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	<title>LIDI - Lega Italiana per la tutela dei Diritti degli Introversi &#187; Anepeta</title>
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	<description>Conoscere, riconoscere, riabilitare l&#039;introversione e prevenire il disagio degli introversi</description>
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		<title>Rossore addio, alla ricerca della fiducia in se stessi</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 11:41:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Rossore addio, alla ricerca della fiducia in se stessi la Repubblica &#8211; 10 gennaio 2012 di Valeria Pini L&#8217;articolo è disponibile sul sito de La Repubblica e sul nostro Scribd in formato .pdf: Rossore addio, alla ricerca della fiducia in se stessi. Mentre un film francese affronta il tema della timidezza e della fobia sociale, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Rossore addio, alla ricerca della fiducia in se stessi</p>
<p><em>la Repubblica</em> &#8211; 10 gennaio 2012</h3>
<h4>di Valeria Pini</h4>
<p><span class="highlight-green">L&#8217;articolo è disponibile sul sito de <em><a href="http://www.repubblica.it/salute/ricerca/2012/01/10/news/rossore_addio_alla_ricerca_della_fiducia_in_se_stessi-27860140/">La Repubblica</a></em> e sul nostro <a href="http://www.scribd.com/LegaIntroversi">Scribd</a> in formato .pdf: <a href="http://www.scribd.com/doc/79097307/Rossore-addio-alla-ricerca-della-fiducia-in-se-stessi"><strong>Rossore addio, alla ricerca della fiducia in se stessi</strong></a>.</span> </p>
<p><em>Mentre un film francese affronta il tema della timidezza e della fobia sociale, anche in Italia crescono i gruppi di auto-aiuto. Paure e angosce possono spingere all&#8217;isolamento e trasformarsi in malattia. In rete nascono forum e social network per aiutare i pazienti.</em></p>
<p>Cyrano de Bergerac aveva così paura di non piacere alla sua bella da non riuscire a dichiararle il suo amore. Le emozioni possono bloccare, inibire ogni azione. Spingono all&#8217;isolamento, alla chiusura in un mondo fatto di solitudine. Paure e sensazioni che possono essere un problema e a volte trasformarsi in malattia. Delle angosce dei timidi parla anche <em>Emotivi anonimi</em>, la commedia francese in cui il proprietario di una fabbrica di cioccolato incontra una donna che, come lui, soffre di fobia sociale. «La timidezza non è una malattia, indica un comportamento che va ricondotto all&#8217;introversione che solo in alcuni casi estremi può portare al disagio psichico &#8211; dice Luigi Anepeta, psichiatra e autore del saggio <em>Le talpe riflessive. Il mondo sotterraneo dell&#8217;introversione</em> &#8211; A volte la difficoltà del rapporto con l&#8217;altro nasce dal fatto che le persone sono banali, poco interessanti». </p>
<p>Ma che cosa fare quando l&#8217;ansia cresce fino ad arrivare alla fobia sociale? «L&#8217;introverso deve riuscire a riconoscere i propri valori, ma anche accettare i propri limiti», spiega lo specialista. Secondo gli esperti è importante aiutare i pazienti a relativizzare il concetto di &#8220;normalità&#8221; e a sviluppare le proprie potenzialità. «Una mia paziente aveva una sensibilità che l&#8217;aveva fatta sentire &#8220;diversa&#8221; e aveva pressoché disimparato a parlare &#8211; dice Nicola Ghezzani, presidente dell&#8217;Asip, Associazione per lo studio delle iperdotazioni psichiche e autore di <em>A viso aperto</em> &#8211; viveva in una sorta di mutismo. Ha cominciato a guarire quando le ho consigliato di dare spazio alla sua vocazione poetica. Oggi scrive, frequenta altri poeti e ha ritrovato la sua socialità naturale». </p>
