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	<title>LIDI - Lega Italiana per la tutela dei Diritti degli Introversi &#187; Articoli</title>
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	<description>Conoscere, riconoscere, riabilitare l&#039;introversione e prevenire il disagio degli introversi</description>
	<lastBuildDate>Mon, 30 Jan 2012 07:03:03 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
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		<title>Il predatore di sogni. Riflessioni di un testimone</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 06:56:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renzo Marinoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Testimonianze]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni autobiografiche]]></category>

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		<description><![CDATA[Introduzione L&#8217;obiettivo di queste brevi riflessioni autobiografiche è quello di condividere e testimoniare dei passaggi esistenziali che riflettono le esperienze e i contenuti salienti del nostro percorso di pratica e di ricerca. Lo spirito del mio scritto non è certamente istruttivo, né direttivo: si pone anzi come una testimonianza di umiltà e anche di gratitudine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Introduzione</h3>
<p>L&#8217;obiettivo di queste brevi riflessioni autobiografiche è quello di condividere e testimoniare dei passaggi esistenziali che riflettono le esperienze e i contenuti salienti del nostro percorso di pratica e di ricerca. Lo spirito del mio scritto non è certamente istruttivo, né direttivo: si pone anzi come una testimonianza di umiltà e anche di gratitudine verso tutte le persone che hanno contribuito al lavoro del gruppo con la loro passione, pazienza e coraggio. In particolare la mia gratitudine va alla dimensione di silenzio che siamo riusciti a generare, passeggiando nei boschi e trascendendo – senza giudicarlo &#8211;  il fitto caos di stimoli negativi, pregiudizi e paure che solitamente si addensano nella nostra mente. Esperienza di silenzio condiviso che costituisce un’isola di risveglio e di speranza e che reputo decisiva non solo per la salute emotiva di ciascuno di noi ma anche per contribuire, con un gesto di pace, allo scenario di emergenza comunitaria che affligge il mondo.</p>
<h3>1. Chi sta usando la tua mente?</h3>
<p class="alignr"><em>Una è la nostra vera mente,<br />
il prodotto delle nostre esperienze di vita,<br />
quella che parla di rado<br />
perchè è stata sconfitta e relegata nell&#8217;oscurità.<br />
L&#8217;altra, quella che usiamo ogni giorno<br />
per qualunque attività quotidiana,<br />
è una installazione estranea.</em><br />
John Michael Abelar</p>
<p>La storia del <em>predatore di sogni</em> inizia da molto lontano. Lontano nella mia nascita biologica e biografica ma lontano anche nella storia umana, nella sua dimensione transpersonale e transgenerazionale.<br />
<em>Unde malum</em>? si chiedevano gli antichi. Da dove viene il male? Il negativo? La distruttività umana? Di queste domande si sono occupate la filosofia e le religioni dalla notte dei tempi e non si è addivenuti, in nessun contesto disciplinare e geografico, ad una verità definitiva. E quando  si è preteso di fissare la propria prospettiva in un dogma inespugnabile si è scivolati esattamente nella violenza che si voleva dirimere, la violenza delle istituzioni arroganti e fondamentaliste. Non mi interessa approcciare il problema del male da queste prospettive. Mi interessa piuttosto la storia inedita e silenziosa delle persone che in ogni tempo hanno fatto esperienza umana di questa vertigine, che hanno rischiato di morirne e che hanno infine  smascherato e sovvertito alcuni meccanismi della distruttività. Rivendicando, nei loro gesti e nelle loro scelte personali, un diverso diritto alla vita, alla fiducia e all&#8217;amore. Ripercorro perciò, e condivido con voi, alcuni snodi della mia storia,  proprio per dare testimonianza di questo smascheramento e di questa trasformazione possibile e continuamente in divenire.</p>
<p>Per me l&#8217;espressione <em>il predatore di sogni</em> – che mutuo dal pensiero di Carlos Castaneda &#8211; rende con particolare efficacia il mio incontro originario con il male di vivere. Si, come accade a molti, i miei sogni sono stati predati da subito, da quando ero bambino.</p>
<p>Dopo l&#8217;immemore accoglienza nell&#8217;utero materno, che immagino protettiva e dolcemente ammortizzata, mi ritrovo &#8220;gettato&#8221; tra nove fratelli.  Per un insieme di fattori psicologici e congiunture ambientali occupo, nella famiglia, un posto scomodo, che non mi aiuta a crescere. Sono costantemente esposto al giudizio, alla disapprovazione, al discredito, alla solitudine, al tradimento. È un&#8217;atmosfera che pervade i giorni e che impedisce continuativamente la strutturazione di un senso di fiducia e di dignità personale. Piuttosto questo clima inospitale favorisce l&#8217;installazione, nella mia mente, di un programma inverso e perverso: il giudizio distratto, severo e implacabile che sperimento all&#8217;esterno, diventa una figura interiorizzata, il &#8220;predatore&#8221; interno dei miei sogni e della mia energia. Costui profetizza le mie sconfitte e viene puntualmente confermato attraverso i provvedimenti delle figure di autorità: in prima elementare siedo nella fila dei somari e vengo bocciato. Nessuna voce adulta si alza a proteggermi e a contrastare quella del predatore. Anzi, esse finiscono per coincidere. E il predatore, nutrendosi delle mie sconfitte, della mia disistima, della mia timidezza e dei miei terrori, diventa sempre più robusto, potente e perentorio.  </p>
<p>Tuttavia sono un bambino molto vitale. Per due ordini di ragioni.</p>
<p>La prima ragione è che mi rigenero nella natura. Cammino nei boschi e riesco a sentire la voce degli alberi, della quercia sulla quale mi arrampico e da cui osservo la valle, i contadini lontani, la terra appena arata, il fieno da raccogliere. Riconosco il canto degli uccelli e ne imito il verso. La mia anima vibra al fermento gentile della primavera e intirizzisce alla severità della neve. Assisto al miracolo dei frutti, quando si generano dal seme, secondo il loro misterioso processo.</p>
<p>La seconda ragione per cui sono, di fatto, un bambino sano e vitale è che non riesco a sviluppare delle difese adattive tali da narcotizzarmi. Le cose non mi scivolano addosso, come mi pare avvenga ai miei fratelli, agli adulti e ad alcuni compagni. Per molto tempo penserò che loro sono più forti, più equipaggiati, più idonei a vivere. Loro alla fine se ne fregano, se la cavano, si induriscono, si difendono. In un certo senso si alleano con il persecutore, ne fanno propria la logica. Mentre io sono inciso, tagliato e devastato anche solo dallo sguardo impietoso che posa su di me la mia maestra di matematica. Sento la pressione paralizzante dei suoi occhi spietati, anche se non la guardo. Sono un bambino che continua a sentire tutto. Tutto il male di vivere. E proprio attraverso questa incandescente sensibilità, paradossalmente, resterò vivo. Ma questo, a quell&#8217;epoca, non lo sapevo ancora. E molto dolore dovevo attraversare prima di poter riconoscere, nominare e smascherare il predatore dei sogni. Era lui che, approfittando della mia solitudine e fragilità, mi faceva sentire terribilmente in colpa per la mia inadeguatezza, insufficienza, impotenza. Era lui che stava usando la mia mente. Così come aveva usato – e infine assoggettato &#8211; la mente dei miei insegnanti, dell&#8217;adulto che mi abusò, dei miei genitori e dei miei antenati. </p>
<h3>2. Nel deserto senza stelle</h3>
<p class="alignr"><em>ll predatore ha preso il sopravvento su di noi perché siamo il suo cibo, la sua fonte di sostentamento.<br />
È stato il predatore a instillarci i sistemi di credenze, il concetto di bene e male, le consuetudini sociali.<br />
È stato lui a definire le nostre speranze e aspettative, nonché i sogni di successo e i parametri del fallimento.<br />
Ci ha dato avidità, desiderio smodato e codardia.<br />
Ci ha resi abitudinari, centrati nell&#8217;ego e inclini all&#8217;autocompiacimento.</em></p>
