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	<title>LIDI - Lega Italiana per la tutela dei Diritti degli Introversi &#187; Progetti e attività</title>
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	<description>Conoscere, riconoscere, riabilitare l&#039;introversione e prevenire il disagio degli introversi</description>
	<lastBuildDate>Sat, 29 May 2010 11:13:55 +0000</lastBuildDate>
	
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		<title>Introversione e Individuazione</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Apr 2010 07:57:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Anepeta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Relazioni e interventi]]></category>
		<category><![CDATA[appartenenza/integrazione]]></category>
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		<description><![CDATA[1.
È il momento di porsi un quesito fondamentale per il futuro della LIDI: perché i contenuti culturali che essa cerca di diffondere colpiscono gli introversi che ne vengono a conoscenza, ma non fa presa su di essi, vale a dire non induce un&#8217;adesione all&#8217;Associazione e una partecipazione attiva? 
Cercherò di rispondere a questo quesito senza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>1.</h3>
<p>È il momento di porsi un quesito fondamentale per il futuro della LIDI: perché i contenuti culturali che essa cerca di diffondere colpiscono gli introversi che ne vengono a conoscenza, ma non fa presa su di essi, vale a dire non induce un&#8217;adesione all&#8217;Associazione e una partecipazione attiva? </p>
<p>Cercherò di rispondere a questo quesito senza adornare il discorso di formule banali che si adottano comunemente per analizzare un &#8220;insuccesso”. Per un&#8217;Associazione fondata da quasi quattro anni, la cui sigla implica la pretesa di operare a livello nazionale, un numero di iscritti di poche decine  è, di fatto, tale, anche se appare piuttosto in contrasto sia con la vitalità del sito e del forum sia con il numero di copie di <a href="/2007/06/30/il-saggio-sullintroversione-timido-docile-ardente/"><em>Timido, docile, ardente&#8230;</em></a> sinora vendute (circa 2000).</p>
<p>L&#8217;analisi critica deve partire proprio dal saggio e dalla sua struttura che, eccezion fatta per qualche vago consiglio rivolto ai genitori e agli insegnanti, non concede nulla alla moda, dilagante nei libri di psicologia e di varia umanità, di far seguire all&#8217;illustrazione di un problema le ricette per risolverlo. Questa &#8220;insufficienza&#8221;, che, peraltro, si riscontra in tutti i miei libri, e avrebbe bisogno di una lunga giustificazione che non è il caso di fornire qui, si ricava facilmente dalla reazione ambivalente che la sua lettura suscita nei più.</p>
<p>La presa di coscienza di essere introversi e la comprensione di ciò che significa questo particolare modo di essere, è di solito illuminante.</p>
<p>Dopo un entusiasmo iniziale per una scoperta che è un po&#8217; come un uovo di Colombo, gli introversi capiscono, in genere, di non essere &#8220;difettosi&#8221;, &#8220;anormali&#8221;, &#8220;malati&#8221;, ma questa consapevolezza, se migliora in qualche misura la percezione che hanno di sé, non incide sulla vita di relazione sociale, che rimane sottesa da un nodo di vissuti negativi e contraddittori (autosvalutazione, isolamento, invidia  e disprezzo nei confronti dei &#8220;normali&#8221;, rabbia per lo stato di cose esistente nel mondo, ecc.)</p>
<p>L&#8217;iniziale entusiasmo, insomma, dà luogo ad una delusione: di fatto, poco o nulla cambia dentro di sé e, a maggior ragione, nell&#8217;interazione quotidiana con il mondo.</p>
<p>Occorre, a questo riguardo, essere realisti. La nostra cultura è impregnata di pragmatismo. Non uso questo termine in senso negativo. Ritengo che gli esseri umani, sia a livello individuale che collettivo, non possano prescindere dal cercare soluzioni ai problemi in cui si imbattono, di qualunque ordine essi siano.</p>
<p>Non è sorprendente, dunque, che gli introversi, al di là del prendere coscienza di essere tali e di capire cosa questo di fatto significhi sul piano teorico &#8211; in breve, uno stato di disadattamento evolutivo funzionale a promuovere uno sviluppo differenziato e in qualche misura originale della personalità -, nutrano l’aspirazione a vivere meglio. Tale aspirazione, coincida essa con uno stato di malessere sommerso o di malessere franco (psicopatologico), si traduce comunemente in una richiesta univoca &#8211; come si fa a risolvere i problemi? &#8211; con la quale occorre fare i conti.</p>
<p>La mente umana non è un computer: la complessità straordinaria e la sua natura di sistema dinamico, sotteso da un mare di emozioni, di memorie e di contenuti di pensiero, rappresentano la sua grandezza e il suo limite per chi la amministra. Se fosse un computer, sarebbe possibile metterci dentro le mani, montare, smontare i pezzi, sostituirli, ecc. Al limite, un computer non riparabile si rottama e se ne compra un altro. Non essendolo, tutto ciò non è possibile: non lo è per i tecnici, ma neppure per gli amministratori della &#8220;macchina&#8221;. I malfunzionamenti vanno rimediati in mare aperto, mentre la barca continua ad andare.</p>
<p>Parecchi sanno il fascino che esercita su di me la navigazione a vela come metafora della vita. Andare su di una barca a vela, di quelle piccole, che sono più simbolicamente vicine all&#8217;esperienza individuale, significa accettare di avere un controllo minimale sui fattori che consentono ad essa di rimanere in rotta: significa, in breve, raccogliere una sfida con il caso, vale a dire con variabili (il vento, la corrente) del tutto indipendenti dalla volontà del timoniere. Non c&#8217;è nulla di più arduo, quando si naviga a vela, di dovere rimediare ad un guasto. Le manovre che a terra risulterebbero semplici diventano indefinitamente complicate, perché, se è possibile allentare le vele, essa non rimane mai del tutto ferma.</p>
<p>Fuori di metafora, il mare aperto nel quale navighiamo (mettendo da parte il porto familiare che, talora, non è affatto sicuro) è il mondo così com&#8217;è, dominato da un modello &#8211; quello estrovertito &#8211; che non facilita di certo la rotta degli introversi. Non la facilita, ma non la rende neppure impossibile. Perché allora, per molti di noi, è così difficile mantenere l&#8217;equilibrio e la rotta?</p>
<p>Penso che le difficoltà siano due: la prima è la non accettazione del proprio modo di essere in ciò che esso ha di inesorabilmente vincolante sotto il profilo genetico; la seconda è l&#8217;aspirazione latente, talora inconfessata, a raggiungere lo stato di apparente &#8220;benessere&#8221; di cui godono i &#8220;normali&#8221;.</p>
