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Benché scritta in una forma del tutto scarna, tipica della mentalità di uno scienziato, l’autobiografia di Darwin merita interesse per molteplici aspetti.
Un primo aspetto è di ordine psicologico, e concerne la psicologia individuale di Darwin non meno che le trasformazioni che essa subisce in conseguenza della dedizione all’attività scientifica.
Figlio di una famiglia di antiche tradizioni intellettuali, C. Darwin ha una carriera scolastica nel complesso mediocre, che non lascia minimamente presagire il suo futuro. Precocemente interessato all’osservazione della natura, incline precocemente a fare lunghe passeggiate solitarie o a dedicarsi alla pesca, egli non ha alcun interesse per gli studi classici. Il suo curriculum è dunque senza infamia e senza lode:
Quando lasciai la scuola non ero né troppo avanti né troppo indietro per la mia età; credo che mio padre e i miei maestri mi giudicassero un ragazzo mediocre, un po’ al di sotto del livello intellettuale medio. Mio padre mi disse una volta, con mia profonda mortificazione: “Non fai altro che andare a caccia, occuparti di cani, e catturare i topi, e sarai perciò una disgrazia per te stesso e per tutta la famiglia.
p. 10
Non è un ragazzo apatico. Il problema piuttosto è che il senso del dovere non mobilita in lui una risposta se non suscita un vivo interesse:
le sole qualità che facevano sperare bene per il futuro erano gli interessi spiccati e diversi, l’ardore con cui mi applicavo a ciò che mi interessava e il vivo piacere che mi dava la comprensione di argomenti o fatti complessi.
p. 24
Le cose non migliorano affatto con l’iscrizione alla facoltà di medicina dell’Università di Edimburgo. Darwin definisce le lezioni “insopportabilmente scialbe” (p. 28), coltiva molti interessi ma si dedica poco allo studio accademico, spende le vacanze estive a divertirsi, non ha alcuna intenzione di dedicarsi alla pratica medica. Le cose non migliorano neppure quando, su consiglio del padre, preoccupato che egli possa divenire un ozioso, si trasferisce a Cambridge con l’intento di diventare un pastore evangelico. Sono tre anni sprecati miserevolmente. Alcune lezioni di geologia e di botanica suscitano il suo interesse, ma il complesso dell’insegnamento lo nausea.
È dunque l’assenza di un progetto chiaro di vita che lo porta, secondo una tradizione propria dell’epoca, a prendere la via del mare. Durato cinque anni, l’esperienza è decisiva:
il viaggio sul Beagle è stato di gran lunga l’avvenimento più importante della mia vita e quello che ha determinato tutta la mia carriera.
p. 58
Nel corso del viaggio, infatti, l’amore per la scienza prende gradualmente il sopravvento su qualunque altro interesse e diviene una vocazione e la personalità si trasforma:
Inconsciamente e insensibilmente scoprii che il piacere di osservare e di ragionare era di gran lunga superiore a quello della caccia e dello sport. Gli istinti primitivi del barbaro cedettero lentamente il campo ai gusti educati dell’uomo civile.
p. 60
Questa trasformazione, che potrebbe essere interpretata semplicemente come scoperta di un’attitudine prima espressa in forma dispersiva e oppositiva rispetto alle richieste ambientali, si traduce in una vita ritirata, completamente assorbita dalla riflessione scientifica, dalla elaborazione dei dati e dalla costruzione della teoria evoluzionistica.
L’isolamento non è completo. Darwin si sposa, ha dei figli, alcuni amici prestigiosi. Il vissuto è più significativo a livello interiore:
Quando ero giovane e in buona salute ero capace di affetti molto intensi, ma negli ultimi anni, pur conservando sentimenti assai amichevoli verso molte persone, ho perduto la capacità di attaccarmi profondamente a chiunque… Credo che questa dolorosa attenuazione del sentimento si sia verificata gradualmente in me, e che sia stata provocata dal timore del grande abbattimento morale derivante da stanchezza, ch’io ritenevo inevitabilmente associato a visite e conversazioni che durassero più di un’ora.
pp. 96-97
A questo affievolimento degli affetti si associa anche una netta diminuzione della sensibilità estetica, che impedisce a Darwin di godere della pittura, della musica e della letteratura classica. Egli denuncia tale stato di cose attribuendolo a caratteristiche proprie della sua organizzazione mentale, ma è sufficientemente onesto per giungere ad una limpida conclusione:
La mia mente sembra diventata una specie di macchina per estrarre delle leggi generali da una vasta raccolta di fatti.
p. 121
Vissuti molto simili a questi sono stati espressi da Einstein. In questi però essi sono ritenuti una conseguenza naturale del piacere che si ricava dalla ricerca scientifica. Darwin, invece, li vive con un vago senso di colpa, che spiega, forse, gli infiniti disturbi nevrotici che lo hanno tormentato negli ultimi trent’anni di vita.
La scienza richiede un prezzo da pagare. L’attrazione che un uomo avverte penetrando nel territorio del pensiero e perseguendo l’obiettivo di penetrare il mistero dell’esistenza nei suoi diversi aspetti ha un’inesorabile ricaduta sui legami affettivi che egli intrattiene con il mondo reale. Rendendo onore ai grandi esploratori della verità, l’umanità dovrebbe tener conto anche di questo prezzo che essi pagano.

