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	<title>LIDI - Lega Italiana per la tutela dei Diritti degli Introversi &#187; Workshop</title>
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	<description>Conoscere, riconoscere, riabilitare l&#039;introversione e prevenire il disagio degli introversi</description>
	<lastBuildDate>Mon, 30 Jan 2012 07:03:03 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Workshop &#8220;Conoscenza &#8211; Accettazione &#8211; Trasformazione&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Apr 2011 09:45:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Workshop]]></category>
		<category><![CDATA[auto-aiuto]]></category>

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		<description><![CDATA[A seguito dell&#8217;ultimo ciclo di incontri del Gruppo sperimentale di auto-aiuto, la LIDI &#8211; Lega Italiana per la tutela dei Diritti degli Introversi propone, per tutti coloro che vogliano partecipare, il workshop &#8220;Conoscenza &#8211; Accettazione &#8211; Trasformazione&#8220;. L&#8217;incontro si terrà nei giorni 6 – 7– 8 maggio 2011 presso la struttura Malga Albi (Località Gatter [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A seguito dell&#8217;ultimo ciclo di incontri del <a href="http://www.legaintroversi.it/2011/01/23/nuovo-gruppo-di-auto-aiuto-della-lid/">Gruppo sperimentale di auto-aiuto</a>, la LIDI &#8211; Lega Italiana per la tutela dei Diritti degli Introversi propone, per tutti coloro che vogliano partecipare, il <span class="highlight-green">workshop &#8220;<strong>Conoscenza &#8211; Accettazione &#8211; Trasformazione</strong>&#8220;</span>.</p>
<p>L&#8217;incontro si terrà nei giorni <span class="highlight-green-b">6 – 7– 8 maggio 2011</span> presso la struttura <strong><a href="http://www.malgaalbi.tn.it">Malga Albi</a> (Località Gatter &#8211; Garniga Terme &#8211; Trentino)</strong>.</p>
<p>I partecipanti dovranno raggiungere Malga Albi entro le ore 16.00 del venerdì. L&#8217;incontro terminerà alle ore 13.00 di domenica. </p>
<p>Per informazioni sulle modalità di iscrizione e di partecipazione contattare il vicepresidente <span class="highlight-blue">Renzo Marinoni</span> telefonicamente al numero 339.4875303 (fino alle ore 19.00, sabato e domenica esclusi) oppure via mail (<a href="javascript:linkTo_UnCryptMailto('nbjmup;s/nbsjopojAmfhbjouspwfstj/ju');">r.marinoni<script type="text/javascript"> obscureAddMid();</script>@legaintroversi<script type="text/javascript"> obscureAddEnd(); </script>.it</a>).</p>
<h3>Conoscenza</h3>
<p>Quali maschere portiamo nella nostra vita quotidiana? Durante questa prima fase del corso giocheremo con le sub-personalità che dominano il nostro agire. Le osserveremo e gli daremo voce.</p>
<h3>Accettazione</h3>
<p>Conosceremo e daremo spazio alle nostre priorità. Sappiamo cosa ci sta davvero a cuore? Sappiamo dosare le nostre forze? Camminare verso ciò che è giusto per se stessi è<br />
una volontà che va allenata.</p>
<h3>Trasformazione</h3>
<p>La realtà come prodotto della nostra conoscenza, dell&#8217;accettazione della vita e di noi stessi. Gli orizzonti della nostra etica personale: onore, rispetto, gratitudine per le nostra radici.</p>
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		<title>Workshop sul tema &#8220;I falsi bisogni&#8221;: impressioni sull&#8217;incontro</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jun 2008 08:52:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tiziana Silvestri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Workshop]]></category>
		<category><![CDATA[bisogni]]></category>

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		<description><![CDATA[Workshop sul tema &#8220;I falsi bisogni&#8221; 23 – 24 – 25 maggio 2008 , Caprarola (VT) Relazione di Tiziana Silvestri Cerca che troverai. Sfugge solo ciò che si trascura (Sofocle, Edipo re) Queste parole pronunciate da Creonte in un passo della famosa tragedia di Sofocle, sono state in questi giorni, nei pensieri, anche mie, accompagnandomi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="alignr"><strong>Workshop sul tema &#8220;I falsi bisogni&#8221;<br />
23 – 24 – 25 maggio 2008 , Caprarola (VT)<br />
Relazione di <span class="highlight-blue">Tiziana Silvestri</span></strong></p>
<p class="alignr"><em>Cerca che troverai. Sfugge solo ciò che si trascura</em> (Sofocle, Edipo re)</p>
<p>Queste parole pronunciate da Creonte in un passo della famosa tragedia di Sofocle, sono state in questi giorni, nei pensieri, anche mie, accompagnandomi nel vivere l&#8217;esperienza dell&#8217;incontro di Caprarola, incentrato sul tema dei &#8220;falsi bisogni&#8221;.<br />
Un incontro che nasce sotto l&#8217;egida del Sole, che generoso ha accompagnato il cammino di pensieri, sorrisi, domande e dialoghi.<br />
Un sole che ha svelato agli occhi di chi guardava un azzurro pieno ed acceso, che si è mosso tra le pieghe di un verde che tutt&#8217;intorno si mostrava, variegato ed accogliente, silenzioso e fresco.<br />
E nell&#8217;incontro di anime diverse, da diverse città provenienti, da diverse esperienze di vita attraversate, l&#8217;inganno dei falsi bisogni, o dei bisogni &#8220;ridotti&#8221;, come ha sapientemente sottolineato il grandissimo Sergio Marconi, appare non so come già più chiaro soltanto nell&#8217;affacciarsi in un giardino che regala bellezza in ogni angolo, che mescola alterigia e fierezza di rose in trionfo con margherite gentili nascoste casualmente nei fili d&#8217;erba.<br />
E la bellezza ha sì la forza di sciogliere ogni falsità, lei sì, in ogni sua forma ci prende e ci sorprende, senza stancare o invadere, senza chiedere né domandare, ma solo svelandosi&#8230; lì, alla portata di occhi finalmente aperti e veri.<br />