<p>Solo raramente, queste difficoltà sono esplicitate. Sono soprattutto gli adolescenti introversi che rifiutano di accettare la scelta operata dalla natura e di pagare ad essa un prezzo in termini di più o meno dolorosa consapevolezza della diversità.</p>
<p>Tra i giovani e gli adulti, e particolarmente tra quelli che accolgono il messaggio della LIDI, sembra prevalere l&#8217;accettazione della propria condizione, e talora addirittura una sorta di orgoglio che accentua il rifiuto nei confronti dei normali.</p>
<p>Temo, però, che la scarsa adesione alla LIDI &#8211; tenuto conto del numero di lettori del saggio e  di utenti che accedono al forum e affermano di avere scoperto il valore del proprio modo di essere &#8211; attesta che quell&#8217;accettazione è più formale che sostanziale.</p>
<p>Ciò significa, né più né meno, che la domanda cui ho fatto cenno &#8211; come si fa a risolvere i problemi? &#8211; ha delle implicazioni più complesse di quanto si possa pensare. C&#8217;è in particolare da chiedersi se i problemi vissuti sulla pelle &#8211; l&#8217;inadeguatezza, il disagio legato all&#8217;esposizione sociale, l&#8217;autosvalutazione, l&#8217;isolamento, ecc. &#8211; siano veramente quelli da risolvere. Penso di no. Il vero problema, a mio avviso, è la non accettazione dei vincoli inerenti l&#8217;introversione e del &#8220;destino&#8221; che essi comportano.</p>
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		<title>Ciclo di letture &#8220;I grandi demistificatori&#8221;: a settembre le letture nietzschiane</title>
		<link>http://www.legaintroversi.it/2010/04/14/ciclo-di-letture-i-grandi-demistificatori-a-settembre-le-letture-nietzschiane/</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 09:21:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vi informiamo che il ciclo di conferenze su Nietzsche sarà avviato a settembre. Il primo incontro è previsto il 18 settembre, gli altri seguiranno con una cadenza mensile e potranno essere fissati di volta in volta con gli uditori.
Le iscrizioni devono essere effettuate entro la fine di maggio inviando una mail a conferenze obscureAddMid();@legaintroversi.it obscureAddEnd(); [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi informiamo che il ciclo di conferenze su Nietzsche sarà avviato a settembre. Il primo incontro è previsto il <strong>18 settembre</strong>, gli altri seguiranno con una cadenza mensile e potranno essere fissati di volta in volta con gli uditori.</p>
<p><strong>Le iscrizioni devono essere effettuate entro la fine di maggio inviando una mail a <a href="javascript:linkTo_UnCryptMailto('nbjmup;dpogfsfo{fAmfhbjouspwfstj/ju');">conferenze<script type="text/javascript"> obscureAddMid();</script>@legaintroversi.it<script type="text/javascript"> obscureAddEnd();</script></a></strong> ed eventualmente riconfermate ai primi di settembre.</p>
<p>Le quote stabilite per la partecipazione (<strong>20 €</strong> per singola conferenza, <strong>15 €</strong> per studenti o disoccupati) dovranno essere versate in corrispondenza dell&#8217;avvio del ciclo o <strong>di persona al primo incontro</strong> o con <strong>bollettino postale o bonifico la settimana prima dell&#8217;incontro</strong>, utilizzando gli estremi riportati di seguito:</p>
<p><strong>Beneficiario</strong>: <span class="highlight-green">Lega Italiana per la Tutela dei Diritti degli Introversi</span><br />
<strong>Domicilio</strong>: Via Emma Carelli, 76 | <strong>Città</strong>: Roma | <strong>CAP</strong>: 00168<br />
<strong>Codice IBAN</strong>: <span class="highlight-green"><strong>IT 33 I 07601 03200 000077008787</strong></span></p>
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		<title>Ciclo di letture &#8220;I grandi demistificatori&#8221;: &#8220;Ciò che è vivo e ciò che è morto di Marx oggi&#8221;, quinta lettura marxiana</title>
		<link>http://www.legaintroversi.it/2010/02/10/ciclo-di-letture-i-grandi-demistificatori-cio-che-e-vivo-e-cio-che-e-morto-di-marx-oggi-quinta-lettura-marxiana/</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 09:30:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;ambito del ciclo di letture &#8220;I grandi demistificatori: Darwin, Marx, Nietzsche e Freud&#8221; si terrà sabato 20 febbraio 2010 alle ore 16.00 presso la sede della LIDI la quinta lettura marxiana: Ciò che è vivo e ciò che è morto di Marx oggi.
Le iscrizioni possono essere effettuate inviando una mail a conferenze obscureAddMid();@legaintroversi.it obscureAddEnd(); o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;ambito del ciclo di letture &#8220;<a href="/2009/02/10/ciclo-di-letture-i-grandi-demistificatori-darwin-marx-nietzsche-e-freud/">I grandi demistificatori: Darwin, Marx, Nietzsche e Freud</a>&#8221; si terrà sabato <strong>20 febbraio 2010</strong> alle <strong>ore 16.00</strong> presso la sede della LIDI la quinta lettura marxiana: <strong><em>Ciò che è vivo e ciò che è morto di Marx oggi</em></strong>.</p>
<p><strong>Le iscrizioni possono essere effettuate inviando una mail a <a href="javascript:linkTo_UnCryptMailto('nbjmup;dpogfsfo{fAmfhbjouspwfstj/ju');">conferenze<script type="text/javascript"> obscureAddMid();</script>@legaintroversi.it<script type="text/javascript"> obscureAddEnd();</script></a> o <a href="http://www.legaintroversi.it/agenda/?event_id=21">inviando la richiesta direttamente online</strong></a>.</p>
<p>Per <strong>informazioni</strong> sul calendario completo delle letture marxiane, sulle modalità di iscrizione e le quote da versare per la partecipazione <a href="/2009/09/21/ciclo-di-letture-i-grandi-demistificatori-calendario-delle-letture-marxiane">leggete qui</a>.</p>
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		<title>Ciclo di letture &#8220;I grandi demistificatori&#8221;: &#8220;La critica dell&#8217;economia e il problema dell&#8217;alienazione&#8221;, quarta lettura marxiana</title>
		<link>http://www.legaintroversi.it/2010/01/05/ciclo-di-letture-i-grandi-demistificatori-la-critica-delleconomia-e-il-problema-dellalienazione-quarta-lettura-marxiana/</link>
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		<pubDate>Tue, 05 Jan 2010 12:18:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;ambito del ciclo di letture &#8220;I grandi demistificatori: Darwin, Marx, Nietzsche e Freud&#8221; si terrà sabato 16 gennaio 2010 alle ore 16.00 presso la sede della LIDI la quarta lettura marxiana: La critica dell&#8217;economia e il problema dell&#8217;alienazione.
