perfezione e quindi superiore a tutte le altre.

L’inquietudine prodotta dall’apertura della mente umana a “qualcosa” che trascende il finito spiega la presenza costante del tema dell’Infinito nella storia della cultura.

Nell’Abbecedario di scienze umane e sociali ho scritto:

Sull’infinito ci sguazzano da sempre, oltre che i preti, che hanno un filo diretto con l’al di là, i filosofi, i matematici, i fisici, gli astronomi.

Il tema dell’Infinito, di fatto, è stato egemonizzato dai teologi e dai filosofi (spiritualisti) per ricavarne la prova che nell’uomo esiste una dimensione non riducibile all’organizzazione biologica – l’Anima, insomma -, intesa come riflesso di un Essere Supremo o del Tutto.
Da Galilei in poi, esso è entrato a pieno titolo nell’ambito della scienza come problema cosmologico: ancora oggi, di fatto, gli astronomi e i fisici si chiedono se l’Universo è finito o infinito.
Nell’Ottocento, un genio travagliato da disturbi psichici, G. Cantor, si è dedicato all’Infinito matematico, scoprendo verità che ancora oggi inquietano (per esempio che si danno Infiniti di diversa grandezza).
L’Infinito può essere dunque affrontato sotto il profilo ontologico, cosmologico e matematico.
A noi qui interessa l’aspetto psicologico, vale a dire la presenza dell’intuizione emozionale dell’Infinito nell’orizzonte di ogni soggetto. Di questo problema sorprendentemente non c’è traccia nei trattati di Psicologia.

Anche la psicoanalisi non ha dedicato grande attenzione ad esso. Sollecitato da un intellettuale (Romain Rolland), Freud archiviò il problema riconducendolo al sentimento oceanico che il bambino sperimenta nel rapporto originariamente fusionale con la madre. Un solo psicoanalista (I. Matte Blanco) ha posto l’Infinito al centro della sua attenzione, giungendo però a conclusioni non condivisibili perché l’apparato mentale di cui parla sembra creato da Dio più che dalla natura.
Lo sviluppo della neurobiologia ha spostato il discorso su un terreno indagabile. Se tutto ciò che l’uomo può sentire, fantasticare, pensare ha origine nel funzionamento del Cervello, anche l’intuizione emozionale dell’Infinito va ricondotta alla singolare struttura di questo organo.

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