E con tale visione, che dagli occhi immediatamente al cuore si registra, non appare poi così strano approcciare ad esperimenti che non chiedono parole o ragionamenti, ma solo apertura e fiducia, abbandono ed ascolto di sé, dell&#8217;altro, del proprio respiro, dello sguardo dell&#8217;amico, del crepitio di una candela che al centro di un girotondo speciale, figlio di energie condivise, fa da testimone alla danza della vita, che nell&#8217;intreccio di mani, cuori e pensieri lasciamo che si compia.<br />
E non senza imbarazzo e vergogna, non senza impaccio e resistenze inconsce, assecondiamo movimenti che, grazie alla generosa guida di Cristina, fanciulla gentile dagli occhi di rugiada, alla fine ci sembrano nostri da sempre e che alla gioia ci conducono, ad una gioia divisa e condivisa che in ogni istante si moltiplica e si fa sentire dalle radici più profonde di ogni umano palpitare.<br />
E allora mi lascio condurre da sguardi che non indagano, ma accolgono, da cuori che non chiedono ma silenziosamente danno, che amore vero ed intatto restituiscono nelle scalfitture della vita che attraverso il contatto di mani aperte scorre libera.<br />
E nell&#8217;abbraccio che nella natura idealmente continua, ci ri-troviamo in cerchio sotto ippocastani che proteggono e silenziosamente accolgono, ad ascoltare le <a href="/2008/06/03/bisogni-indotti/">parole illuminate ed illuminanti di Sergio</a>, che focalizzano l&#8217;attenzione dei presenti, tutti, su come attraverso la storia dell&#8217;uomo, nelle contaminazioni filosofiche, nelle riflessioni  di letterati e poeti e nella declinazione delle leggi economiche che ci sovrastano, noi malgrado, i bisogni si sono falsamente costruiti e quasi inconsapevolmente ridotti.<br />
Ridotti sì, perché lasciando al pensiero scientifico la briga di classificare l&#8217;esatto ed il falso, o meglio il falsificabile, a noi rimane il nodo che spesso ci incastra e ci schiavizza intorno a bisogni che si sono ridotti a tal punto da non essere neppure più riconoscibili a noi come alieni, quando non alienati, imposti ed esposti a leggi che nulla hanno a che fare con la nostra autentica natura e che nel nostro peregrino allontanamento confondono, illudono, ingannano ed infine ci impoveriscono.<br />
Allora è dolcissimo recuperare la gioia di pasti semplici ma gustosi e ancor più nutrienti perché conditi dalla compagnia di chi sa arricchire tempo e spirito anche intorno ad tavolo austero.<br />
Allora è sorprendente recuperare il piacere di sperimentare i sensi, tutti, che nella frenesia e nella confusione randomica di ogni giorno, abbiamo quasi dimenticato o semplicemente anestetizzato.<br />
E così il gusto, l&#8217;olfatto, che ci fanno recuperare immagini e ricordi giunti da cassetti della memoria chissà da quanto chiusi, il tatto, che ci consegna fiduciosi all&#8217;incontro con le mani di un nostro compagno di viaggio, nell&#8217;accettazione e nella restituzione di una carezza che sorprende il cuore.<br />
La vista, senso così inflazionato ed offeso, che nella bellezza e nella dolcezza di una sguardo sa pulirsi, l&#8217;udito, che nell&#8217;ascolto di un Ravel che sorprende l&#8217;orecchio poco allenato, con la musica si riconcilia e fa riconciliare.<br />
Lo snocciolarsi di queste giornate, guidate dal generoso e sapiente accompagnamento di <a href="/2008/06/03/workshop-sul-tema-i-falsi-bisogni-introduzione-del-vicepresidente/">Renzo Marinoni</a>, Angela Pardo, e di tutti coloro che si sono interrogati, mostrati, e offerti, è stato come l&#8217;inanellarsi di piccole perle, che hanno tutto il valore e la preziosità di essere vere, perchè umide di vita e tornite nell&#8217;accoglienza.<br />
Sta ora a noi curarle e preservarle dalle razzie del mondo&#8230; che noi per primi spesso vedono coinvolti. </p>
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		<title>Bisogni indotti</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jun 2008 19:30:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Marconi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Workshop]]></category>
		<category><![CDATA[alienazione]]></category>
		<category><![CDATA[bisogni]]></category>
		<category><![CDATA[consumi]]></category>

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		<description><![CDATA[Workshop sul tema &#8220;I falsi bisogni&#8221; 23 – 24 – 25 maggio 2008 , Caprarola (VT) Relazione del prof. Sergio Marconi Introduzione Vorrei aprire con quattro citazioni emblematiche: Questa infinità (quella matematica del progresso infinito) è la infinità falsa e negativa giacché essa non è se non la negazione del finito, il quale però nasce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="alignr"><strong>Workshop sul tema &#8220;I falsi bisogni&#8221;<br />
23 – 24 – 25 maggio 2008 , Caprarola (VT)<br />
Relazione del <span class="highlight-blue">prof. Sergio Marconi</span></strong></p>
<h3>Introduzione</h3>
<p>Vorrei aprire con quattro citazioni emblematiche:</p>
<blockquote>
<p>Questa infinità (quella matematica del progresso infinito) è la infinità <em>falsa e negativa</em> giacché essa non è se non la negazione del finito, il quale però nasce di nuovo e per conseguenza non è ancora superato; vale a dire questa infinità esprime solo il <em>dover essere</em> del superamento del finito. Il progresso all&#8217;infinito si arresta alla dichiarazione della contraddizione, contenuta nel finito, che questo, cioè, è tanto <em>alcunché</em> quanto l&#8217;<em>altro</em>; è il perpetuo proseguire del cangiamento di queste determinazioni, che s&#8217;ingenerano l&#8217;una dall&#8217;altra.<br />
<cite><strong>Georg Wilhelm Hegel</strong>, <em>Enciclopedia delle Scienze Filosofiche in compendio</em> (1817)- § 94</cite></p>
</blockquote>
<blockquote>
<p>Forse non tutti credono alla storia del diavolo a cui si può vendere l&#8217;anima, ma quelli che di anima devono intendersene perché in qualità di preti, storici e artisti ne traggono lauti guadagni, attestano che essa è stata rovinata dalla matematica, e che la matematica è l&#8217;origine di un perfido raziocinio, che fa, sì, dell&#8217;uomo il padrone del mondo, ma lo schiavo della macchina.<br />
