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	<title>LIDI - Lega Italiana per la tutela dei Diritti degli Introversi &#187; intelligenza</title>
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	<description>Conoscere, riconoscere, riabilitare l&#039;introversione e prevenire il disagio degli introversi</description>
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		<title>Introversione e intelligenza visuo-spaziale</title>
		<link>http://www.legaintroversi.it/2007/10/10/introversione-e-intelligenza-visuo-spaziale/</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Oct 2007 07:18:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Anepeta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aree di ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza]]></category>
		<category><![CDATA[introversione]]></category>

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		<description><![CDATA[1. Circa due mesi orsono ho ricevuto per posta elettronica questa lettera: Salve, sono interessato ad aderire alla LIDI. Io e mio figlio di 4 anni siamo introversi e vorrei aiutarlo a crescere consapevole del suo modo di essere ed evitando i rischi che vengono evidenziati nei suoi articoli e nel libro. Ha mai valutato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>1.</h3>
<p>Circa due mesi orsono ho ricevuto per posta elettronica questa lettera:</p>
<blockquote>
<p>Salve, sono interessato ad aderire alla LIDI. Io e mio figlio di 4 anni siamo introversi e vorrei aiutarlo a crescere consapevole del suo modo di essere ed evitando i rischi che vengono evidenziati nei suoi articoli e nel libro.<br />
Ha mai valutato la relazione tra l&#8217;introversione e lo stile di apprendimento &#8220;visuale spaziale&#8221;? Ho trovato questo riferimento nel libro <em><a href="http://www.visualspatial.org/Product_Marketing/UDB/udb.htm">Upside-Down Brilliance: The Visual-Spatial Learner</a></em> di Linda Kreger Silverman.<br />
Mio figlio Leonardo è decisamente &#8220;visuale spaziale&#8221; e nel libro la Silverman mette in stretta relazione le due cose. Trova qualche riferimento qui: <a href="http://www.visualspatial.org/Articles/power.pdf">www.visualspatial.org/Articles/power.pdf</a>.</p>
</blockquote>
<p>La lettera mi ha colpito non solo perché è abbastanza raro che un genitore intraprenda per conto proprio un tragitto conoscitivo per capire meglio la condizione del figlio e allevarlo secondo le sue linee di tendenza, con un atteggiamento, dunque, implicitamente critico nei confronti dell&#8217;insegnamento tradizionale, che egli intuisce come poco adeguato. Essa rileva giustamente anche una lacuna del saggio sull&#8217;introversione: lo scarso interesse dedicato alle componenti neuropsicologiche e neurobiologiche di questa singolare condizione. Questi aspetti non potevano essere affrontati nella cornice di un saggio divulgativo, se non al rischio di appesantirlo. Essi, però, meriteranno un&#8217;attenzione ulteriore al fine di giungere ad una definizione più rispondente alla realtà dello spettro introverso. Un intento del genere è già implicito nello <a href="/chi-siamo/statuto/">Statuto</a> della LIDI, laddove si fa cenno alla necessità di approfondirne gli aspetti genetici e neuropsicologici.</p>
<p>La lettera consente di fare un primo passo in questa direzione, ponendo il problema del tipo di intelligenza che funziona negli introversi.</p>
<p>Confesso, intanto, la mia ignoranza. Non conoscevo il libro della Kreger Silverman. Ho letto dunque attentamente l&#8217;articolo che mi è stato suggerito, e ho consultato il sito sul quale è stato pubblicato.</p>
<p class="highlight-green">Riferisco qui le mie impressioni e valutazioni critiche.</p>
<p>Il lavoro della <span class="highlight-blue-b">Kreger Silverman</span> si iscrive nella cornice di un dibattito sull&#8217;intelligenza che ha matrici remote. Ponendo tra parentesi il problema sul carattere innato o acquisito dell&#8217;intelligenza (al quale dedicherò un articolo a parte), c&#8217;è da riconoscere che a tutt&#8217;oggi, nell&#8217;ambito delle discipline psicologiche, non esiste una definizione univoca di intelligenza.</p>
<p>Anziché considerare le diverse concezioni che si sono succedute nella storia della psicologia, e che ancora oggi si mantengono, appare importante, ai fini di questo articolo, accennare ad un problema che si è posto sempre come essenziale: la distinzione tra intelligenza generale e intelligenza attitudinale.</p>
<p>La definizione di intelligenza generale, intesa come capacità di fare inferenze e di generalizzare o associare, risale a <span class="highlight-blue">Spearman</span>. Anche se egli ammette che in ogni prestazione intellettiva intervengano due fattori &#8211; uno di ordine generale e un altro specifico, caratteristico di quella particolare prestazione &#8211; non v&#8217;è dubbio che egli accorda maggiore importanza al primo. Essendo il secondo subordinato ad esso.<br />