<p>Anche in Italia, proprio come in <em>Emotivi Anonimi</em>, esistono <a href="http://www.emotivianonimi.it">gruppi di auto-aiuto</a> che offrono un programma simile a quello per chi deve smettere di bere. Il primo passo per uscire dal proprio guscio è quello di «accettare di essere impotenti di fronte alle emozioni». La <a href="http://www.legaintroversi.it">Lega per la difesa dei diritti degli introversi</a> , presieduta da Anepeta, cerca di ricordare gli aspetti positivi del concetto di &#8220;pudore&#8221; e &#8220;riservatezza&#8221;. Questa rete ha dato vita a un forum e a un social network frequentato da centinaia di persone. Fra i vari quesiti che arrivano agli esperti ce ne sono molti che riguardano i bambini. «Si possono aiutare a esporre le proprie qualità e rinforzare così l´autostima. Forzarli a essere estroversi in senso generico comporta un grave danno perché li espone all&#8217;angoscia della performance», dice Ghezzani.</p>
<p>È la stessa ricetta che devono seguire i timidi in amore. Spesso sono proprio loro a trovare una forza improvvisa nei momenti importanti. Ancora Ghezzani: «A volte è necessario esporsi alle proprie paure, ma solo quando il desiderio raggiunge una soglia critica, quella della &#8220;necessità morale&#8221;: se amo davvero quella ragazza o devo chiarire la mia posizione etica con il capo allora posso attingere a una forza morale che travolge le limitazioni del mio io. Il timido cerca autenticità e deve muoversi in modo sincero prima di imparare a mentire come tutti gli altri». </p>
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		<title>&#8220;Timido, docile, ardente&#8230;&#8221;: in ristampa il saggio sull&#8217;introversione</title>
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		<pubDate>Mon, 16 May 2011 10:10:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Anepeta]]></category>
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		<category><![CDATA[saggi]]></category>
		<category><![CDATA[saggio sull'introversione]]></category>

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		<description><![CDATA[Diverse persone ci hanno contattato nelle ultime settimane comunicandoci che il saggio di Luigi Anepeta sull&#8217;introversione, Timido, docile, ardente… Manuale per capire ed accettare valori e limiti dell&#8217;introversione (propria o altrui), non era più reperibile nelle librerie. Informiamo tutti che sono attualmente in ristampa 300 copie del testo. Consultando la scheda pubblicata sul sito della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Diverse persone ci hanno contattato nelle ultime settimane comunicandoci che il saggio di Luigi Anepeta sull&#8217;introversione, <strong><em><a href="/2007/06/30/il-saggio-sullintroversione-timido-docile-ardente/">Timido, docile, ardente… Manuale per capire ed accettare valori e limiti dell&#8217;introversione (propria o altrui)</a></em></strong>, non era più reperibile nelle librerie. Informiamo tutti che <strong>sono attualmente in ristampa 300 copie del testo</strong>.</p>
<p>Consultando la <a href="http://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_Libro.asp?CodiceLibro=239.163">scheda</a> pubblicata sul sito della casa editrice potrete verificare quando il saggio tornerà ad essere disponibile per l&#8217;acquisto. </p>
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		<title>Resoconto della presentazione del libro &#8220;Le talpe riflessive. Il mondo sotterraneo dell&#8217;introversione&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Feb 2011 08:29:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Anepeta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Presentazioni libri]]></category>
		<category><![CDATA[Anepeta]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 26 febbraio il libro Le talpe riflessive. Il mondo sotterraneo dell&#8217;introversione è stato presentato ufficialmente a Roma presso la Biblioteca Comunale &#8220;Casa del Parco-Casale del Giannotto&#8221;. Premessa Devo ringraziare anzitutto, oltre ai collaboratori – Lisa, Marcello, Maria – che si sono sobbarcati un arduo lavoro di selezione, i veri autori del libro, che sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>26 febbraio</strong> il libro <a href="/2011/01/04/le-talpe-riflessive-il-mondo-sotterraneo-dell-introversione/"><strong><em>Le talpe riflessive. Il mondo sotterraneo dell&#8217;introversione</em></strong></a> <span class="highlight-blue">è stato presentato ufficialmente a Roma presso la Biblioteca Comunale &#8220;Casa del Parco-Casale del Giannotto&#8221;</span>.</p>