<cite><strong>Robert Musil</strong>, <em>L&#8217;Uomo senza qualità</em> (1930)- Parte Iª, 11</cite></p>
</blockquote>
<blockquote>
<p>Ciò che rende difficile la comprensione di un oggetto… è il contrasto tra il comprendere l&#8217;oggetto in questione e ciò che la maggior parte delle persone <em>vuole</em> vedere. A causa di ciò, anche la cosa più semplice può diventare la più difficile da comprendere. Si deve superare una difficoltà della volontà, non dell&#8217;intelletto.<br />
<cite><strong>Ludwig Wittgenstein</strong>, <em>Filosofia</em> (1932)</cite></p>
</blockquote>
<blockquote>
<p>Lo spettacolo moderno altro non è che il regno autocratico dell&#8217;economia mercantile elevato a uno stato di sovranità irresponsabile&#8230; Esso si sottomette agli uomini viventi nella misura in cui l&#8217;economia li ha totalmente sottomessi e non è altro che l&#8217;economia sviluppantesi per se stessa. È il riflesso fedele della produzione delle cose, e l&#8217;oggettivazione infedele dei produttori.<br />
<cite><strong>Guy Debord</strong>, <em>La Società dello Spettacolo e Commentari alla Società dello Spettacolo</em> (1971 – 1988)</cite>
</p></blockquote>
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		<title>Workshop sul tema &#8220;I falsi bisogni&#8221;: introduzione del Vicepresidente</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jun 2008 19:20:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renzo Marinoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Workshop]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[bisogni]]></category>
		<category><![CDATA[dolore]]></category>
		<category><![CDATA[infanzia]]></category>

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		<description><![CDATA[23 – 24 – 25 maggio 2008, Caprarola (VT) La trasformazione attraverso la fortezza Molti esseri umani non sono consapevoli delle immense potenzialità della loro mente e della loro interiorità. Cosa s&#8217;intende per potenzialità? S&#8217;intende qualcosa che trascende notevolmente ciò che è considerato &#8220;normale&#8221; nella nostra sfera d&#8217;esistenza. Queste potenzialità interiori rimangono spesso inaccessibili, a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="alignr"><strong>23 – 24 – 25 maggio 2008, Caprarola (VT)</strong></p>
<h3>La trasformazione attraverso la fortezza</h3>
<p>Molti esseri umani non sono consapevoli delle immense potenzialità della loro mente e della loro interiorità.<br />
Cosa s&#8217;intende per potenzialità? S&#8217;intende qualcosa che trascende notevolmente ciò che è considerato &#8220;normale&#8221; nella nostra sfera d&#8217;esistenza.<br />
Queste potenzialità interiori rimangono spesso inaccessibili, a volte possono essere anche pericolose, se l&#8217;essere umano non ha raggiunto un certo grado di maturazione e se la sua consapevolezza non è ancora pervenuta ad uno stato di coscienza. Tutto ciò dipende dal fatto che ancora esistono in lui delle attitudini distruttive, quali l&#8217;ostinazione, l&#8217;orgoglio, la paura, l&#8217;avidità, l&#8217;invidia, la crudeltà, ecc. Nella maggior parte dei casi, gli esseri umani sono addormentati al novanta per cento e solo al dieci per cento svegli. Il processo del risveglio richiede forza, impegno, lavoro e la volontà di rinunciare alle attitudini distruttive e alle effimere soddisfazioni che da esse si possono trarre. Solo in questo caso la consapevolezza può gradualmente crescere, le percezioni diventare più acute e la saggezza interiore manifestarsi.</p>
<p>All&#8217;inizio questa nuova consapevolezza illumina soprattutto la propria realtà interiore, poi si estende anche a quella degli altri ed infine include la realtà tutta. In questo stato, che potrebbe essere chiamato di &#8220;coscienza infinita&#8221;, si percepisce in maniera incontrovertibile che la vita ed il sentire sono infiniti. Non vi è più alcun dubbio su questo! Il risveglio delle potenzialità interiori ci permette anche di accedere a quelle potenzialità che sono allo stato latente, ma che sempre esistono dentro di noi. Queste potenzialità possono essere utilizzate per guarire e per aiutare se stessi e gli altri, per espandere la nostra conoscenza e per rendere più felice la nostra vita e quella altrui. Va senza dire che se il piccolo io ancora predomina sul vero sé, un uso improprio di queste potenzialità è inevitabile. Solo quando il vero sé è governato dall&#8217;equità e dalla clemenza, non c&#8217;è rischio di abusarne. Il campo energetico di un essere umano che, a causa del basso livello di sviluppo della sua consapevolezza, vibra ad una frequenza troppo bassa, è incompatibile con le frequenze più elevate delle forze interiori a lui sconosciute. Questo è il motivo per cui è così importante che lo sviluppo proceda secondo certi ritmi. Il metodo più sicuro è quello di enfatizzare, al di sopra di tutto, il processo di trasformazione.  </p>
<p>Quando questo processo è in atto, la paura che abbiamo della vita diminuisce, nuove possibilità emergono in noi, e diventiamo più felici e soddisfatti. Anche la nostra attitudine verso i problemi cambia: invece di evitarli, come di solito facciamo, impariamo ad affrontarli, e questo ci permette di trovare soluzioni fino a prima inimmaginabili. In questo modo possiamo guarire i mali che affliggono il nostro corpo, la nostra mente e la nostra interiorità.<br />
Ma non possiamo raggiungere questo stato apparentemente utopico, se prima non affrontiamo tutti i nostri bisogni, i reali e i falsi, quelli consci e quelli inconsci. Se non rendiamo coscienti le emozioni e i pensieri che si nascondono nel nostro inconscio, porteremo con noi questo materiale represso per tutti i giorni della nostra vita. Ciò significa che continueremo a incontrare circostanze e persone che lo faranno emergere ogni volta. </p>