Le iscrizioni possono essere effettuate inviando una mail a conferenze obscureAddMid();@legaintroversi.it obscureAddEnd(); o inviando la richiesta direttamente online.
Per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;ambito del ciclo di letture &#8220;<a href="/2009/02/10/ciclo-di-letture-i-grandi-demistificatori-darwin-marx-nietzsche-e-freud/">I grandi demistificatori: Darwin, Marx, Nietzsche e Freud</a>&#8221; si terrà sabato <strong>16 gennaio 2010</strong> alle <strong>ore 16.00</strong> presso la sede della LIDI la quarta lettura marxiana: <strong><em>La critica dell&#8217;economia e il problema dell&#8217;alienazione</em></strong>.</p>
<p><strong>Le iscrizioni possono essere effettuate inviando una mail a <a href="javascript:linkTo_UnCryptMailto('nbjmup;dpogfsfo{fAmfhbjouspwfstj/ju');">conferenze<script type="text/javascript"> obscureAddMid();</script>@legaintroversi.it<script type="text/javascript"> obscureAddEnd();</script></a> o <a href="http://www.legaintroversi.it/agenda/?event_id=20">inviando la richiesta direttamente online</strong></a>.</p>
<p>Per <strong>informazioni</strong> sul calendario completo delle letture marxiane, sulle modalità di iscrizione e le quote da versare per la partecipazione <a href="/2009/09/21/ciclo-di-letture-i-grandi-demistificatori-calendario-delle-letture-marxiane">leggete qui</a>.</p>
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		<title>Ciclo di letture &#8220;I grandi demistificatori&#8221;: &#8220;La concezione marxiana dell&#8217;uomo e della storia&#8221;, terza lettura marxiana</title>
		<link>http://www.legaintroversi.it/2009/12/09/ciclo-di-letture-i-grandi-demistificatori-la-concezione-marxiana-delluomo-e-della-storia-terza-lettura-marxiana/</link>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 10:58:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;ambito del ciclo di letture &#8220;I grandi demistificatori: Darwin, Marx, Nietzsche e Freud&#8221; si terrà sabato 12 dicembre 2009 alle ore 16.00 presso la sede della LIDI la terza lettura marxiana: La concezione marxiana dell&#8217;uomo e della storia.
Le iscrizioni possono essere effettuate inviando una mail a conferenze obscureAddMid();@legaintroversi.it obscureAddEnd(); o inviando la richiesta direttamente online.
Per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;ambito del ciclo di letture &#8220;<a href="/2009/02/10/ciclo-di-letture-i-grandi-demistificatori-darwin-marx-nietzsche-e-freud/">I grandi demistificatori: Darwin, Marx, Nietzsche e Freud</a>&#8221; si terrà sabato <strong>12 dicembre 2009</strong> alle <strong>ore 16.00</strong> presso la sede della LIDI la terza lettura marxiana: <strong><em>La concezione marxiana dell&#8217;uomo e della storia</em></strong>.</p>
<p><strong>Le iscrizioni possono essere effettuate inviando una mail a <a href="javascript:linkTo_UnCryptMailto('nbjmup;dpogfsfo{fAmfhbjouspwfstj/ju');">conferenze<script type="text/javascript"> obscureAddMid();</script>@legaintroversi.it<script type="text/javascript"> obscureAddEnd();</script></a> o <a href="http://www.legaintroversi.it/agenda/?event_id=19">inviando la richiesta direttamente online</strong></a>.</p>
<p>Per <strong>informazioni</strong> sul calendario completo delle letture marxiane, sulle modalità di iscrizione e le quote da versare per la partecipazione <a href="/2009/09/21/ciclo-di-letture-i-grandi-demistificatori-calendario-delle-letture-marxiane">leggete qui</a>.</p>
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		<title>Notizie sul culto di Cibele e visita al Tempio</title>
		<link>http://www.legaintroversi.it/2009/11/25/notizie-sul-culto-di-cibele-e-visita-al-tempio/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 14:22:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In occasione della visita guidata al Tempio di Cibele sul Palatino che si terrà domenica 20 dicembre alle ore 10.30, mettiamo a disposizione di tutti coloro che parteciperanno una sintesi sul culto di Cibele e  sulla sua introduzione a Roma (a cura dell&#8217;archeologo Patrizio Pensabene, che condurrà la visita).

Per dettagli e informazioni sulle modalità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In occasione della <strong>visita guidata al Tempio di Cibele sul Palatino</strong> che si terrà domenica 20 dicembre alle ore 10.30, mettiamo a disposizione di tutti coloro che parteciperanno una sintesi sul culto di Cibele e  sulla sua introduzione a Roma (a cura dell&#8217;archeologo Patrizio Pensabene, che condurrà la visita).</p>
<p><object codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=9,0,0,0" id="doc_210409327219069" name="doc_210409327219069" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" align="middle"	height="500" width="619" ><param name="movie"	value="http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf?document_id=23132226&#038;access_key=key-ngtazh90bzwwsvm5au3&#038;page=1&#038;version=1&#038;viewMode=list"><param name="quality" value="high"><param name="play" value="true"><param name="loop" value="true"><param name="scale" value="showall"><param name="wmode" value="opaque"><param name="devicefont" value="false"><param name="bgcolor" value="#ffffff"><param name="menu" value="true"><param name="allowFullScreen" value="true"><param name="allowScriptAccess" value="always"><param name="salign" value=""><param name="mode" value="list"><embed src="http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf?document_id=23132226&#038;access_key=key-ngtazh90bzwwsvm5au3&#038;page=1&#038;version=1&#038;viewMode=list" quality="high" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" play="true" loop="true" scale="showall" wmode="opaque" devicefont="false" bgcolor="#ffffff" name="doc_210409327219069_object" menu="true" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" salign="" type="application/x-shockwave-flash" align="middle" mode="list" height="500" width="619"></embed></object></p>
<p>Per dettagli e informazioni sulle modalità di partecipazione alla visita vi rimandiamo all&#8217;<a href="/agenda/?event_id=26">agenda degli appuntamenti</a>.</p>
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		<title>Ciclo di letture &#8220;I grandi demistificatori&#8221;: &#8220;Lo sfondo storico-culturale, la personalità di Marx e la nascita del rivoluzionario&#8221;, seconda lettura marxiana</title>
		<link>http://www.legaintroversi.it/2009/11/10/ciclo-di-letture-i-grandi-demistificatori-lo-sfondo-storico-culturale-la-personalita-di-marx-e-la-nascita-del-rivoluzionario-seconda-lettura-marxiana/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 16:51:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;ambito del ciclo di letture &#8220;I grandi demistificatori: Darwin, Marx, Nietzsche e Freud&#8221; si terrà sabato 14 novembre 2009 alle ore 16.00 presso la sede della LIDI la seconda lettura marxiana: Lo sfondo storico-culturale, la personalità di Marx e la nascita del rivoluzionario.
