Far emergere le emozioni immature
Perché questo avvenga è indispensabile che le emozioni immature vengano espresse. Solo quando diamo loro il permesso esprimersi, allo scopo di comprenderne il significato, esse possono trasformarsi e maturare. Questo non avviene manipolando reprimendo ciò che è ancora emotivamente vivo, ma attraverso un processo organico di crescita, grazie al quale spontaneamente le emozioni cambiano scopo, direzione e natura. Ma ciò è possibile solo quando permettiamo loro di essere ciò che sono al momento.
Quando da bambini ci sentivamo feriti, reagivamo, talvolta violentemente, con la rabbia, il risentimento e l’odio. Se adesso ci rifiutiamo di sentire coscientemente queste emozioni, impediamo loro di crescere, le facciamo rimanere allo stato immaturo, e ci ritroviamo costretti a reprimerle sempre più; le seppelliamo ed inganniamo noi stessi, pretendendo di non sentire ciò che di fatto ancora sentiamo. Dal momento che la nostra capacità di sentire diminuisce, non ci rendiamo più conto di quello che avviene dentro di noi, diventiamo sempre più arridi, e, per compensare questo vuoto, generiamo delle emozioni artificiali, che non sentiamo veramente.
Tutti noi operiamo, in misura maggiore o minore, con delle emozioni che non sono genuinamente nostre, e che ci servono solo a coprire ciò che più profondamente avviene dentro di noi. Solo nei periodi di crisi estrema le vere emozioni vengono alla superficie. Allora crediamo sia stata la crisi a generarle. Preferiamo ignorare il fatto che essa ci ha solo reso impossibile continuare ad ingannare noi stessi, e che si limita a far emergere ciò che era sepolto dentro di noi.
Nascondere dentro di noi stessi le emozioni primitive e distruttive, invece di farle crescere e di trasformarle, e fingere di essere più maturi ed integrati di quello che in realtà siamo, è non solo disonesto e ipocrita, ma anche causa di sempre maggior isolamento, infelicità e alienazione; questa pseudosoluzione, inoltre, vi spinge ad additare comportamenti inutili e distruttivi, dai quali viene ulteriormente confermata.
Da bambini le emozioni immature erano causa di punizione; la loro espressione ci procurava dolore e produceva risultati negativi, come la perdita dell’amore e dell’affetto dei nostri genitori.
Questo era un motivo più che sufficiente per non esprimere ciò che veramente sentivamo.
Percependo queste emozioni come pericolose, abbiamo proceduto ad eliminarle dalla nostra coscienza. Abbiamo preso questa decisione sia perché volevamo evitare di essere feriti, sia perché esprimere ciò che sentivamo comportava risultati indesiderabili.
Potremo pensare che, dal momento che tutto questo è vero, questa procedura è valida e necessaria, infatti, se agiamo le nostre emozioni negative, il mondo in una forma o nell’altra ci punisce.
Le emozioni immature sono di fatto distruttive e comportano reali svantaggi. Ma il nostro errore risiede nell’idea conscia, od inconscia, che l’essere consapevoli di quello che sentiamo ed agirlo siano la stessa cosa. Non sappiamo discriminare tra le due cose, cioè, fra l’esprimere ciò che sentiamo con spirito costruttivo, il parlarne al momento giusto e con le persone giuste, sempre con spirito costruttivo, ed il farlo con spirito distruttivo, senza alcun controllo, senza la consapevolezza che una tale espressione è indispensabile per conoscere meglio noi stessi.
Se esprimiamo le nostre emozioni negative solo per mancanza di disciplina e senza uno scopo, ciò è di fatto veramente distruttivo.
Dobbiamo distinguere tra scopi distruttivi e scopi costruttivi, comprendere le nostre vere motivazioni, e poi trovare il coraggio e l’umiltà di essere consapevoli di ciò che veramente sentiamo, e di esprimerlo quando veramente opportuno. Se facciamo questo, vedremo la grande differenza che vi è tra l’esprimere le emozioni immature e distruttive, solo per trovare un temporaneo sollievo alle nostre tensioni, ed il farlo con il preciso scopo di prendere coscienza di ciò che veramente sentiamo.
Le emozioni represse, non integrate nella nostra psiche di adulti, vengono costantemente riattivate da tutte le situazioni, che, in qualche modo, ci ricordano quelle originali. Tali stimoli riattivatori possono non provenire dall’ambiente esterno: un vago clima emotivo o delle associazioni inconsce, possono essere sufficienti a far emergere quelle emozioni che con tanta fatica cerchiamo di tenere represse. Ma nella misura in cui impariamo ad essere consapevoli di ciò che veramente avviene in noi, potremo anche accorgerci di tali stimoli riattivatori.
Ciò può aiutarci a renderci conto che spesso quello che veramente sentiamo è esattamente l’opposto di quello che ci forziamo a sentire.