<p>In apparenza i genitori o l&#8217;ambiente sono responsabili delle esperienze dolorose dell&#8217;infanzia; la realtà è che i fattori esterni sono solo un mezzo attraverso cui l&#8217;individuo può entrare in contatto con se stesso, ovvero, con gli aspetti di sé che altrimenti rimarrebbero sempre dormienti e, perciò, non potrebbero mai essere trasformati. Naturalmente, possiamo sempre scegliere di trattare le esperienze dolorose al solito modo, cercando di evitarle e rifiutandoci di assumercene la responsabilità, non facendo altro, quindi, che prolungare il nostro dolore. Per ogni uomo arriva, comunque, il momento in cui non è più possibile evitare di confrontare apertamente le esperienze da esso stesso prodotte.<br />
È possibile comprendere questa relazione di causa ed effetto nel corso del nostro quotidiano: nella misura in cui le nostre esperienze infantili sono sepolte dentro di noi e non ne siamo più coscienti, attiriamo esperienze simili anche da adulti. Inversamente, quando prendiamo coscienza delle emozioni represse che ci portiamo dietro dall&#8217;infanzia, possiamo vedere come esse tendano a ripetersi nella nostra vita attuale. La repressione delle emozioni del passato genera in noi uno stato di torpore, che ci impedisce di sentire anche le emozioni presenti, fin quando non decidiamo di affrontarle con coraggio e di accettare il dolore che ne scaturisce.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Workshop sul tema &#8220;I falsi bisogni&#8221;</title>
		<link>http://www.legaintroversi.it/2008/05/10/workshop-sul-tema-i-falsi-bisogni/</link>
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		<pubDate>Sat, 10 May 2008 10:22:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Workshop]]></category>
		<category><![CDATA[bisogni]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo il workshop sulle emozioni e il workshop sull&#8217;immagine interiore negativa, la LIDI &#8211; Lega Italiana per la tutela dei Diritti degli Introversi propone un&#8217;altra occasione d’incontro per crescere e sperimentarsi, il workshop sul tema &#8220;I falsi bisogni&#8221;. L&#8217;incontro si terrà nei giorni 23 – 24 – 25 maggio 2008 a Caprarola (VT) I partecipanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo il <a href="/2007/09/04/workshop-sulle-emozioni-messaggio-inaugurale-del-presidente/">workshop sulle emozioni</a> e il <a href="/2007/10/20/workshop-sul-tema-limmagine-interiore-negativa/">workshop sull&#8217;immagine interiore negativa</a>, la LIDI &#8211; Lega Italiana per la tutela dei Diritti degli Introversi propone un&#8217;altra occasione d’incontro per crescere e sperimentarsi, il workshop sul tema &#8220;I falsi bisogni&#8221;.</p>
<p>L&#8217;incontro si terrà nei giorni <span class="highlight-green-b">23 – 24 – 25 maggio 2008</span>  a <strong>Caprarola</strong> (VT)</p>
<p>I partecipanti dovranno raggiungere il Monastero di S.Teresa a Caprarola (VT), che ci ospiterà, <strong>entro le ore 17 di venerdì 23 maggio</strong> (fine lavori prevista per il primo pomeriggio di domenica 25 maggio).</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Appendice alla relazione &#8220;Sull&#8217;immagine interna e i codici culturali&#8221;</title>
		<link>http://www.legaintroversi.it/2007/11/23/appendice-alla-relazione-sullimmagine-interna-e-i-codici-culturali/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Nov 2007 16:39:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Anepeta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Workshop]]></category>
		<category><![CDATA[codici culturali]]></category>

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		<description><![CDATA[Seminario-laboratorio sul tema &#8220;L&#8217;immagine interiore negativa&#8221; 17 novembre 2007, Caprarola (VT) Relazione di dott. Luigi Anepeta 1. Il codice adultomorfo Alle sue origini, che coincidono con l&#8217;avvento della borghesia, il codice adultomorfo si contrappone a due modelli negativi: quello delle masse popolari, e soprattutto dei poveri, fondato su un&#8217;incoercibile tendenza all&#8217;ozio e all&#8217;abbandono agli appetiti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="alignr"><strong>Seminario-laboratorio sul tema &#8220;L&#8217;immagine interiore negativa&#8221;<br />
17 novembre 2007, Caprarola (VT)<br />
Relazione di <span class="highlight-blue">dott. Luigi Anepeta</span></strong></p>
<h3>1. Il codice adultomorfo</h3>
<p>Alle sue origini, che coincidono con l&#8217;avvento della borghesia, il codice adultomorfo si contrappone a due modelli negativi: quello delle masse popolari, e soprattutto dei poveri, fondato su un&#8217;incoercibile tendenza all&#8217;ozio e all&#8217;abbandono agli appetiti &#8220;bestiali&#8221;, e quello nobiliare, parassitario e frivolo. Entrambi questi modelli sono colti come esempi d&#8217;imprevidenza e di dipendenza &#8211; passiva l&#8217;una, tirannica l&#8217;altra &#8211; : espressioni, dunque, di debolezza di carattere dovuta a lassismo morale.</p>
<p>In contrapposizione ad essi, il modello adultomorfo propugna la forza di carattere come attributo proprio dell&#8217;uomo nuovo. Per quanto questa possa far capo ad una predisposizione individuale, essa va promossa e forgiata attraverso un&#8217;educazione rigorosa, mirante ad espungere dalla natura umana i germi maligni che essa alligna. Tale educazione deve inculcare nel soggetto la fiducia nelle sue capacità individuali, l&#8217;accettazione della competizione e della lotta come legge dell&#8217;esistenza, l&#8217;etica del lavoro e, come obiettivi ultimi, l&#8217;indipendenza e l&#8217;autosufficienza.</p>