Le iscrizioni possono essere effettuate inviando una mail a conferenze obscureAddMid();@legaintroversi.it obscureAddEnd(); o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;ambito del ciclo di letture &#8220;<a href="/2009/02/10/ciclo-di-letture-i-grandi-demistificatori-darwin-marx-nietzsche-e-freud/">I grandi demistificatori: Darwin, Marx, Nietzsche e Freud</a>&#8221; si terrà sabato <strong>14 novembre 2009</strong> alle <strong>ore 16.00</strong> presso la sede della LIDI la seconda lettura marxiana: <strong><em>Lo sfondo storico-culturale, la personalità di Marx e la nascita del rivoluzionario</em></strong>.</p>
<p><strong>Le iscrizioni possono essere effettuate inviando una mail a <a href="javascript:linkTo_UnCryptMailto('nbjmup;dpogfsfo{fAmfhbjouspwfstj/ju');">conferenze<script type="text/javascript"> obscureAddMid();</script>@legaintroversi.it<script type="text/javascript"> obscureAddEnd();</script></a> o <a href="http://www.legaintroversi.it/agenda/?event_id=18">inviando la richiesta direttamente online</strong></a>.</p>
<p>Per <strong>informazioni</strong> sul calendario completo delle letture marxiane, sulle modalità di iscrizione e le quote da versare per la partecipazione <a href="/2009/09/21/ciclo-di-letture-i-grandi-demistificatori-calendario-delle-letture-marxiane">leggete qui</a>.</p>
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		<title>La LIDI nelle scuole: contro la cultura dell&#8217;impossibilità</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 07:38:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Bonessi</dc:creator>
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Che cos&#8217;è l&#8217;introversione. Dal pregiudizio alla conoscenza
Incontro di presentazione della LIDI del 21.10.2009
Roma, Biblioteca Comunale &#8220;Casa del Parco-Casale del Giannotto&#8221;
Intervento della dott.ssa Alessandra Bonessi
Il gruppo di monitoraggio per scuola della LIDI ha il compito di mantenere i contatti con le scuole e di avviare in esse, laddove possibile, progetti di intervento mirato per le scuole [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="alignr">
<em>Che cos&#8217;è l&#8217;introversione. Dal pregiudizio alla conoscenza</em><br />
<strong>Incontro di presentazione della LIDI del 21.10.2009</strong><br />
Roma, Biblioteca Comunale &#8220;Casa del Parco-Casale del Giannotto&#8221;<br />
Intervento della <span class="highlight-blue">dott.ssa Alessandra Bonessi</span></p>
<p>Il <a href="/progetti-e-attivita/gruppi-operativi/gruppo-di-monitoraggio-per-la-scuola/">gruppo di monitoraggio per scuola</a> della LIDI ha il compito di mantenere i contatti con le scuole e di avviare in esse, laddove possibile, progetti di intervento mirato per le scuole dell&#8217;infanzia e primarie, le scuole medie inferiori e superiori al fine di sensibilizzare alla tematica dell&#8217;introversione così come oggi è qui trattata e sormontare il pregiudizio che grava su di essa.</p>
<p>Mi riferisco a quello che ha appena condiviso il dott. Anépeta, sulla possibilità di realizzare, se pure in parte, il &#8220;sogno&#8221; di potere coinvolgere la collettività  nel tutelare se stessa dal rischio di smarrire quella parte di sé che è un patrimonio di potenzialità (quelle della parte introversa di ognuno di noi); potenzialità che se non espresse pienamente non potrebbero sostenere l&#8217;umanità ad uscire da quella &#8220;preistoria&#8221; caratterizzata dall&#8217;ignoranza, dall&#8217;irrazionale, a volte dal disumano.</p>
<p>In  riferimento al titolo dell&#8217;intervento, <strong><em>La LIDI nelle scuole: contro la cultura dell&#8217;impossibilità</em></strong>, mi riferisco ad un modello negativo piuttosto comune ai nostri giorni, che si può riassumere nel &#8220;così va il mondo&#8221; affermando quindi la <em>cultura dell&#8217;impossibilità</em>, rendendoci impotenti nel credere di potere fare qualcosa e quindi paralizzando sul nascere qualsiasi iniziativa personale. Se veniamo catturati da questo modello, anche la comprensione delle cause che hanno portato a determinati effetti nella nostra società viene meno, in quanto non ci sforzeremo più di comprenderla e ci accontenteremo di una lettura superficiale degli eventi, che potremo solo, passivamente, subire.</p>
<p>Per quanto riguarda i giovani, essi sono vittima di altri <strong>modelli dominanti</strong>, di stampo <em>adultomorfo</em>, come, ad esempio, l&#8217;efficientismo inteso come essere continuamente indaffarati senza però uno scopo chiaro e significativo che orienti il nostro fare quotidiano; la superiorità di una ragione fredda rispetto all&#8217;emozione che viene vissuta come un ostacolo da rimuovere anestetizzandosi; il sapere apparire che vale più dell&#8217;essere; l&#8217;intraprendenza ridotta al saper vendere o al sapersi vendere;  la realizzazione meramente individualistica di se stessi a volte tenendo poco conto dei bisogni e dei sentimenti degli altri; il tutto in una forma di comunicazione vuota in cui il numero di contatti che ho risulta più importante della qualità e dell&#8217;autenticità delle mie relazioni.</p>
<p>Questi tipi di modelli, che non vanno bene neanche per gli estroversi perché li disumanizzano e li allontanano sempre più da un contatto con il loro mondo interno estrovertendoli sempre di più, per gli introversi diventano addirittura patogeni, non riuscendo essi ad adattarsi se non pagando prezzi elevatissimi in termini di disagio  esistenziale se non psicologico. Infatti molti introversi si chiudono rispetto al mondo esterno più del necessario per salvaguardare la propria identità, introvertendosi, e covando verso i cosiddetti &#8220;normali&#8221; rabbie di ogni genere, rabbie che derivano anche dal senso di giustizia sempre fortemente, a volte drammaticamente, rappresentato nel corredo emozionale introverso.</p>
<p>Secondo la visione da noi adottata, alla base dello sviluppo dell&#8217;essere umano si colloca la dialettica tra due bisogni fondamentali che sono organizzatori dell&#8217;identità: il bisogno di appartenenza/integrazione sociale e il bisogno di individuazione personale. </p>
