<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>LIDI - Lega Italiana per la tutela dei Diritti degli Introversi &#187; Stampa e media</title>
	<atom:link href="http://www.legaintroversi.it/category/articoli/stampa-e-media/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.legaintroversi.it</link>
	<description>Conoscere, riconoscere, riabilitare l&#039;introversione e prevenire il disagio degli introversi</description>
	<lastBuildDate>Mon, 30 Jan 2012 07:03:03 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	
		<item>
		<title>Rossore addio, alla ricerca della fiducia in se stessi</title>
		<link>http://www.legaintroversi.it/2012/01/11/rossore-addio-alla-ricerca-della-fiducia-in-se-stessi/</link>
		<comments>http://www.legaintroversi.it/2012/01/11/rossore-addio-alla-ricerca-della-fiducia-in-se-stessi/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 11:41:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stampa e media]]></category>
		<category><![CDATA[Anepeta]]></category>
		<category><![CDATA[introversione]]></category>
		<category><![CDATA[lidi]]></category>
		<category><![CDATA[timidezza]]></category>
		<category><![CDATA[timidi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.legaintroversi.it/?p=3658</guid>
		<description><![CDATA[Rossore addio, alla ricerca della fiducia in se stessi la Repubblica &#8211; 10 gennaio 2012 di Valeria Pini L&#8217;articolo è disponibile sul sito de La Repubblica e sul nostro Scribd in formato .pdf: Rossore addio, alla ricerca della fiducia in se stessi. Mentre un film francese affronta il tema della timidezza e della fobia sociale, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Rossore addio, alla ricerca della fiducia in se stessi</p>
<p><em>la Repubblica</em> &#8211; 10 gennaio 2012</h3>
<h4>di Valeria Pini</h4>
<p><span class="highlight-green">L&#8217;articolo è disponibile sul sito de <em><a href="http://www.repubblica.it/salute/ricerca/2012/01/10/news/rossore_addio_alla_ricerca_della_fiducia_in_se_stessi-27860140/">La Repubblica</a></em> e sul nostro <a href="http://www.scribd.com/LegaIntroversi">Scribd</a> in formato .pdf: <a href="http://www.scribd.com/doc/79097307/Rossore-addio-alla-ricerca-della-fiducia-in-se-stessi"><strong>Rossore addio, alla ricerca della fiducia in se stessi</strong></a>.</span> </p>
<p><em>Mentre un film francese affronta il tema della timidezza e della fobia sociale, anche in Italia crescono i gruppi di auto-aiuto. Paure e angosce possono spingere all&#8217;isolamento e trasformarsi in malattia. In rete nascono forum e social network per aiutare i pazienti.</em></p>
<p>Cyrano de Bergerac aveva così paura di non piacere alla sua bella da non riuscire a dichiararle il suo amore. Le emozioni possono bloccare, inibire ogni azione. Spingono all&#8217;isolamento, alla chiusura in un mondo fatto di solitudine. Paure e sensazioni che possono essere un problema e a volte trasformarsi in malattia. Delle angosce dei timidi parla anche <em>Emotivi anonimi</em>, la commedia francese in cui il proprietario di una fabbrica di cioccolato incontra una donna che, come lui, soffre di fobia sociale. «La timidezza non è una malattia, indica un comportamento che va ricondotto all&#8217;introversione che solo in alcuni casi estremi può portare al disagio psichico &#8211; dice Luigi Anepeta, psichiatra e autore del saggio <em>Le talpe riflessive. Il mondo sotterraneo dell&#8217;introversione</em> &#8211; A volte la difficoltà del rapporto con l&#8217;altro nasce dal fatto che le persone sono banali, poco interessanti». </p>