<p>Proposto originariamente come modello di normalità e di maturità valido universalmente, il codice adultomorfo è venuto ad urtare rapidamente contro un problema inerente la struttura sociale: l&#8217;impossibilità di concedere a tutti le stesse opportunità di sviluppo, e la necessità <em>fisiologica</em> di mantenere una quota della popolazione in uno stato di indigenza. L&#8217;ostacolo è stato utilizzato paradossalmente: anziché emarginati dal sistema, i poveri sono divenuti i rappresentanti di una categoria &#8211; quella degli esseri deboli e privi di tensione morale &#8211; che, per demeriti personali, nonché elevarsi, tende a scivolare verso il basso. Ciò ha permesso di significare quella categoria come un fantasma fobico, atto ad alimentare una dinamica sociale di fuga verso l&#8217;alto.</p>
<p>Un&#8217;ulteriore estensione della categoria è più recente, e si deve, in larga misura, alla scoperta psicoanalitica del bambino come rappresentante ottimale di essa, in quanto radicalmente bisognoso e dipendente dagli altri. Questa scoperta ha provocato un ulteriore rafforzamento del codice adultomorfo, che è giunto a configurare, in ogni vicenda individuale, una soluzione di continuità tra esperienza infantile ed esperienza adulta: soluzione critica che fa coincidere la morte del bambino con la nascita dell&#8217;adulto come essere forte, autonomo, autosufficiente, capace di affrontare il mondo e di lottare per affermare la sua potenza.</p>
<p>La contestazione fascista del modello adultomorfo borghese, giudicato mediocre, egoisticamente dedito all&#8217;interesse privato e scarsamente incline a correre dei rischi, è stata integrata al modello stesso, con l&#8217;effetto di togliere ad esso ogni residua valenza morale.</p>
<p>Dagli anni &#8217;70 in poi, il codice adultomorfo è giunto a definirsi nei termini di una cieca volontà di affermazione contro tutto e contro tutti. Ma la realizzazione di questa volontà impone di nascondere e di negare ogni bisogno che possa essere vissuto e interpretato come <em>debolezza</em>.</p>
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		<title>Sull&#8217;immagine interna e i codici culturali</title>
		<link>http://www.legaintroversi.it/2007/11/22/sullimmagine-interna-e-i-codici-culturali/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Nov 2007 16:40:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Anepeta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Workshop]]></category>
		<category><![CDATA[codici culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Freud]]></category>
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		<description><![CDATA[Seminario-laboratorio sul tema &#8220;L&#8217;immagine interiore negativa&#8221; 17 novembre 2007, Caprarola (VT) Relazione di dott. Luigi Anepeta 1. Cos&#8217;è l&#8217;immagine interna È inevitabile che le scienze psicologiche, dovendo analizzare e concettualizzare aspetti dell&#8217;esperienza umana che non sono tangibili, facciano ricorso a termini analogici. Immagine interna è uno di questi. In senso proprio, immagine è &#8220;una figura, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="alignr"><strong>Seminario-laboratorio sul tema &#8220;L&#8217;immagine interiore negativa&#8221;<br />
17 novembre 2007, Caprarola (VT)<br />
Relazione di <span class="highlight-blue">dott. Luigi Anepeta</span></strong></p>
<h3>1. Cos&#8217;è l&#8217;immagine interna</h3>
<p>È inevitabile che le scienze psicologiche, dovendo analizzare e concettualizzare aspetti dell&#8217;esperienza umana che non sono tangibili, facciano ricorso a termini analogici. Immagine interna è uno di questi.<br />
In senso proprio, immagine è &#8220;una figura, una forma esteriore percepita dai sensi, specialmente dalla vista&#8221;. In senso stretto, l&#8217;unica immagine che l&#8217;uomo può avere di sé è quella riflessa da uno specchio.<br />
Analogicamente, il termine può essere applicato anche all&#8217;immagine sociale, vale a dire alle impressioni, alle emozioni, alle opinioni e alle idee che si producono attraverso l&#8217;interazione sociale. Ogni soggetto ha un&#8217;immagine sociale, depositata nelle persone con cui interagisce, ed è depositario di immagini che riguardano gli altri.<br />
Anche se si fonda sulla percezione visiva di alcuni aspetti esterni (la forma del corpo, il modo di gestire e di comunicare,  l&#8217;abbigliamento, ecc.), l&#8217;immagine sociale consiste in una serie di induzioni che esitano in una valutazione globale della persona più o meno corrispondente alla realtà.<br />
Applicato, infine, a ciò che un soggetto pensa di se stesso, vale a dire all&#8217;immagine interna, il termine è, per così dire, ancora più analogico. L&#8217;uomo non ha occhi per vedere dentro di sé. L&#8217;introspezione vicaria questo limite consentendo di cogliere solo alcuni aspetti del proprio mondo interiore e del proprio modo di essere. Nessun soggetto può giungere ad una visione chiara, distinta e completa della sua personalità.<br />
Ciò nondimeno, è fuor di dubbio che ogni soggetto ha un&#8217;immagine interna cosciente di sé, la quale si forma, tra l&#8217;altro, precocemente. L&#8217;indizio di questa formazione è l&#8217;acquisizione da parte di un bambino della capacità di fare riferimento a se stesso con il pronome <em>io</em>, che poi utilizzerà con disinvoltura per tutta la vita.<br />
L&#8217;acquisizione del pronome in prima persona implica che un bambino ha un&#8217;esperienza soggettiva: in altri termini, sa di esserci, di essere distinto da tutti gli altri e di avere alcune caratteristiche che definiscono una sua identità.</p>
<p><span class="highlight-blue"><strong>J. Lacan</strong></span> ha dedicato grande attenzione a questo aspetto dello sviluppo evolutivo giungendo alla conclusione che la prima immagine che il bambino ha di sé è null&#8217;altro che l&#8217;immagine riflessa dallo &#8220;specchio&#8221; dei suoi. Essa, dunque, coinciderebbe con ciò che i Grandi pensano di lui.<br />
Nell&#8217;ottica lacaniana, l&#8217;immagine interna primaria sarebbe, dunque, <strong>il frutto di un&#8217;alienazione</strong>, vale a dire dell&#8217;interiorizzazione e dell&#8217;appropriazione di un&#8217;immagine sociale.<br />