<h3>Premessa</h3>
<p>Devo ringraziare anzitutto, oltre ai collaboratori – Lisa, Marcello, Maria – che si sono sobbarcati un arduo lavoro di selezione, i veri autori del libro, che sono coloro i cui messaggi hanno suggerito di scriverlo. Il ringraziamento si estende naturalmente anche a coloro che non risultano nella lista dei nickname posti alla fine del libro. Per giustificare la selezione, meditata ma inesorabilmente arbitraria, basterà dire che la punta di un iceberg non esiste se non in virtù del corpo che le consente di affiorare…</p>
<p>Un libro di testimonianze non ha bisogno di una presentazione, ma di un recitativo che dia ad esse voce. Il recitativo ci sarà.</p>
<p>A me spetta il compito di introdurlo con qualche riflessione estemporanea che &#8211; mi auguro &#8211; arricchisca le brevi note di commento che ho apposto alla fine dei capitoli.</p>
<h3>1.</h3>
<div style="width:425px; text-align:left" id="__ss_7087735" class="slideshare"> <object id="__sse7087735" width="425" height="355"><param name="movie" value="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=presentazionetalperiflessive-110228051019-phpapp02&#038;stripped_title=presentazione-le-talpe-riflessive-il-mondo-sotterraneo-dellintroversione-7087735&#038;userName=LIDI" /><param name="allowFullScreen" value="true"/><param name="allowScriptAccess" value="always"/><embed name="__sse7087735" src="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=presentazionetalperiflessive-110228051019-phpapp02&#038;stripped_title=presentazione-le-talpe-riflessive-il-mondo-sotterraneo-dellintroversione-7087735&#038;userName=LIDI" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="355"></embed></object>
<div style="font-size:11px;font-family:tahoma,arial;height:26px;padding-top:2px;">Vedi altre presentazioni della <a style="text-decoration:underline;" href="http://www.slideshare.net/LIDI">LIDI</a>.</div>
</div>
<p>Non so se il titolo, che richiama al lavorio di scavo sotterraneo che avviene costantemente nel mondo interiore degli introversi, sia felice o infelice. Mi preme dare conto qui di come esso è venuto fuori, perché ritengo la cosa di un certo interesse.</p>
<p>Fin da quando ho cominciato a cercare un titolo, la mente mi ha imposto il riferimento al mondo animale. Non sono rimasto sorpreso perché la logica totemica governa l&#8217;umanità fin dalla sua comparsa ed è, nonostante non ce ne rendiamo conto, ancora molto attiva. Al di là dell&#8217;araldica, che ha un interesse storico, stemmi e loghi con animali sono diffusi ovunque. Anche il linguaggio corrente è denso di metafore antropomorfiche: parlando, in tono spregiativo o elogiativo, di esseri umani, si usano spesso termini come verme, serpente, coniglio, maiale, elefante, aquila, leone,  tigre ecc. </p>
<p>Non penso però che sia stata l&#8217;ossessione totemica a generare il titolo.</p>
<p>La verità è che la neotenia, che ritengo essere la caratteristica biopsicologica più spiccata degli introversi, l&#8217;associo costantemente al cane. L&#8217;associazione non fa riferimento &#8211; è ovvio, ma preferisco specificarlo &#8211; al dramma proverbiale della solitudine, ma alla storia della domesticazione del canis familiaris, che mi ha illuminato sull&#8217;incidenza caratteriale della neotenia. Essa, peraltro, non mi ha suggerito alcun titolo significativo. Meglio così perché esso, posto che fosse stato possibile formularlo,  avrebbe attirato i cinofili ma respinto i cinofobi. E poi gli introversi sono il frutto di una selezione naturale.</p>
<p>La seconda suggestione totemica mi ha ricondotto all&#8217;albatros di Baudelaire, con il suo goffo impaccio quando zampetta e la prodigiosa apertura alare quando vola. Il problema è che, oltre ad essere una metafora un po&#8217; abusata, nel nostro mondo pochi introversi (ahimé) riescono a prendere il volo, e alcuni, quando si tratta di affrontare l&#8217;esposizione sociale, anziché la fantasia di volare, hanno quella di sotterrarsi.</p>