<p class="alignr"><em>Facendo leva sul nostro egocentrismo, l&#8217;unico aspetto consapevole rimastoci, il predatore crea fiammate di consapevolezza che poi procede spietatamente a consumare.<br />
Il predatore ci dà problemi futili per forzare tali fiammate ad emergere, e in questo modo ci fa sopravvivere per continuare a nutrirsi della fiammeggiante energia delle nostre pseudo-preoccupazioni.<br />
Gli antichi sciamani vedevano il predatore. Lo chiamavano Il Volador, quello che vola, perché si muove a balzi nell&#8217;aria. Non è un bello spettacolo.<br />
È un&#8217;ombra nera di un&#8217;oscurità impenetrabile, che salta nell&#8217;aria.</em></p>
<p class="alignr"><em>E poi atterra.</em><br />
Carlos Castaneda (<em>Il lato attivo dell&#8217;Infinito</em>)</p>
<p>Se l&#8217;infanzia è stata un innocente, traumatico ed esterrefatto subire i giudizi e i capi d&#8217;accusa del predatore, nell&#8217;adolescenza e nella giovinezza costui ha versato in abbondanza, nel mio disagio, due ingredienti micidiali: il senso di colpa e la rabbia. Il senso di colpa per ritenermi responsabile della mia inettitudine e inadeguatezza. E la rabbia per la scoperta dell&#8217;ipocrisia degli adulti e per il senso di incolmabile e intollerabile solitudine.<br />
Un cocktail interiore devastante, proprio nell&#8217;età in cui si avrebbe bisogno di fiducia, incoraggiamento, riconoscimento. Dunque perché meravigliarsi se questa tossicità interna ha cercato delle sostanze esterne per implodere in una sorta di oblio? Una sostanza esterna con cui intrattenere l&#8217;unico legame possibile? </p>
<p>Inizia così l&#8217;attraversamento di un deserto senza stelle. La mia giovinezza scorre tra il tentativo estremo di esonerarmi dalla vita e il corpo che rivendica, attraverso la sua sintomatica intolleranza, un diritto alla vita. Anni e anni di oscillazioni tra rabbia, disperazione, paura, isolamento, dolore fisico, perdizione, deluse speranze e tentativi falliti. &#8220;Marinoni tu sarai un assassino!&#8221; mi aveva detto a scuola un professore. Alle elementari! Io persino ignoravo il significato di quella frase, tuttavia la parola dell&#8217;adulto per me era legge, insindacabile! E ora, nella giovinezza, sono tentato di confermarlo, di cedere alla profezia del predatore, di incarnarla: non sono forse un assassino della mia stessa vita? E non sto propagando gli effetti della mia colpa agli altri, privando la mia prima moglie di un compagno efficace e i miei primi figli di un padre efficiente? Nessuno posa uno sguardo compassionevole sulla mia disperazione. Sono soltanto un errore, un avanzo, uno scarto. Il predatore sguazza nella mia sindrome di dipendenza, approfitta della mia scarsa lucidità per consolidare il suo potere. Le mie lacrime si mescolano alla paura, alla rabbia, al cedimento e ad una sintomatologia di intolleranza fisiologica che ogni volta sabota, miracolosamente, la mia carriera suicidaria. Finché, dopo quindici anni di prove generali per morire, 18 ricoveri e innumerevoli verdetti di condanna dalle persone che a diverso titolo mi circondano, faccio il mio primo incontro umano. Il primo incontro umano, ripeto. La mia prima prova generale per la vita: un medico che mi ascolta, mi accoglie, mi comprende e mi dà fiducia. Ed è così, a partire da questo incontro, che inizia a vacillare la dittatura del predatore di sogni.  </p>
<h3>3. La guerra di successione</h3>
<p class="alignr"><em>Nell&#8217;oceano della Vita,<br />
le isole della Benedizione sono la terra serena e soleggiata<br />
dei tuoi ideali che attende il tuo arrivo.<br />
Mantieni saldamente la tua mano<br />
sul timone del pensiero.<br />
Nella nave della tua anima giace disteso il Capitano comandante.<br />
Sta dormendo; svegliaLo.<br />
L&#8217;Autocontrollo è la forza.<br />
Il Retto Pensiero è la padronanza.<br />
La Quiete è il potere.<br />
Pronuncia nel profondo del tuo cuore, Pace, sii quieto.</em><br />
James Allen (in <em>Lo sfidante</em>)</p>
<p>Il passaggio dalla schiavitù alla libertà è delicatissimo, doloroso e mai dato una volta per tutte. Implica all&#8217;inizio una straordinaria mobilitazione di forze e una manovra di puntellamenti a diversi ancoraggi e gradi della vita quotidiana e di quella spirituale.<br />
L&#8217;incontro con la comunità fornisce una cornice umana e metodologica fondamentale. Sono necessari altresì dei passaggi di consapevolezza e presenza che necessitano tempo, affinamento, consolidamento e condivisione. Tutto ciò è reso possibile, in primo luogo, dalla rivoluzione di posizioni che vengo ad occupare nei legami con gli altri: divento poco a poco qualcuno che – avendolo ricevuto &#8211; è ora in grado di fornire sostegno, ascolto, tenerezza, competenza gentile, pazienza, fiducia. Non sono diventato un assassino, come aveva predetto il mio professore delle elementari. Sono diventato l&#8217;uomo sensibile che la mia infanzia annunciava e che la natura aveva segretamente protetto, custodito, coltivato.  </p>
<p>E il predatore finalmente agonizza. Ma mi attende ancora un appuntamento difficile: la ricognizione delle mie figure genitoriali, una revisione delle circostanze biografiche attraverso le quali si era installato, nella mia mente, il dominio del predatore parassita. Che farne, nel mio cuore, della mia infanzia trafitta? Che farne di mio padre e mia madre? Condannarli per sempre? Scrollarmeli di dosso e dimenticarli? Perdonarli? E come?<br />
Non ho nessuna voglia, inizialmente, di esaminare questa faccenda dei genitori. Il solo pensarci mi procura dolore, estraniamento, paura. Tuttavia inizio un percorso in questa direzione, perché intuisco che è un passaggio obbligato: se non bonifico quest&#8217;area sarò abitato da queste istanze negative e terrificanti a livello organico, cellulare. Comprendo anche che il perdono non può essere un&#8217;operazione cerebrale, retorica, superficiale. Così ripercorro la storia dei miei genitori, visito la loro infanzia con immedesimazione, commozione ed empatia, prendo contatto con il bambino e la bambina che essi sono stati. Vedo mia madre piccola e disperata fuggire dalla sua casa di origine, data alle fiamme dal mio nonno alcolizzato. Vedo mio padre giovane, in prigionia e in guerra, derubato della giovinezza e invaso dalla paura. Incontro l&#8217;impotenza e la fragilità struggente dei miei genitori, intercetto la trappola che li ha catturati da piccoli e che ha impedito loro di divenire figure adulte capaci di stimolare crescita, amore, fiducia.</p>
<p>Due esiti di questo lavoro di ricognizione mi segnalano che il processo del perdono sta avvenendo ad un livello profondo: la prima è che mi accorgo di avere un&#8217;energia vitale e spirituale differente, più fluida e potente, svincolata da ostruzioni e opacità. E capace di orientarsi e aprirsi alla costruzione di nuove, stabili e diverse forme di legame affettivo. La seconda è che quando penso a mio padre e a mia madre, ora, li sento vicini metafisicamente, benedicenti, pacificati, alleati. </p>
<p>E sperimento sulla mia pelle che la libertà passa da qui, da questo snodo di fiducia e perdono che è personale e impersonale al tempo stesso. Da un lato, infatti, mi sono dovuto calare nella ferita specifica delle mie origini: la mia famiglia, il nostro cognome e indirizzo, i miei genitori, le nostre tragiche traversie. Dall&#8217;altro lato il lavoro di revisione su questo destino biografico riesce a trascendere il melodramma privato e mi spalanca la dimensione della sofferenza umana di tutti e di tutti i tempi. Il respiro si approfondisce, la mente si ossigena e i pregiudizi si allentano. Smetto di attribuire colpe e responsabilità all&#8217;esterno, di pensare che gli altri – famiglia, comunità, politici, insegnanti, partner, situazioni &#8211; sono la fonte maligna dei miei fallimenti e della mia impotenza. E smetto anche, piano piano, di dipendere smodatamente dalla approvazione e dal consenso del mondo esterno. Certamente ho bisogno dell&#8217;amore e della fiducia degli altri – non sono il superuomo – ma in una modalità feconda, reciproca, rispettosa e liberante per tutti. </p>
<h3>4. Consapevolezza, azione e disciplina</h3>