Anche se si può ammettere che, nella programmazione del cervello, si dia una coscienza preriflessiva di sé, per cui il bambino sa di esserci anche prima di acquisire il pronome io, è fuor di dubbio che questa acquisizione definisce l&#8217;avvento dell&#8217;autoconsapevolezza.<br />
Che essa avvenga all&#8217;insegna dell&#8217;alienazione, vale a dire di ciò che gli altri pensano, è sommamente importante perché, per alcuni aspetti, tale alienazione si mantiene per tutta la vita. Anche se gli adulti, infatti, in genere pensano che l&#8217;immagine che hanno di se stessi è vera in quanto fondata sull&#8217;esperienza diretta e immediata che hanno del loro essere, si può agevolmente dimostrare che l&#8217;esperienza interna viene valutata e qualificata alla luce di criteri di giudizio sociali.</p>
<p>Il passaggio da un&#8217;immagine alienata di sé ad un&#8217;immagine autentica, fedele per molti aspetti alla realtà della persona, implica la messa in gioco dei sistemi di valutazione culturali che determinano la prima.<br />
L&#8217;immagine che gli introversi hanno di sé è quasi sempre alienata e tendenzialmente negativa. Capire perché questo accada è l&#8217;oggetto di questo articolo.</p>
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		<title>Workshop sul tema &#8220;L&#8217;immagine interiore negativa&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Oct 2007 08:58:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Workshop]]></category>
		<category><![CDATA[inadeguatezza]]></category>
		<category><![CDATA[introversione]]></category>

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		<description><![CDATA[La LIDI &#8211; Lega Italiana per la tutela dei Diritti degli Introversi propone, per tutti coloro che vogliano partecipare, un workshop sul tema &#8220;L&#8217;immagine interiore negativa&#8220;. L&#8217;incontro si terrà sabato 17 novembre 2007 dalle ore 9.00 alle ore 18.00 a Caprarola (VT) Programma Mattino: laboratorio &#8220;Contattare la propria immagine interiore negativa&#8221; per poterle dare definizione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La LIDI &#8211; Lega Italiana per la tutela dei Diritti degli Introversi propone, per tutti coloro che vogliano partecipare, un <span class="highlight-green">workshop sul tema &#8220;<strong>L&#8217;immagine interiore negativa</strong>&#8220;</span>.</p>
<p>L&#8217;incontro si terrà <span class="highlight-green-b">sabato 17 novembre 2007</span> dalle <strong>ore 9.00</strong> alle <strong>ore 18.00</strong> a <strong>Caprarola </strong>(VT)</p>
<h3>Programma</h3>
<p>Mattino: laboratorio <strong>&#8220;Contattare la propria immagine interiore negativa&#8221;</strong> per poterle dare definizione e confini (l&#8217;intuizione del proprio valore nell&#8217;introverso risulta spesso attestata sul registro del disvalore e dell’inadeguatezza).</p>
<p>Pomeriggio con il <span class="highlight-blue">dott.Luigi Anepeta</span>: &#8220;<strong>Il prezzo da pagare</strong>&#8221; (superare il nodo del rapporto tra il sentire ed il capire per realizzare la propria vocazione ad essere).</p>
<h3>Quota di partecipazione</h3>
<p>La quota di partecipazione, comprensiva anche del pranzo, è di <strong>€ 35,00</strong>.</p>
<h3>Modalità di iscrizione</h3>
<p>Per partecipare occorre <strong>iscriversi entro mercoledì 7 novembre</strong>, contattando il vicepresidente <span class="highlight-blue">Renzo Marinoni</span> telefonicamente al numero 339.4875303 (fino alle ore 19.00, sabato e domenica esclusi) oppure via mail (<a href="javascript:linkTo_UnCryptMailto('nbjmup;s/nbsjopojAmfhbjouspwfstj/ju');">r.marinoni<script type="text/javascript"> obscureAddMid();</script>@legaintroversi<script type="text/javascript"> obscureAddEnd(); </script>.it</a>)</p>
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		<title>Il piacere legato alla sofferenza</title>
		<link>http://www.legaintroversi.it/2007/09/04/il-piacere-legato-alla-sofferenza/</link>
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		<pubDate>Tue, 04 Sep 2007 14:25:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela Pardo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Workshop]]></category>
		<category><![CDATA[dolore]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[felicità]]></category>

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		<description><![CDATA[Workshop sulle emozioni 30 agosto &#8211; 1 settembre 2007, Caprarola (VT) Relazione di Angela Pardo L&#8217;essere umano ha la tendenza, del tutto inconscia, a creare nel corso della sua vita situazioni difficili, complicate, contorte, che portano inevitabilmente sofferenza, dolore e frustrazione; la mancanza di appagamento sarà una logica conseguenza. Il paradosso è che tali situazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="alignr"><strong>Workshop sulle emozioni<br />
30 agosto &#8211; 1 settembre 2007, Caprarola (VT)<br />
Relazione di <span class="highlight-blue">Angela Pardo</span></strong></p>
<p>L&#8217;essere umano ha la tendenza, del tutto inconscia, a creare nel corso della sua vita situazioni difficili, complicate, contorte, che portano inevitabilmente sofferenza, dolore e frustrazione; la mancanza di appagamento sarà una logica conseguenza.<br />
Il paradosso è che tali situazioni vengono riconosciute e vissute dall&#8217;individuo come qualcosa di normale e dunque di inevitabile; egli sarà &#8220;costretto&#8221; a trovare un sistema che renda tali situazioni più sopportabili per viverle al meglio e, senza che se ne rende conto, creerà un filo sottilissimo che lega il piacere alla sofferenza.</p>
<p>Per natura invece, nei primi anni di vita, il bambino è attratto da persone e situazioni che gli procurano felicità, allegria e gioia, evitando in maniera del tutto automatica  tutto ciò che sente di negativo; ama la semplicità e la spontaneità perché è egli stesso semplice, puro, spontaneo.<br />
