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	<title>LIDI - Lega Italiana per la tutela dei Diritti degli Introversi &#187; Introversione e filosofia</title>
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	<description>Conoscere, riconoscere, riabilitare l&#039;introversione e prevenire il disagio degli introversi</description>
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		<title>La personalità di Friedrich Nietzsche</title>
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		<pubDate>Fri, 25 May 2007 14:13:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Anepeta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Introversione e filosofia]]></category>
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		<description><![CDATA[Le citazioni sono tratte dalle Opere pubblicate nella Piccola Biblioteca Adelphi, Milano 1977.

È difficile arrivare a sapere chi io sia; aspettiamo un centinaio d&#8217;anni: forse verrà uno psicologo geniale, che porterà alla luce, coi suoi scavi, Friedrich Nietzsche. (Lettera a Heinrich von Stein)


Odio coloro che mi tolgono la solitudine senza farmi compagnia.


Conosco la mia sorte. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le citazioni sono tratte dalle Opere pubblicate nella Piccola Biblioteca Adelphi, Milano 1977.</p>
<blockquote>
<p>È difficile arrivare a sapere chi io sia; aspettiamo un centinaio d&#8217;anni: forse verrà uno psicologo geniale, che porterà alla luce, coi suoi scavi, Friedrich Nietzsche. (Lettera a Heinrich von Stein)</p>
</blockquote>
<blockquote>
<p>Odio coloro che mi tolgono la solitudine senza farmi compagnia.</p>
</blockquote>
<blockquote>
<p>Conosco la mia sorte. Un giorno sarà legato al mio nome il ricordo di qualcosa di enorme &#8211; una crisi quale mai si era vista sulla terra, la più profonda collisione di coscienze, una decisione evocata contro tutto ciò che finora è stato creduto, preteso, consacrato. Io non sono un uomo, sono dinamite.<br />
<cite>Ecce homo, p.127</cite></p>
</blockquote>
<blockquote>
<p>Quanto più uno psicologo &#8211; uno psicologo e un divinatore di anime costituzionalmente e inevitabilmente tale &#8211; si rivolge ai casi e agli uomini più fuori del comune, tanto maggiore diventa il suo pericolo di rimanere soffocato dalla pietà: costui ha bisogno di durezza e di giocondità, più di qualsiasi altro uomo. Il pervertimento, il crollo degli uomini superiori, delle anime d&#8217;indole più ignota, è infatti la regola: è terribile avere sempre sotto gli occhi una siffatta regola.<br />
<cite>Al di là del bene e del male, p. 191</cite></p>
</blockquote>
<p>L&#8217;enigma di <span class="highlight-blue-b">Nietzsche</span>, evocato dalla prima citazione, si dissolve in virtù delle altre tre. Se esiste, l&#8217;enigma riguarda il suo pensiero, che è una nebulosa, nella quale ciascuno, in rapporto agli strumenti di risoluzione di cui dispone, può focalizzare frammenti di verità infinitamente luminosi o, al contrario, buchi neri inquietanti (o repellenti). La personalità nietzschiana, invece, per quanto complessa, non è per nulla impenetrabile nel suo orientamento di base e nella sua struttura.</p>
<p>La seconda citazione, infatti, attesta inequivocabilmente che <strong>Nietzsche è un introverso di grado piuttosto elevato</strong>; la terza, nella quale risuona un versetto evangelico (&#8221;Non sono venuto a portare la pace, ma la spada&#8221;), specifica la prevalente componente oppositiva dell&#8217;introversione; la quarta, infine, esprime l&#8217;oscuro presagio di un destino catastrofico, che si è di fatto realizzato. Per capire la personalità di Nietzsche occorre solo mettere a fuoco la relazione dinamica tra questi diversi aspetti. È supefluo aggiungere che questa relazione non spiega il pensiero nietzschiano. Tutt&#8217;al più aiuta ad illuminarne le matrici psicologiche che, però, sono importanti per comprendere una drammatica parabola esistenziale.</p>