<p>Questa fantasia ha evocato naturalmente la talpa. Trattandosi di un animale un po&#8217; goffo, monotono e odiato dagli orticoltori, ho esitato alquanto a decidere. Avrei di sicuro desistito se non fosse intervenuta una circostanza decisiva o meglio la memoria di una circostanza.</p>
<p>I  miei doveri di nonno mi hanno imposto, ahimé, di sorbirmi tutta una lunga serie di video di <em>Winnie the Pooh</em> &#8211; un orso accattivante. Il riferimento all&#8217;orso, come accennavo poco fa, è uno dei più gettonati quando si parla di introversione. L&#8217;interpretazione disneyana attesta che gli uomini hanno la capacità di umanizzare il mondo animale, mentre sembrano in difficoltà nell&#8217;umanizzare il mondo umano.</p>
<p>Ma che c&#8217;entra <em>Winnie Pooh</em> con la talpa? Nell&#8217;interminabile serial, l&#8217;orso convive in bell&#8217;armonia con un gruppo di amici, tra cui si dà un coniglio, Tappo, che non sembra affatto timoroso quanto piuttosto ossessivo nella cura del suo campo coltivato, naturalmente, a carote. C&#8217;è una talpa maledetta, però, che periodicamente glielo devasta.</p>
<p>In questa scena ricorrente, la mia mente distorta di intellettuale (che riuscirebbe – penso – a ricavare qualche profondo significato anche dalle figure Panini) ha letto la raffigurazione della dialettica tra ordine e disordine che segna la storia della cultura umana. Un bel volo pindarico, si direbbe, che ritengo peraltro del tutto fondato.</p>
<p>Cultura, di fatto, è un termine imparentato con coltura. L&#8217;imparentamento non è casuale. La nascita dell&#8217;agricoltura ha inciso sulla storia della specie umana in maniera formidabile, determinando  la divisione del lavoro intellettuale da quello manuale, che, tra l&#8217;altro, con la nascita della scrittura, ha avviato l&#8217;accumulazione e la trasmissione del patrimonio culturale.</p>
<p>La cultura ha due diversi significati. Sotto forma di insieme di tradizioni, costumi, valori condivisi a livello di senso comune, istituzioni, leggi essa (con la c minuscola) tende a stabilizzare la società all&#8217;insegna della Norma. La Norma mette ordine nel caos, ma forza i soggetti a pensare, a sentire e ad agire in maniera convergente o omologa. Nella sua espressione creativa, invece,  la Cultura è una ricerca orientata a mettere in discussione la Norma e ad andare al di là di essa.</p>
<p>La cultura organizza la società e dà ad essa un&#8217;identità riconoscibile in superficie sotto forma di senso comune, mentre la Cultura scava cunicoli che tendono a valorizzare ciò che il senso comune esclude, rimuove o squalifica.</p>
<p>La dialettica tra cultura come senso comune e Cultura come tentativo costante di andare al di là del senso comune è costitutiva di ogni società. Si può immaginare una società nella quale lo scarto che si dà tra esse si riduca al minimo. Non si può immaginare una società nella quale si azzeri del tutto.</p>
<p>Il senso comune è il tessuto connettivo della società, che consente agli individui che ad essa appartengono di vivere in superficie, godendo dei frutti del lavoro delle generazioni precedenti. Certo, il profittare di quel lavoro comporta qualche rischio. Il senso comune si organizza sempre sulla base dell&#8217;uso di non pochi diserbanti, che spesso scambiano per erbacce germogli preziosi. La cultura umana (con la c minuscola) non è e non sarà mai una cultura naturale, ma dare ad essa credito comporta i suoi vantaggi. Si può vivere sapendo come si deve vivere senza star lì a rompersi la testa. </p>
<p>Gli introversi partecipano per forza di cose, vivendo nel mondo, della cultura, ma la loro mente sembra organizzata per rompersi la testa nella ricerca del senso della vita, delle cose, del perché esse stanno così e non in un altro modo, ecc. Se questo assillo di ricerca, della quale parecchi di essi farebbero volentieri a meno, non porta che raramente a produrre Cultura, a creare cioè qualcosa di universalmente significativo, esso mantiene una tensione necessaria perché qualcuno giunga a produrla.</p>
<p>Come diceva Eraclito, molti cercano l&#8217;oro, pochi lo trovano. Perché qualcuno lo trovi, però, c&#8217;è bisogno che molti lo cerchino.<br />