Accade però che le esperienze, i condizionamenti vissuti sin dall&#8217;infanzia possano modificare questo &#8220;sentire&#8221;, facendo dimenticare col tempo questo &#8220;<strong>diritto ad essere felici</strong>&#8220;.<br />
Per un adulto sarebbe importante entrare in contatto con le proprie ferite e i propri dolori infantili;egli dovr‡ comprendere che nel momento in cui ci si sente feriti si mette in moto un <strong>processo specifico</strong>: il principio del piacere viene messo al servizio del dolore.</p>
<p><strong>Le emozioni provocate dalle ferite vengono associate al piacere.</strong> Questo legame tra dolore e piacere crea tutte le difficoltà che si incontrano nella vita.</p>
<p><strong>ESEMPIO</strong></p>
<p>Nel caso di un bambino che si sente rifiutato dalla madre, può succedere che <strong>il piacere viene associato all&#8217;essere rifiutato</strong> o anche solo alla paura di esserlo; oppure il piacere viene associato a sentimenti sadici verso la madre: un bimbo potrebbe desiderare di ammalarsi per vedere la madre distrutta dal dolore, oppure sogna la propria morte immaginando la disperazione dei genitori al funerale.<br />
Il bambino, dopo aver subito dei torti, sogna il piacere della vendetta, fantasticando con la mente situazioni che danno quel tipo di piacere;  in questa maniera la <strong>potenza dell&#8217;immaginazione</strong> aiuta a superare momenti di dolore molto difficili.<br />
Il bambino <strong>usa il piacere per rendere più sopportabile la situazione negativa e quindi dolorosa</strong>, che è costretto a vivere.  Egli lo fa inconsciamente, involontariamente e automaticamente.</p>
<p>Questo meccanismo verrà riprodotto nella vita futura, creando sempre situazioni dove l&#8217;individuo &#8220;desiderer‡à&#8221; rivivere il rifiuto, in virtù di quel collegamento tra piacere e sofferenza che rendeva più tollerabile una situazione altrimenti insostenibile.<br />
Un esempio classico è quando una persona si sente troppo sicura di essere amata e accettata da qualcuno, perde automaticamente ogni interesse nel rapporto; in molti casi la scintilla, l&#8217;interesse esistono solo dove c&#8217;è una situazione precaria e infelice.<br />
Per affrontare questo legame tra distruttività e piacere è necessario innanzitutto esserne consapevoli; avere il coraggio di vedere le vere cause della mancanza di appagamento, scoprire le diverse combinazioni tra forze positive e forze negative.</p>
<p>Sarebbe importante cercare di scoprire in che modo ci siamo resi insensibili; trovare le aree dove reprimiamo il dolore che ci portiamo dentro; diventare consapevoli del modo in cui interagiamo con gli altri; notare la nostra tendenza a sovrapporre ad uno spontaneo e sincero moto di simpatia, un costruito atteggiamento di freddezza e distanza.<br />
Se impariamo ad ascoltarci avremo la possibilità di entrare in contatto con noi stessi; all&#8217;inizio potrà sembrare difficile in quanto ci sono parti di noi che non vorremmo vedere perché non ci piacciono o ci spaventano, ma se saremo onesti fino in fondo e, con umiltà e assenza di giudizio portiamo a galla anche quello che ci sembra più orribile e spaventevole, impareremo ad accogliere tutto di noi perché riconosceremo la nostra condizione di esseri umani non infallibili e quindi imperfetti.<br />
Accettando tutte le nostre parti avremo la possibilità di cominciare un cammino di trasformazione che porterà cambiamento nella nostra vita. </p>
<p>Se veramente lo desideriamo, troveremo la bellezza, la pace, la dinamica vitalità e la sicurezza interiore, che provengono dall&#8217;auto-realizzazione.<br />
Saremo finalmente padroni della nostra vita, liberi di scegliere di star bene,di essere gioiosi e di godere delle bellezze che la vita ci offre continuamente. Non avremo così più alcun dubbio riguardo la fatto che <strong>l&#8217;uomo è nato per essere felice.</strong></p>
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		<title>Nutrimento ed emozioni</title>
		<link>http://www.legaintroversi.it/2007/09/04/nutrimento-ed-emozioni/</link>
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		<pubDate>Tue, 04 Sep 2007 14:23:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Bonessi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Workshop]]></category>
		<category><![CDATA[consapevolezza]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[riflessione]]></category>

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		<description><![CDATA[Workshop sulle emozioni 30 agosto &#8211; 1 settembre 2007, Caprarola (VT) Relazione della dott.ssa Alessandra Bonessi Quando si parla di nutrimento si pensa immediatamente al cibo: la qualità degli alimenti con cui ci nutriamo, la loro provenienza, il loro essere più o meno biologici, la maniera in cui mangiamo: troppo veloci, troppo lenti, troppo poco, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="alignr"><strong>Workshop sulle emozioni<br />
30 agosto &#8211; 1 settembre 2007, Caprarola (VT)<br />
Relazione della dott.ssa <span class="highlight-blue">Alessandra Bonessi</span></strong></p>
<p>Quando si parla di nutrimento si pensa immediatamente al cibo: la qualità degli alimenti con cui ci nutriamo, la loro provenienza, il loro essere più o meno biologici, la maniera in cui mangiamo: troppo veloci, troppo lenti, troppo poco, troppo. La chimica della digestione influenza grandemente la nostra vita emozionale (e viceversa). Una cosa è oramai assodata: abbiamo, nella nostra civiltà del &#8220;benessere&#8221;, perso il collegamento con la voce dell&#8217;intelligenza istintiva che sa già tutto sui bisogni interni dell&#8217;organismo: se cercare o astenersi da questo o quello; se mangiare di buon appetito o digiunare. Senza questo contatto, tutte le teorie sulle diete sono perfettamente inutili.</p>