<p class="alignr"><em>La padronanza della propria mente,<br />
ribelle, capricciosa, vagabonda,<br />
è la Via verso la Felicità.<br />
Il Saggio osserva continuamente i propri pensieri<br />
che sono sottili, elusivi ed erranti.<br />
Occorrono Consapevolezza, Chiarezza ed Inflessibile Intento<br />
per affrontare questa sfida.</em><br />
Don Miguel Ruitz (in <em>Lo sfidante</em>)</p>
<p>Mano a mano che l&#8217;azione parassitaria del predatore si affievolisce e lascia spazio a quella generosa e fondante della mia consapevolezza umana, mi accorgo che la battaglia non si vince una volta per tutte. Ho bisogno ogni giorno di rilanciare la sfida, ogni ora, ogni istante. Ho bisogno di coltivare una disposizione d&#8217;animo vigile e gentile, implacabilmente tenera e presente verso me stesso e verso gli altri, verso le opportunità e verso i pericoli, interni ed esterni.  Come un &#8220;monaco metropolitano&#8221; devo inventare e istituire dei rituali di sacralità nella mia vita quotidiana, collaudarli, adattarli alle esigenze mie e di chi mi circonda, difenderli, se necessario trasformarli. Mi accorgo che la consapevolezza, se profonda e coltivata, non è un lusso per filosofi ma una dimensione estremamente concreta, fatta di gesti e di scelte pratiche, di sacrifici e di sorprese. In un certo senso la consapevolezza e la presenza mentale – se trasferite dai monasteri alle città e alla propria vita domestica– rappresentano un dispositivo politico, un contributo etico comunitario: la consapevolezza è azione. </p>
<p>Per mantenere questa temperatura ideale di presenza, fermezza e tenerezza è necessaria una disciplina. Naturalmente non mi riferisco alla disciplina coercitiva che ci portiamo dietro come retaggio culturale. Mi riferisco piuttosto ad un funzionamento inedito della volontà, un funzionamento fluido, non moralistico, pacificante. Mi riferisco alla volontà come &#8220;intento&#8221;. L&#8217;intento non poggia – come la cosiddetta buona volontà &#8211; sulla divisione tra ciò che sento di essere e l&#8217;immagine ideale di come &#8220;dovrei&#8221; essere. L&#8217;intento consiste in un&#8217;arte della disciplina fondata sul riconoscimento della propria bellezza e vulnerabilità. E per mettere in circolo questa volontà alternativa è necessario adottare delle pratiche quotidiane che sospendano il corso nevrotico – e dispotico &#8211; dei pensieri e che ci rammentino l&#8217;atmosfera di accettazione e di amore che sola può permetterci di progredire. Nel <a href="/2011/01/23/nuovo-gruppo-di-auto-aiuto-della-lid/">gruppo</a> abbiamo sperimentato alcune di queste pratiche, come la meditazione, l&#8217;incontro con il Bambino interno, lo scambio dell&#8217;ascolto profondo, il gesto della carezza, la scrittura della lettera. Si è trattato di proposte e di esempi, non della prescrizione dogmatica di vie esclusive. Ognuno può sviluppare la propria disciplina personale attraverso le pratiche che scopre, che inventa, che creativamente adatta al suo stile interiore e anche alla sua &#8220;giornata tipo&#8221;. Il tempo che personalmente dedico alla pratica, per esempio, è il momento silenzioso e solitario dell&#8217;alba e quello che precede immediatamente il sonno. </p>
<p>Le mie pratiche di presenza si sono modificate negli anni e credo che questa flessibilità abbia a che fare con l&#8217;ascolto interno e con il rispetto delle esigenze e dei bisogni che mano a mano si presentano, sia a livello interiore che esterno, quotidiano e interpersonale. &#8220;Voglio misericordia e non sacrifici&#8221; diceva qualcuno. Ecco, credo che  l&#8217;essenza della disciplina consista proprio in questo: mantenere con se stessi un dialogo paritario e di gratuità, senza salire in cattedra e senza vincolare l&#8217;approvazione di noi stessi a chissà quali performance. La meditazione, la preghiera creativa, la visualizzazione, una passeggiata consapevole e qualsiasi altro gesto di presenza sono atti con cui testimoniare – in presa diretta e senza clamori – che &#8220;un altro mondo è possibile&#8221;.</p>
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		<title>Un bilancio delle conferenze sui Grandi Demistificatori</title>
		<link>http://www.legaintroversi.it/2012/01/23/un-bilancio-delle-conferenze-sui-grandi-demistificatori/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 14:09:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Anepeta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Conferenze]]></category>
		<category><![CDATA[Darwin]]></category>
		<category><![CDATA[demistificazione]]></category>
		<category><![CDATA[Freud]]></category>
		<category><![CDATA[Marx]]></category>
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		<category><![CDATA[Nietzsche]]></category>

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		<description><![CDATA[La dialettica dell&#8217;evoluzione umana: Cultura vs cultura 1. Cultura vs cultura Nell&#8217;introduzione generale alle conferenze avevo anticipato che la lettura critica del pensiero dei quattro Grandi Demistificatori sarebbe stata impegnativa. Chi ha partecipato continuativamente o sporadicamente ha senz&#8217;altro sperimentato la fatica richiesta per penetrare quattro mondi intellettuali ricchi, ma complessi ed eterogenei, il cui ambito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>La dialettica dell&#8217;evoluzione umana: Cultura vs cultura</h3>
<h4>1. Cultura vs cultura</h4>
<p>Nell&#8217;<a href="/2009/03/12/introduzione-al-ciclo-di-letture-i-grandi-demistificatori-darwin-marx-nietzsche-e-freud/">introduzione generale alle conferenze</a> avevo anticipato che la lettura critica del pensiero dei quattro Grandi Demistificatori sarebbe stata impegnativa. Chi ha partecipato continuativamente o sporadicamente ha senz&#8217;altro sperimentato la fatica richiesta per penetrare quattro mondi intellettuali ricchi, ma complessi ed eterogenei, il cui ambito disciplinare è estremamente ampio.</p>
<p>Di fatto, la lettura di Darwin ha richiesto di familiarizzare con la biologia, la genetica, la paleontologia, la paleoantropologia, ecc.; quella di Marx con l&#8217;economia, la sociologia, la storia sociale, la politica, ecc.; quella di Nietzsche con la filosofia, l&#8217;epistemologia, la storia della cultura, la morale, ecc.; quella di Freud con la psicologia, la psicoanalisi, la psicopatologia, la psichiatria, la neurobiologia, ecc.</p>
<p>Consapevole della complessità del compito e dei limiti delle mie competenze, mi sono proposto di utilizzare un linguaggio accessibile e di semplificare i concetti senza banalizzarli. Non so in quale misura sia riuscito a rimanere fedele a questo proposito.</p>
<p>Smaltita la fatica, ora è il momento di verificare se, dal lavoro fatto, si possano trarre dei frutti.</p>
<p>A tal fine, mi sembra opportuno procedere da considerazioni di ordine generale per poi giungere a considerazioni più specifiche.</p>
<p>Soffermiamoci, anzitutto, sulla parabola della fortuna dei quattro Grandi Demistificatori. Approssimativamente essa può essere rappresentata dal grafico seguente:</p>
<p><a href="http://www.legaintroversi.it/wp-content/uploads/2012/01/DiagBil.jpg"><img src="http://www.legaintroversi.it/wp-content/uploads/2012/01/DiagBil.jpg" alt="Diagramma" title="Diagramma" width="619" height="869" class="aligncenter size-full wp-image-3655" /></a></p>
<p>Per quanto approssimativo, il diagramma è sufficientemente suggestivo. Esso richiede poche parole di commento.</p>
<p>La fortuna di <span class="highlight-blue"><strong>Darwin</strong></span> si è realizzata rapidamente dopo la pubblicazione de <em>L&#8217;origine delle specie</em> ed è cresciuta costantemente nel tempo, nonostante la forte resistenza opposta dagli spiritualisti. Essa si è incrementata ulteriormente con lo sviluppo della genetica, che ha sostanzialmente confermato la teoria darwiniana. Gli attacchi intervenuti negli ultimi venti anni da parte dei creazionisti e dei sostenitori dell&#8217;Intelligent Disegn non sembrano avere inciso sul credito che essa continua ad avere presso la comunità scientifica. Parte del merito di questa tenuta è da attribuire alla teoria degli equilibri punteggiati, che ha avuto il coraggio di affrontare un nodo critico: quello del gradualismo darwiniano, che è risultato poco compatibile con i dati della paleologia e soprattutto della paleoantropologia.</p>