<p>Friedrich Wilhelm Nietzsche nasce nel 1844, primogenito di un pastore protestante e della figlia di un pastore (Franziska Oehler). Dopo avere messo al mondo altri due figli, il padre muore nel 1849. L&#8217;anno successivo muore anche il fratellino. La giovane vedova si trasferisce a Naumburg con la suocera e due cognate. Nietzsche vive in un ambiente pio, circondato da figure femminili. Nella biografia, la sorella, attraverso la testimonianza della madre, rievoca un bambino tranquillo, maturo, un po&#8217; chiuso, tendenzialmente scrupoloso e fedele ai precetti religiosi.</p>
<p>L&#8217;introversione di Nietzsche è comprovata inequivocabilmente dagli scritti autobiografici. A quattordici anni egli scrive:</p>
<blockquote>
<p>Alla mia giovane età avevo già sperimentato molto dolore e tanti affanni, e non ero vivace e sfrenato come sono di solito i ragazzi. I miei compagni solevano canzonarmi per questa mia gravità. Ma ciò non accade solo alla scuola elementare, no, anche in seguito, all&#8217;istituto e perfino al liceo. Fin da bambino io ricercavo la solitudine, e mi ritrovavo meglio là dove potevo abbandonarmi indisturbato a me stesso.<br />
<cite>La mia vita, p. 15</cite></p>
</blockquote>
<p>Al di là della perdita del padre, rievocata più volte come traumatica, c&#8217;è da chiedersi quali siano gli affanni cui fa riferimento Nietzsche. Non essendo noti eventi oggettivi, si può pensare che egli abbia avuto una percezione precoce della sua diversità e d&#8217;un&#8217;esperienza interiore già ricca di inquietudini e non facilmente condivisibile. Il rapporto con i coetanei non ha fatto altro, presumibilmente, che esasperare tale percezione. È difficile, in difetto di documenti, valutare l&#8217;impatto che può avere avuto nell&#8217;anima di Nietzsche il sentirsi preso in giro dai coetanei. Non si va lontano dal vero ipotizzando che il suo disprezzo per i &#8220;normali&#8221; riconosca in questa precoce e sofferta esperienza una delle sue matrici.</p>
<p>L&#8217;abbandono a se stesso cui fa riferimento Nietzsche concerne la natura, con la quale stabilisce un legame intimo destinato a durare per sempre, e soprattutto la religione. Educato ad un Cristianesimo rigoroso e puritano, l&#8217;adolescenza, come accade spesso agli introversi, schiude davanti a Nietzsche la prospettiva dell&#8217;infinito, che lo cattura fin quasi a livello mistico. A quindici anni, scrive:</p>
<blockquote>
<p>Io contemplo sempre in spirito l&#8217;infinito Tutto; quant&#8217;è mirabile e sublime la terra, quant&#8217;è grande, tanto che nessun uomo può conoscerla per intero; ma che cosa provo quando vedo le innumerevoli stelle e il sole, e chi mi garantisce che questa immensa volta celeste con tutte le sue costellazioni non sia che una piccola parte dell&#8217;universo, e dove ha fine quest&#8217;universo? E noi, uomini miserevoli, vogliamo comprendere il creatore, noi che non riusciamo neppure a concepire le sue opere!<br />
<cite>La mia vita, p. 56</cite></p>
</blockquote>
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		<title>La biografia interiore di Jean-Jacques Rousseau</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2007 17:41:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Anepeta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Introversione e filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[appartenenza/integrazione]]></category>
		<category><![CDATA[disprezzo]]></category>
		<category><![CDATA[introversione]]></category>
		<category><![CDATA[opposizione/individuazione]]></category>
		<category><![CDATA[psicobiografie]]></category>
		<category><![CDATA[Rousseau]]></category>
		<category><![CDATA[sensi di colpa]]></category>
		<category><![CDATA[senso di giustizia]]></category>