<p>C&#8217;è un&#8217;altra fonte di nutrimento tuttavia per l&#8217;essere umano, parliamo di &#8220;nutrimento psichico&#8221;: il percepire le sollecitazioni del mondo esterno. Anche le nostre percezioni infatti passano attraverso una sorta di processo digestivo e di raffinazione, ma mentre il cibo solido viene raffinato quasi automaticamente fino alla sua trasformazione finale, la digestione di ciò che percepiamo dipende largamente dalla nostra selezione, dalla nostra attenzione, dalla nostra comprensione dei dati che formano l&#8217;evento. Nel caso delle percezioni, oserei dire, dipende interamente dal grado di consapevolezza di colui che le riceve. E con l&#8217;aumento della consapevolezza, le percezioni possono essere &#8220;raffinate&#8221; fino al punto di modificare migliorando ancora di più, come in un circolo virtuoso, le nostre emozioni e i nostri pensieri, che sono per utilizzare una terminologia &#8220;culinaria&#8221;, fra di loro impastati.</p>
<p>L&#8217;altro giorno mi sono trovata a leggere sul giornale l&#8217;ennesimo fatto di cronaca: un delitto efferato, descritto dal giornalista di turno con dovizia di particolari scabrosissimi. Chiuso il giornale, mi sono dedicata come niente fosse alle mie attività quotidiane, quando ad un certo punto, inspiegabilmente, ho cominciato a non sentirmi bene: ero agitata, non riuscivo a concentrarmi bene su quello che facevo, in alcuni momenti mi sentivo prossima al pianto. Non capivo: non era successo niente quella mattina, la mia giornata stava scorrendo tranquilla come tutte le altre, cosa mi stava succedendo? Mi ci è voluto del tempo per risalire alla causa di quel malessere: era stata la lettura di quell&#8217;articolo di giornale.<br />
Come mai non è stato per me così ovvio fare un collegamento immediato? Perché oramai, bombardati continuamente con un&#8217;ossessione mediatica straordinaria di storie del genere,  le andiamo automaticamente a ricercare, non accontentandoci più di sapere cosa è successo, prendendone atto, ma preda di un&#8217;insana bulimia, ascoltiamo cinque telegiornali al giorno, leggiamo articoli sempre più aberranti, nutrendoci così delle manifestazioni peggiori dell&#8217;umanità.</p>
<p>Come possiamo poi pretendere che il nostro mondo emozionale si attesti su un registro di fiducia, di serenità? Selezioniamo o no le impressioni che ci arrivano dal mondo esterno o ingurgitiamo, come in un&#8217;enorme fast-food, tutto ciò che la società ci propina? Attenzione, non sto parlando di fare lo struzzo e di far finta che il mondo non sia pieno di atrocità. Sto parlando di abbandonare quell&#8217;inutile morbosità, quella ricerca compulsiva dell&#8217;&#8221;emozione forte&#8221; che oramai ricerchiamo sulle riviste, in televisione, al cinema. Se veramente qualcosa ci indigna, non è certo nutrendoci di ciò che il mondo sarà migliore. Se abbiamo il desiderio di cambiare qualcosa possiamo decidere, nel nostro piccolo, di agire. Come? Con un <em>fare orientato</em>, perseguendo un obiettivo, anche minimo ma concreto, che possa essere di utilità contemporaneamente a me e a chi ho deciso di portare aiuto.</p>
<p>Come comportarci, tuttavia, quando non è in nostro potere selezionare le percezioni che ci raggiungono, quando non si tratta di spegnere la televisione, di chiudere un giornale, insomma quando non è in nostro potere scegliere? Ad esempio quando siamo costretti, magari per lavoro, ad interagire con persone che ci irritano o a frequentare ambienti per noi &#8220;indigesti&#8221;? Nel linguaggio comune si usa dire &#8220;quella persona mi sta proprio sullo stomaco&#8221; oppure &#8220;quella cosa lì non l&#8217;ho proprio digerita&#8221;. Qualcosa possiamo fare, ed è <em>prendere distanza</em>. Che si intende per prendere distanza? Non certo allontanarsi o fuggire dalla situazione (abbiamo detto che in molti casi non ci è possibile), ma <em>mettere una distanza tra la sollecitazione e la risposta</em>, ossia mettere un tempo prima della nostra reazione e in quel tempo operare una &#8220;magia&#8221;, la magia della trasformazione: la digestione, la raffinazione dell&#8217;alimento prima indigesto.<br />
Come, con quale elemento in più rispetto a prima? Un atto volontario di consapevolezza: la riflessione, la <em>riflessione attiva</em>. Farci delle domande, prima di tutto su me stesso: perché quel cibo &#8211; ossia le manifestazioni dell&#8217;altro &#8211; mi rimane così indigesto? In precedenza questo tipo di &#8220;alimento&#8221; mi ha già fatto stare male? Qual è il mio bisogno, magari nascosto dietro una rabbia infinita?<br />
E poi domande sull&#8217;altro: Cosa ha proiettato lui/lei su di me, quali aspettative? Chi è veramente, qual è il bisogno che esprime? Quale può essere stata la sua storia per averlo portato a comportarsi così?<br />
Calmiamoci, prendiamo del tempo. Questo tempo non è un tempo che ci rallenterà, ma un tempo che ci velocizzerà. Perché ci velocizzerà? Perché prima di tutto non entreremo in dinamiche di conflitti lunghi ed estenuanti. Osserviamo l&#8217;umanità di cui naturalmente facciamo parte: tutti corrono, tutti reagiscono: sollecitazione-risposta, sollecitazione- risposta&#8230; E tutto è in realtà fermo, tutto uguale: la storia, noi. Il tempo che impiegheremo per una riflessione attiva, rinunciando ad una risposta automatica pregna di un&#8217;emotività che non ci lascia spazio per sentire e vedere altro, ci permetterà invece di velocizzarci, di muoverci. In che direzione? Fuori dai pensieri circolari, fuori dalle recriminazioni, fuori da uno sterile orgoglio che non ha niente a che fare con la clemenza e la tolleranza che ogni essere umano deve a sé e al suo prossimo nella direzione di un cambiamento che, se lo desideriamo, può renderci un po&#8217; più liberi, un po&#8217; più consapevoli, un po&#8217; più felici.</p>
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