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Workshop sulle emozioni
30 agosto – 1 settembre 2007, Caprarola (VT)
Relazione di Angela Pardo

L’essere umano ha la tendenza, del tutto inconscia, a creare nel corso della sua vita situazioni difficili, complicate, contorte, che portano inevitabilmente sofferenza, dolore e frustrazione; la mancanza di appagamento sarà una logica conseguenza.
Il paradosso è che tali situazioni vengono riconosciute e vissute dall’individuo come qualcosa di normale e dunque di inevitabile; egli sarà “costretto” a trovare un sistema che renda tali situazioni più sopportabili per viverle al meglio e, senza che se ne rende conto, creerà un filo sottilissimo che lega il piacere alla sofferenza.

Per natura invece, nei primi anni di vita, il bambino è attratto da persone e situazioni che gli procurano felicità, allegria e gioia, evitando in maniera del tutto automatica tutto ciò che sente di negativo; ama la semplicità e la spontaneità perché è egli stesso semplice, puro, spontaneo.
Accade però che le esperienze, i condizionamenti vissuti sin dall’infanzia possano modificare questo “sentire”, facendo dimenticare col tempo questo “diritto ad essere felici“.
Per un adulto sarebbe importante entrare in contatto con le proprie ferite e i propri dolori infantili;egli dovr‡ comprendere che nel momento in cui ci si sente feriti si mette in moto un processo specifico: il principio del piacere viene messo al servizio del dolore.

Le emozioni provocate dalle ferite vengono associate al piacere. Questo legame tra dolore e piacere crea tutte le difficoltà che si incontrano nella vita.

ESEMPIO

Nel caso di un bambino che si sente rifiutato dalla madre, può succedere che il piacere viene associato all’essere rifiutato o anche solo alla paura di esserlo; oppure il piacere viene associato a sentimenti sadici verso la madre: un bimbo potrebbe desiderare di ammalarsi per vedere la madre distrutta dal dolore, oppure sogna la propria morte immaginando la disperazione dei genitori al funerale.
Il bambino, dopo aver subito dei torti, sogna il piacere della vendetta, fantasticando con la mente situazioni che danno quel tipo di piacere; in questa maniera la potenza dell’immaginazione aiuta a superare momenti di dolore molto difficili.
Il bambino usa il piacere per rendere più sopportabile la situazione negativa e quindi dolorosa, che è costretto a vivere. Egli lo fa inconsciamente, involontariamente e automaticamente.

Questo meccanismo verrà riprodotto nella vita futura, creando sempre situazioni dove l’individuo “desiderer‡à” rivivere il rifiuto, in virtù di quel collegamento tra piacere e sofferenza che rendeva più tollerabile una situazione altrimenti insostenibile.
Un esempio classico è quando una persona si sente troppo sicura di essere amata e accettata da qualcuno, perde automaticamente ogni interesse nel rapporto; in molti casi la scintilla, l’interesse esistono solo dove c’è una situazione precaria e infelice.
Per affrontare questo legame tra distruttività e piacere è necessario innanzitutto esserne consapevoli; avere il coraggio di vedere le vere cause della mancanza di appagamento, scoprire le diverse combinazioni tra forze positive e forze negative.

Sarebbe importante cercare di scoprire in che modo ci siamo resi insensibili; trovare le aree dove reprimiamo il dolore che ci portiamo dentro; diventare consapevoli del modo in cui interagiamo con gli altri; notare la nostra tendenza a sovrapporre ad uno spontaneo e sincero moto di simpatia, un costruito atteggiamento di freddezza e distanza.
Se impariamo ad ascoltarci avremo la possibilità di entrare in contatto con noi stessi; all’inizio potrà sembrare difficile in quanto ci sono parti di noi che non vorremmo vedere perché non ci piacciono o ci spaventano, ma se saremo onesti fino in fondo e, con umiltà e assenza di giudizio portiamo a galla anche quello che ci sembra più orribile e spaventevole, impareremo ad accogliere tutto di noi perché riconosceremo la nostra condizione di esseri umani non infallibili e quindi imperfetti.
Accettando tutte le nostre parti avremo la possibilità di cominciare un cammino di trasformazione che porterà cambiamento nella nostra vita.

Se veramente lo desideriamo, troveremo la bellezza, la pace, la dinamica vitalità e la sicurezza interiore, che provengono dall’auto-realizzazione.
Saremo finalmente padroni della nostra vita, liberi di scegliere di star bene,di essere gioiosi e di godere delle bellezze che la vita ci offre continuamente. Non avremo così più alcun dubbio riguardo la fatto che l’uomo è nato per essere felice.

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