LIDI - Introduzione al ciclo di letture "I grandi demistificatori: Darwin, Marx, Nietzsche e Freud"

Introduzione al ciclo di letture “I grandi demistificatori: Darwin, Marx, Nietzsche e Freud”

4.

C’è un singolare paradosso che salta agli occhi se inquadriamo le opere dei Grandi Demistificatori nella cornice del loro tempo.

Il liberismo si afferma sulla base del presupposto per cui l’individuo libero e indipendente, dotato di diritti inviolabili, è la cellula della società la quale si edifica sulla base di un contratto che lega i soggetti tra loro e li vincola ad un quadro comune di regole condivise.

Darwin, che pure aderisce al liberismo, nega questo presupposto, identificando nell’istinto sociale, ereditato dagli animali superiori, l’aspetto più specifico della natura umana e, addirittura, la matrice della consapevolezza e della cultura.

Marx ironizza su quel presupposto, ritenendolo una robinsonata, e sostiene la radicale socialità dell’uomo, che nasce dallo scambio con l’Altro e, in conseguenza di questo, fa dell’uomo un fine e non un mezzo.

Nietzsche identifica nella socialità il pericolo dell’omologazione culturale, e rivendica la necessità che l’individuo dia spazio alla sua vocazione ad essere entrando in conflitto con la tradizione culturale del gruppo di appartenenza.

Freud, infine, nega che la natura umana contenga un qualunque bisogno sociale e vede nell’animalità dell’uomo una minaccia che solo la cultura può piegare alle leggi della convivenza civile.

In questa parabola che parte dalla radicale socialità dell’uomo (Darwin e Marx), la identifica con Nietzsche come una minaccia per l’individuazione e giunge con Freud alla sua negazione è difficile non intravedere il riflesso di una congiuntura storica che rende problematica la definizione della natura umana, dell’Io, dell’Altro e della relazione tra io e Altro.

Questa definizione, ancora oggi, è il problema.

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