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I bisogni insoddisfatti del bambino

Solo se comprendiamo il nostro passato, possiamo comprendere il nostro presente. Il passato diventa veramente “passato” quando non incide più nella nostra presente realtà e le forme-pensiero si dissolvono. Possiamo così finalmente troncare il legame che ci tiene legati a ciò che è stato. Procedendo su questo sentiero, ci rendiamo conto che queste forme-pensiero vengono riattivate dai conflitti infantili, specialmente da quelli derivanti dalla frustrazione dei nostri legittimi bisogni. La negazione dei veri bisogni ne crea di falsi. Questo è un fatto della massima importanza.

Come si possono distinguere i veri bisogni da quelli falsi? In primo luogo, ciò che è giusto in un periodo della vita può diventare del tutto inappropriato in un altro. Un bisogno reale per un bambino non lo è per un adulto. Quando un individuo nega il dolore generato dalla frustrazione di un vero bisogno, questo non scompare. Al contrario, la negazione del dolore provocato dall’insoddisfazione perpetua il bisogno, che, siccome viene proiettato su oggetti sostitutivi, diviene falso. Prendiamo ad esempio il bisogno del bambino di essere curato, accudito, di ricevere attenzione e di essere apprezzato per la sua unicità. Se questo bisogno non viene soddisfatto, il bambino ne soffre. Se è in grado di accettare questa sofferenza e di elaborarla coscientemente, il suo processo di sviluppo non ne risente, contrariamente a quanto molti potrebbero pensare. Quella che risulta estremamente dannosa, invece, è la convinzione che il dolore possa essere superato solo quando si riceve ciò che è mancato nell’infanzia, anche se molti anni dopo. Questo, naturalmente non è possibile. Anche se un adulto riuscisse a trovare dei genitori sostitutivi, ideali e perfetti secondo le nozioni del bambino deprivato, questi non potrebbero mai dargli ciò che non ricevette da bambino. Infatti, da adulti, la vera soddisfazione non può mai provenire dagli altri.

L’appagamento che così ardentemente desideriamo, possiamo trovarlo solo se decidiamo di cercare dentro noi stessi ciò che ci ostiniamo a cercare fuori. Questo cambiamento di direzione avviene quando cominciamo ad assumerci le nostre responsabilità. Se restiamo legati all’idea che i nostri genitori o la vita siano responsabili delle nostre difficoltà, rimaniamo deboli e dipendenti. Solo quando modifichiamo questa convinzione, e comprendiamo che la sofferenza è provocata dalle attitudini sbagliate che adesso abbiamo, possiamo trovare sicurezza, la stessa che da bambini ci aspettavamo dai nostri genitori. La nostra ansia diminuisce in maniera esattamente proporzionale all’impegno che mettiamo nel ricercare dentro noi stessi la vera causa delle nostre sofferenze. Questa causa non è altro che la negazione del dolore originario, che genera una reazione a catena di pensieri, emozioni e comportamenti distruttivi.

Quando cominciamo ad essere veramente responsabili, non ci aspettiamo più che il benessere ci venga dall’esterno. Non dipenderemo più dall’approvazione e dalle lodi degli altri, perché troveremo dentro di noi quel rispetto e quella fiducia in noi stessi, che non potremo mai trovare, rimanendo attaccati alle nostre risentite richieste infantili.
L’assunzione delle proprie responsabilità è un importante passo nella direzione della scoperta del vero sé. Quanto più il contatto con esso si rafforza, tanto più aumenta la capacità di sentire sentimenti caldi e positivi, e tanto più si desidera condividerli con gli altri. Questa capacità di provare piacere nel proprio corpo e nella propria interiorità, e di offrirlo agli altri, diventa un’alternativa reale all’attitudine di insistere avidamente e ostinatamente a riceverlo dall’esterno. Solo questo può riempire il vuoto lasciato dai bisogni infantili insoddisfatti.

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