<p>Ma che cosa fare quando l&#8217;ansia cresce fino ad arrivare alla fobia sociale? «L&#8217;introverso deve riuscire a riconoscere i propri valori, ma anche accettare i propri limiti», spiega lo specialista. Secondo gli esperti è importante aiutare i pazienti a relativizzare il concetto di &#8220;normalità&#8221; e a sviluppare le proprie potenzialità. «Una mia paziente aveva una sensibilità che l&#8217;aveva fatta sentire &#8220;diversa&#8221; e aveva pressoché disimparato a parlare &#8211; dice Nicola Ghezzani, presidente dell&#8217;Asip, Associazione per lo studio delle iperdotazioni psichiche e autore di <em>A viso aperto</em> &#8211; viveva in una sorta di mutismo. Ha cominciato a guarire quando le ho consigliato di dare spazio alla sua vocazione poetica. Oggi scrive, frequenta altri poeti e ha ritrovato la sua socialità naturale». </p>
<p>Anche in Italia, proprio come in <em>Emotivi Anonimi</em>, esistono <a href="http://www.emotivianonimi.it">gruppi di auto-aiuto</a> che offrono un programma simile a quello per chi deve smettere di bere. Il primo passo per uscire dal proprio guscio è quello di «accettare di essere impotenti di fronte alle emozioni». La <a href="http://www.legaintroversi.it">Lega per la difesa dei diritti degli introversi</a> , presieduta da Anepeta, cerca di ricordare gli aspetti positivi del concetto di &#8220;pudore&#8221; e &#8220;riservatezza&#8221;. Questa rete ha dato vita a un forum e a un social network frequentato da centinaia di persone. Fra i vari quesiti che arrivano agli esperti ce ne sono molti che riguardano i bambini. «Si possono aiutare a esporre le proprie qualità e rinforzare così l´autostima. Forzarli a essere estroversi in senso generico comporta un grave danno perché li espone all&#8217;angoscia della performance», dice Ghezzani.</p>
<p>È la stessa ricetta che devono seguire i timidi in amore. Spesso sono proprio loro a trovare una forza improvvisa nei momenti importanti. Ancora Ghezzani: «A volte è necessario esporsi alle proprie paure, ma solo quando il desiderio raggiunge una soglia critica, quella della &#8220;necessità morale&#8221;: se amo davvero quella ragazza o devo chiarire la mia posizione etica con il capo allora posso attingere a una forza morale che travolge le limitazioni del mio io. Il timido cerca autenticità e deve muoversi in modo sincero prima di imparare a mentire come tutti gli altri». </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.legaintroversi.it/2012/01/11/rossore-addio-alla-ricerca-della-fiducia-in-se-stessi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Intervista del dottor Anepeta alla Radio Svizzera</title>
		<link>http://www.legaintroversi.it/2011/03/09/intervista-del-dottor-anepeta-alla-radio-svizzera/</link>
		<comments>http://www.legaintroversi.it/2011/03/09/intervista-del-dottor-anepeta-alla-radio-svizzera/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 Mar 2011 15:13:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stampa e media]]></category>
		<category><![CDATA[interviste]]></category>
		<category><![CDATA[introversione]]></category>
		<category><![CDATA[radio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.legaintroversi.it/?p=3537</guid>
		<description><![CDATA[Il mondo degli introversi con Luigi Anepeta (di Mariella Salati &#8211; Millevoci, mercoledì 9 marzo ore 11:05) Chi sono e come vivono gli introversi? È vero che le persone introverse sono timide e incapaci di relazionarsi agli altri? Quale spazio hanno in una società che è costruita solo per gli estroversi e tende a rifiutare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Il mondo degli introversi</h3>
<p class="alignr"><strong>con Luigi Anepeta (di Mariella Salati &#8211; <em>Millevoci</em>, mercoledì 9 marzo ore 11:05)</strong></p>
<p>Chi sono e come vivono gli introversi? È vero che le persone introverse sono timide e incapaci di relazionarsi agli altri? Quale spazio hanno in una società che è costruita solo per gli estroversi e tende a rifiutare gli introversi non permettendo loro di essere come sono? Come si devono comportare i genitori dei bambini introversi? A questa e ad altre domande cercheremo di dare una risposta con l&#8217;ospite di Mariella Salati, il dottor Luigi Anepeta, che da molto tempo studia il mondo sotterraneo dell&#8217;introversione.</p>