<p>La fortuna di <span class="highlight-blue"><strong>Marx</strong></span> si è avviata lentamente. Pubblicato nel 1848, il <em>Manifesto</em> non ha quasi nessuna risonanza sui moti rivoluzionari incentrati sull&#8217;intento della borghesia di affrancarsi da vincolo tattico con le masse popolari. La diffusione del pensiero marxista si realizza nella seconda metà dell&#8217;Ottocento allorché esso è adottato da tutti i partiti socialisti in forte crescita. Dopo l&#8217;avvento della rivoluzione sovietica, la teoria marxista, nonostante sia stata fortemente contrastata dai liberali e dai democratici, diventa il modello di riferimento di gran parte dei movimenti rivoluzionari del Terzo Mondo. Negli anni Sessanta del Novecento aderiscono ad essa, sia pure sotto regimi non democratici, circa due miliardi di persone. Negli anni &#8217;70 il marxismo trova un&#8217;ampia diffusione anche in Occidente, presso gli intellettuali e gli studenti. La crisi sopravviene con il crollo del muro di Berlino e dell&#8217;URSS, che sembrano segnare la morte del comunismo. Da alcuni anni, però, sull&#8217;onda della globalizzazione, che, con le sue crisi periodiche, realizza le peggiori previsioni di Marx sullo sviluppo del Capitalismo, il pensiero marxiano torna al centro dell&#8217;interesse di molti studiosi, economisti e sociologi, particolarmente nei paesi anglosassoni.</p>
<p><span class="highlight-blue"><strong>Nietzsche</strong></span>, al di là di una strettissima cerchia di amici, è rimasto praticamente sconosciuto fino a quando la crisi psichiatrica lo ha messo fuori dal mondo. Da allora in poi la sua fama è cresciuta costantemente fino al secondo dopoguerra, allorché la sua identificazione come ispiratore del nazismo ha comportato un rifiuto critico soprattutto da parte dei pensatori marxisti e dei movimenti di sinistra. La rinascita di Nietzsche si è avviata, ad opera di Foucault e di G. Deleuze, verso la fine degli anni &#8217;50 del Novecento, e da allora, con non poche opposizioni, si è estesa di continuo fino a farlo giudicare come uno dei filosofi più importanti in tutta la storia della filosofia, che ha avviato la stagione del nichilismo e del postmodernismo.</p>
<p>La fama di <span class="highlight-blue"><strong>Freud</strong></span> si è avviata lentamente ed è stata fortemente minacciata dai due &#8220;incidenti&#8221; di cui abbiamo parlato (quello della cocaina e quello della teoria della seduzione infantile). Essa si è consolidata dopo la pubblicazione delle opere maggiori (<em>L&#8217;interpretazione dei sogni</em>, <em>Psicopatologia della vita quotidiana</em>, <em>Tre saggi sulla teoria della sessualità</em>), crescendo in maniera esponenziale sino agli anni &#8217;60 del Novecento. La crisi è intervenuta con l&#8217;avvento del cognitivismo, che fin dall&#8217;origine assume un orientamento polemicamente antipsicoanalitico. Il declino della psicoanalisi è drammatico nel corso degli anni &#8217;70 anche per la valutazione critica fornita dai marxisti e da K. Popper. Paradossalmente, la rinascita della psicoanalisi è avvenuta e sta avvenendo sull&#8217;onda delle neuroscienze, che confermano l&#8217;esistenza dei processi mentali inconsci e di sistemi emozionali e motivazionali che agiscono in gran parte al di sotto della coscienza.</p>
<p>L&#8217;analisi del diagramma permette di capire che le teorie, soprattutto quando hanno l&#8217;uomo come oggetto, devono fare i conti con il mondo in cui vengono prodotte a due livelli: in rapporto al senso comune che, in misura più o meno radicale, contestano, violentano e trascendono, e in rapporto al patrimonio intellettuale preesistente, che, in virtù del consenso degli studiosi, tende a &#8220;normalizzarsi&#8221; (nell&#8217;accezione di T. Khun), vale a dire a mascherare le sue lacune e ad opporre resistenza alle innovazioni.</p>
<p>Uno degli aspetti più singolari dell&#8217;avventura umana è proprio la dialettica tra senso comune (o cultura) e patrimonio intellettuale prodotto dagli studiosi (o Cultura). Dacché è comparsa la specie, nessun gruppo ha mai potuto fare a meno di dotarsi di una cultura materiale e spirituale: necessaria, la prima, a soddisfare i bisogni umani elementari e quelli che via via si definiscono con il passare del tempo; la seconda, a dotare gli esseri umani di una visione del mondo e di un sistema di valori condivisi. La cultura che si può (impropriamente) definire &#8220;spirituale&#8221; in quanto fondata sull&#8217;uso di simboli ha riconosciuto, almeno dall&#8217;avvio della storia, due aspetti. Per un verso, in ogni gruppo, essa coincide con il senso comune, vale a dire con quell&#8217;insieme di tradizioni, opinioni, modi di sentire, di vedere e di agire, che, pur prodotti dalla storia sociale, sono nell&#8217;aria, vale a dire vengono acquisiti dalle persone con modalità prevalentemente inconsce. Il senso comune coincide né più né meno con quello che gli storici francesi della scuola de Les Annales definiscono un quadro di mentalità, che sarebbe depositato a livello di inconscio sociale. Esso si può definire anche semplicemente cultura (con la minuscola).</p>
<p>Per un altro verso, in ogni gruppo si dà una classe di intellettuali che lavorano per produrre la Cultura (con la maiuscola), la quale si differenzia da quella con la minuscola perché è oggettivata sotto forma di opere (religione, filosofia, letteratura, arte, scienza, ecc.).</p>
<p>Il rapporto dialettico tra Cultura e senso comune non è univoco. Nella storia dell&#8217;evoluzione umana, la Cultura spesso ha funzionato come una matrice del senso comune, cercando di dare ad esso un fondamento ideologico. Per capire questo aspetto, basta pensare all&#8217;incidenza che la religione cristiana ha avuto sulla Civiltà europea nel corso dell&#8217;Alto e del Basso Medio Evo. In virtù di questa incidenza, è senz&#8217;altro vero, come sostiene la Chiesa, che essa rappresenta le radici di questa Civiltà, ma ciò significa solo che alcuni contenuti teologici, volgarizzati in maniera tale da poter essere insegnati anche a bambini di 4-5 anni, sono venuti a fare parte del senso comune.<br />
Se si pensa al fatto che gran parte dell&#8217;Arte occidentale, fino al XVIII secolo, ha come oggetto temi religiosi, la capacità della Cultura ideologica di influenzare stutte le sfere dell&#8217;attività umana appare chiara.</p>
<p>Il ruolo conservatore della Cultura, quando essa si pone come Ideologia, vale a dire visione del mondo che naturalizza un certo ordine di cose, è fuori di dubbio. Esso implica però anche un paradosso. Tutte le tradizioni, nel momento in cui si originano, hanno un significato rivoluzionario, ma la loro tendenza inerziale fa sì che, nel corso del tempo, tendono a cristallizzarsi. Per quanto riguarda la religione cristiana, questo aspetto è reso clamorosamente evidente dal fatto che il messaggio originario di Gesù era sostanzialmente di ordine ugualitaristico e comunistico, mentre la Chiesa, nel corso del Medio Evo, lo ha trasformato in un&#8217;Ideologia a sostegno del potere monarchico e di un ordine sociale gerarchico stabilito da Dio.</p>
<p>La tendenza ideologica della Cultura si realizza, dunque, in ogni caso , anche partendo da premesse potenzialmente o di fatto rivoluzionarie. Un esempio più recente rigaurda la concezione del lavoro.<br />
Fino alla Rivoluzione francese, l&#8217;uomo vero è il Nobile, in quanto non ha bisogno di lavorare per mantenersi. Con l&#8217;avvento della borghesia, nasce invece l&#8217;etica del lavoro e l&#8217;individuo assume valore solo nella misura in cui è inserito nel contesto produttivo ed è produttore di un reddito. Su questa base, si è definito un codice valutativo che associa allo status sociale il valore della persona. Oggi si danno numerosi motivi per contestare la coincidenza tra scala sociale e scala antropologica, ma, nonostante le denunce dovute a Marx e a Nietzsche (nonché ad un numero indefinito di filosofi e sociologi – da Russell a Marcuse e a Bauman -), nell&#8217;immaginario popolare tale coincidenza persiste, e la sua conseguenza è che arricchire a qualunque costo è divenuto per molti un obiettivo primario.</p>