Lo sviluppo delle tecniche di analisi fattoriale e un approccio più analitico alle capacità umane, ha messo ben presto in dubbio il modello di Sperman. In particolare <span class="highlight-blue">Thurstone</span> negli anni trenta individua per mezzo di questa tecnica statistica una serie di abilità separate che egli definisce &#8220;abilità primarie&#8221;, tra le quali annovera l&#8217;abilità spaziale, che considera fattori sullo stesso piano e diversificati solo per l&#8217;intensità dei rispettivi contributi al compimento della prestazione intellettiva.<br />
Sulla scia di Thurstone, <span class="highlight-blue">Horn e Cattell</span> hanno distinto cinque fattori di secondo ordine: 1) intelligenza cristallizzata, che si fonda sulle conoscenze acquisite e organizzate in memoria, 2) intelligenza fluida, che si fonda sulle capacità che non si basano sulle conoscenze a priori, ma sulla capacità di ragionamento, 3) un fattore generale di intelligenza visuo-spaziale, 4) un fattore generale di creatività, che entra in gioco quando è necessario scoprire delle soluzioni nuove e originali, 5) un fattore generale di velocità di reazione.<br />
Da allora, il dibattito sull&#8217;intelligenza, se si fa eccezione per il problema dell&#8217;influenza su di essa di componenti genetiche o ambientali, non è evoluto ulteriormente. C&#8217;è un accordo pressoché generale e implicito sul fatto che esista un intelligenza di ordine generale, che può riverberarsi nei vari ambiti di apprendimento e di prestazione legati alla vita. L&#8217;interesse degli autori si è però progressivamente accentrato sui diversi tipi di intelligenza.<br />
<span class="highlight-blue">Howard Gardner</span> ha portato alle estreme conseguenze questo approccio creando la teoria secondo la quale non si può parlare di intelligenza, ma di intelligenze al plurale o intelligenze multiple, tra le quali egli annovera: l&#8217;intelligenza verbale e linguistica, quella visuo-spaziale, quella logico-matematica, quella cinestesica, quella musicale, quella interpersonale, quella intrapersonale e quella naturalistica.<br />
Sulla scorta della teoria di Gardner, c&#8217;è stata una tendenza da parte degli psicologi ad approfondire le caratteristiche differenziali e la specificità di questi diversi tipi di intelligenza.</p>
<p>Il lavoro della Kreger Silverman rientra in questo ambito: esso infatti è totalmente rivolto ad esplorare l&#8217;intelligenza visuo-spaziale.<br />
Si tratterebbe di un&#8217;intelligenza fondata sulle immagini e su una percezione globale della realtà, in gran parte dipendente dall&#8217;emisfero destro, nettamente differenziata da quella lineare, sequenziale e analitica (vale a dire incentrata sul dettaglio), attribuibile all&#8217;emisfero sinistro e alle sue competenze linguistiche.<br />
Tale tipo di intelligenza sarebbe fortemente rappresentata presso bambini iperdotati, molti dei quali sono introversi. Essa scrive:</p>
<blockquote>
<p>Introverts (who gain energy from within themselves rather than from interaction with others) may or may not be visual-spatial, but visual-spatial learners are very often introverted.</p>
</blockquote>
<p>Con ciò, penso che oggettivi un dato reale, che riguarda un certo numero di soggetti introversi.</p>
<p>Dall&#8217;associazione tra introversione e intelligenza visuo-spaziale, la Silverman ricava che i soggetti dotati di tali potenzialità sono talora svantaggiati in una carriera scolastica fortemente contrassegnata dal privilegio accordato alla parola e alla razionalità, ma, se superano tale handicap e riescono a mettere a frutto le loro doti, spesso raggiungono eccellenti risultatati in ambito artistico, scientifico e umanitaristico.</p>
<p>Essa scrive:</p>
<blockquote>
<p>I realized that they saw the world differently, three-dimensionally. They saw through artists&#8217; eyes, and some demonstrated artistic talent. Some were scientists and mathematicians, able to see the complex inter-relationships of systems. Some were computer junkies. Some were dancers, actors, musicians, imaginative writers. Some were highly emotional, extremely empathic. Some were spiritually aware and psychically attuned. Most were pattern-seekers and pattern-finders, excited with each new discovery. They pursued their interests passionately, sometimes to the exclusion of everything else. They definitely marched to a different drummer.</p>
</blockquote>
<p>È del tutto evidente che l&#8217;intelligenza spazio-visuale ha un intimo rapporto con l&#8217;immaginazione, intesa come capacità della mente umana di rappresentare qualcosa in sua assenza.<br />
Il problema del ruolo dell&#8217;immaginazione nell&#8217;attività mentale umana è stato affrontato, nella storia delle scienze psicologiche, da vari punti di vista, tutti orentati a capire come nascono e si sviluppano le capacità di creare immagini mentali, e come se ne determinano i contenuti.<br />
Una sintetica ricostruzione dei vari punti di vista può portarci al cuore del problema. </p>
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