L&#8217;assillo della mente introversa che cerca, si interroga e scava comporta però, tra l&#8217;altro, un inconveniente: l&#8217;allergia per tutto ciò che rientra nella categoria della superficialità. Gli introversi ono per natura &#8220;dietrologi&#8221;. Laddove si dà una superficie, essi danno per scontato che essa nasconde qualcosa. </p>
<p>Questa attitudine naturale per il senso nascosto dietro le apparenze comporta però un inconveniente: un&#8217;avversione più o meno profonda nei confronti degli esseri umani &#8211; gli estroversi &#8211; che tendono a vivere in superficie. L&#8217;accusa più frequente che gli introversi rivolgono agli estroversi è quella appunto di superficialità, ripagata da quella di essere &#8220;pesanti&#8221; e &#8220;rompiscatole&#8221; per via della pretesa di andare al fondo delle cose.</p>
<p>Ritengo che entrambe le accuse siano sbagliate perché oppongono due dimensioni &#8211; il superficiale e il profondo &#8211; che sono costitutive della realtà umana e di quella sociale.</p>
<p>Solo nel cielo astratto della matematica una superficie è una forma geometrica senza spessore, avente solo due dimensioni. A livello di cultura, la superficie è come la crosta terrestre: un mantello solidificato e compatto, in una certa misura, di tradizioni, pre-giudizi, modi di sentire, pensare ed agire che hanno una lunga storia, al di sotto del quale si dà un&#8217;incessante dinamica di assestamento che può da un momento all&#8217;altro dar luogo ad uno scossone rivoluzionario.</p>
<p>Sarebbe un bel guaio se tutti gli esseri umani vivessero in superficie, prendendo per buono un ordine socioculturale che è uno dei tanti possibili. Sarebbe un guaio di non minore portata se tutti scavassero sotto terra, mandando continuamente all&#8217;aria l&#8217;ordine della cultura.</p>
<p>Ogni società ha bisogno di un certo grado (solitamente elevato) di stabilità e di un certo grado di instabilità. L&#8217;uno assicura la sua identità e la persistenza delle tradizioni e delle istituzioni; l&#8217;altra promuove, con tempi inesorabilmente lenti, un cambiamento che può intervenire anche repentinamente.</p>
<p>Come afferma il <em>Candido</em> di Voltaire, che fa le bucce al suo stolto mentore &#8211; il dottor Pangloss -, &#8220;bisogna che lavoriamo il nostro orto&#8221;. Perché l&#8217;orto della cultura non si isterilisca, occorrono gli agricoltori, che mantengono l&#8217;ordine, e gli scavatori che dissodano la terra e, rivoltandola, la rendono feconda.</p>
<p>Nel mondo ci sarà sempre (almeno per un periodo sterminato di tempo) chi è attratto dalla superficie e chi ama ciò che c&#8217;è al di sotto di essa, chi fa corpo con l&#8217;ordine dato e chi è affascinato da un ordine possibile.  Occorre che gli introversi formulino una pace (ahimè unilaterale) con gli estroversi, riconoscendo che essi fanno il loro mestiere. Assolutizzano e reificano la Norma, rivelandone, proprio per ciò, le lacune e promuovendo inconsapevolmente il suo superamento.</p>
<p>Far la pace, e cioè farsi una ragione di come funzionano gli esseri umani, non è per nulla semplice. Secondo me, questo dipende dal fatto che gli introversi, per quanto profondi e impegnati a scavare, hanno difficoltà ad accettare il significato della loro diversità, In particolare, rifiutano di assumerla come un &#8220;destino&#8221; che, se preso per il verso giusto, può produrre qualcosa di buono.</p>
<p>Il termine destino è gravato di un sinistro significato. Qui non si fa ovviamente riferimento al fato o a qualcosa che è già scritto da qualche parte, ma più semplicemente a vincoli genetici che limitano l&#8217;adattabilità degli introversi al mondo così com&#8217;è.</p>
<p>Dato che questo continua ad essere un punto oscuro e, che io sappia, implicitamente contestato, dedico ad esso un po&#8217; di spazio.</p>
