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	<title>LIDI - Lega Italiana per la tutela dei Diritti degli Introversi &#187; codici culturali</title>
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	<description>Conoscere, riconoscere, riabilitare l&#039;introversione e prevenire il disagio degli introversi</description>
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		<title>Appendice alla relazione &#8220;Sull&#8217;immagine interna e i codici culturali&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Nov 2007 16:39:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Anepeta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[codici culturali]]></category>

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		<description><![CDATA[Seminario-laboratorio sul tema &#8220;L&#8217;immagine interiore negativa&#8221; 17 novembre 2007, Caprarola (VT) Relazione di dott. Luigi Anepeta 1. Il codice adultomorfo Alle sue origini, che coincidono con l&#8217;avvento della borghesia, il codice adultomorfo si contrappone a due modelli negativi: quello delle masse popolari, e soprattutto dei poveri, fondato su un&#8217;incoercibile tendenza all&#8217;ozio e all&#8217;abbandono agli appetiti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="alignr"><strong>Seminario-laboratorio sul tema &#8220;L&#8217;immagine interiore negativa&#8221;<br />
17 novembre 2007, Caprarola (VT)<br />
Relazione di <span class="highlight-blue">dott. Luigi Anepeta</span></strong></p>
<h3>1. Il codice adultomorfo</h3>
<p>Alle sue origini, che coincidono con l&#8217;avvento della borghesia, il codice adultomorfo si contrappone a due modelli negativi: quello delle masse popolari, e soprattutto dei poveri, fondato su un&#8217;incoercibile tendenza all&#8217;ozio e all&#8217;abbandono agli appetiti &#8220;bestiali&#8221;, e quello nobiliare, parassitario e frivolo. Entrambi questi modelli sono colti come esempi d&#8217;imprevidenza e di dipendenza &#8211; passiva l&#8217;una, tirannica l&#8217;altra &#8211; : espressioni, dunque, di debolezza di carattere dovuta a lassismo morale.</p>
<p>In contrapposizione ad essi, il modello adultomorfo propugna la forza di carattere come attributo proprio dell&#8217;uomo nuovo. Per quanto questa possa far capo ad una predisposizione individuale, essa va promossa e forgiata attraverso un&#8217;educazione rigorosa, mirante ad espungere dalla natura umana i germi maligni che essa alligna. Tale educazione deve inculcare nel soggetto la fiducia nelle sue capacità individuali, l&#8217;accettazione della competizione e della lotta come legge dell&#8217;esistenza, l&#8217;etica del lavoro e, come obiettivi ultimi, l&#8217;indipendenza e l&#8217;autosufficienza.</p>
<p>Proposto originariamente come modello di normalità e di maturità valido universalmente, il codice adultomorfo è venuto ad urtare rapidamente contro un problema inerente la struttura sociale: l&#8217;impossibilità di concedere a tutti le stesse opportunità di sviluppo, e la necessità <em>fisiologica</em> di mantenere una quota della popolazione in uno stato di indigenza. L&#8217;ostacolo è stato utilizzato paradossalmente: anziché emarginati dal sistema, i poveri sono divenuti i rappresentanti di una categoria &#8211; quella degli esseri deboli e privi di tensione morale &#8211; che, per demeriti personali, nonché elevarsi, tende a scivolare verso il basso. Ciò ha permesso di significare quella categoria come un fantasma fobico, atto ad alimentare una dinamica sociale di fuga verso l&#8217;alto.</p>
<p>Un&#8217;ulteriore estensione della categoria è più recente, e si deve, in larga misura, alla scoperta psicoanalitica del bambino come rappresentante ottimale di essa, in quanto radicalmente bisognoso e dipendente dagli altri. Questa scoperta ha provocato un ulteriore rafforzamento del codice adultomorfo, che è giunto a configurare, in ogni vicenda individuale, una soluzione di continuità tra esperienza infantile ed esperienza adulta: soluzione critica che fa coincidere la morte del bambino con la nascita dell&#8217;adulto come essere forte, autonomo, autosufficiente, capace di affrontare il mondo e di lottare per affermare la sua potenza.</p>
<p>La contestazione fascista del modello adultomorfo borghese, giudicato mediocre, egoisticamente dedito all&#8217;interesse privato e scarsamente incline a correre dei rischi, è stata integrata al modello stesso, con l&#8217;effetto di togliere ad esso ogni residua valenza morale.</p>
<p>Dagli anni &#8217;70 in poi, il codice adultomorfo è giunto a definirsi nei termini di una cieca volontà di affermazione contro tutto e contro tutti. Ma la realizzazione di questa volontà impone di nascondere e di negare ogni bisogno che possa essere vissuto e interpretato come <em>debolezza</em>.</p>
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		<title>Sull&#8217;immagine interna e i codici culturali</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Nov 2007 16:40:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Anepeta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Workshop]]></category>