<p>Le potenzialità ideologiche della Cultura sono compensate, però, dalla comparsa di personaggi e di opere che non solo sono rivoluzionarie rispetto al senso comune e alle tradizioni preesistenti, ma tendono a mantenere nel tempo questa valenza originaria. I Grandi Demistificatori di cui ci siamo interessati sono univocamente riconducibili a questa altra faccia della medaglia della Cultura, la cui funzione è di mettere in gioco radicalmente le illusioni di cui gli esseri umani hanno bisogno per sopravvivere e vivere in società al fine di portarli ad un livello di maggiore consapevolezza sulla loro condizione.</p>
<p>Naturalmente, una volta che esso venga accettato, anche il pensiero degli Innovatori va incontro ad un processo di normalizzazione. Questo è accaduto di fatto per tutti e quattro i Grandi Demistificatori.</p>
<p>Il darwinismo, che contesta radicalmente l&#8217;eccezionalità dell&#8217;uomo nell&#8217;Universo, è stato accettato dal senso comune, ma il suo concetto fondamentale, per cui l&#8217;uomo appartiene a pieno titolo alla Natura, convive di fatto con il riferimento all&#8217;eccezionalità. Anche la Chiesa è dovuta venire ad un compomesso con il darwinismo: se si fa eccezione per frange minoritarie di creazionisti integralisti, essa riconosce che il corpo umano ha avuto un&#8217;origine naturale, ma ritiene che il passaggio dall&#8217;animale all&#8217;homo sapiens sia avvenuto per una creazione divina dell&#8217;anima.</p>
<p>La normalizzazione del darwinismo tende, in breve, a negare il suo radicale materialismo.</p>
<p>Il marxismo si è imbattuto in un processo di normalizzazione terribile, riconducibile all&#8217;ortodossia sovietica, che lo ha ridotto ad una sorta di dogma, generando, a livello di senso comune, una reazione di rigetto. Anche coloro che non hanno aderito ad un anticomunismo viscerale, peraltro, ritengono il marxismo una nobile utopia che non si potrà mai realizzare del tutto, anche se l&#8217;umanità è destinata a progredire lentamente e universalmente verso la democrazia e un Capitalismo dal volto umano.</p>
<p>Il pensiero di Nietzsche, recuperato dai pensatori francesi del dopoguerra in un&#8217;ottica poco fedele al suo pensiero, è scaduto, con il post-modernismo, in una forma di relativismo culturale che invalida le pretese della scienza di approssimarsi alla Verità, ed è refluito, a livello di senso comune, sotto forma di nichilismo individualista, che ingabbia l&#8217;essere umano nella ricerca di un senso egoistico della sua esperienza.</p>
<p>La psicoanalisi, infine, è divenuta una teoria sostanzialmente familista, che enfatizza l&#8217;importanza delle fasi originarie dello sviluppo evolutivo e, responsabilizzando di volta in volta la Natura umana o i genitori, comporta una sostanziale deresponsabilizzazione dell&#8217;individuo, la cui massima espressione è il rivolgersi a qualcuno che risolva i suoi problemi. A livello di senso comune, la teoria psicoanalitica si è paradossalmente tradotta in una sorta di psicologismo ampiamente diffuso in nome del quale i soggetti ritengono di conoscere abbastanza bene se stessi e gli altri.</p>
<p>Le Conferenze hanno cercato di sormontare il ricatto della normalizzazione culturale e di restaurare il significato rivoluzionario del pensiero dei Grandi Demistificatori.</p>
<p>Tutta l&#8217;evoluzione della specie umana si iscrive nella cornice della dialettica tra Cultura e cultura. Tale dialettica è complicata dal fatto che la Cultura può funzionare sia ideologizzando e naturalizzando l&#8217;esistente sia contestandolo e cercando di cambiarlo. E&#8217; in questa cornice che l&#8217;opera dei Grandi Demistificatori assume il suo pieno senso. Analizziamo questo aspetto per ciascuno di essi.</p>
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		<title>Associazione culturale NILALIENUM</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 06:49:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Da oggi è in rete il sito nilalienum.com, che fa capo all&#8217;Associazione culturale NILALIENUM. Costituita nel dicembre 2011, il suo intento è di pubblicare sotto forma di e-books a pagamento (a prezzo modico) opere che possono contribuire ad avviare e ad arricchire una cultura panantropologica, vale a dire una cultura che, aggirando le barriere che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da oggi è in rete il sito <a href="http://www.nilalienum.com"><strong>nilalienum.com</strong></a>, che fa capo all&#8217;<strong>Associazione culturale NILALIENUM</strong>. Costituita nel dicembre 2011, il suo intento è di pubblicare sotto forma di e-books a pagamento (a prezzo modico) opere che possono contribuire ad avviare e ad arricchire una cultura panantropologica, vale a dire una cultura che, aggirando le barriere che rendono i saperi concernenti l&#8217;uomo e i fatti umani universi disciplinari chiusi e poco comunicanti, tenti di integrare in una cornice dialettica i contributi della genetica, della neurobiologia, della psicoanalisi, della psicologia evolutiva, della sociologia, dell&#8217;economia, della storia sociale e della filosofia.</p>
<p>Il progetto, già avviato con il sito <a href="http://www.nilalienum.it">nilalienum.it</a> e le <a href="/2009/03/12/introduzione-al-ciclo-di-letture-i-grandi-demistificatori-darwin-marx-nietzsche-e-freud/">conferenze sui Grandi Demistificatori</a>, è di sicuro ambizioso, ma i tempi sembrano maturi per rilanciare, in opposizione al post-modernismo e al relativismo scettico che da esso discende, un pensiero forte, scientifico e umanistico al tempo stesso. Si tratta ovviamente di un pensiero da costruire, ma non ex-nihilo: materiale ce n’è in abbondanza nel patrimonio culturale dell&#8217;umanità, e altro se ne aggiungerà. Il problema è l&#8217;integrazione di tale materiale in una cornice che dia ad esso senso.</p>
<p>La necessità di un pensiero forte non è un&#8217;ossessione intellettuale (o intellettualistica): è l&#8217;esigenza di una specie che non potrà procedere ancora a lungo senza acquisire una maggiore consapevolezza sulla sua vicenda e sui possibili sviluppi futuri.</p>
<p>Per ora, l&#8217;unica collana di pubblicazioni programmata concerne le opere del dottor Luigi Anepeta. <em>Nilalienum Edizioni</em> si augura di poter pubblicare ulteriormente altre opere scritte nello spirito della panantropologia. </p>
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		<title>Rossore addio, alla ricerca della fiducia in se stessi</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 11:41:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Rossore addio, alla ricerca della fiducia in se stessi la Repubblica &#8211; 10 gennaio 2012 di Valeria Pini L&#8217;articolo è disponibile sul sito de La Repubblica e sul nostro Scribd in formato .pdf: Rossore addio, alla ricerca della fiducia in se stessi. Mentre un film francese affronta il tema della timidezza e della fobia sociale, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Rossore addio, alla ricerca della fiducia in se stessi</p>
<p><em>la Repubblica</em> &#8211; 10 gennaio 2012</h3>
<h4>di Valeria Pini</h4>
<p><span class="highlight-green">L&#8217;articolo è disponibile sul sito de <em><a href="http://www.repubblica.it/salute/ricerca/2012/01/10/news/rossore_addio_alla_ricerca_della_fiducia_in_se_stessi-27860140/">La Repubblica</a></em> e sul nostro <a href="http://www.scribd.com/LegaIntroversi">Scribd</a> in formato .pdf: <a href="http://www.scribd.com/doc/79097307/Rossore-addio-alla-ricerca-della-fiducia-in-se-stessi"><strong>Rossore addio, alla ricerca della fiducia in se stessi</strong></a>.</span> </p>
<p><em>Mentre un film francese affronta il tema della timidezza e della fobia sociale, anche in Italia crescono i gruppi di auto-aiuto. Paure e angosce possono spingere all&#8217;isolamento e trasformarsi in malattia. In rete nascono forum e social network per aiutare i pazienti.</em></p>
