Workshop sul tema “I falsi bisogni”
23 – 24 – 25 maggio 2008 , Caprarola (VT)
Relazione di Tiziana Silvestri
Cerca che troverai. Sfugge solo ciò che si trascura (Sofocle, Edipo re)
Queste parole pronunciate da Creonte in un passo della famosa tragedia di Sofocle, sono state in questi giorni, nei pensieri, anche mie, accompagnandomi nel vivere l’esperienza dell’incontro di Caprarola, incentrato sul tema dei “falsi bisogni”.
Un incontro che nasce sotto l’egida del Sole, che generoso ha accompagnato il cammino di pensieri, sorrisi, domande e dialoghi.
Un sole che ha svelato agli occhi di chi guardava un azzurro pieno ed acceso, che si è mosso tra le pieghe di un verde che tutt’intorno si mostrava, variegato ed accogliente, silenzioso e fresco.
E nell’incontro di anime diverse, da diverse città provenienti, da diverse esperienze di vita attraversate, l’inganno dei falsi bisogni, o dei bisogni “ridotti”, come ha sapientemente sottolineato il grandissimo Sergio Marconi, appare non so come già più chiaro soltanto nell’affacciarsi in un giardino che regala bellezza in ogni angolo, che mescola alterigia e fierezza di rose in trionfo con margherite gentili nascoste casualmente nei fili d’erba.
E la bellezza ha sì la forza di sciogliere ogni falsità, lei sì, in ogni sua forma ci prende e ci sorprende, senza stancare o invadere, senza chiedere né domandare, ma solo svelandosi… lì, alla portata di occhi finalmente aperti e veri.
E con tale visione, che dagli occhi immediatamente al cuore si registra, non appare poi così strano approcciare ad esperimenti che non chiedono parole o ragionamenti, ma solo apertura e fiducia, abbandono ed ascolto di sé, dell’altro, del proprio respiro, dello sguardo dell’amico, del crepitio di una candela che al centro di un girotondo speciale, figlio di energie condivise, fa da testimone alla danza della vita, che nell’intreccio di mani, cuori e pensieri lasciamo che si compia.
E non senza imbarazzo e vergogna, non senza impaccio e resistenze inconsce, assecondiamo movimenti che, grazie alla generosa guida di Cristina, fanciulla gentile dagli occhi di rugiada, alla fine ci sembrano nostri da sempre e che alla gioia ci conducono, ad una gioia divisa e condivisa che in ogni istante si moltiplica e si fa sentire dalle radici più profonde di ogni umano palpitare.
E allora mi lascio condurre da sguardi che non indagano, ma accolgono, da cuori che non chiedono ma silenziosamente danno, che amore vero ed intatto restituiscono nelle scalfitture della vita che attraverso il contatto di mani aperte scorre libera.
E nell’abbraccio che nella natura idealmente continua, ci ri-troviamo in cerchio sotto ippocastani che proteggono e silenziosamente accolgono, ad ascoltare le parole illuminate ed illuminanti di Sergio, che focalizzano l’attenzione dei presenti, tutti, su come attraverso la storia dell’uomo, nelle contaminazioni filosofiche, nelle riflessioni di letterati e poeti e nella declinazione delle leggi economiche che ci sovrastano, noi malgrado, i bisogni si sono falsamente costruiti e quasi inconsapevolmente ridotti.
Ridotti sì, perché lasciando al pensiero scientifico la briga di classificare l’esatto ed il falso, o meglio il falsificabile, a noi rimane il nodo che spesso ci incastra e ci schiavizza intorno a bisogni che si sono ridotti a tal punto da non essere neppure più riconoscibili a noi come alieni, quando non alienati, imposti ed esposti a leggi che nulla hanno a che fare con la nostra autentica natura e che nel nostro peregrino allontanamento confondono, illudono, ingannano ed infine ci impoveriscono.
Allora è dolcissimo recuperare la gioia di pasti semplici ma gustosi e ancor più nutrienti perché conditi dalla compagnia di chi sa arricchire tempo e spirito anche intorno ad tavolo austero.
Allora è sorprendente recuperare il piacere di sperimentare i sensi, tutti, che nella frenesia e nella confusione randomica di ogni giorno, abbiamo quasi dimenticato o semplicemente anestetizzato.
E così il gusto, l’olfatto, che ci fanno recuperare immagini e ricordi giunti da cassetti della memoria chissà da quanto chiusi, il tatto, che ci consegna fiduciosi all’incontro con le mani di un nostro compagno di viaggio, nell’accettazione e nella restituzione di una carezza che sorprende il cuore.
La vista, senso così inflazionato ed offeso, che nella bellezza e nella dolcezza di una sguardo sa pulirsi, l’udito, che nell’ascolto di un Ravel che sorprende l’orecchio poco allenato, con la musica si riconcilia e fa riconciliare.
Lo snocciolarsi di queste giornate, guidate dal generoso e sapiente accompagnamento di Renzo Marinoni, Angela Pardo, e di tutti coloro che si sono interrogati, mostrati, e offerti, è stato come l’inanellarsi di piccole perle, che hanno tutto il valore e la preziosità di essere vere, perchè umide di vita e tornite nell’accoglienza.
Sta ora a noi curarle e preservarle dalle razzie del mondo… che noi per primi spesso vedono coinvolti.
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