<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>LIDI - Lega Italiana per la tutela dei Diritti degli Introversi &#187; riservatezza</title>
	<atom:link href="http://www.legaintroversi.it/tag/riservatezza/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.legaintroversi.it</link>
	<description>Conoscere, riconoscere, riabilitare l&#039;introversione e prevenire il disagio degli introversi</description>
	<lastBuildDate>Mon, 30 Jan 2012 07:03:03 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	
		<item>
		<title>Introversione e interazione sociale</title>
		<link>http://www.legaintroversi.it/2008/01/29/introversione-e-interazione-sociale/</link>
		<comments>http://www.legaintroversi.it/2008/01/29/introversione-e-interazione-sociale/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 29 Jan 2008 07:48:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Anepeta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Introversione e disagio psichico]]></category>
		<category><![CDATA[inadeguatezza]]></category>
		<category><![CDATA[interazione sociale]]></category>
		<category><![CDATA[introversione]]></category>
		<category><![CDATA[riservatezza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lnx.legaintroversi.it/?p=521</guid>
		<description><![CDATA[1. La storia di M., che ho pubblicato su Nil Alienum (Significato funzionale dei sintomi psicopatologici &#8211; 5) e alla quale ho fatto riferimento nell&#8217;articolo Introversione e lavoro (1), può fornire lo spunto per riflettere sul problema più ampio delle varie circostanze di interazione tra introversione e mondo sociale. M., come ho scritto, è un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>1.</h3>
<p>La storia di M., che ho pubblicato su <a href="http://www.nilalienum.it">Nil Alienum</a> (<em><a href="http://www.nilalienum.it/Sezioni/Aggiornamenti/Psicopatologia%20dinamica/Psicopatologia%20dinamica/Sign_funz_sint5.html">Significato funzionale dei sintomi psicopatologici &#8211; 5</a></em>) e alla quale ho fatto riferimento nell&#8217;articolo <a href="/2006/11/20/introversione-e-lavoro-1/"><strong><em>Introversione e lavoro (1)</em></strong></a>, può fornire lo spunto per riflettere sul problema più ampio delle varie circostanze di interazione tra introversione e mondo sociale.</p>
<p>M., come ho scritto, è un giovane che costruisce la sua personalità sulla base di un modello perfezionistico incentrato sul rispetto degli altri, sull&#8217;educazione e sulla compitezza. Egli da bambino e da adolescente non avverte mai un bisogno particolare di stabilire con gli altri rapporti di familiarità, di amicizia o di affetto. La sua socializzazione a livello scolastico è buona perché egli è apprezzato dai grandi per il suo rendimento e dai coetanei per la sua semplicità e bontà.<br />
Nel corso degli anni dedicati agli studi universitari, con l&#8217;affanno di non sprecare un solo minuto, M., per qualche tempo, frequenta due amici con caratteristiche affini. Gli impegni di studio lo portano poi a lasciar cadere anche queste relazioni.<br />
Gli ultimi due anni di Università sono, di fatto, caratterizzati da una solitudine totale soggettivamente tollerata senza alcun disagio. M. studia con passione, ricava grandi soddisfazioni dai risultati che consegue e vede davanti a sé un futuro abbastanza roseo.<br />
Sotteso dalle numerose conferme accumulate nel corso degli anni, il progetto di vita di M., infatti, si incentra sull&#8217;aspettativa ingenua, ricavata dal contesto familiare piccolo-borghese, che se un soggetto fa il suo dovere, si impegna ed esibisce un comportamento compito e corretto, tutto nella vita fila liscio.<br />
L&#8217;accesso la mondo del lavoro mette in crisi questa ideologia. M. in effetti fa il suo dovere, ma in preda ad un&#8217;ansia perfezionistica estrema. La sua dedizione al lavoro è a tal punto cieca che egli si inchioda al computer dall&#8217;inizio alla fine dell&#8217;orario di lavoro, sbocconcella nell&#8217;ora di pausa un panino senza allontanarsi dalla &#8220;stazione&#8221; e non spreca un solo minuto nell&#8217;intrattenersi con i colleghi di lavoro. Certo, egli mantiene nei loro confronti un comportamento che oggettivamente è corretto: li saluta immancabilmente quando arriva (o quando essi arrivano) e quando vanno via (quasi sempre prima di lui).<br />
Non si rende conto che il suo perfezionismo per un verso (che gli consente di ottenere fuori busta gratificazioni economiche di cui gli altri vengono a sapere qualcosa) e il suo formalismo per un altro, per cui egli non concede alcuna confidenza ai colleghi, attiva in essi (o almeno in alcuni) delle reazioni emotive negative di invidia, antipatia e avversione.<br />
Dato che una circostanza interattiva del genere non rientra nell&#8217;ambito delle aspettative di M., che ritiene che un comportamento inappuntabile come il suo non possa suscitare negli altri che un moto di stima e di simpatia, il registrare emozioni negative ha un effetto interiormente sconvolgente.<br />
Scoprendo repentinamente la gratuita, incomprensibile e irrazionale cattiveria del mondo, e non potendo dare ad essa senso, M. imbocca la via del delirio di riferimento, cominciando ad avvertire un&#8217;ostilità diffusa anche fuori dell&#8217;ambiente di lavoro. Il delirio poi, nel corso del tempo, assume una configurazione persecutoria, poiché, oltre che avversato, M. giunge a sentirsi oscuramente minacciato.</p>
<p>È evidente che l&#8217;esperienza di M. si presta ad un&#8217;interpretazione di tipo cognitivista: in ultima analisi, il delirio di riferimento si avvia sulla base di un&#8217;interpretazione errata della situazione che si realizza nell&#8217;ambiente lavorativo. In realtà, l&#8217;approccio cognitivista, anche in un caso del genere, è superficiale. La proiezione sul mondo intero del giudizio negativo e dell&#8217;avversione dipendono da un fattore emozionale. Quando M. recepisce l&#8217;avversione dei colleghi, non ritenendola giustificata (a ragione) né comprensibile (a torto), egli, che ha un senso di giustizia rigoroso, nel suo intimo si arrabbia a morte, ed è la rabbia, attraverso il consueto meccanismo di colpevolizzazione, ad avviare il circolo vizioso per cui più si arrabbia, più si sente avversato, ecc.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.legaintroversi.it/2008/01/29/introversione-e-interazione-sociale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