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		<title>Presentazione del libro &#8220;Le talpe riflessive. Il mondo sotterraneo dell&#8217;introversione&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Feb 2011 21:56:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sabato 26 febbraio alle ore 15.00 si terrà presso la Biblioteca Comunale &#8220;Casa del Parco-Casale del Giannotto&#8221; (via della Pineta Sacchetti, 78 &#8211; Roma) la presentazione del libro Le talpe riflessive. Il mondo sotterraneo dell&#8217;introversione di Luigi Anepeta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato <strong>26 febbraio</strong> alle <strong>ore 15.00</strong> si terrà presso la Biblioteca Comunale &#8220;Casa del Parco-Casale del Giannotto&#8221; (via della Pineta Sacchetti, 78 &#8211; Roma) la <strong>presentazione del libro <em><a href="/2011/01/04/le-talpe-riflessive-il-mondo-sotterraneo-dell-introversione/">Le talpe riflessive. Il mondo sotterraneo dell&#8217;introversione</a></em></strong> di Luigi Anepeta.</p>
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		<title>La rivincita dei timidi nella società arrogante</title>
		<link>http://www.legaintroversi.it/2011/01/07/la-rivincita-dei-timidi-nella-societa-arrogant/</link>
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		<pubDate>Fri, 07 Jan 2011 11:16:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La rivincita dei timidi nella società arrogante la Repubblica &#8211; 6 gennaio 2011 di Vera Schiavazzi (con un&#8217;intervista al dott. Anepeta) L&#8217;articolo è disponibile sul nostro Scribd in formato .pdf: La rivincita dei timidi nella società arrogante. Oggi la timidezza è a un bivio: da un lato gli studiosi, e perfino le associazioni, come la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>La rivincita dei timidi nella società arrogante</p>
<p><em>la Repubblica</em> &#8211; 6 gennaio 2011</h3>
<h4>di Vera Schiavazzi (con un&#8217;intervista al dott. Anepeta)</h4>
<p><span class="highlight-green">L&#8217;articolo è disponibile sul nostro <a href="http://www.scribd.com/LegaIntroversi">Scribd</a> in formato .pdf: <a href="http://www.scribd.com/document_collections/2794896"><strong>La rivincita dei timidi nella società arrogante</strong></a>.</span></p>
<p>Oggi la timidezza è a un bivio: da un lato gli studiosi, e perfino le associazioni, come la LIDI che vorrebbero rivalutarla, rispolverando concetti solo apparentemente passati di modo come «pudore», «riservatezza», «temperamento riflessivo». Dall&#8217;altro i gruppi di aiuto che offrono ai troppo timidi un programma del tutto simile a quello di chi deve smettere di bere. E che hanno dato il titolo anche a una divertente commedia dove il proprietario di una fabbrica di cioccolato e un&#8217;sperta del settore sono entrambi iperemotivi e soffrono di fobia sociale, circostanza che porta con sé una serie di conseguenze grottesche e finisce col far ridere perfino i protagonisti. Dichiararsi timidi, del resto, è un&#8217;eccellente occasione anche per chi non ha alcuna intenzione di passare neppure una serata tra gli Emotivi anonimi: lo hanno fatto attori e personaggi dello spettacolo, da Margherita Buy a Vittoria Solarino, da Alessandro Gassman a Piero Chiambretti.</p>
<h4>Il talento dei timidi</h4>
<h5><em>Da Shakespeare fino a personaggi dello spettacolo di oggi: ecco la rivincita contro il mondo degli showmen</em></h5>
<p>Per Shakespeare, Rousseau e Proust è stata un&#8217;inesauribile fonte di ispirazione. Oggi però la timidezza è a un bivio: da un lato gli studiosi, e perfino le associazioni, come la LIDI che vorrebbero rivalutarla, rispolverando concetti solo apparentemente passati di modo come «pudore», «riservatezza», «temperamento riflessivo». Dall&#8217;ltro i gruppi di aiuto-aiuto che spuntano qui e là come funghi e offrono ai troppo timidi un programma in dieci, dodici tappe del tutto simile a quello di chi deve smettere di bere (<a href="http://www.emotivianonimi.freetools.it">www.emotivianonimi.freetools.it</a>).<br />