<p>Il primo, il <strong>bisogno di appartenenza-integrazione sociale</strong>, è  la necessità che abbiamo di sentirci parte di quella che si può definire la &#8220;tribù di appartenenza&#8221;: famiglia, contesto, società, della quale, poiché voglio sentirmene parte, condivido regole, idee, mentalità, valori, codici culturali e comportamentali.<br />
Questo bisogno ci rende influenzabili all&#8217;ambiente, e ci porta ad acquisire, come abbiamo detto, i moduli comportamentali del gruppo di cui si è membri  privilegiando la volontà altrui, la forza dell&#8217;insieme piuttosto che quella del singolo e quindi la coesione sociale; sentendoci spinti a compiere quello che riteniamo sia il nostro dovere, in particolare i doveri sociali, di ruolo: diventare una buona madre, un buon padre, figlio, lavoratore, cittadino, studente eccetera&#8230;</p>
<p>Il <strong>bisogno di individuazione personale</strong> invece promuove la differenziazione individuale, la vocazione ad essere personale, la coscienza critica, la volontà propria, i diritti individuali, la rivendicazione di libertà ribellandomi ai doveri sociali e di ruolo. Per individuarmi, infatti, devo in qualche misura oppormi entrando in conflitto con l&#8217;ambiente in cui vivo, mettendone in discussione, in maniera critica, mentalità, valori, codici culturali. La fase adolescenziale, come ben sappiamo, rappresenta la grande crisi oppositiva della vita, indispensabile tuttavia per lo sviluppo dell’adulto ben individuato che dovremmo diventare. Tali bisogni antitetici, perché l&#8217;individuo non sviluppi un malessere, dovrebbero coesistere in una relazione dinamica, che non ne annulli uno in favore di un altro: nessuno di noi è felice se deve fare solo quello che vogliono gli altri, né se per essere libero deve contrapporsi continuamente, in perenne conflitto con l&#8217;ambiente recidendo i propri legami. Sentirsi obbligati a dire sempre di sì o a dire sempre no è in fondo la stessa prigione.</p>
<p>Indispensabile è quindi una consapevolezza di come questi due bisogni siano diversamente connotati in ognuno di noi (per alcuni, ad esempio, il bisogno di opposizione-individuazione è connotato più fortemente che in altri o viceversa) e di come influenzino enormemente il nostro mondo emozionale e conseguentemente le decisioni e le azioni della nostra vita. Se l&#8217;individuo non riesce a costruirsi un <strong>Io consapevole</strong> capace di mediare tra queste due organizzatori dell&#8217;identità, si corre il rischio di alienarne uno dei due, diventando per chi aliena il bisogno di individuazione personale quello che definiamo un &#8220;bambino d&#8217;oro&#8221;, per chi aliena il bisogno di appartenenza sociale il bambino cosiddetto &#8220;oppositivo&#8221;.</p>
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		<title>Perché la LIDI? Riflessioni sulla funzione culturale dell&#8217;introversione</title>
		<link>http://www.legaintroversi.it/2009/10/22/perche-la-lidi-riflessioni-sulla-funzione-culturale-dellintroversione/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 07:24:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Anepeta</dc:creator>
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Che cos&#8217;è l&#8217;introversione. Dal pregiudizio alla conoscenza
Incontro di presentazione della LIDI del 21.10.2009
Roma, Biblioteca Comunale &#8220;Casa del Parco-Casale del Giannotto&#8221;
Intervento del dott. Luigi Anepeta
1.
Nella selva delle sigle che caratterizza il nostro mondo, quella della LIDI, quando viene esplicitata, evoca di solito qualche perplessità.
L&#8217;esistenza di una Lega che si prefigge di tutelare i Diritti degli Introversi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="alignr">
<em>Che cos&#8217;è l&#8217;introversione. Dal pregiudizio alla conoscenza</em><br />
<strong>Incontro di presentazione della LIDI del 21.10.2009</strong><br />
Roma, Biblioteca Comunale &#8220;Casa del Parco-Casale del Giannotto&#8221;<br />
Intervento del <span class="highlight-blue">dott. Luigi Anepeta</span></p>
<h3>1.</h3>
<p>Nella selva delle sigle che caratterizza il nostro mondo, quella della LIDI, quando viene esplicitata, evoca di solito qualche perplessità.<br />
L&#8217;esistenza di una Lega che si prefigge di tutelare i Diritti degli Introversi sembra un&#8217;iniziativa a dir poco singolare. Perché &#8220;etichettare&#8221;- ci viene chiesto &#8211; una categoria di soggetti in riferimento ad un orientamento caratteriale ritenuto negativo? Quali sono i diritti violati degli introversi che andrebbero tutelati? L&#8217;esigenza di una tutela non conferma paradossalmente la difficoltà di farli valere in prima persona, cioè un disadattamento?<br />
Avanzate nel corso dei tre anni di vita dell&#8217;Associazione da varie persone sicuramente in buona fede, queste perplessità attestano un fenomeno ben noto ai sociologi: quello per cui la persistenza di un pregiudizio è in gran parte dovuta alla sua incorporazione nel senso comune, vale a dire in quell&#8217;insieme di convinzioni collettive vissute a tal punto come ovvie da non richiedere più riflessione.</p>
<p>Coniati da C. G. Jung nel 1920, i termini estroversione e introversione hanno avuto uno straordinario successo, diventando di uso corrente. Il senso comune, appropriandosene, ha dato ad essi una connotazione cognitivo-emozionale del tutto estranea al pensiero dell&#8217;autore, molto attento nel sottolineare i valori e i limiti delle due tipologie caratteriali.<br />
Tale connotazione si ricava anche dai dizionari nei quali l&#8217;introverso è definito chiuso, timido, silenzioso, freddo, schivo, distaccato, mentre l&#8217;estroverso aperto, comunicativo, sicuro, cordiale, espansivo, esuberante.<br />
Sia pure meramente descrittive, le definizioni lessicali vertono sul comportamento apparente, ma implicano una valutazione rispettivamente negativa e positiva.<br />
Il senso comune, purtroppo, ha contagiato anche la psicologia. Se si va su Internet e si digitano termini come timidezza, insicurezza, vergogna, fobia sociale, ecc. vengono fuori una pletora di centri professionali che offrono i loro servizi per risolvere questi &#8220;disturbi&#8221;.<br />