<p><a href="http://reteuno.rsi.ch/home/networks/reteuno/millevoci/2011/03/09/mondo-introversi.html#Audio"><strong>ASCOLTA l&#8217;intervista</strong></a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.legaintroversi.it/2011/03/09/intervista-del-dottor-anepeta-alla-radio-svizzera/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La rivincita dei timidi nella società arrogante</title>
		<link>http://www.legaintroversi.it/2011/01/07/la-rivincita-dei-timidi-nella-societa-arrogant/</link>
		<comments>http://www.legaintroversi.it/2011/01/07/la-rivincita-dei-timidi-nella-societa-arrogant/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 07 Jan 2011 11:16:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stampa e media]]></category>
		<category><![CDATA[Anepeta]]></category>
		<category><![CDATA[introversione]]></category>
		<category><![CDATA[lidi]]></category>
		<category><![CDATA[timidezza]]></category>
		<category><![CDATA[timidi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.legaintroversi.it/?p=3419</guid>
		<description><![CDATA[La rivincita dei timidi nella società arrogante la Repubblica &#8211; 6 gennaio 2011 di Vera Schiavazzi (con un&#8217;intervista al dott. Anepeta) L&#8217;articolo è disponibile sul nostro Scribd in formato .pdf: La rivincita dei timidi nella società arrogante. Oggi la timidezza è a un bivio: da un lato gli studiosi, e perfino le associazioni, come la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>La rivincita dei timidi nella società arrogante</p>
<p><em>la Repubblica</em> &#8211; 6 gennaio 2011</h3>
<h4>di Vera Schiavazzi (con un&#8217;intervista al dott. Anepeta)</h4>
<p><span class="highlight-green">L&#8217;articolo è disponibile sul nostro <a href="http://www.scribd.com/LegaIntroversi">Scribd</a> in formato .pdf: <a href="http://www.scribd.com/document_collections/2794896"><strong>La rivincita dei timidi nella società arrogante</strong></a>.</span></p>
<p>Oggi la timidezza è a un bivio: da un lato gli studiosi, e perfino le associazioni, come la LIDI che vorrebbero rivalutarla, rispolverando concetti solo apparentemente passati di modo come «pudore», «riservatezza», «temperamento riflessivo». Dall&#8217;altro i gruppi di aiuto che offrono ai troppo timidi un programma del tutto simile a quello di chi deve smettere di bere. E che hanno dato il titolo anche a una divertente commedia dove il proprietario di una fabbrica di cioccolato e un&#8217;sperta del settore sono entrambi iperemotivi e soffrono di fobia sociale, circostanza che porta con sé una serie di conseguenze grottesche e finisce col far ridere perfino i protagonisti. Dichiararsi timidi, del resto, è un&#8217;eccellente occasione anche per chi non ha alcuna intenzione di passare neppure una serata tra gli Emotivi anonimi: lo hanno fatto attori e personaggi dello spettacolo, da Margherita Buy a Vittoria Solarino, da Alessandro Gassman a Piero Chiambretti.</p>
<h4>Il talento dei timidi</h4>
<h5><em>Da Shakespeare fino a personaggi dello spettacolo di oggi: ecco la rivincita contro il mondo degli showmen</em></h5>
<p>Per Shakespeare, Rousseau e Proust è stata un&#8217;inesauribile fonte di ispirazione. Oggi però la timidezza è a un bivio: da un lato gli studiosi, e perfino le associazioni, come la LIDI che vorrebbero rivalutarla, rispolverando concetti solo apparentemente passati di modo come «pudore», «riservatezza», «temperamento riflessivo». Dall&#8217;ltro i gruppi di aiuto-aiuto che spuntano qui e là come funghi e offrono ai troppo timidi un programma in dieci, dodici tappe del tutto simile a quello di chi deve smettere di bere (<a href="http://www.emotivianonimi.freetools.it">www.emotivianonimi.freetools.it</a>).<br />