E che hanno dato il titolo anche a una divertente commedia da poco sugli schermi in Francia (il proprietario di una fabbrica di cioccolato e un&#8217;esperta del settore sono entrambi iperemotivi e soffrono di fobia sociale, circostanza che porta con sé una serie di conseguenze grottesche e finisce col far ridere perfino i protagonisti). Dichiararsi timidi, del resto, è un&#8217;eccellente occasione anche per chi non ha alcuna intenzione di passare neppure una serata tra gli Emotivi anonimi: lo hanno fatto attori e personaggi dello spettacolo, da Margherita Buy a Vittoria Solarino, da Alessandro Gassman a Piero Chiambretti, mentre un serissimo editore come Franco Angeli sta per mandare in libreria (a metà gennaio) quasi 300 pagine sull&#8217;argomento.</p>
<h4>Così i timidi si prendono la rivincita</h4>
<h5><em>Da Shakespeare fino ad attori di successo: ecco come il popolo degli introversi riesce ad affermarsi in un mondo che premia sempre di più gli showman. Gli psicologi: &#8220;Non provate a rieducare i bambini con la forza. Saranno infelici&#8221;</em></h5>
<p>ll titolo? «<a href="/2011/01/04/le-talpe-riflessive-il-mondo-sotterraneo-dell-introversione/">Le talpe riflessive. Il mondo sotterraneo dell&#8217;introversione</a>», curato dallo psicoanalista Luigi Anepeta in collaborazione con Lisa Cecchi, Marcello Di Fiore e Maria Rossi. «Abbiamo raccolto &#8211; spiega Anepeta, che della Lega pro-timidi è il presidente &#8211; le storie delle centinaia di persone che si rivolgono a noi perché con i loro occhi di introversi vedono il mondo che li circonda: rozzo, aggressivo e violento. Temo che abbiano ragione». E giù un impressionante elenco di esempi: «Prendiamo la politica. L&#8217;assemblea Costituente, ad esempio, era composta in gran parte di timidi, lo erano Togliatti, Nenni e De Gasperi, ma fece un ottimo lavoro. Non pare si possa dire la stessa cosa della politica attuale, dove essere uno showman facilita la carriera, mentre chi non lo è spesso si auto-emargina. Una perdita grave, perché gli introversi normalmente coltivano in sé valori che potrebbero essere di grande utilità alla vita pubblica». Ma, lontani dalla ribalta, molti di loro compongono sinfonie, dipingono quadri, fanno scoperte scientifiche e scrivono romanzi destinati a passare alla storia: è il caso di Einstein e di Freud. Di Tolstoi e di Kafka. Di Rousseau e Spinoza come di Ravel, Bartok, Schumann: «Il 7 per cento della popolazione ci ha dato il 60 per cento della cultura alla quale facciamo riferimento». In Occidente, s&#8217;intende, che in Oriente la timidezza non è (ancora) considerata una patologia sociale da curare aggressivamente, mentre in Italia c&#8217;è chi perde il lavoro a partire dal fatto che non riesce a evitare di arrossire alla minima emozione.<br />
Come racconta Giuseppe Rescaldina, terapeuta e sessuologo: «Ci viene insegnato a negare, a non mostrare emozioni, ma questo non è un pregio, semmai un difetto. Non solo nelle relazioni sociali, ma anche nel rapporto amoroso, dove la scoperta dell&#8217;altro &#8211; e dunque la sua ritrosia a farsi scoprire &#8211; è una parte fondamentale dell&#8217;investimento, come sapeva già Freud. Il timido invece è semplicemente qualcuno che accetta di non chiudere la sua &#8220;fabbrica&#8221; interiore, e che può, in molti casi, essere aiutato a superare i suoi limiti più gravi senza tuttavia mai pretendere di &#8220;rieducarlo&#8221; fino in fondo». Chi si innamora di un &#8220;ritroso&#8221;, insomma, è avvisato: «L&#8217;approccio deve essere cauto, come quello tra maestro e discepolo, senza mai forzare ma continuando invece ad alimentare la sottile eccitazione che deriva dal sapere che c&#8217;è ancora molto da scoprire». Attenzione però, perché dietro quei rossori e quella fragilità apparente può celarsi un&#8217;aggressività potenzialmente esplosiva: «Anche i più estroversi e solari sono stati timidi, almeno una volta, e naturalmente non c&#8217;è nulla di male &#8211; premette la psicoterapeuta Maria Rita Parsi &#8211; può trattarsi invece di una malattia vera e propria, e perfino di un tratto ereditario, ma anche di una forma di autodifesa verso sofferenze profonde, in famiglia e fuori. Chi subisce il peso delle umiliazioni, il timore del giudizio altrui, l&#8217;aggressione alla propria autostima (pensiamo al bullismo tra giovanissimi) li accumula come materiale esplosivo nella cavità di un vulcano e sviluppa un sentimento bifronte, che all&#8217;esterno si manifesta con balbuzie e rossori ma dentro può diventare un incendio pronto a esplodere».</p>