Se poi si circola nei forum giovanili dedicati a problemi psicologici, si scopre che la maggioranza degli utenti considerano l&#8217;essere introverso una condizione che ostacola l&#8217;adattamento sociale: in gergo giovanile, una &#8220;sfiga&#8221;.<br />
All&#8217;epoca in cui Jung scrisse il suo capolavoro (<em>Tipi psicologici</em>), il pregiudizio non esisteva; oggi esiste ed è tangibile. Per sormontarlo non basta tentare di restaurare il significato originario e scientifico dei termini, approfondendolo alla luce degli sviluppi più recenti delle scienze umane e sociali. Occorre capire come esso si è prodotto e perché si è diffuso.</p>
<p>Che io sappia, non è stata fatta alcuna ricerca sociologica sul pregiudizio in questione. Forse non ce n&#8217;è neppure bisogno. Si può fare un test estremamente semplice a riguardo. Basta pronunciare dentro di sé i due termini e valutare la connotazione emozionale che ad essi si associa. Nella stragrande maggioranza delle persone la connotazione coincide con quella del senso comune e dei vocabolari.<br />
C&#8217;è, peraltro, una prova ancora meno confutabile. Quasi tutti gli introversi interiorizzano il pregiudizio. In conseguenza di questo, alcuni negano addirittura di essere introversi, altri convivono con la dolorosa consapevolezza di essere inferiori agli altri.<br />
<strong>Il malessere degli introversi nel nostro mondo, che va da un senso interiore di disadattamento ad un disagio psichico conclamato, è un dato di fatto poco confutabile. Nell&#8217;ottica della LIDI, esso, però, non è costitutivo del modo di essere introverso, non dipende, cioè, dal venire al mondo con determinate caratteristiche psichiche, bensì dal fatto che la nostra cultura, in conseguenza di cambiamenti socio-storici, ha operato una &#8220;scelta&#8221; che privilegia in assoluto un modello normativo estroverso, e, di conseguenza, squalifica e disconferma il comportamento introverso che non si adegua ad esso.</strong><br />
&Egrave; questa scelta che la LIDI intende mettere in discussione perché, anche se essa non è riconducibile ad una volontà deliberata di danneggiare gli introversi, di fatto li danneggia, attivando in essi il vissuto di essere inadeguati, difettosi, &#8220;sbagliati&#8221; e spingendoli spesso nel vicolo cieco dell&#8217;isolamento e del disagio psicologico.<br />
<strong>Nell&#8217;ottica della LIDI, l&#8217;esperienza degli introversi nel nostro mondo, problematica per molti aspetti, è in gran parte la conseguenza del pregiudizio sociale che li investe e che essi, purtroppo, interiorizzano, sviluppando precocemente un vissuto di più o meno grave inadeguatezza.</strong><br />
Che tale pregiudizio sia inconsapevole è provato dal fatto che esso è adottato largamente dagli educatori (familiari, insegnanti) e si traduce, di solito, in una pressione pressoché continua operata sugli introversi a fin di bene perché imparino a stare con gli altri, a comunicare, a fare amicizie, ecc.</p>
<p>Il <a href="http://lidi.forumfree.net">Forum della LIDI</a> è ricco di testimonianze a riguardo. Ne riporto alcune, esemplari:</p>
<blockquote>
<p>È una verità che ogni bambino introverso impara ben presto: la società non vuole persone introverse, non sa cosa farsene e così le incita a rinnegare il proprio carattere, i propri bisogni per altri che reputa migliori e più desiderabili. È questo il messaggio che mi è stato trasmesso sia a scuola che nella vita di tutti i giorni: devi parlare, interagire, essere al centro dell&#8217;attenzione anche solo per pochi secondi. Non rimanere in silenzio, non parlare di cose interessanti, non li fare sentire in imbarazzo con la tua incapacità di rincorrere gli argomenti. Il mondo è nelle mani degli estroversi, è palese, sono loro ad avere successo, a far carriera, a cogliere le opportunità migliori&#8230; o perlomeno questo è quello che vogliono farci credere. Il peggior difetto di un introverso? Essere quello che &#8220;non è di moda&#8221;. Il peggior difetto di un estroverso? Il non riflettere veramente su quello che dice o fa.</p>
</blockquote>
<blockquote>
<p>Per i miei genitori la mia timidezza introversione andava bene finché ero bambina, sai com&#8217;è ai &#8220;miei tempi&#8221; (negli anni 90!) c&#8217;era il mito del bambino silenzioso, giudizioso, bravo a scuola. Ed io ero proprio così. Quando sono cresciuta e dovevo allora abbracciare lo stereotipo prima dell&#8217;adolescente e poi dell&#8217;adulta aperta, simpatica, estroversa &#8220;sveglia&#8221; se vogliamo dire, le cose sono andate sempre più peggiorando. È una vita che mi dicono che devo cambiare, che se non cerco di cambiare non mi troverò mai bene nella vita, che siamo fatti per essere esseri sociali e non è possibile che io preferisca stare da sola che uscire con gli amici; che la vita è anche doversi confrontare con il giudizio degli altri e anche soffrirci&#8230; Mi dicono che alla mia età, 24 anni, bisogna essere pieni di vita e di brio, aver voglia di fare. Invece io sono sempre amante dei passatempi solitari: mi piace guardare film su internet, leggere notizie interessanti, leggere un bel libro da sola e fare escursioni da sola a contatto con la natura. Anche avere un&#8217;amica o due con cui confidarmi ma nel gruppo non mi ci trovo.<br />
Mia sorella è molto estroversa, ha avuto tantissimi amici e a me, che ero riservatissima, l&#8217;hanno sempre proposta come modello, a volte credendo di spronarmi dicendo che &#8220;ero una fallita in confronto a lei&#8221; e che &#8220;non ce l&#8217;avrei mai fatta ad essere come lei&#8221; credendo di stimolarmi in quel modo. Ancora oggi non mi lasciano in pace.</p>
</blockquote>
<blockquote>
