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	<title>LIDI - Lega Italiana per la tutela dei Diritti degli Introversi &#187; omologazione</title>
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	<description>Conoscere, riconoscere, riabilitare l&#039;introversione e prevenire il disagio degli introversi</description>
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		<title>Sull&#8217;essere se stessi</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Nov 2007 14:45:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Anepeta</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'introversione]]></category>
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<p>Per chi, come me, ha vissuto la stagione degli anni Settanta, caratterizzata da una tensione critica e convulsa univocamente orientata a contestare un processo di omologazione che sembrava inesorabile in conseguenza dell&#8217;avvento della società del &#8220;benessere&#8221; e del consumismo, ritrovarsi immerso nella realtà contemporanea è come un brutto sogno. Non solo, infatti, la più nobile &#8220;illusione&#8221; di quella stagione &#8211; il diritto dell&#8217;individuo di opporsi all&#8217;omologazione borghese per pervenire ad una esperienza autentica e realizzare la sua vocazione ad essere &#8211; è di fatto tramontata; essa è stata paradossalmente riciclata dal sistema sotto forma di un martellante richiamo all&#8217;essere se stessi: formula accattivante, che sembra recepire il bisogno di individuazione e sollecitare ogni soggetto a realizzare una personalità differenziata e originale.</p>
<p>Per non correre il rischio di fraintendimenti, occorre riflettere su questa formula partendo dalla situazione storica che l&#8217;ha generata.</p>
<p>La rivolta giovanile degli anni Settanta aveva un bersaglio univoco: il conformismo piccolo-borghese della generazione dei Padri, affermatosi a partire dal dopoguerra e vissuto da essi come un valore in quanto contrassegnava l&#8217;appartenenza al mondo del decoro, delle buone maniere, del rispetto delle tradizioni, del vivere come si deve: in breve, dei &#8220;Signori&#8221;.<br />
Questo processo collettivo di imborghesimento aveva le sue ragioni di essere in quanto, per molti cittadini inurbati, si configurava come un salto di qualità rispetto alla miseria, all&#8217;ignoranza, alla vergogna delle origini &#8220;volgari&#8221;.<br />
Quella che ai giovani appariva un&#8217;omologazione per molti padri era la fine della discriminazione in quanto poveri, miserabili, ignoranti, ecc. Essi non solo erano contenti di omologarsi, di giungere cioè ad appartenere alla classe dei &#8220;signori&#8221;, sia pure alla base della piramide sociale dell&#8217;universo borghese, ma identificavano nel conformarsi alle abitudini e agli stili di vita di quella classe il segno certo del riscatto.<br />
Guardato con occhio critico (com&#8217;era quello di molti giovani all&#8217;epoca), questo processo di imborghesimento era patetico poiché sovrapponeva alla cultura popolare che, con i suoi limiti, aveva una sua schiettezza e una sua etica (quella rilevata da Pasolini), codici di comportamento formali simulati più che assimilati.</p>
<p>Il conflitto generazionale, analizzato a posteriori, può essere agevolmente ricondotto al contrasto tra omologazione o conformismo (essere come gli altri)  e differenziazione o individuazione (essere se stessi). Quella che per i padri era una conquista per molti figli era una iattura.<br />
Rievoco questo conflitto perché i suoi esiti si possono considerare paradossali. Di fatto, il conformismo ha avuto la meglio e il modello di vita borghese è divenuto dominante. Come era prevedibile, però, quel modello è andato incontro ad un singolare cambiamento omologabile al versare vino nuovo in una botte vecchia: il definirsi di un nuovo modello di conformismo mascherato, per l&#8217;appunto, dal richiamo ad essere se stessi.</p>
<p>Sarebbe lungo analizzare le ragioni profonde di questo cambiamento, che, ovviamente, è più apparente che reale. Si arriva prima a capirle con un esempio banale.<br />
Tra le spinte del passato all&#8217;omologazione, l&#8217;essere dotati di un veicolo privato ha segnato un&#8217;epoca (ironicamente rappresentata da Fantozzi). Per molti anni, la 500, la 1100, la Consul hanno rappresentato per i padri l&#8217;oggetto del desiderio. Oggi, la macchina rimane un&#8217;ossessione collettiva, ma, anche a livello giovanile, nessuno sopporta di avere un veicolo banale. Non è un caso che la riedizione della 500 comporta una lista indefinita di opzioni e di accessori tale che il proprietario può giungere a sentire di avere un modello unico e irripetibile: una macchina, insomma, espressiva della sua personalità.<br />
<strong>Essere se stessi, insomma, è divenuto un nuovo modello di omologazione più insidioso rispetto al precedente, che privilegiava l&#8217;essere come gli altri.</strong></p>
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