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Conferenza tenuta a Roma il 23 maggio 2009

Si ingurgita a gran sorsi la menzogna che ci lusinga,
mentre si beve goccia a goccia una verità per noi amara.
(Diderot, Il nipote di Rameau)

Premessa

Come molti sanno, ho avviato un ciclo di letture su autori che ho definito come i Grandi Demistificatori: Darwin, Marx, Nietzsche e Freud. Non penso che sia riduttivo identificare come comune denominatore delle loro opere, peraltro profondamente diverse, la demistificazione, vale a dire l’intento di liberare la coscienza umana dai miti, dalle illusioni e dagli inganni in cui essa è avvolta e si avvolge.

Vedi altre presentazioni della LIDI.

Darwin libera l’uomo dall’antropocentrismo, vale a dire dalla presunzione che egli ha di essere al centro dell’Universo e di avere un’importanza del tutto particolare, che si perpetua in ogni soggetto sotto forma di narcisismo.

Marx lo riconduce alla consapevolezza che lo stato di cose esistente nel mondo, che egli vive come naturale in conseguenza del suo aderire all’ideologia del tempo, è in realtà un prodotto della storia, dell’attività degli esseri umani che lo hanno preceduto, quindi modificabile.

Nietzsche sottolinea che l’appartenenza sociale rende l’uomo inesorabilmente un animale gregario, che tende ad omologarsi al senso comune, ad uniformare i suoi comportamenti ai codici normativi del gruppo, e a rinunciare a perseguire l’obiettivo dell’individuazione.

Freud, infine, scopre che ogni soggetto utilizza senza rendersene conto una serie di meccanismi difensivi che mettono la coscienza al riparo da verità inquietanti, spiacevoli o socialmente disdicevoli, ma il cui prezzo è la falsificazione dell’immagine di sé.

L’antropocentrismo, la naturalizzazione della realtà storica, l’omologazione indotta dall’appartenenza sociale, l’adozione costante da parte dell’Io di meccanismi difensivi sono aspetti diversi ma concorrenti di un processo di mistificazione per cui l’uomo vive normalmente sul registro di un ingenuo realismo che lo mette al riparo dal chiedersi perché il mondo è fatto in un certo modo e non in un altro (possibile e migliore), dal prendere posizione in rapporto al senso comune e ai codici normativi e dall’interrogarsi, infine, sulla sua reale e contraddittoria realtà interiore.

I Grandi Demistificatori ci tolgono certezze, ma ci abituano a convivere e a coltivare il dubbio. Possono aiutarci dunque a mantenere una tensione critica che è un antidoto contro la tendenza della coscienza umana alla mistificazione.

Mi auguro che tutti i soci della LIDI vogliano approfondire queste tematiche consultando le letture darwiniane, marxiane, nietzschiane e freudiane via via che saranno pubblicate sul sito.

Esse fanno capo ad una riflessione personale sui processi soggettivi e culturali di mistificazione che va avanti ormai da più di trent’anni, intrecciandosi indissolubilmente con la mia esperienza umana e intellettuale.

L’Abbecedario di scienze umane e sociali, nuova edizione di Abracadabra, è una sintesi di tale riflessione. Nella premessa si legge:

Capire e cambiare, anche solo di una virgola, qualcosa della propria personalità richiede un duro lavoro. Bisogna, infatti, fare i conti con le trappole intrinseche al singolare congegno impiantato nella scatola cranica, con quelle, ancora più insidiose, che la cultura ha prodotto e produce per ridurre l’impegno personale di capire qualcosa della giostra della vita, e, infine, con la cronica tendenza dell’Io cosciente alla mistificazione, vale a dire a fare carte false pur di non vedere come stanno le cose (fuori e dentro di sé). Fare questi conti implica, però, sapere che queste trappole esistono e, almeno approssimativamente, come funzionano.

Le “trappole” sono, dunque, tre: la struttura stessa del cervello – macchina complessa prodotta dall’evoluzione, che la natura ci ha concesso in uso senza il libretto di istruzioni -; la determinazione storica della coscienza individuale, sulla quale grava il peso dell’uso fatto da tutte le generazioni che l’hanno preceduta; le esigenze dell’Io di un’immagine unitaria, coesa e socialmente “normale”, che lo portano spesso inconsapevolmente a “rimuovere” o a “razionalizzare” le contraddizioni che vive ed esprime quotidianamente.

Questa conferenza segue le tracce del saggio, che in assoluto è il libro a me più caro, cercando di integrarle in un discorso – mi auguro – comprensibile e stimolante.

Dall’analisi dovrebbe riuscire chiaro, per un verso, che uno stato di coscienza del tutto affrancato dalla mistificazione è un’illusione, e, per un altro, che ciascuno di noi, nel suo piccolo, sforzandosi, può raggiungere un maggior grado di consapevolezza oggettiva (sullo stato di cose nel mondo) e soggettiva (su se stesso).

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Conferenza "Mistificazione: trucchi, trappole e trabocchetti della mente" leggi tutta la serie di articoli pubblicati su questo argomento

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