E che hanno dato il titolo anche a una divertente commedia da poco sugli schermi in Francia (il proprietario di una fabbrica di cioccolato e un&#8217;esperta del settore sono entrambi iperemotivi e soffrono di fobia sociale, circostanza che porta con sé una serie di conseguenze grottesche e finisce col far ridere perfino i protagonisti). Dichiararsi timidi, del resto, è un&#8217;eccellente occasione anche per chi non ha alcuna intenzione di passare neppure una serata tra gli Emotivi anonimi: lo hanno fatto attori e personaggi dello spettacolo, da Margherita Buy a Vittoria Solarino, da Alessandro Gassman a Piero Chiambretti, mentre un serissimo editore come Franco Angeli sta per mandare in libreria (a metà gennaio) quasi 300 pagine sull&#8217;argomento.</p>
<h4>Così i timidi si prendono la rivincita</h4>
<h5><em>Da Shakespeare fino ad attori di successo: ecco come il popolo degli introversi riesce ad affermarsi in un mondo che premia sempre di più gli showman. Gli psicologi: &#8220;Non provate a rieducare i bambini con la forza. Saranno infelici&#8221;</em></h5>
<p>ll titolo? «<a href="/2011/01/04/le-talpe-riflessive-il-mondo-sotterraneo-dell-introversione/">Le talpe riflessive. Il mondo sotterraneo dell&#8217;introversione</a>», curato dallo psicoanalista Luigi Anepeta in collaborazione con Lisa Cecchi, Marcello Di Fiore e Maria Rossi. «Abbiamo raccolto &#8211; spiega Anepeta, che della Lega pro-timidi è il presidente &#8211; le storie delle centinaia di persone che si rivolgono a noi perché con i loro occhi di introversi vedono il mondo che li circonda: rozzo, aggressivo e violento. Temo che abbiano ragione». E giù un impressionante elenco di esempi: «Prendiamo la politica. L&#8217;assemblea Costituente, ad esempio, era composta in gran parte di timidi, lo erano Togliatti, Nenni e De Gasperi, ma fece un ottimo lavoro. Non pare si possa dire la stessa cosa della politica attuale, dove essere uno showman facilita la carriera, mentre chi non lo è spesso si auto-emargina. Una perdita grave, perché gli introversi normalmente coltivano in sé valori che potrebbero essere di grande utilità alla vita pubblica». Ma, lontani dalla ribalta, molti di loro compongono sinfonie, dipingono quadri, fanno scoperte scientifiche e scrivono romanzi destinati a passare alla storia: è il caso di Einstein e di Freud. Di Tolstoi e di Kafka. Di Rousseau e Spinoza come di Ravel, Bartok, Schumann: «Il 7 per cento della popolazione ci ha dato il 60 per cento della cultura alla quale facciamo riferimento». In Occidente, s&#8217;intende, che in Oriente la timidezza non è (ancora) considerata una patologia sociale da curare aggressivamente, mentre in Italia c&#8217;è chi perde il lavoro a partire dal fatto che non riesce a evitare di arrossire alla minima emozione.<br />
Come racconta Giuseppe Rescaldina, terapeuta e sessuologo: «Ci viene insegnato a negare, a non mostrare emozioni, ma questo non è un pregio, semmai un difetto. Non solo nelle relazioni sociali, ma anche nel rapporto amoroso, dove la scoperta dell&#8217;altro &#8211; e dunque la sua ritrosia a farsi scoprire &#8211; è una parte fondamentale dell&#8217;investimento, come sapeva già Freud. Il timido invece è semplicemente qualcuno che accetta di non chiudere la sua &#8220;fabbrica&#8221; interiore, e che può, in molti casi, essere aiutato a superare i suoi limiti più gravi senza tuttavia mai pretendere di &#8220;rieducarlo&#8221; fino in fondo». Chi si innamora di un &#8220;ritroso&#8221;, insomma, è avvisato: «L&#8217;approccio deve essere cauto, come quello tra maestro e discepolo, senza mai forzare ma continuando invece ad alimentare la sottile eccitazione che deriva dal sapere che c&#8217;è ancora molto da scoprire». Attenzione però, perché dietro quei rossori e quella fragilità apparente può celarsi un&#8217;aggressività potenzialmente esplosiva: «Anche i più estroversi e solari sono stati timidi, almeno una volta, e naturalmente non c&#8217;è nulla di male &#8211; premette la psicoterapeuta Maria Rita Parsi &#8211; può trattarsi invece di una malattia vera e propria, e perfino di un tratto ereditario, ma anche di una forma di autodifesa verso sofferenze profonde, in famiglia e fuori. Chi subisce il peso delle umiliazioni, il timore del giudizio altrui, l&#8217;aggressione alla propria autostima (pensiamo al bullismo tra giovanissimi) li accumula come materiale esplosivo nella cavità di un vulcano e sviluppa un sentimento bifronte, che all&#8217;esterno si manifesta con balbuzie e rossori ma dentro può diventare un incendio pronto a esplodere».</p>
