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Che cos’è l’introversione. Dal pregiudizio alla conoscenza
Incontro di presentazione della LIDI del 21.10.2009
Roma, Biblioteca Comunale “Casa del Parco-Casale del Giannotto”
Intervento della dott.ssa Alessandra Bonessi

Il gruppo di monitoraggio per scuola della LIDI ha il compito di mantenere i contatti con le scuole e di avviare in esse, laddove possibile, progetti di intervento mirato per le scuole dell’infanzia e primarie, le scuole medie inferiori e superiori al fine di sensibilizzare alla tematica dell’introversione così come oggi è qui trattata e sormontare il pregiudizio che grava su di essa.

Mi riferisco a quello che ha appena condiviso il dott. Anépeta, sulla possibilità di realizzare, se pure in parte, il “sogno” di potere coinvolgere la collettività nel tutelare se stessa dal rischio di smarrire quella parte di sé che è un patrimonio di potenzialità (quelle della parte introversa di ognuno di noi); potenzialità che se non espresse pienamente non potrebbero sostenere l’umanità ad uscire da quella “preistoria” caratterizzata dall’ignoranza, dall’irrazionale, a volte dal disumano.

In riferimento al titolo dell’intervento, La LIDI nelle scuole: contro la cultura dell’impossibilità, mi riferisco ad un modello negativo piuttosto comune ai nostri giorni, che si può riassumere nel “così va il mondo” affermando quindi la cultura dell’impossibilità, rendendoci impotenti nel credere di potere fare qualcosa e quindi paralizzando sul nascere qualsiasi iniziativa personale. Se veniamo catturati da questo modello, anche la comprensione delle cause che hanno portato a determinati effetti nella nostra società viene meno, in quanto non ci sforzeremo più di comprenderla e ci accontenteremo di una lettura superficiale degli eventi, che potremo solo, passivamente, subire.

Per quanto riguarda i giovani, essi sono vittima di altri modelli dominanti, di stampo adultomorfo, come, ad esempio, l’efficientismo inteso come essere continuamente indaffarati senza però uno scopo chiaro e significativo che orienti il nostro fare quotidiano; la superiorità di una ragione fredda rispetto all’emozione che viene vissuta come un ostacolo da rimuovere anestetizzandosi; il sapere apparire che vale più dell’essere; l’intraprendenza ridotta al saper vendere o al sapersi vendere; la realizzazione meramente individualistica di se stessi a volte tenendo poco conto dei bisogni e dei sentimenti degli altri; il tutto in una forma di comunicazione vuota in cui il numero di contatti che ho risulta più importante della qualità e dell’autenticità delle mie relazioni.

Questi tipi di modelli, che non vanno bene neanche per gli estroversi perché li disumanizzano e li allontanano sempre più da un contatto con il loro mondo interno estrovertendoli sempre di più, per gli introversi diventano addirittura patogeni, non riuscendo essi ad adattarsi se non pagando prezzi elevatissimi in termini di disagio esistenziale se non psicologico. Infatti molti introversi si chiudono rispetto al mondo esterno più del necessario per salvaguardare la propria identità, introvertendosi, e covando verso i cosiddetti “normali” rabbie di ogni genere, rabbie che derivano anche dal senso di giustizia sempre fortemente, a volte drammaticamente, rappresentato nel corredo emozionale introverso.

Secondo la visione da noi adottata, alla base dello sviluppo dell’essere umano si colloca la dialettica tra due bisogni fondamentali che sono organizzatori dell’identità: il bisogno di appartenenza/integrazione sociale e il bisogno di individuazione personale.

Il primo, il bisogno di appartenenza-integrazione sociale, è la necessità che abbiamo di sentirci parte di quella che si può definire la “tribù di appartenenza”: famiglia, contesto, società, della quale, poiché voglio sentirmene parte, condivido regole, idee, mentalità, valori, codici culturali e comportamentali.
Questo bisogno ci rende influenzabili all’ambiente, e ci porta ad acquisire, come abbiamo detto, i moduli comportamentali del gruppo di cui si è membri privilegiando la volontà altrui, la forza dell’insieme piuttosto che quella del singolo e quindi la coesione sociale; sentendoci spinti a compiere quello che riteniamo sia il nostro dovere, in particolare i doveri sociali, di ruolo: diventare una buona madre, un buon padre, figlio, lavoratore, cittadino, studente eccetera…

Il bisogno di individuazione personale invece promuove la differenziazione individuale, la vocazione ad essere personale, la coscienza critica, la volontà propria, i diritti individuali, la rivendicazione di libertà ribellandomi ai doveri sociali e di ruolo. Per individuarmi, infatti, devo in qualche misura oppormi entrando in conflitto con l’ambiente in cui vivo, mettendone in discussione, in maniera critica, mentalità, valori, codici culturali. La fase adolescenziale, come ben sappiamo, rappresenta la grande crisi oppositiva della vita, indispensabile tuttavia per lo sviluppo dell’adulto ben individuato che dovremmo diventare. Tali bisogni antitetici, perché l’individuo non sviluppi un malessere, dovrebbero coesistere in una relazione dinamica, che non ne annulli uno in favore di un altro: nessuno di noi è felice se deve fare solo quello che vogliono gli altri, né se per essere libero deve contrapporsi continuamente, in perenne conflitto con l’ambiente recidendo i propri legami. Sentirsi obbligati a dire sempre di sì o a dire sempre no è in fondo la stessa prigione.

Indispensabile è quindi una consapevolezza di come questi due bisogni siano diversamente connotati in ognuno di noi (per alcuni, ad esempio, il bisogno di opposizione-individuazione è connotato più fortemente che in altri o viceversa) e di come influenzino enormemente il nostro mondo emozionale e conseguentemente le decisioni e le azioni della nostra vita. Se l’individuo non riesce a costruirsi un Io consapevole capace di mediare tra queste due organizzatori dell’identità, si corre il rischio di alienarne uno dei due, diventando per chi aliena il bisogno di individuazione personale quello che definiamo un “bambino d’oro”, per chi aliena il bisogno di appartenenza sociale il bambino cosiddetto “oppositivo”.

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Incontro alla Biblioteca Comunale "Casa del Parco": leggi tutta la serie di articoli pubblicati su questo argomento

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