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		<description><![CDATA[Di pochi autori si può dire quello che De Ruggiero (Storia della filosofia occidentale, &#8220;L&#8217;età dell&#8217;illuminismo&#8221;, vol. secondo, Laterza, Bari 1946) ha scritto a proposito di Rousseau:

La sua personalità è qualcosa di distinto e di emergente dall&#8217;opera ma [...] essa conserverebbe integro il proprio significato e il proprio valore anche se l&#8217;opera fosse intellettualmente caduca.

Di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di pochi autori si può dire quello che De Ruggiero (<em>Storia della filosofia occidentale</em>, &#8220;L&#8217;età dell&#8217;illuminismo&#8221;, vol. secondo, Laterza, Bari 1946) ha scritto a proposito di <span class="highlight-blue-b">Rousseau</span>:</p>
<blockquote>
<p>La sua personalità è qualcosa di distinto e di emergente dall&#8217;opera ma [...] essa conserverebbe integro il proprio significato e il proprio valore anche se l&#8217;opera fosse intellettualmente caduca.</p>
</blockquote>
<p>Di fatto, si tratta di una personalità ricca, complessa e contraddittoria.</p>
<blockquote>
<p>Ho passioni ardentissime e finché mi agitano nulla eguaglia la mia impetuosità; non conosco più né riguardi, né rispetto, né paura, né buona creanza; sono cinico, sfrontato, violento, intrepido; non c&#8217;è vergogna che mi freni né rischio che mi spaventi: all&#8217;infuori dell&#8217;oggetto che mi occupa, il mondo intero non è più niente per me. Ma tutto ciò non dura che un momento, e il momento che segue già mi annienta. Prendetemi nella calma, sono l&#8217;indolenza e la timidezza in persona; tutto mi sgomenta, tutto mi ripugna; ho paura del volo di una mosca; dire una parola, fare un gesto spaventa la mia pigrizia; paura e vergogna mi soggiogano al punto che vorrei eclissarmi agli occhi di tutti i mortali. Se occorre agire, non so che fare; se occorre parlare, non so che dire; se mi si guarda, mi smarrisco. Quando mi appassiono, so trovare a volte le parole da dire; ma nelle conversazioni abituali non trovo nulla, proprio nulla; mi riescono insopportabili solo per questo: sono obbligato a parlare.</p>
</blockquote>
<blockquote>
<p>Due cose pressoché inconciliabili s&#8217;uniscono in me senza che io possa spiegarmi come: un temperamento focosissimo passioni vive, impetuose, e una lentezza a nascere d&#8217;idee, impacciate, che non si svegliano mai che a cose fatte. Si direbbe che il mio cuore e la mia intelligenza non appartengano al medesimo individuo. Il sentimento, più rapido del lampo, mi inonda l&#8217;animo, ma anziché illuminarmi, mi brucia e mi abbaglia. Sento tutto e non vedo nulla. Sono irruento, ma stupido; mi occorre il sangue freddo per pensare. Lo strano è che mi soccorre, nondimeno, un tatto abbastanza sicuro, penetrazione, persino acume, purché mi si dia tempo: se ne dispongo, sono capace di eccellenti improvvisazioni, ma sull&#8217;istante non ho mai fatto né detto nulla che valga.</p>
</blockquote>
<blockquote>
<p>Così poco padrone della mia mente quando sono solo con me stesso, si giudichi come devo essere nella conversazione, dove per parlare a proposito occorre pensare mille cose insieme e subito. La sola idea di tante convenienze, delle quali già son certo di dimenticarne più d&#8217;una, basta per intimidirmi. Non capisco nemmeno come si osi parlare in un circolo, giacché ad ogni parola bisognerebbe passare in rassegna tutti i presenti, bisognerebbe conoscere il carattere di tutti, sapere le loro storie, per essere sicuri di non dire nulla che possa offendere qualcuno. In questo, chi vive in società ha un grande vantaggio: sapendo meglio che cosa tacere, è più sicuro di ciò che dice; eppure accade ugualmente che sfuggano sortite balorde. Si pensi a chi vi piove come dal cielo: gli è quasi impossibile parlare un minuto solo impunemente A tu per tu, c&#8217;è un altro inconveniente che trovo anche peggiore, la necessità di parlare sempre: se l&#8217;altro parla si deve rispondere, e se non apre bocca bisogna ravvivare la conversazione. Quest&#8217;insopportabile costrizione sarebbe bastata a disgustarmi della mondanità. Non esiste per me imbarazzo più atroce che l&#8217;obbligo di parlare a comando e a getto continuo. Non so se questo dipenda dalla mia mortale avversione per ogni sorta di asservimento; ma basta che io debba parlare a tutti i costi perché infallibilmente esca in un&#8217;idiozia.</p>
</blockquote>
<blockquote>
<p>Pur non essendo uno sciocco, sono sovente passato per tale, anche agli occhi di persone capaci di giudizio: tanto più sfortunato quanto la mia fisionomia e il mio sguardo promettono di più, e questa aspettativa frustrata rende più sorprendente il rilevarsi della mia stupidità.</p>
</blockquote>
<p>Queste quattro citazioni, tratte da <em><strong>Le Confessioni</strong></em> (I Grandi Classici della Letteratura Straniera, CD-Rom O-R, Garzanti, Milano 2000), definiscono in maniera esemplare gli aspetti essenziali del modo d&#8217;essere introverso: <strong>il primato del sentire sulla ragione, che richiede tempi lenti perché le intuizioni si trasformino in idee, lo scarto tra la ricchezza della vita interiore e una capacità comunicativa modesta a livello di vita quotidiana, il disagio persistente legato all&#8217;esposizione sociale e l&#8217;incoercibile disgusto per il parlare fine a se stesso</strong>.</p>
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