<p>C&#8217;è il timido che si finge spavaldo e giunge ai limiti dell&#8217;aggressività, e c&#8217;è il cripto timido, ma entrambi, assicura Parsi, hanno molto bisogno d&#8217;aiuto. «Per prima cosa bisogna scoprire le cause di tanto timore. Poi, la timidezza può anche essere rivalutata se significa discrezione, sobrietà, rispetto per la privacy personale e altrui. Non se rappresenta una fuga da qualsiasi relazione umana». Guai a chi viene rieducato con la forza fin da piccolo: «Molti bambini sono naturalmente introversi e soffrono moltissimo quando vengono gettati all&#8217;improvviso in contesti ricchi di frastuono &#8211; sostiene Anepeta &#8211; occorre lasciare loro la possibilità di ascoltare il proprio mondo interiore, di non omologarsi a forza. Le testimonianze che arrivano sul nostro forum (<a href="http://www.legaintroversi.it">www.legaintroversi.it</a>) dimostrano quanto già avevamo raccontato in un precedente studio, &#8220;Timido, docile, ardente&#8221;, e mostrano la fortuna di chi è stato accettato fin dall&#8217;infanzia e in seguito, magari grazie a un percorso analitico, ha potuto lasciare libere le proprie inclinazioni». Il luogo in cui si vive influenza la possibilità di essere e dichiararsi timidi: perfettamente accettata in Thailandia, la timidezza sembra calare in Israele e negli Stati Uniti, e in generale in tutti quei paesi dove al &#8220;successo&#8221; sociale sembra corrispondere una forte capacità di dichiarare tutto di sé. Anche la filosofia ha la sua parte nel dibattito. «Esistono almeno tre stadi della timidezza, che già Aristotele aveva provato a classificare &#8211; ipotizza Franca D&#8217;Agostini, autrice per Bollati Boringhieri di Verità avvelenata, un&#8217;analisi della menzogna nel discorso pubblico &#8211; Tutto si basa sui confini che poniamo tra noi e gli altri. E nel momento in cui riconosciamo che la nostra paura di essere invasi è la stessa del nostro vicino esprimiamo un &#8220;narcisismo timido&#8221; che è tipicamente alla base della democrazia». E che non è uguale per gli uomini e per le donne, in particolare per quelle che (quando la scelta è volontaria) si difendono col velo più o meno integrale: «Il pudore è stato ed è ancora una categoria spesso usata al femminile &#8211; osserva D&#8217;Agostini &#8211; ma è anche un&#8217;importante forma di protezione da una visibilità che può essere espropriante». Duccio Demetrio, docente di filosofia dell&#8217;educazione e autore di «La vita schiva», da tempo si dedica a insegnare a scrivere la propria autobiografia. E annota: «I timidi sembrano avere più memoria, perché fin dalla primissima infanzia sono stati più attenti, più capaci di ascoltare. All&#8217;atteggiamento riservato viene spesso contrapposta in modo ossessivo la «socializzazione»: peccato che questa parola, ripetuta all&#8217;infinito con pretese educative o peggio rieducative non faccia che deprimere chi vive la timidezza come un segno di inferiorità o di colpa. Invece, è un talento che andrebbe coltivato come tale». Vittorio Lingiardi, psichiatra, psicoanalista e docente, aggiunge: «Se la timidezza patologica, quella che produce una continua frustrazione del desiderio di stare in relazione con gli altri, ed è spesso inevitabilmente legata alla paura di non essere apprezzati e di non valere, è una condizione di effettivo disagio, che una buona psicoterapia può aiutare ad affrontare, credo invece che la timidezza come atteggiamento non-invasivo e non-autocelebrativo, diciamo pure come ingrediente di sobrietà nella vita sociale, possa invece favorire conoscenze più profonde, autentiche e meno esibizionistiche». Chi non è (o non è ancora) un &#8220;emotivo anonimo&#8221;, chi non ha trovato il terapeuta in grado di aiutarlo, può sempre cercare compagni di viaggio disponibili a rivendicare con orgoglio rossori e ritrosie: lo &#8220;shy pride&#8221; è alle porte, e chissà che possa trasformarsi in un nuovo stile sociale. Con qualche prudenza, perché, come dice Alan Bennett nel nuovo Una vita come le altre (Adelphi) «Timido è uno spettro che si allarga da chi fa da tappezzeria alle feste fino allo psicopatico».</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.legaintroversi.it/2011/01/07/la-rivincita-dei-timidi-nella-societa-arrogant/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La rivincita dei timidi</title>