<p>Cyrano de Bergerac aveva così paura di non piacere alla sua bella da non riuscire a dichiararle il suo amore. Le emozioni possono bloccare, inibire ogni azione. Spingono all&#8217;isolamento, alla chiusura in un mondo fatto di solitudine. Paure e sensazioni che possono essere un problema e a volte trasformarsi in malattia. Delle angosce dei timidi parla anche <em>Emotivi anonimi</em>, la commedia francese in cui il proprietario di una fabbrica di cioccolato incontra una donna che, come lui, soffre di fobia sociale. «La timidezza non è una malattia, indica un comportamento che va ricondotto all&#8217;introversione che solo in alcuni casi estremi può portare al disagio psichico &#8211; dice Luigi Anepeta, psichiatra e autore del saggio <em>Le talpe riflessive. Il mondo sotterraneo dell&#8217;introversione</em> &#8211; A volte la difficoltà del rapporto con l&#8217;altro nasce dal fatto che le persone sono banali, poco interessanti». </p>
<p>Ma che cosa fare quando l&#8217;ansia cresce fino ad arrivare alla fobia sociale? «L&#8217;introverso deve riuscire a riconoscere i propri valori, ma anche accettare i propri limiti», spiega lo specialista. Secondo gli esperti è importante aiutare i pazienti a relativizzare il concetto di &#8220;normalità&#8221; e a sviluppare le proprie potenzialità. «Una mia paziente aveva una sensibilità che l&#8217;aveva fatta sentire &#8220;diversa&#8221; e aveva pressoché disimparato a parlare &#8211; dice Nicola Ghezzani, presidente dell&#8217;Asip, Associazione per lo studio delle iperdotazioni psichiche e autore di <em>A viso aperto</em> &#8211; viveva in una sorta di mutismo. Ha cominciato a guarire quando le ho consigliato di dare spazio alla sua vocazione poetica. Oggi scrive, frequenta altri poeti e ha ritrovato la sua socialità naturale». </p>
<p>Anche in Italia, proprio come in <em>Emotivi Anonimi</em>, esistono <a href="http://www.emotivianonimi.it">gruppi di auto-aiuto</a> che offrono un programma simile a quello per chi deve smettere di bere. Il primo passo per uscire dal proprio guscio è quello di «accettare di essere impotenti di fronte alle emozioni». La <a href="http://www.legaintroversi.it">Lega per la difesa dei diritti degli introversi</a> , presieduta da Anepeta, cerca di ricordare gli aspetti positivi del concetto di &#8220;pudore&#8221; e &#8220;riservatezza&#8221;. Questa rete ha dato vita a un forum e a un social network frequentato da centinaia di persone. Fra i vari quesiti che arrivano agli esperti ce ne sono molti che riguardano i bambini. «Si possono aiutare a esporre le proprie qualità e rinforzare così l´autostima. Forzarli a essere estroversi in senso generico comporta un grave danno perché li espone all&#8217;angoscia della performance», dice Ghezzani.</p>
<p>È la stessa ricetta che devono seguire i timidi in amore. Spesso sono proprio loro a trovare una forza improvvisa nei momenti importanti. Ancora Ghezzani: «A volte è necessario esporsi alle proprie paure, ma solo quando il desiderio raggiunge una soglia critica, quella della &#8220;necessità morale&#8221;: se amo davvero quella ragazza o devo chiarire la mia posizione etica con il capo allora posso attingere a una forza morale che travolge le limitazioni del mio io. Il timido cerca autenticità e deve muoversi in modo sincero prima di imparare a mentire come tutti gli altri». </p>
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		<title>Appuntamenti Teatrintroversiani</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 10:41:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Reading Amnesty International con Teatrintroversi Venerdì 25 novembre 2011 Davide Proietti (coordinatore di Teatrintroversi) parteciperà al reading organizzato da Amnesty International per la difesa dei diritti dei bambini e delle bambine, contro la violenza a loro danno. Ulteriori dettagli nella pagina dell&#8217;evento. Favola con Teatrintroversi Sabato 26 novembre 2011, all&#8217;interno del compleanno d&#8217;occupazione del Casale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Reading Amnesty International con Teatrintroversi</h3>
<p>Venerdì <strong>25 novembre 2011</strong> Davide Proietti  (coordinatore di <a href="http://www.legaintroversi.it/progetti-e-attivita/laboratori-creativi/laboratorio-di-recitazione/">Teatrintroversi</a>) parteciperà al reading organizzato da <a href="http://www.amnesty.it">Amnesty International</a> per la difesa dei diritti dei bambini e delle bambine, contro la violenza a loro danno.<br />
Ulteriori dettagli nella <a href="http://www.legaintroversi.it/agenda/?event_id=64">pagina dell&#8217;evento</a>.</p>
<h3>Favola con Teatrintroversi</h3>
<p>Sabato <strong>26 novembre 2011</strong>, all&#8217;interno del compleanno d&#8217;occupazione del Casale De Merode, favola per bambini scritta, narrata e interpretata dagli attori/attrici, clowns e giocolieri/e delle formazioni teatrali del <a href="http://www.inventati.org/teatrodemerode">Teatro de MeRode</a>.<br />
Ulteriori dettagli nella <a href="http://www.legaintroversi.it/agenda/?event_id=65">pagina dell&#8217;evento</a>.</p>
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		<title>Conclusioni delle letture sui Grandi Demistificatori (Darwin, Marx, Nietzsche, Freud)</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Sep 2011 14:28:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si terranno sabato 17 settembre 2011 e sabato 15 ottobre 2011 alle ore 15.00 presso la Biblioteca Comunale &#8220;Casa del Parco-Casale del Giannotto&#8221; (via della Pineta Sacchetti, 78 &#8211; Roma) i due incontri conclusivi del ciclo di conferenze &#8220;I grandi demistificatori: Darwin, Marx, Nietzsche e Freud&#8220;. Le iscrizioni possono essere effettuate inviando una mail a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si terranno sabato <strong>17 settembre 2011</strong> e sabato <strong>15 ottobre 2011</strong> alle <strong>ore 15.00</strong> presso la Biblioteca Comunale &#8220;Casa del Parco-Casale del Giannotto&#8221; (via della Pineta Sacchetti, 78 &#8211; Roma) i due incontri conclusivi del ciclo di conferenze &#8220;<a href="/2009/02/10/ciclo-di-letture-i-grandi-demistificatori-darwin-marx-nietzsche-e-freud/">I grandi demistificatori: Darwin, Marx, Nietzsche e Freud</a>&#8220;.</p>
<p><strong>Le iscrizioni possono essere effettuate inviando una mail a <a href="javascript:linkTo_UnCryptMailto('nbjmup;dpogfsfo{fAmfhbjouspwfstj/ju');">conferenze<script type="text/javascript">// <![CDATA[
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// ]]&gt;</script>@legaintroversi.it<script type="text/javascript">// <![CDATA[
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// ]]&gt;</script></a> o inviando la richiesta direttamente online (per il <a href="http://www.legaintroversi.it/agenda/?event_id=60">primo incontro</a> e/o il <a href="http://www.legaintroversi.it/agenda/?event_id=62">secondo</a>)</strong>.</p>
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		<title>La trama della vita &#8211; Jerome Kagan</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Aug 2011 07:21:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Anepeta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[1. Jerome Kagan La trama della vita Bollati Boringhieri, Torino 2011 Tutti gli studiosi ormai accettano che l&#8217;esperienza umana è fenotipica. Ogni corredo genetico individuale comporta una norma di reazione, vale a dire un insieme definito di possibili sviluppi la cui realizzazione dipende dall&#8217;ambiente. Il problema che per ora si può ritenere non risolto è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>1.</h3>
<div id="biblio_box">
<p>Jerome Kagan</p>
<p><em>La trama della vita</em></p>
<p>Bollati Boringhieri, Torino 2011</p>
</div>
<p><!-- /biblio_box --> </p>
<p>Tutti gli studiosi ormai accettano che l&#8217;esperienza umana è fenotipica. Ogni corredo genetico individuale comporta una norma di reazione, vale a dire un insieme definito di possibili sviluppi la cui realizzazione dipende dall&#8217;ambiente. Il problema che per ora si può ritenere non risolto è quantificare l&#8217;incidenza dei fattori genetici e di quelli ambientali e specificare il modo interattivo in cui essi agiscono.</p>