<p>Purtroppo le difficoltà stanno nel liberarsi dall&#8217;interiorizzazione di certi modelli e nel trovare interlocutori altrettanto liberi e autentici. La cosa è difficile e molto rara. Tutti noi, consapevoli o meno, usiamo delle maschere nell&#8217;affrontare gli altri. Questo è un metodo affinato dall&#8217;uomo che vive in società per riuscire a salvaguardare delle parti di sé intime e profonde (non sempre ha senso dire tutto,far sapere tutto di se, mettersi in gioco completamente e incondizionatamente, usare la massima fiducia e spontaneità nell&#8217;approcciare l&#8217;altro) e allo stesso tempo, però, a entrare in relazione con gli altri. Come tentativo di trovare un compromesso tra le due cose non sarebbe neanche troppo tremenda. Il guaio è che le persone &#8211; senza neanche rendersene conto &#8211; interpretano solo il ruolo assegnato e sono disturbate ossessivamente dall&#8217;avere anche un mondo interiore che vivono come fonte di problemi e di rovinosa compromissione delle prestazioni che devono dare all&#8217;esterno, quindi tentano di annullarlo, di non ascoltarlo, di eliminarlo il più possibile. Il fine è quello di aderire perfettamente ad un modello, essere artificiali, inautentici come segno di controllo di sé, di superiorità, efficienza, maturità e di bellezza. Tutti quelli che non riescono a recitare in maniera inappuntabile e che usano segni di genuinità, spontaneità e differenziazione, di scostamento dal &#8220;come si deve fare&#8221; sono vissuti come persone matte, strane, pericolose o che poverine, non ce la fanno, tradiscono incapacità a controllarsi, a sapersi muovere, parlare relazionarsi, debolezza, pochezza di mezzi, di forze e di risorse. Sono ben poche le persone che non si spaventano e che apprezzano chi si discosta dagli stereotipi, chi li interpreta a maniera sua o se ne inventa di altri.</p>
</blockquote>
<p>L&#8217;amarezza critica esplicita in queste testimonianze non deve indurre a pensare che la LIDI si propone di processare le famiglie, gli insegnanti o la società. Essa intende piuttosto <strong>promuovere una riflessione sul modo di produzione antropologico proprio della nostra società</strong>. Se si sgombra il campo dall&#8217;astrazione psicologista per cui l&#8217;allevamento e l&#8217;educazione sono processi &#8220;naturali&#8221;, si capisce immediatamente che essi tendono a modellare una &#8220;materia prima&#8221; fornita dalla natura, che è il corredo genetico unico e irripetibile con cui ogni soggetto viene al mondo.<br />
Per quanto si possano e si debbano valorizzare i rapporti affettivi tra gli educatori e i bambini ad essi affidati, non c&#8217;è dubbio che il processo educativo richiede l&#8217;adozione, più o meno consapevole, di &#8220;tecniche&#8221; finalizzate a realizzare un progetto.<br />
I progetti possono essere vari, a seconda degli ambienti e degli educatori, ma hanno un obiettivo univoco: la <em>produzione</em> di un soggetto capace di inserirsi nel mondo e di integrarsi in esso, assumendo determinati ruoli e adempiendo i doveri che essi comportano; la produzione, dunque, di un soggetto &#8220;normale&#8221; in rapporto ad un determinato contesto.<br />
Famiglie e Scuola sono, dunque, <em>agenzie sociali</em> cui è affidato, in ultima analisi, il compito di produrre cittadini. </p>
<p>In passato, che i figli fossero destinati a diventare, anzitutto, cittadini, era considerato ovvio. Gli uomini venivano allevati sulla base di principi tradizionali, vissuti come un patrimonio di sapere ereditato dai padri e dagli avi e, da adulti, tendevano ad agire in maniera conforme a quei principi. Il conformismo, in pratica, era un valore primario che non azzerava le differenze individuali, ma le conteneva entro schemi comportamentali ritualizzati, scarsamente flessibili.<br />
Oggi, secondo alcuni, le cose sono radicalmente cambiate. Una nuova sensibilità educativa comporterebbe una particolare attenzione per lo sviluppo dell&#8217;individuo come essere unico e irripetibile. Nessun educatore ovviamente prescinde dall&#8217;insegnare le buone maniere, ma si dà per scontato che ciò avvenga rispettando la diversità e la particolarità dell&#8217;individuo.<br />
Si tratta di un <em>mito</em> piuttosto che di una realtà. Anche se, infatti, in genere gli educatori tendono a riconoscere la diversità che si dà tra i figli e in una certa misura a rispettarla, essi non riescono a prescindere dal dovere che la società assegna loro: quella di <strong>costruire cittadini adattati a questa società</strong>, vale a dire ad una società dinamica e competitiva, che postula anzitutto di essere efficienti.<br />
Il <em>modello</em> di riferimento al quale, lo voglia o no, ogni educatore si riconduce, è dunque piuttosto univoco. Esso <em>valorizza l&#8217;adesione e l&#8217;adattamento alla realtà, la capacità di comunicare e di stare con gli altri, un certo grado di competitività, lo spirito pratico necessario per conseguire risultati oggettivi, il non farsi troppi problemi, il prendere la vita come viene, ecc</em>.<br />
Si tratta di un <strong>modello manifestamente estroverso</strong>, il cui potere di omologazione è enorme perché esso assicura l&#8217;inserimento nel gruppo e la conferma di essere normali.<br />
Applicato inconsapevolmente agli introversi, tale modello ha effetti deleteri.</p>
<p>Se mi si consente un paragone, direi che oggi gli introversi si trovano a vivere, in termini più drammatici, la stessa situazione sperimentata sino a qualche decennio fa dai mancini, che erano assoggettati ad una rieducazione finalizzata a farli diventare destrimani.<br />
Il pregiudizio nei confronti del mancinismo è stato sormontato in nome della consapevolezza promossa dallo sviluppo scientifico che si tratta di una condizione naturale, di origine genetica, rimasta costante nel corso del tempo (dalla preistoria ad oggi), la cui correzione, portata avanti in buona fede ma con una oggettiva crudeltà, ha prodotto un&#8217;inutile sofferenza per i soggetti e, non di rado, danni piuttosto seri a carico della personalità.<br />
La LIDI intende promuovere un processo analogo di consapevolezza in rapporto all&#8217;introversione, e quindi un approccio pedagogico e culturale ad essa che, sormontando il pregiudizio, ne riconosca il valore e ne rispetti le modalità e i tempi di sviluppo.<br />
Sarebbe poco onesto, peraltro, omettere che la LIDI ha un obiettivo più ambizioso di quello che si può ricavare dalla sua sigla. I modelli normativi sui quali ogni cultura fonda la propria identità e che presiedono alla riproduzione sociale, nonostante una tendenziale inerzia, sono dinamici, vale a dire cambiano nel corso del tempo in rapporto allo sviluppo della società.<br />
