Cos’è la LIDI

La LIDI – Lega Italiana per la tutela dei Diritti degli Introversi è un’Associazione O.N.L.U.S nata sulla base di una lunga riflessione del dottor Luigi Anepeta sulla condizione degli introversi nel nostro mondo, esitata nella stesura di un saggio – Timido, docile, ardente. Manuale per capire ed accettare valori e limiti dell’introversione (propria o altrui), Franco Angeli, Milano 2005, II edizione 2007 – la cui lettura ha determinato l’aggregazione di un gruppo di soggetti interessati al problema e intenzionati ad affrontarlo non solo sul piano personale, ma anche ideologico, sociale, culturale e politico.

Le finalità della LIDI sono delineate nello Statuto, approvato dall’Assemblea dei Soci riunitasi a Roma l’11 maggio 2006. Estremamente chiare e concrete, tali finalità richiedono appena qualche parola per illustrarne l’importanza.

Si tratta, anzitutto, di avviare un’opera di sensibilizzazione dell’opinione pubblica su di un problema praticamente misconosciuto: l’esistenza di una quota di persone che vengono al mondo con un corredo genetico caratterizzato da una prevalenza della componente introversa, vale a dire da potenzialità emozionali e intellettive che richiedono, per realizzarsi, un tragitto evolutivo per alcuni aspetti diverso rispetto alla media, e alle quali quindi l’ambiente deve offrire opportunità di sviluppo e risposte differenziate, non sterotipiche.

Gli uomini non sono piante, ma, adottando una metafora, si può affermare senza remore che gli introversi hanno bisogno di attenzioni e di cure particolari per crescere secondo le linee di sviluppo determinate dal loro corredo genetico e per diventare maturi. In difetto di un riconoscimento da parte dell’ambiente della loro diversità, essi rischiano univocamente di incorrere in disagi psicologici di varia natura o, nella migliore delle ipotesi, di affannarsi a perseguire un modello di normalità che mortifica piuttosto che valorizzare le loro potenzialità.

Nessuno pensa ovviamente che, per tutelarne la crescita, sia necessario creare per gli introversi un ambiente di sviluppo artificiale e separato dalla realtà sociale. Si tratta piuttosto di agire affinché la cultura dominante, letteralmente irretita da un modello estroverso che si sta estremizzando (con effetti nocivi anche sugli estroversi), recuperi quel tanto di potere autocritico e di flessibilità che consenta ad essa di adeguarsi alle “scelte” della natura, peraltro significative, piuttosto che violentarle.

La nuova cultura è imprescindibile dal considerare, filosoficamente e evoluzionisticamente, l’uomo come una specie sperimentale, che deve procedere, singolarmente e collettivamente, per tentativi ed errori, sulla via di una valorizzazione del patrimonio genetico e delle molteplici possibilità di interazione di questo con il mondo.

Posto che il problema dell’introversione giunga a far parte di un nuovo senso comune, sganciato dal pregiudizio normativo e aperto al riconoscimento della diversità, occorrerà poi procedere verso cambiamenti dell’organizzazione sociale che, allo stato attuale, sono prevedibili solo in termini generali.

Un cambiamento essenziale dovrà riguardare necessariamente le istituzioni pedagogiche (famiglia, scuola, Chiesa), che hanno un’influenza profonda sullo sviluppo degli individui. Esse, preso atto della diversità introversa, dovranno rinunciare a qualunque intento normalizzante, evitare di sfruttare un capitale umano inquietantemente sensibile alle aspettative esterne, e riconoscere tempi e modi di sviluppo che, soprattutto per quanto concerne le relazioni sociali, sono lenti e selettivi.

Una nuova cultura pedagogica, però, non basterebbe a risolvere i problemi, perché gli introversi in fase evolutiva si ritroverebbero comunque a fare i conti con i coetanei, il cui tasso di iperattività e di aggressività cresce di continuo, e con un modello normativo mediatico estroverso esasperato sino a livello caricaturale.

Si può pensare, sui tempi lunghi, ad un intervento nelle scuole che aiuti tutti i bambini a disintossicarsi dal fascino della legge del più forte e a rispettare la diversità, comunque essa si esprima. Ciò significherà, né più né meno, recuperare la cultura degli anni ’70 e riproporre, aggornandola e argomentandola, una critica del modello normativo imperante, al fine di far capire i danni che, in termini di alienazione, esso produce in tutti gli individui.

Nell’immediato, l’obiettivo da privilegiare consisterà nell’aiutare i bambini e soprattutto gli adolescenti introversi a comprendere essi per primi la singolarità della loro condizione e a coltivarla nei suoi valori, senza alcuna suggestione di cambiare pelle. Sarebbe importante anche, per non correre il rischio, peraltro remoto, di incrementare il vissuto di superiorità che si annida nella loro anima e si traduce spesso in emozioni di disprezzo verso gli altri, di aiutarli a prendere coscienza anche dei limiti della loro condizione, sui quali devono lavorare per giungere ad una maggiore serenità interiore.

Per quanto concerne gli introversi adulti, la LIDI per ora non prevede alcun intervento che non sia informativo. Dipenderà dagli aderenti alla Lega sviluppare progetti a riguardo. È probabile che si organizzeranno gruppi di autoaiuto e altre forme di incontro e di solidarietà per accrescere la consapevolezza di una diversità che spesso viene vissuta come “anormalità” e per restituire agli introversi, che si sentono talora del tutto isolati, il senso di appartenere ad una minoranza significativa.

Le finalità essenzialmente pratiche della LIDI, che presume di poter avviare un progetto di prevenzione radicale del disagio psichico adolescenziale e giovanile, non devono fare dimenticare che essa ha e intende avere un respiro culturale più ampio della problematica da cui trae origine.

Si tratta infatti non solo di riabilitare la condizione introversa, documentando l’incidenza straordinaria che essa ha avuto sullo sviluppo della cultura umana – la quale spazia dalla religione, alla filosofia, alla letteratura all’arte e alle scienze naturali -, ma di mettere in discussione, come accennato, un modello normativo di uomo che si va affermando nel nostro mondo il quale, con la sue enfatizzazione dell’immagine sociale vincente, sembra incompatibile con il modo di essere introverso, ma sostanzialmente poco compatibile con lo sviluppo integrato e autentico di qualunque personalità umana. Privilegiando infatti in assoluto l’agire rispetto alla riflessione, al dubbio e al porsi problemi (su ciò che è vero/falso, giusto /ingiusto, buono/cattivo, ecc.), quel modello mortifica la dimensione che si può ritenere specificamente umana: l’autoconsapevolezza critica.