		<category><![CDATA[codici culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Freud]]></category>
		<category><![CDATA[inadeguatezza]]></category>
		<category><![CDATA[introversione]]></category>
		<category><![CDATA[perfezionismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Seminario-laboratorio sul tema &#8220;L&#8217;immagine interiore negativa&#8221; 17 novembre 2007, Caprarola (VT) Relazione di dott. Luigi Anepeta 1. Cos&#8217;è l&#8217;immagine interna È inevitabile che le scienze psicologiche, dovendo analizzare e concettualizzare aspetti dell&#8217;esperienza umana che non sono tangibili, facciano ricorso a termini analogici. Immagine interna è uno di questi. In senso proprio, immagine è &#8220;una figura, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="alignr"><strong>Seminario-laboratorio sul tema &#8220;L&#8217;immagine interiore negativa&#8221;<br />
17 novembre 2007, Caprarola (VT)<br />
Relazione di <span class="highlight-blue">dott. Luigi Anepeta</span></strong></p>
<h3>1. Cos&#8217;è l&#8217;immagine interna</h3>
<p>È inevitabile che le scienze psicologiche, dovendo analizzare e concettualizzare aspetti dell&#8217;esperienza umana che non sono tangibili, facciano ricorso a termini analogici. Immagine interna è uno di questi.<br />
In senso proprio, immagine è &#8220;una figura, una forma esteriore percepita dai sensi, specialmente dalla vista&#8221;. In senso stretto, l&#8217;unica immagine che l&#8217;uomo può avere di sé è quella riflessa da uno specchio.<br />
Analogicamente, il termine può essere applicato anche all&#8217;immagine sociale, vale a dire alle impressioni, alle emozioni, alle opinioni e alle idee che si producono attraverso l&#8217;interazione sociale. Ogni soggetto ha un&#8217;immagine sociale, depositata nelle persone con cui interagisce, ed è depositario di immagini che riguardano gli altri.<br />
Anche se si fonda sulla percezione visiva di alcuni aspetti esterni (la forma del corpo, il modo di gestire e di comunicare,  l&#8217;abbigliamento, ecc.), l&#8217;immagine sociale consiste in una serie di induzioni che esitano in una valutazione globale della persona più o meno corrispondente alla realtà.<br />
Applicato, infine, a ciò che un soggetto pensa di se stesso, vale a dire all&#8217;immagine interna, il termine è, per così dire, ancora più analogico. L&#8217;uomo non ha occhi per vedere dentro di sé. L&#8217;introspezione vicaria questo limite consentendo di cogliere solo alcuni aspetti del proprio mondo interiore e del proprio modo di essere. Nessun soggetto può giungere ad una visione chiara, distinta e completa della sua personalità.<br />
Ciò nondimeno, è fuor di dubbio che ogni soggetto ha un&#8217;immagine interna cosciente di sé, la quale si forma, tra l&#8217;altro, precocemente. L&#8217;indizio di questa formazione è l&#8217;acquisizione da parte di un bambino della capacità di fare riferimento a se stesso con il pronome <em>io</em>, che poi utilizzerà con disinvoltura per tutta la vita.<br />
L&#8217;acquisizione del pronome in prima persona implica che un bambino ha un&#8217;esperienza soggettiva: in altri termini, sa di esserci, di essere distinto da tutti gli altri e di avere alcune caratteristiche che definiscono una sua identità.</p>
<p><span class="highlight-blue"><strong>J. Lacan</strong></span> ha dedicato grande attenzione a questo aspetto dello sviluppo evolutivo giungendo alla conclusione che la prima immagine che il bambino ha di sé è null&#8217;altro che l&#8217;immagine riflessa dallo &#8220;specchio&#8221; dei suoi. Essa, dunque, coinciderebbe con ciò che i Grandi pensano di lui.<br />
Nell&#8217;ottica lacaniana, l&#8217;immagine interna primaria sarebbe, dunque, <strong>il frutto di un&#8217;alienazione</strong>, vale a dire dell&#8217;interiorizzazione e dell&#8217;appropriazione di un&#8217;immagine sociale.<br />
Anche se si può ammettere che, nella programmazione del cervello, si dia una coscienza preriflessiva di sé, per cui il bambino sa di esserci anche prima di acquisire il pronome io, è fuor di dubbio che questa acquisizione definisce l&#8217;avvento dell&#8217;autoconsapevolezza.<br />
Che essa avvenga all&#8217;insegna dell&#8217;alienazione, vale a dire di ciò che gli altri pensano, è sommamente importante perché, per alcuni aspetti, tale alienazione si mantiene per tutta la vita. Anche se gli adulti, infatti, in genere pensano che l&#8217;immagine che hanno di se stessi è vera in quanto fondata sull&#8217;esperienza diretta e immediata che hanno del loro essere, si può agevolmente dimostrare che l&#8217;esperienza interna viene valutata e qualificata alla luce di criteri di giudizio sociali.</p>
<p>Il passaggio da un&#8217;immagine alienata di sé ad un&#8217;immagine autentica, fedele per molti aspetti alla realtà della persona, implica la messa in gioco dei sistemi di valutazione culturali che determinano la prima.<br />
L&#8217;immagine che gli introversi hanno di sé è quasi sempre alienata e tendenzialmente negativa. Capire perché questo accada è l&#8217;oggetto di questo articolo.</p>
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