		<link>http://www.legaintroversi.it/2007/01/03/la-rivincita-dei-timidi/</link>
		<comments>http://www.legaintroversi.it/2007/01/03/la-rivincita-dei-timidi/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 03 Jan 2007 08:06:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stampa e media]]></category>
		<category><![CDATA[Anepeta]]></category>
		<category><![CDATA[introversione]]></category>
		<category><![CDATA[lidi]]></category>
		<category><![CDATA[timidezza]]></category>
		<category><![CDATA[timidi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.legaintroversi.it/?p=1184</guid>
		<description><![CDATA[La rivincita dei timidi Il Giornale &#8211; 30 dicembre 2007 di Tommy Cappellini (con un&#8217;intervista al dott. Anepeta) L&#8217;articolo è disponibile sul sito de Il Giornale e sul nostro Scribd in formato .pdf: La rivincita dei timidi. Loro arrossiscono e gli altri li prendono in giro. Loro stanno in disparte e gli altri si divertono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>La rivincita dei timidi</em><br />
<em>Il Giornale</em> &#8211; 30 dicembre 2007</h3>
<h4>di Tommy Cappellini (con un&#8217;intervista al dott. Anepeta)</h4>
<p><span class="highlight-green">L&#8217;articolo è disponibile sul <a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=230662&#038;START=0&#038;2col=">sito de <em>Il Giornale</em></a> e sul nostro <a href="http://www.scribd.com/LegaIntroversi">Scribd</a> in formato .pdf: <a href="http://www.scribd.com/doc/19664577/La-rivincita-dei-timidi"><strong>La rivincita dei timidi</strong></a>.</span></p>
<p><em>Loro arrossiscono e gli altri li prendono in giro. Loro stanno in disparte e gli altri si divertono in gruppo. Loro sono riflessivi e gli altri sono iperattivi. Loro sono i timidi e/o introversi. Una tribù silenziosa di cani sciolti, di solitari, a volte di autentici emarginati. Ma dentro covano spesso un fuoco che alimenta la macchina delle loro facoltà. Così spesso «loro» riescono non di rado a eccellere nelle arti e nelle scienze, nella letteratura e addirittura nella politica. Raggiungendo livelli tali da far arrossire gli altri, quelli che ridono di loro, che simuovonoin gruppo e che dall&#8217;iperattivismo ottengono poco o nulla.</em></p>
<p>Sono quelli che quando li inviti a cena &#8211; un&#8217;allegra tavolata tra amici &#8211; stanno in silenzio. Sono quelli che quando arrivano in un nuovo ambiente di lavoro, non corrono certo il rischio di essere etichettati come «imprenditori di se stessi», «maghi dell&#8217;autopromozione», ma nemmeno «scansafatiche senza obiettivi». Anzi: hanno della professione un&#8217;idea piuttosto rigorosa, «nobile», sebbene siano il contrario dei <em>workaholics</em>, i dipendenti dal lavoro.<br />
Sono quelli di cui ci si innamora &#8211; sempre che accada &#8211; al secondo o forse al trentesimo sguardo, ma mai al primo. Sono quelli che quando li vedi cenare in trattoria o al Grand hotel, quando leggi i loro libri, quando gli chiedi l&#8217;ora per strada, la vibrazione interiore che ti rimandano è la stessa della voce da orso di Paolo Conte che &#8211; rivolgendosi solo a se stesso in un teatro gremito di persone &#8211; riassume perfettamente l&#8217;argomento di questo articolo: «Ma un uomo camion vive ancora in me&#8230; ».<br />