<p>Nonostante la varietà delle esperienze umane, l&#8217;intuizione dell&#8217;esistenza di tipologie della personalità, che lasciano pensare ad un dato costituzionale di base, è antica (in <em>Tipi psicologici</em> Jung nebfornisce una ricostruzione storica piuttosto interessante), come pure la tendenza prevalente ad identificare due tipi di ordine generale ciascuno dei quali riconosce numerosi sottotipi. In questa ottica, i tipi appaiono notevolmente differenziati mentre i sottotipi creano uno spettro che giunge a ricoprire la varietà delle singole esperienze.</p>
<p><span class="highlight-blue-b">Jerome Kagan</span>, considerato uno dei precursori della psicologia dello sviluppo, docente all&#8217;Università di Harvard, ha dedicato lunghe ricerche al problema del temperamento, partendo da un&#8217;intuizione originaria di tipo dualistico secondo la quale i bambini manifestano precocemente due tipi di temperamento: inibito e disinibito. Il temperamento di un soggetto inibito, detto anche &#8220;ad alta reattività&#8221; può essere descritto come riservato, prudente, introverso, mentre quello di un soggetto disinibito, o a bassa reattività, è socievole, estroverso e di solito a proprio agio nelle situazioni sociali. Le caratteristiche dei due raggruppamenti possono influenzare il comportamento durante gli anni di crescita a seconda dell&#8217;interazione con l&#8217;ambiente.</p>
<p>Sulla base di questa intuizione, Kagan ha condotto un singolare esperimento su un campione di 450 bambini seguiti nell&#8217;arco di 18 anni, dalla nascita fino alla tarda adolescenza e alla prima giovinezza.</p>
<p>Lo studio longitudinale non è una novità. Prima di Kagan, infatti lo hanno adottato Chess e Thomas (1987), i quali, come si legge nel Dizionario citato, &#8220;hanno formulato un&#8217;ampia e articolata definizione del temperamento e un&#8217;originale interpretazione delle sue relazioni con il contesto di sviluppo. I due ricercatori hanno identificato nove dimensioni relativamente stabili che caratterizzano la qualità della condotta dei bambini, e che è possibile valutare durante tutto l&#8217;arco di crescita fino all&#8217;età adulta: il livello di « attività», cioè la componente motoria del comportamento del bambino e la proporzione di periodi attivi e inattivi nella giornata; l&#8217;«adattabilità», cioè la capacità di adattarsi a stimoli nuovi; la «ritmicità» o regolarità delle funzioni biologiche, come i ritmi del pasto o del sonno; l&#8217;«approccio» o «ritiro» in presenza di oggetti, persone o situazioni nuove; l&#8217;«intensità» di espressione emotiva, indipendentemente dal fatto che sia positiva o negativa; il tono prevalente dell&#8217;«umore»; la «persistenza», cioè il tempo in cui un individuo presta continuativamente attenzione a uno stimolo (span di attenzione) o continua nella propria attività nonostante gli stimoli distraenti; la «distraibilità»; la «soglia» necessaria per suscitare una risposta. Ogni individuo manifesta particolari combinazioni di queste caratteristiche, che definiscono la qualità della sua condotta.</p>
<p>Thomas e Chess hanno inoltre differenziato alcuni tipi temperamentali sulla base di costellazioni stabili relative, in modo particolare, alle dimensioni di ritmicità, approccio, adattabilità, intensità, umore e adattabilità. Essi parlano di temperamento «facile» come caratterizzato da regolarità delle funzioni biologiche, da un approccio positivo alle situazioni e persone nuove, da una rapida adattabilità al cambiamento e da un tono dell&#8217;umore non troppo intenso, ma prevalentemente positivo. I bambini con un temperamento facile di solito sono particolarmente semplici da accudire, poiché sono prevedibili nel comportamento, sorridono facilmente, si adattano alle novità, ecc. Al contrario, il temperamento «difficile» è caratterizzato da irregolarità delle funzioni biologiche, da reazioni negative di ripiegamento di fronte a molte situazioni e persone nuove, da lentezza nell&#8217;adattarsi ai cambiamenti e da espressioni degli stati d&#8217;animo intense e spesso negative. I bambini con temperamento difficile hanno orari irregolari del sonno e del pasto, hanno bisogno di periodi lunghi di adattamento prima di acquisire nuove abitudini, manifestano pianto frequente e intenso: chi si occupa di loro incontra quindi difficoltà nel gestirli. Il temperamento «lento a scaldarsi», infine, presenta alcuni tratti comuni con il temperamento difficile: infatti tende a rispondere negativamente, ritirandosi di fronte a situazioni e persone nuove, e si adatta lentamente ai cambiamenti. A differenza del temperamento difficile, però, presenta reazioni moderate, anziché violente, e ha minor tendenza ai ritmi irregolari del sonno e dei pasti. Quando è frustrato o disturbato da qualcosa, l&#8217;individuo con un temperamento lento a scaldarsi cercherà di sfuggire la situazione in silenzio o con tenui proteste. Nei bambini, questo può in particolare portare difficoltà nell&#8217;affrontare situazioni o esperienze nuove.&#8221;</p>
<p>Thomas e Chess hanno rivolto il loro interesse prevalente al comportamento e alle interazioni con l&#8217;ambiente. Kagan ha cercato soprattutto di approfondire l&#8217;aspetto genetico e biologico del temperamento.</p>
<p>La lunga ricerca lo ha portato a ritenere che i tratti del temperamento siano in parte ereditari e stabili nel corso del tempo. La variazione del temperamento e le caratteristiche emotive che le sottendono hanno un&#8217;importanza fondamentale per comprendere la personalità umana e le eventuali patologie che si sviluppano in fase di crescita. Kagan afferma che le differenze temperamentali sono accompagnate, a loro volta, da differenze nella funzionalità cerebrale, che egli si è sforzato di descrivere.</p>
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		<title>Ciclo di letture &#8220;I grandi demistificatori&#8221;: &#8220;Ciò che è vivo e ciò che è morto di Freud&#8221;, quinta lettura freudiana</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jun 2011 11:37:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;ambito del ciclo di letture &#8220;I grandi demistificatori: Darwin, Marx, Nietzsche e Freud&#8221; si terrà sabato 9 luglio 2011 alle ore 15.00 presso la Biblioteca Comunale &#8220;Casa del Parco-Casale del Giannotto&#8221; (via della Pineta Sacchetti, 78 &#8211; Roma) la quinta e ultima lettura freudiana: Ciò che è vivo e ciò che è morto di Freud. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;ambito del ciclo di letture &#8220;<a href="/2009/02/10/ciclo-di-letture-i-grandi-demistificatori-darwin-marx-nietzsche-e-freud/">I grandi demistificatori: Darwin, Marx, Nietzsche e Freud</a>&#8221; si terrà sabato <strong>9 luglio 2011</strong> alle <strong>ore 15.00</strong> presso la Biblioteca Comunale &#8220;Casa del Parco-Casale del Giannotto&#8221; (via della Pineta Sacchetti, 78 &#8211; Roma) la quinta e ultima lettura freudiana: <strong><em>Ciò che è vivo e ciò che è morto di Freud</em></strong>.</p>
<p><strong>Le iscrizioni possono essere effettuate inviando una mail a <a href="javascript:linkTo_UnCryptMailto('nbjmup;dpogfsfo{fAmfhbjouspwfstj/ju');">conferenze<script type="text/javascript">// <![CDATA[
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<p>Per <strong>informazioni</strong> sul calendario completo delle letture freudiane e sulle modalità di iscrizione e partecipazione <a href="/2011/02/21/ciclo-di-letture-i-grandi-demistificatori-calendario-delle-letture-freudiane/">leggete qui</a>.</p>
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		<title>Notizie sulla Villa dei Quintili</title>
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		<pubDate>Sun, 29 May 2011 08:17:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In occasione della visita guidata alla Villa dei Quintili, che si terrà domenica 12 giugno alle ore 10.30, mettiamo a disposizione di tutti coloro che parteciperanno alcune notizie sulla villa, sintetizzate dall&#8217;archeologo Patrizio Pensabene, che condurrà la visita. Per dettagli e informazioni sulle modalità di partecipazione alla visita vi rimandiamo all&#8217;agenda degli appuntamenti. Una delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In occasione della <strong>visita guidata alla Villa dei Quintili</strong>, che si terrà domenica 12 giugno alle ore 10.30, mettiamo a disposizione di tutti coloro che parteciperanno alcune notizie sulla villa, sintetizzate dall&#8217;archeologo Patrizio Pensabene, che condurrà la visita.</p>
