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	<title>LIDI - Lega Italiana per la tutela dei Diritti degli Introversi &#187; bambini iperdotati</title>
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	<description>Conoscere, riconoscere, riabilitare l&#039;introversione e prevenire il disagio degli introversi</description>
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		<title>La diversità negata</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Sep 2007 13:21:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Anepeta</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'introversione]]></category>
		<category><![CDATA[appartenenza/integrazione]]></category>
		<category><![CDATA[bambini iperdotati]]></category>
		<category><![CDATA[disagio psichico]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>In virtù dell&#8217;ideologia new age, epifenomeno culturale della globalizzazione, sembra che il mondo stia marciando verso un cambiamento epocale, destinato ad approdare al riconoscimento e al rispetto della diversita a tutti i livelli: dalle culture ai singoli individui. Non c&#8217;è molto di rassicurante in questa nuova ideologia che maschera un processo in atto di omologazione che tende ad estendere al pianeta intero il modello vincente della borghesia col suo stile di vita e le sue opzioni morali, politiche e culturali.</p>
<p>La necessità di abbattere tutte le barriere che hanno differenziato sinora i popoli e le civiltà tra di loro, estraniandoli e rendendo difficile il riconoscimento della reciproca dignità, sembra ispirata ad una sorta di ecumenismo messianico. In realtà non è che l&#8217;ultima tappa di un processo già lucidamente colto e stigmatizzato da Marx, reso necessario dalla constatazione dell&#8217;impermeabilità di alcune culture (in particolare quella islamica) al <em>way of live</em> occidentale, vale a dire al consumismo sfrenato su cui si fonda l&#8217;equilibrio del sistema capitalistico.</p>
<p>L&#8217;urgenza di un&#8217;integrazione tra culture e civiltà diverse, drammatizzata dai flussi migratori, viene avvalorata dai fautori del cosidetto &#8220;Nuovo Rinascimento&#8221; come un salto di qualità nella storia che dovrebbe consentire, attraverso il confronto, di operare una fusione destinata a depurare ciascuna di esse dal peso di atavici pregiudizi. Il &#8220;Nuovo Rinascimento&#8221; dovrebbe portare a termine il lavoro di superamento dell&#8217;etnocentrismo avviatosi con l&#8217;esplorazione del mondo cinquecentesca. Il riferimento storico è preoccupante perché già allora il salto di qualità dell&#8217;Occidente fu pagato, per esempio dagli Amerindi, al prezzo di una devastazione culturale e di un immane genocidio.</p>
<p>Se si prescinde infine da un intellettualismo di maniera, il problema urgente da affrontare, per quanto riguarda le culture e i sistemi sociali, non sembra tanto riconducibile all&#8217;apprezzamento reciproco della loro diversità quanto piuttosto al riconoscimento critico e definitivo di ciò che inesorabilmente le accomuna: l&#8217;essere tutte fondate sul dominio, religioso, economico, politico, ideologico dell&#8217;uomo sull&#8217;uomo. Sull&#8217;alienazione, insomma.</p>
<p>La civiltà occidentale, che ha promosso questo ecumenismo universale in nome della difesa e dell&#8217;affermazione dei diritti dell&#8217;uomo e del cittadino che, in essa, avrebbero trovato per la prima volta un riscontro giuridico e una pratica sociale, fondata sul liberalesimo democratico, presume perciò, senza alcun intento apparentemente egemonico, di potere svolgere un ruolo trainante verso la nuova frontiera della pacificazione e dell&#8217;integrazione mondiale. Il sospetto che questo ruolo tenda di fatto ad abbattere barriere culturali e sociali che impediscono al capitalismo, figlio spurio secondo alcuni, padre illegittimo secondo altri del liberalesimo democratico, di affermarsi su scala mondiale non è infondato. Ma si tratta indubbiamente di un sospetto ideologicamente connotato, che assume le ideologie come meri inganni che servono a coprire una realtà sociale determinata dalle dure (per alcuni) leggi dell&#8217;economia. Una più attenta riflessione sui rapporti tra infrastruttura e sovrastruttura non può, oggi, impedire di pensare che esse, pur correlate tra di loro, siano dotate di un qualche grado di autonomia, sicchè nulla vieterebbe di pensare che l&#8217;una potrebbe sopravvivere al venire meno dell&#8217;altra. Come è avvenuto per i regimi totalitari di destra del nostro secolo, che hanno sospeso i principi democratici ma praticato il capitalismo, così potrebbe sulla carta accadere, in prospettiva storica, che i diritti universali dell&#8217;uomo possano affermarsi anche indipendentemente dal capitalismo.</p>
<p>Tale possibilità è negata da coloro che, riconoscendo validi quei diritti solo per i singoli individui, la cui somma coinciderebbe con l&#8217;umanità, e comprendendo in essi la proprietà privata, e potenzialmente illimitata, ritengono impraticabile, essendo la proprietà privata espressione del libero mercato e il libero mercato espressione della democrazia, la loro realizzazione in difetto dell&#8217;uno e dell&#8217;altra.</p>
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