Insomma, parliamo degli introversi. È uscito per Franco Angeli un libro dedicato a loro: <em>Timido, docile, ardente&#8230; Manuale per capire e accettare valori e limiti dell&#8217;introversione (propria e altrui)</em> (pagg. 128, euro 16) di Luigi Anepeta, psichiatra e psicanalista che da decenni studia i nessi tra soggettività e storia sociale, dopo aver lavorato in ambito accademico e &#8211; ai tempi di Franco Basaglia &#8211; in un ospedale psichiatrico. Gli abbiamo chiesto se l&#8217;introversione è una malattia &#8211; un po&#8217; come la depressione &#8211; o soltanto un modo di essere divergente da quello predominante degli estroversi: «Questi ultimi» ci ha spiegato, «sono caratterizzati dall&#8217;attrazione che il mondo esterno esercita sulla loro personalità. Gli introversi, invece, sono attratti dal mondo interno, vale a dire dal pensiero riflessivo, dalla meditazione, dalle fantasie. L&#8217;introversione, ad ogni modo, non è una malattia, ma uno spettro caratteriale».<br />
<strong>Con quali connotati?</strong><br />
«Un corredo emozionale molto ricco, spesso associato a un livello intellettivo elevato. Il mondo esterno, che noi riteniamo oggettivo e tangibile, ha una dimensione stratificata: è una foresta di simboli e di significati. Gli introversi hanno la capacità intuitiva di penetrarne lo spessore, di &#8220;vedere&#8221; ciò che esso significa al di là delle apparenze».<br />
<strong>Un esempio?</strong><br />
«Un mio paziente riconduceva il suo primo trauma all&#8217;essere entrato, a tre anni, in una macelleria e all&#8217;aver avuto un attacco di panico alla vista degli animali scuoiati e sventrati. Egli ha visto ciò che noi non riusciamo più a vedere perché la nostra percezione è assuefatta a qualcosa che invece dovrebbe inquietarci».<br />
<strong>Quali origini può avere l&#8217;introversione?</strong><br />
«È decisa dalla natura: dalla lotteria genetica, insomma. L&#8217;ambiente familiare e scolastico può influenzare lo sviluppo di una personalità introversa a seconda che valorizzi il suo patrimonio interiore (vibratile, plastico, creativo) o, viceversa, lo drammatizzi in quanto diverso da quello della maggioranza. Il bambino introverso ha una percezione complessa della realtà, ne coglie spessore e contraddizioni, la esplora sulla base di un innato e spiccato senso di dignità e giustizia».<br />
<strong>Ed è quindi autorizzato a starsene per i fatti propri?</strong><br />
«Anche. L&#8217;odierna ideologia della socializzazione ritiene, per esempio, che tutti i bambini abbiano bisogno di andare alla scuola materna per stare con gli altri. Ma questa è un’istituzione caratterizzata in genere dall’affollamento, da una certa agitazione motoria e da una rumorosità spesso elevata. Per i bambini introversi, che odiano la confusione, l&#8217;interazione fisica aggressiva e il fracasso, è un’esperienza in genere terribile».<br />
<strong>Sognatori e solitari fin da piccoli, si direbbe.</strong><br />
«Sognatori indispensabili. Dall&#8217;inizio alla fine della vita essi non possono prescindere dal &#8220;sogno&#8221; di un mondo umano solidale, delicato, nel quale non si diano violenze, sopraffazioni, conflitti. È per questo che non sono incorsi in un processo di selezione naturale e sociale: sono depositari di un certo tipo di idea dell&#8217;uomo che anche la società più utilitarista non può permettersi o non è riuscita ad abbandonare».<br />
<strong>Forse per questo la loro quotidianità è più difficile.</strong><br />
«La nostra cultura è fondata sulla spigliatezza nell’agire, sulla parola pronta, sull&#8217;intraprendenza, sulla capacità di essere sempre simpatici, brillanti. Squalifica gli introversi, che sono il 5-7 per cento della popolazione, come &#8220;difettosi&#8221; e anziché rispettarli li sollecita ad essere come tutti. Tuttavia, due terzi dei prodotti culturali nei campi della religione, della filosofia, dell’arte, della scienza è riconducibile a soggetti introversi. Non molti introversi sono geni, ma è un fatto che gran parte dei geni sono introversi».<br />
