LIDI - Introduzione al ciclo di letture "I grandi demistificatori: Darwin, Marx, Nietzsche e Freud"

Introduzione al ciclo di letture “I grandi demistificatori: Darwin, Marx, Nietzsche e Freud”

1.

Darwin, Marx, Nietzsche, Freud: quattro autori contestati in vita e dopo la morte, ritenuti dalla cultura restauratrice contemporanea obsoleti, se non addirittura (è il caso di Marx) sepolti dal verdetto della storia. Tra essi si danno diversità di ogni genere. Tre soli fattori li accomunano: il rifiuto di ogni trascendenza, il riferimento all’uomo come misura di tutte le cose, e la critica (implicita o esplicita) del senso comune e delle ideologia – anche filosofiche e scientifiche – che lo alimentano.

Dedicarsi ad una riflessione approfondita (nei limiti del possibile) sul loro pensiero non può prescindere dal mettere in conto che, se per via può intervenire qualche “illuminazione”, il rischio di confondersi le idee è certo.

La lettura di Darwin impone di familiarizzare con la biologia, la paleontologia, la genetica, la neurobiologia, ecc.; quella di Marx con l’economia, la sociologia, la storia sociale, la politica, ecc.; quella di Nietzsche con la filosofia, l’epistemologia, la storia della cultura, la morale, ecc.; quella di Freud con la psicoanalisi, la psicopatologia, la psichiatria, ecc.

L’approfondimento di tutte queste tematiche richiederebbe un tempo indefinito. Occorrerà, per dare senso a questo ciclo di letture, proporsi un obiettivo. Penso che, a riguardo, non sussistano dubbi. Darwin, Marx, Nietzsche e Freud parlano dell’uomo e suggeriscono, implicitamente, che l’angolatura migliore per cogliere il senso di questo singolare animale e la sua avventura siano rispettivamente la biologia, la storia (economica e sociale), la filosofia, la psicologia. Si può ragionevolmente pensare, proprio sulla base dei loro sforzi, che, per arrivare a capire qualcosa dell’uomo, occorra integrare queste diverse prospettive.

Paradossalmente, l’intento di un’integrazione (che io inclino a ricondurre ad una nuova disciplina, la Panantropologia) postula che tali prospettive siano adeguatamente conosciute nella loro diversità. Non si tratterà, ovviamente, di un percorso accademico. Metterò in campo le riflessioni che ho fatto nel corso di quaranta anni di studio e le conclusioni (provvisorie) cui sono pervenuto. Non do per scontato che esse debbano essere condivise. Sarà un buon risultato se risulteranno sufficientemente chiare. Mi riprometto di utilizzare un linguaggio accessibile e di semplificare i concetti senza banalizzarli, Sarebbe ingenuo non anticipare, però, che l’impegno richiesto ai partecipanti potrà risultare, in alcuni momenti, duro. Se si decide di scalare le montagne, bisogna mettere nel conto qualche aspra pendenza.

Questa Introduzione è né più né meno un esercizio di “riscaldamento”.

La grandezza di Darwin, Marx, Nietzsche e Freud è ormai consegnata alla storia, ma il valore e il significato delle loro opere è ancora controverso.

La polemica dei creazionisti contro Darwin è fin troppo nota. Per quanto si tratti di una polemica che, per spiegare l’esistenza dell’uomo propone un’alternativa molto meno credibile dell’evoluzionismo, è fuor di dubbio che essa muove dal rilevare limiti della teoria darwiniana che sono reali. Nella sua versione integralista, il creazionismo, che fa riferimento alla Bibbia come testo ispirato da Dio da prendere alla lettera, è francamente ridicolo. Occorre, però, considerare che il cieco meccanicismo casuale che sottende la teoria dell’evoluzione è rifiutato da un numero rilevante di studiosi che, pur non essendo credenti, ritengono che la singolarità dell’essere umano, posta la sua discendenza dagli altri animali, sia tale da costringere ad ammettere un Disegno Intelligente che sottenderebbe non solo la nascita dell’uomo, ma l’evoluzione di tutto l’Universo verso forme sempre più elevate di organizzazione. L’uomo con la sua capacità di interrogarsi su di essa, sarebbe, dunque, il fine di questa evoluzione.

Riguardo a Marx, è noto che, nel 1989, in seguito alla caduta del muro di Berlino, ne è stata dichiarata la morte, con un sospiro di sollievo, da parte dei liberisti di tutto il mondo. Purtroppo, questa dichiarazione ha profondamente turbato i partiti di sinistra inducendoli o all’abiura o a tentativi maldestri di arroccamento dogmatico o di “rifondazione”. Di fatto, ciò che è morto è stato il primo tentativo storico di costruire un mondo socialista sulla base di un fraintendimento radicale del pensiero di Marx, che esaltava la libertà e la dignità dell’uomo. Il fraintendimento, però, c’è stato, e sarebbe ingenuo non tenere conto che esso non si sarebbe potuto realizzare se l’opera di Marx non contenesse un’ambiguità di fondo. Occorrerà capire di che si tratta.

