Timido, docile, ardente… Manuale per capire ed accettare valori e limiti dell’introversione (propria o altrui)
Luigi Anepeta – Franco Angeli 2005, 2007
Presentazione del saggio
Secondo il senso comune l’introverso è chiuso, riservato, poco socievole, freddo, mentre l’estroverso è aperto, espansivo, comunicativo, affabile.
Così l’introverso, fin da bambino, viene “giudicato” negativamente. Gli adulti cercano di aiutarlo ad aprirsi, a sciogliersi, con strategie più o meno fallimentari. I coetanei lo guardano per lo più con timore e antipatia.
Sembrerebbe paradossale, ma, pur avendo un corredo emozionale molto ricco e un’intelligenza vivace, i soggetti che, per sorte, ricevono il “dono” dell’introversione, manifestano difficoltà più o meno rilevanti di adattamento sociale e, con una frequenza inquietante, disturbi di varia natura.
Delineando le caratteristiche dell’introversione, così come si esprimono nel corso delle fasi evolutive e analizzandone i valori e i limiti, l’autore giunge alla conclusione che il disagio degli introversi è dovuto meno alla loro vulnerabilità costituzionale che all’impatto con un mondo sociale che non offre loro adeguate opportunità di sviluppo e li induce a percepire la propria diversità in termini negativi. Il modello normativo dominante, fatto su misura degli estroversi, che governa l’educazione e la vita di relazione, si può dunque ritenere lesivo dei diritti di una minoranza che veicola ed è testimone del “sogno” di un mondo più umano.
Il libro si rivolge ai genitori e agli insegnanti al fine di aiutarli a capire ciò che accade nella soggettività dei bambini e dei ragazzi introversi. Agli introversi adulti esso offre strumenti per valutare in termini più realistici la loro condizione al fine di coltivare i valori e di accettare i limiti ad essa intrinseci.
L’autore
Luigi Anepeta, psichiatra critico, impegnato da molti anni a costruire un modello psicopatologico interdisciplinare che comprenda e spieghi i nessi reciproci tra soggettività e storia sociale, dopo aver partecipato alla stagione antistituzionale si è dedicato alla psicoterapia, alla formazione di operatori e alla ricerca. Ha pubblicato La politica del Super-io (Armando, 1992), Il mondo stregato (Armando 1995), Abracadabra (Edizioni Libreria Croce, 2000), Miseria della neopsichiatria. Sul delirio e sulla predisposizione schizofrenica (Angeli, 2001), Star male di testa (Edizioni Libreria Croce, 2002), Abbecedario di scienze umane e sociali. (Parte di) quello che sarebbe bene conoscere per non vivere (troppo) tranquilli (Franco Angeli, 2007).
Nel 2006 ha fondato la LIDI – Lega Italiana per i Diritti degli Introversi (legaintroversi.it), di cui è Presidente, il cui intento è di intervenire nelle fasi evolutive dello sviluppo al fine di scongiurare il pericolo di un disagio psichico.
Attraverso un sito web (nilalienum.it) persegue l’obiettivo di delineare i fondamenti di un sapere panantropologico.
È stata pubblicata la seconda edizione del saggio Timido, docile, ardente… Manuale per capire ed accettare valori e limiti dell’introversione (propria o altrui), Franco Angeli 2005, 2007. Il libro può essere acquistato in qualunque libreria oppure online sul sito della casa editrice.


Sono ormai un prossimo ottuagenario e ritengo, nonostante l’esperianza di una vita, di essere tendenzialmente un timido.
Nonostante ciò ho sempre affrontato a cuor sereno la vita con le sue difficoltà, senza inibizioni nei confronti dei compagni, dei colleghi e dei superiori.
Anche in età matura ho sempre guardato con una certa simpatia i timidi o quantomeno i riservati. Dirò che quand’ero giovane, mi attraevano di più i ragazzi e le ragazzine e poi le signorine timide e riservate che non le sfrontate; evitavo o mal sopportavo i compagni ed i colleghi troppo sicuri di sè e carrieristi.
Quando poi divenni un piccolo dirigente, provavo particolare simpatia per quei giovani e giovane riservate poco propensi a farsi avanti, anzi li cercavo io e davo loro incarichi, che a mio giudizio, li aiutavano a superare la loro tendenza a stare in disparte.
Oggi ho quattro nipoti e trovo che anche loro, pur non essendo patologicamente timidi, sono tendenzialmente riservati, stanno a debita distanza dai compagni troppo fracassoni o troppo spiritosi come lo furono i loro genitori
Evidentamente è un problema di DNA.
Gradirei qualche consiglio su libri (non professionali) che potessero indirizzarmi su questi problemi che ritengo interessanti ed indicativi sul comportamento di un nonno verso i propri nipoti.
Preciso che uno dei miei nipoti è già in osservazione da una psicologa, perché non vuole più freguentare l’oratorio dove trova ragazzi, poco più grandi, che non lo lasciano giocare con loro.
Ringrazio per la cortese attenzione e porgo distinti saluti.
Scrivi il tuo commento…@ cirio stefano:
Gentile signor Cirio, se nella vita se l’e cavata facendo onore alla categoria degli introversi e rimanendo fedele a se stesso, e se i suoi figli hanno avuto vantaggio dal suo esempio, non penso che abbia bisogno di ulteriori nozioni “tecniche” per aiutare i suoi nipoti. Certo, la situazione sociale è profondamente cambiata nel corso degli ultimi venti anni, e il pericolo che bambini e adolescenti introversi siano indotti a rifiutare il loro modo di essere e a tentare di estrovertirsi è maggiore. Il suo esempio può essere fondamentale a riguardo. Quando diventano preadolescenti, parli loro della sua storia, delle sue vicissitudini e faccia capire loro che si può rimanere fedeli al proprio destino genetico ricavandone vantaggio.
Il massimo pericolo che corrono oggi gli introversi in fase evolutiva è di percepire la loro diversità in termini negativi. Aiutarli a capire che l’introversione è un modo di essere che ha un grande valore nel nostro mondo, nonostante essa comporti in fase evolutiva qualche prezzo da pagare, è essenziale. penso che lei e i suoi figli siate in grado di farlo.
Per quanto concerne le letture, Timido, docile e ardente rimane un testo di base perché esso tiene conto di gran parte della letteratura a riguardo e, ponendo in gioco i fattori ambientali e sociologici, cerca di rimediare alle sue carenze.
Se dovessi consigliarle altri testi, non saprei cosa dire. La letteratura corrente è mediocre e inficiata da un angusto psicologismo. Bisognerebbe attingere al passato. Potrebbe leggere, per esempio, di E. Erickson Infanzia e Società e di Fromm Psicoanalisi della società contemporanea. Sono testi che hanno più di cinquanta anni, ma reggono alla prova del tempo. La letteratura contemporanea psicologica è effimera e, nel complesso, poco significativa.
Luigi Anepeta