<strong>Tutelarli, dunque?</strong><br />
«Non occorrono leggi a protezione degli introversi, ma una rivoluzione culturale meritocratica che riabiliti le loro qualità umane e professionali ed eviti di privilegiare la tendenza narcisistica ad affermarsi ad ogni costo, anche adottando strategie comportamentali asociali e amorali. È quello che ho tentato di fare fondando la LIDI (www.legaintroversi.it). Preso atto del disagio psichico che si manifesta negli introversi soprattutto tra i 15 e 25 anni di età, la LIDI ha l&#8217;intento di aiutarli a dare alla propria diversità un valore». </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.legaintroversi.it/2007/01/03/la-rivincita-dei-timidi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Intervista telefonica alla Radio Svizzera</title>
		<link>http://www.legaintroversi.it/2006/03/09/intervista-telefonica-alla-radio-svizzera/</link>
		<comments>http://www.legaintroversi.it/2006/03/09/intervista-telefonica-alla-radio-svizzera/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 09 Mar 2006 09:18:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Anepeta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stampa e media]]></category>
		<category><![CDATA[interviste]]></category>
		<category><![CDATA[introversione]]></category>
		<category><![CDATA[radio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lnx.legaintroversi.it/?p=128</guid>
		<description><![CDATA[Il 6 marzo, dalle 11 alle 12, ho concesso un&#8217;intervista telefonica alla Radio Svizzera. L&#8217;intervistatrice, la signora Mariella Salati, ha dimostrato una grande competenza psicologica, ponendomi una serie di domande tutt&#8217;altro che scontate. Gli interventi degli ascoltatori sono stati molteplici. Ne ricordo in particolare due. Una madre ha riferito d&#8217;aver identificato l&#8217;introversione del figlio e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_187" class="wp-caption alignleft" style="width: 240px"><img src="/wp-content/uploads/2006/03/radio-svizzera.jpg" alt="Intervista alla Radio Svizzera" title="radio-svizzera" width="230" height="216" class="size-full wp-image-187" /><p class="wp-caption-text">Intervista alla Radio Svizzera</p></div> Il <strong>6 marzo</strong>, dalle 11 alle 12, <span class="highlight-blue">ho concesso un&#8217;intervista telefonica alla Radio Svizzera</span>. L&#8217;intervistatrice, la signora Mariella Salati, ha dimostrato una grande competenza psicologica, ponendomi una serie di domande tutt&#8217;altro che scontate.<br />
Gli interventi degli ascoltatori sono stati molteplici. Ne ricordo in particolare due. Una madre ha riferito d&#8217;aver identificato l&#8217;introversione del figlio e di avere cercato di rispettarne la diversità, vale a dire i tempi e i modi dello sviluppo. È caduta però in crisi in conseguenza del fatto che gli insegnanti, rilevando la tendenza del bambino ad isolarsi dal gruppo, l&#8217;hanno sollecitata a forzarlo a partecipare a situazioni sociali allargate, a indurlo a fare sport, ecc. Evidentemente tutto il mondo è paese, e molteplici insegnanti continuano in buona fede ad essere funzionari della normalità statistica.<br />
Un&#8217;anziana signora, introversa da sempre, mi ha chiesto se avesse ragione una sua amica nel sottolineare negativamente il suo orientamento sociale altamente selettivo, il suo piacere di conversare con una persona alla volta e il suo disagio nell&#8217;interagire all&#8217;interno di un gruppo allargato. Quando si è in più persone e si parla del più e del meno &#8211; ha aggiunto &#8211; non so proprio cosa dire. Le ho fatto presente che è in buona compagnia, perché sia Rousseau che Nietzsche hanno sperimentato analoghe difficoltà. Il parlare del più e del meno per ore per gli introversi è, in genere, una sgradevole circostanza.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.legaintroversi.it/2006/03/09/intervista-telefonica-alla-radio-svizzera/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