<p>Per dettagli e informazioni sulle modalità di partecipazione alla visita vi rimandiamo all&#8217;<a href="/agenda/?event_id=53">agenda degli appuntamenti</a>.</p>
<p>Una delle più grandi ville di campagna che circondava la città è quella dei Quintili, così chiamata dal nome dei proprietari, noto dai bolli dei tubi di piombo (fistulae) che adducevano l&#8217;acqua al complesso. Si tratta di due fratelli Quintilio Condiano e Massimo, entrambi consoli nel 151 d.C., durante l&#8217;impero di Antonino Pio, e citati dalle fonti per la loro cultura, abilità militare, amore fraterno e ancora per la straordinaria ricchezza che determinò la tragedia del loro destino. Infatti, pare che il loro successo suscitasse l&#8217;invidia del giovane imperatore Commodo, che li fece uccidere nel 183, sotto la falsa accusa di cospirazione, e ne incamerò il patrimonio, compresa la proprietà sulla via Appia. Da allora, la villa dei Quintili, rimase dominio imperiale fino al VI secolo d.C., quando passò, sotto il governo bizantino, in mano ai papi.</p>
<p>Il suo territorio si estendeva dall&#8217;Appia alla via Latina, ora corrispondente alla Via Appia nuova, e confinava probabilmente, in direzione di Roma, con la proprietà di Annia Regilla, la moglie del famoso e ricchissimo senatore Erode Attico (il tempio funerario di Annia Regilla è stato trasportato nel 1800 a Villa Borghese, dove è tutt&#8217;ora visibile).<br />
Il complesso è il risultato di una storia costruttiva che si svolge soprattutto nel II secolo DC, ma con importanti interventi e aggiunte nelle epoche successive, fino al periodo del regno ostrogotico a cui risalgono mattoni bollati di Teodorico, relativi ad un impianto produttivo, attestatosi nel VI secolo d.C, in una parte non più abitata della Villa.</p>
<p>I nuclei principali che compongono la villa sono:<br />
- nucleo residenziale di rappresentanza (A) sfarzosamente decorato con rivestimenti marmorei ancora in situ e incentrato su un grande cortile scoperto che riproduceva in piccolo un foro e serviva di luogo d&#8217;incontro tra ospiti e residenti; su du di esso si affacciavano, rialzate, grandi sale di ricevimento tra cui una sala ottagona riscaldata che ne indica l&#8217;uso di triclinio invernale;<br />
- il settore residenziale privato (B) che si affaccia sull&#8217;antica Via Latina e con giardino e sale riscaldate, di cui si conserva un ambiente voltato con visible l&#8217;ipocausto impianto di riscaldamento;<br />
- il settore dei servizi (C) che comprende caldaie per gli impianti di riscaldamento, cucine, magazzini, canalizzazioni fognarie, ecc.;<br />
- il cosiddetto teatro marittimo (F) così chiamato per la pianta simile a quella del più famoso teatro di Villa Adriana, con portico interno lungo il perimetro e corte scoperta al centro, per incontri e passeggiate;<br />
- le terme (D; E, G) di cui si conserva ancora in piedi il grande frigidario con due vasche e con colonne e trabeazioni riccamente scolpite;<br />
- il giardino a ippodromo (R);<br />
- lo stadio (S);<br />
- il Grande Ninfeo sulla via Appia (H) che conclude il lato sud del giardino a ippodromo.</p>
<p>Ci sono due aspetti della Villa che vanno sottolineati: la ricchezza dell&#8217;arredo statuario, che ha alimentato per secoli il mercato antiquario, sin dal 15° secolo, di cui ancora si conservano almeno 50 statue, pervenute nei principali musei europei (Vaticani, Louvre, Gliptoteca di Monaco, etc).<br />
Il secondo aspetto riguarda il lussuoso rivestimento marmoreo dei pavimenti e delle pareti, di cui, nel frigidario delle terme e in altri ambienti, si conservano ampi brani, composti dai marmi imperiali (cipollino, giallo antico, portasanta, africano, etc) che potranno essere apprezzati durante la visita.<br />
La Villa, dunque, data la sua grandiosità, era dotata di estesi giardini, con fontane e vasche alimentate da cisterne e acquedotti: un eco delle antiche sistemazioni, si coglie nella presenza attuale di uno stagno presso una cisterna, che è diventato un biotipo, di notevole interesse floristico-vegetazionale, con specie molto rare.</p>
<h3>Nota di approfondimento sulla spoliazione della villa nei secoli</h3>
<p>Il lavoro sulla Villa dei Quintili è condotto ormai da anni da Rita Paris e i suoi collaboratori, ai quali però è toccata la ventura di registrare solo il pochissimo materiale architettonico superstite delle grandi spoliazioni di cui il complesso è stato oggetto fin dall&#8217;alto Medio Evo proprio per la ricchezza del suo arredo marmoreo. Tra i lavori di scavo più importanti vi sono quelli del 1788-1792: tralasciando le informazioni sui rinvenimenti statuari, per cui si rimanda ai lavori della Schandler e della Paris e limitandoci solo agli elementi dell&#8217;elevato architettonico, rileviamo il rinvenimento di un lastrone di verde antico, da cui si ricavarono sei tavoli per il Palazzo Pontificio, dove furono anche trasportate colonne di giallo antico e di breccia nel 1790, frammenti di grandiose trabeazioni, di fusti di africano e di bigio (tra cui una colonna alta m.4) nel 1791; furono ancora rinvenute due colonne di cipolino con le relative basi, altre grandi quantità di frammenti architettonici ecc. Altri rinvenimenti di colonne, tra cui tre di cipollino con alcune delle basi e dei capitelli corinzi, e anche di un grande capitello ionico avvennero negli scavi tra il 1828 e 1829, quando ormai la villa era pervenuta alla famiglia Torlonia: il Nibby segnala la misura di alcuni fusti, alcuni alti più di m.4 e dal diametro di cm.60, altri più piccoli che attribuisce al Frigidario delle terme della villa, e ancora rinviene nelle aule termali condutture di piombo con bolli che gli permettono di identificare i proprietari della villa, i fratelli Quintili.  </p>
<p>Ritorna il  ritrovamento di colonne di cipollino (diam. 56, alte più di m.5) negli scavi del 1850, insieme a moltissimi altri frammenti architettonici. È, tuttavia, solo con gli scavi di A.Ricci nel 1984-87, quando si evidenziano alcune parti della villa già scavate, come la c.d. sala ottagonale, identificata come triclinio e datata tramite i bolli laterizi in età adrianea, e le piccole Terme con ninfeo a sud est del nucleo principale, datata in età tardo-antica per i bolli teodoriciani (V-VI sec.), che è posta un&#8217;attenzione più scientifica alle dinamiche della spoliazione, registrando le cataste di marmi creati dagli spogliatori in epoca tarda. Infine gli scavi della Soprintendenza del 2000, individuano o riscoprono vari ambienti di collegamento tra i nuclei principali della villa, alcuni con lussuosi pavimenti in tarsie marmoree.</p>
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		<title>Visita guidata alla Villa dei Quintili</title>
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		<pubDate>Tue, 17 May 2011 07:09:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Vi informiamo che la visita guidata alla Villa dei Quintili, prevista per sabato 21 maggio, è stata rimandata a domenica 12 giugno. L&#8217;appuntamento è fissato presso l&#8217;entrata principale (Via Appia Nuova, 1092) alle ore 10.30. È previsto un contributo di 10 euro (5 per studenti e disoccupati, gratis per i minori) da devolvere interamente al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi informiamo che la visita guidata alla Villa dei Quintili, prevista per sabato 21 maggio, è stata rimandata a <strong>domenica 12 giugno</strong>.<br />
L&#8217;appuntamento è fissato presso l&#8217;entrata principale (Via Appia Nuova, 1092) alle ore <strong>10.30</strong>.<br />
È previsto un contributo di <strong>10 euro</strong> (5 per studenti e disoccupati, gratis per i minori) da devolvere interamente al finanziamento della LIDI.<br />
La visita è aperta a tutti. Per <strong>prenotarsi</strong> è sufficiente inviare la propria adesione online attraverso l&#8217;apposito <a href="/agenda/?event_id=53">modulo</a>.</p>
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