Pochi dubbi si danno riguardo al fatto che, negli ultimi venti anni, il modello estroverso è andato incontro ad una radicalizzazione per cui, oggi, non sembra azzardato definirlo <strong>estrovertito</strong> nella misura in cui esso promuove una tendenza crescente ad affermare narcisisticamente il proprio valore, esibendo una grande capacità comunicativa, un&#8217;estrema sicurezza e la tendenza ad accettare senza paura qualunque confronto competitivo.<br />
Tale modello normativo, se incide in maniera negativa sull&#8217;evoluzione della personalità e sull&#8217;esperienza di vita degli introversi, in realtà è nocivo per tutti i soggetti, soprattutto per i più giovani.</p>
<p>L&#8217;osservatorio delle scuole fornisce una prova clamorosa di quest&#8217;assunto. La fascia della popolazione scolastica delle medie inferiori pone sempre più spesso di fronte ad un fenomeno inquietante. I ragazzi che accedono ad esse hanno ancora qualche tratto visibilmente infantile. Nel corso dei tre anni, però, essi vanno incontro, in una percentuale elevatissima, ad una &#8220;muta&#8221; sorprendente innescata dallo sviluppo puberale: si trasformano quasi repentinamente in ragazzi e ragazze che, sia pure in misura diversa, tendono ad ostentare un <strong>atteggiamento adultomorfo</strong>, vale a dire a comportarsi come esseri &#8220;vissuti&#8221;, disincantati, disinibiti, cinici e talora aggressivi verbalmente e fisicamente.<br />
Un mio giovanissimo paziente introverso è rimasto sconvolto di recente dal fatto che, nel corso della proiezione a scuola di un filmato su Auschwitz, le cui immagini lo turbavano profondamente, alcuni compagni ridevano sguaiatamente, facendo battute di pessimo gusto. &#8220;Ragazzate&#8221;, indubbiamente, ma terribilmente indiziarie di un crescente processo di anestetizzazione empatica.<br />
Qualche studioso <em>à la page</em> coglie stoltamente in questa &#8220;muta&#8221; i segni positivi di un progresso culturale, che rende gli adolescenti di oggi più &#8220;svegli&#8221; rispetto a quelli del passato. In realtà, essa corrisponde all&#8217;adozione di una &#8220;maschera&#8221; che blocca la maturazione della personalità e obbliga gli adolescenti a dare la prova di <strong>essere adeguati ad un mondo che penalizza ogni forma di debolezza</strong>, e quindi anche l&#8217;umana debolezza intrinseca alle vicissitudini dell&#8217;adolescenza, programmata dalla natura per realizzare gradualmente un passaggio dall&#8217;orizzonte ristretto dell&#8217;infanzia ad un&#8217;apertura al mondo che postula il dubbio, l&#8217;insicurezza, la problematicità.<br />
Altri studiosi hanno identificato in questa muta la &#8220;morte dell&#8217;adolescenza&#8221;, riconducendola al fatto che i ragazzi si trovano di fronte ad un <em>aut aut</em> terribile, tale per cui o ci si maschera da soggetti estrovertiti, realizzando una condizione di pseudo-adultità, o ci si arrende ad essere identificati dal gruppo come deboli, inadeguati, &#8220;sfigati&#8221;, con la conseguenza di finire emarginati se non addirittura ridicolizzati e maltrattati.<br />
<strong>La LIDI intende porre in discussione, criticamente e operativamente, il modello normativo che sottende questa &#8220;muta&#8221;, sulla base degli effetti alienanti che produce. Essa lo fa identificando negli introversi coloro che ne subiscono i danni maggiori.</strong><br />
Posti di fronte all&#8217;aut aut cui si è fatto cenno, alcuni di essi tentano di &#8220;mascherarsi&#8221;, ma raramente ci riescono. I più non ci provano neppure e rimangono confinati, almeno nel rapporto con i coetanei, nel ruolo di esseri inferiori, disadattati, privi di valore. Tale ruolo non è riscattato neppure dal rendimento scolastico talvolta eccellente: nell&#8217;ottica del modello normativo dominante, infatti, andare bene a scuola, se gratifica gli adulti è spesso, agli occhi dei coetanei, un ulteriore motivo di discredito.</p>
<p>Occorre, dunque, partire dal significato negativo, pregiudiziale che il modo di essere introverso ha assunto nel nostro mondo e riabilitare la verità su questo orientamento caratteriale. L&#8217;impresa non è affatto semplice perché, come vedremo, essa impone di trascendere il piano della psicologia e di affrontare complessi problemi inerenti la condizione umana.</p>
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		<title>Che cos&#8217;è l&#8217;introversione: incontro alla Biblioteca Comunale &#8220;Casa del Parco&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 06:32:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Che cos&#8217;è l&#8217;introversione. Dal pregiudizio alla conoscenza
Mercoledì 21 ottobre alle ore 10.30, presso i locali della Biblioteca Comunale &#8220;Casa del Parco-Casale del Giannotto&#8221; (via della Pineta Sacchetti, 78 &#8211; Roma), si terrà un primo incontro di presentazione della LIDI con i rappresentanti scolastici, della ASL, del Municipio XIX e le Cooperative Sociali. 
Presenzieranno il dott. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Che cos&#8217;è l&#8217;introversione. Dal pregiudizio alla conoscenza</h3>
<p>Mercoledì <strong>21 ottobre</strong> alle ore <strong>10.30</strong>, presso i locali della <strong>Biblioteca Comunale &#8220;Casa del Parco-Casale del Giannotto&#8221;</strong> (via della Pineta Sacchetti, 78 &#8211; Roma), si terrà un primo <strong>incontro di presentazione della LIDI con i rappresentanti scolastici, della ASL, del Municipio XIX e le Cooperative Sociali</strong>. </p>
<p>Presenzieranno il dott. Luigi Anepeta, psichiatra e presidente dell&#8217;associazione LIDI, con delle <strong>riflessioni sulla funzione culturale dell&#8217;introversione</strong> e la dott.ssa Alessandra Bonessi, psicologa e consigliera LIDI, che relazionerà sull&#8217;<strong>intervento della LIDI nelle scuole</strong>.<br />
Durante l&#8217;incontro verranno proiettati due cortometraggi realizzati dagli studenti delle scuole secondarie di II grado di Terni sul tema &#8220;timidezza/introversione&#8221; nell&#8217;ambito del progetto TimidaMente.</p>
<p>La locandina dell&#8217;evento è <a href='http://www.legaintroversi.it/wp-content/uploads/2009/10/Che-cosè-lintroversione-locandina-incontro.pdf'><strong>scaricabile in formato .pdf</strong></a>.</p>
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