Nietzsche è andato incontro a vari cicli di morte e di resurrezione. Il suo pensiero è stato fatto proprio dalle correnti irrazionaliste dei primi decenni del XIX secolo, che sono poi confluite nell’ideologia nazi-fascista. In conseguenza di questo, accusato di essere stato un ispiratore del nazismo, è stato letteralmente rimosso dalla cultura dopo la fine della seconda guerra mondiale. La rinascita di Nietzsche è avvenuta in Francia in virtù della lettura di sinistra del suo pensiero e, in Italia, in conseguenza della sua assunzione come fautore del pensiero debole. Per questa via, però, egli è stato assunto, dai benpensanti, come progenitore del nichilismo e attaccato in quanto demolitore di ogni valore. Il pensiero di Nietzsche è, di fatto, intrinsecamente controverso poiché esso si dispiega a partire da un mondo interiore nel quale la genialità e la psicopatologia si intrecciano di continuo.

Le teorie di Freud, originariamente respinte dai benpensanti, hanno conseguito, nel corso del Novecento, una sorta di egemonia supportata da una vasta diffusione presso l’opinione pubblica finché la teoria dei sistemi comunicativi prima e il cognitivismo poi non lo hanno spinto nella riserva indiana di un pensiero dogmatico e, tra l’altro, inefficace sotto il profilo terapeutico. Dogmatico il pensiero freudiano lo è veramente, soprattutto per quanto riguarda la concezione di una natura umana animata solo da pulsioni primordiali, caotiche e “animalesche”. Affrancato da tale concezione, che è di ordine ideologico, esso conserva, però, una valenza culturalmente rivoluzionaria che non ha prodotto ancora, a livello di consapevolezza che l’uomo ha di se stesso, tutti gli effetti che essa implica.

A queste vicissitudini, che rendono difficile una valutazione serena del contributo che questi quattro Grandi hanno dato alla Cultura, occorre aggiungere una riflessione sui rapporti intellettuali che essi hanno intrattenuto tra loro.

Per quanto riguarda il rapporto tra Darwin e Marx qualcosa sappiamo. Darwin si interessava un po’ di tutto, anche di economia, ma di sicuro non aveva letto il Manifesto del Partito Comunista. Marx, invece, probabilmente attraverso Engels, aveva letto L’origine delle specie e ne era rimasto entusiasta al punto da inviare, nel 1880, una lettera a Darwin chiedendogli l’autorizzazione per apporre una dedica a lui nel secondo libro de Il Capitale. Egli aveva dunque colto il materialismo e l’anticreazionismo impliciti nella teoria dell’evoluzione naturale. In nome di questo aspetto, forse, era stato indotto a minimizzare differenze ideologiche che non gli erano certo sfuggite. Darwin cortesemente rifiutò, adducendo la sua scarsa competenza in ambito economico. Non sappiamo se e quanto egli abbia letto del testo inviatogli. Di sicuro, se lo avesse letto, avrebbe confermato il rifiuto. Egli era, infatti, sostanzialmente un liberale moderato, il quale neppure a livello scientifico (come vedremo) prendeva in esame la possibilità di cambiamenti rivoluzionari.

Nietzsche conosceva l’evoluzionismo darwiniano, soprattutto attraverso Herbert Spencer. Non ci sono prove che egli abbia mai letto le opere originali di Darwin. Il suo atteggiamento, comunque, è critico nei confronti dell’evoluzionismo, poiché egli rifiuta il concetto della lotta per sopravvivere. Solo un fraintendimento può portare a vedere nel Superuomo un derivato darwiniano. Il Superuomo non si adatta alle circostanze, le contrasta, le lotta e fa violenza ad esse.

Per quanto se ne sa, Nietzsche non ha mai letto Marx. La sua avversione nei confronti di qualunque forma di socialismo, inteso come sistema deputato a tutelare i “deboli”, è, però, esplicita e radicale.

Freud conosceva di sicuro l’opera di Darwin e quella di Nietzsche, ma ben poco quella di Marx. Darwin lo ha travisato, leggendo nell’evoluzionismo la prova delle origini “animalesche” dell’uomo e, dunque, della presenza nell’inconscio umano di pulsioni istintuali che ne rappresenterebbero l’eredità. Negando, però, l’esistenza nella natura umana di qualsivoglia bisogno sociale, egli, forse senza rendersene conto, ha rimosso uno degli elementi centrali della concezione antropologica darwiniana.

Freud apprezzava profondamente Nietzsche per due aspetti. Per un verso, lo identificava come un precursore della scoperta dell’inconscio e dell’orientamento essenzialmente mistificante della coscienza. Ne apprezzava, insomma, le intuizioni di psicologo. Per un altro verso, egli riteneva che la volontà di potenza di Nietzsche rappresentasse una prefigurazione dell’Es pulsionale, che tende alla scarica della tensione istintuale senza alcuna preoccupazione per l’Altro, che, a livello inconscio, non esisterebbe se non come oggetto di soddisfazione.

Per quanto riguarda Marx o meglio il socialismo, Freud, dal fondo del suo conservatorismo pessimistico, lo considerava un nobile ideale utopistico, destinato forse anche a realizzarsi, ma in un futuro remoto e non prevedibile, e soprattutto in conseguenza della capacità della Civiltà di modificare gli assetti pulsionali della natura umana.

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