Seminario-laboratorio sul tema “L’immagine interiore negativa”
17 novembre 2007, Caprarola (VT)
Relazione di dott. Luigi Anepeta
1. Il codice adultomorfo
Alle sue origini, che coincidono con l’avvento della borghesia, il codice adultomorfo si contrappone a due modelli negativi: quello delle masse popolari, e soprattutto dei poveri, fondato su un’incoercibile tendenza all’ozio e all’abbandono agli appetiti “bestiali”, e quello nobiliare, parassitario e frivolo. Entrambi questi modelli sono colti come esempi d’imprevidenza e di dipendenza – passiva l’una, tirannica l’altra – : espressioni, dunque, di debolezza di carattere dovuta a lassismo morale.
In contrapposizione ad essi, il modello adultomorfo propugna la forza di carattere come attributo proprio dell’uomo nuovo. Per quanto questa possa far capo ad una predisposizione individuale, essa va promossa e forgiata attraverso un’educazione rigorosa, mirante ad espungere dalla natura umana i germi maligni che essa alligna. Tale educazione deve inculcare nel soggetto la fiducia nelle sue capacità individuali, l’accettazione della competizione e della lotta come legge dell’esistenza, l’etica del lavoro e, come obiettivi ultimi, l’indipendenza e l’autosufficienza.
Proposto originariamente come modello di normalità e di maturità valido universalmente, il codice adultomorfo è venuto ad urtare rapidamente contro un problema inerente la struttura sociale: l’impossibilità di concedere a tutti le stesse opportunità di sviluppo, e la necessità fisiologica di mantenere una quota della popolazione in uno stato di indigenza. L’ostacolo è stato utilizzato paradossalmente: anziché emarginati dal sistema, i poveri sono divenuti i rappresentanti di una categoria – quella degli esseri deboli e privi di tensione morale – che, per demeriti personali, nonché elevarsi, tende a scivolare verso il basso. Ciò ha permesso di significare quella categoria come un fantasma fobico, atto ad alimentare una dinamica sociale di fuga verso l’alto.
Un’ulteriore estensione della categoria è più recente, e si deve, in larga misura, alla scoperta psicoanalitica del bambino come rappresentante ottimale di essa, in quanto radicalmente bisognoso e dipendente dagli altri. Questa scoperta ha provocato un ulteriore rafforzamento del codice adultomorfo, che è giunto a configurare, in ogni vicenda individuale, una soluzione di continuità tra esperienza infantile ed esperienza adulta: soluzione critica che fa coincidere la morte del bambino con la nascita dell’adulto come essere forte, autonomo, autosufficiente, capace di affrontare il mondo e di lottare per affermare la sua potenza.
La contestazione fascista del modello adultomorfo borghese, giudicato mediocre, egoisticamente dedito all’interesse privato e scarsamente incline a correre dei rischi, è stata integrata al modello stesso, con l’effetto di togliere ad esso ogni residua valenza morale.
Dagli anni ’70 in poi, il codice adultomorfo è giunto a definirsi nei termini di una cieca volontà di affermazione contro tutto e contro tutti. Ma la realizzazione di questa volontà impone di nascondere e di negare ogni bisogno che possa essere vissuto e interpretato come debolezza.
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- Workshop sul tema "L'immagine interiore negativa"
- Sull'immagine interna e i codici culturali
- Appendice alla relazione "Sull'immagine interna e i codici culturali"

