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La presentazione è avvenuta il 17.01.2009 alle ore 15.00 presso la sede della LIDI, con una partecipazione tale che alcuni Soci sono rimasti in piedi. L’incontro è stato inaugurato dalla lettura di alcune poesie da parte dell’autrice, che ha scelto le seguenti:

10.

Sole appuntito
implacabile su occhi
impreparati
a tanta impudenza.

Nessuna scusa
nessuna piet
luce colore voluttà.

Domenica.

20.

Stendo foglie d’alloro
dell’eterno patto
ad accogliere
nuova linfa
sul sentiero
che di me dimentica
rovine e miserie.

E nell’attimo perfetto
dell’oblio
mi lascio illuminare
da un bagliore
che trafigge
iridi e vene
a nuova luce
consegnare
in mani ferite e tremanti.

Fulmineo accolgo
il risuonare
di tanto brusio
che nei
vicoli di me
alla luce
mi scorta.

Ed io
a tanto fulgido
inceder di grazia
mi abbandono
e mi lascio
a soavi mete
sospingere.

26.

Respiro
ne sento il suono.

Respiro
assaporo gli odori
di un mattino
pigro
scosto le labbra
a far posto
all’aria
che entra gira e rigira.

Respiro
fiato su fiato
a rompere i polmoni
ad allargar le mani
a sentire
quel filo
di vita
aggrapparsi
a tutta me…

Respiro.

21.

Ferma
rimarrei
immobile nel sole
inerme al suono
intorno
che tintinna e scuote.

Lascerei
scorrere
senza toccare
guarderei
correre
senza sudare.

Ma nel mio respiro
che fatico…
è qui al centro
che mi rompo
e mi perdo.

Nel mio petto
sento
colpirmi blocchi
di dolore
mai sciolto
e
anche nel deserto
non sono sicura.

Afferro
il Niente
quasi a salvarmi
qui
pronto e manifesto.

Niente che
non si ferma
che ferisce
e sanguina…
nelle mie mani aperte
che niente sanno
difendere.

30.

Ho lavato
il dolore
nel solco di lacrime
non mie
ho sospirato
all’ombra
di un albero fiero
che i miei occhi
non avevano
visto prima
e
finalmente
ho sostato
lontano
dal fragore del mondo.

Che il Sole d’Oriente
esploda
ad incorniciare
occhi di verità
nude
a colpire
pietre conficcate
di mala-amore
a stracciare
vesti dorate
di colpe
mai scontate
nel fango intrise.

Qui.
Dritta.
sono ad accoglierti
nella
tua sosta
nel palmo aperto
di chi sa slegare.

Ed
il mio anelito
di vita
scorra
e soffi lieve
su mani
che incontrano destini
non miei
e che
nell’abbraccio
unisono
diventano
perché

unisono
sono.

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