<p>C&#8217;è il timido che si finge spavaldo e giunge ai limiti dell&#8217;aggressività, e c&#8217;è il cripto timido, ma entrambi, assicura Parsi, hanno molto bisogno d&#8217;aiuto. «Per prima cosa bisogna scoprire le cause di tanto timore. Poi, la timidezza può anche essere rivalutata se significa discrezione, sobrietà, rispetto per la privacy personale e altrui. Non se rappresenta una fuga da qualsiasi relazione umana». Guai a chi viene rieducato con la forza fin da piccolo: «Molti bambini sono naturalmente introversi e soffrono moltissimo quando vengono gettati all&#8217;improvviso in contesti ricchi di frastuono &#8211; sostiene Anepeta &#8211; occorre lasciare loro la possibilità di ascoltare il proprio mondo interiore, di non omologarsi a forza. Le testimonianze che arrivano sul nostro forum (<a href="http://www.legaintroversi.it">www.legaintroversi.it</a>) dimostrano quanto già avevamo raccontato in un precedente studio, &#8220;Timido, docile, ardente&#8221;, e mostrano la fortuna di chi è stato accettato fin dall&#8217;infanzia e in seguito, magari grazie a un percorso analitico, ha potuto lasciare libere le proprie inclinazioni». Il luogo in cui si vive influenza la possibilità di essere e dichiararsi timidi: perfettamente accettata in Thailandia, la timidezza sembra calare in Israele e negli Stati Uniti, e in generale in tutti quei paesi dove al &#8220;successo&#8221; sociale sembra corrispondere una forte capacità di dichiarare tutto di sé. Anche la filosofia ha la sua parte nel dibattito. «Esistono almeno tre stadi della timidezza, che già Aristotele aveva provato a classificare &#8211; ipotizza Franca D&#8217;Agostini, autrice per Bollati Boringhieri di Verità avvelenata, un&#8217;analisi della menzogna nel discorso pubblico &#8211; Tutto si basa sui confini che poniamo tra noi e gli altri. E nel momento in cui riconosciamo che la nostra paura di essere invasi è la stessa del nostro vicino esprimiamo un &#8220;narcisismo timido&#8221; che è tipicamente alla base della democrazia». E che non è uguale per gli uomini e per le donne, in particolare per quelle che (quando la scelta è volontaria) si difendono col velo più o meno integrale: «Il pudore è stato ed è ancora una categoria spesso usata al femminile &#8211; osserva D&#8217;Agostini &#8211; ma è anche un&#8217;importante forma di protezione da una visibilità che può essere espropriante». Duccio Demetrio, docente di filosofia dell&#8217;educazione e autore di «La vita schiva», da tempo si dedica a insegnare a scrivere la propria autobiografia. E annota: «I timidi sembrano avere più memoria, perché fin dalla primissima infanzia sono stati più attenti, più capaci di ascoltare. All&#8217;atteggiamento riservato viene spesso contrapposta in modo ossessivo la «socializzazione»: peccato che questa parola, ripetuta all&#8217;infinito con pretese educative o peggio rieducative non faccia che deprimere chi vive la timidezza come un segno di inferiorità o di colpa. Invece, è un talento che andrebbe coltivato come tale». Vittorio Lingiardi, psichiatra, psicoanalista e docente, aggiunge: «Se la timidezza patologica, quella che produce una continua frustrazione del desiderio di stare in relazione con gli altri, ed è spesso inevitabilmente legata alla paura di non essere apprezzati e di non valere, è una condizione di effettivo disagio, che una buona psicoterapia può aiutare ad affrontare, credo invece che la timidezza come atteggiamento non-invasivo e non-autocelebrativo, diciamo pure come ingrediente di sobrietà nella vita sociale, possa invece favorire conoscenze più profonde, autentiche e meno esibizionistiche». Chi non è (o non è ancora) un &#8220;emotivo anonimo&#8221;, chi non ha trovato il terapeuta in grado di aiutarlo, può sempre cercare compagni di viaggio disponibili a rivendicare con orgoglio rossori e ritrosie: lo &#8220;shy pride&#8221; è alle porte, e chissà che possa trasformarsi in un nuovo stile sociale. Con qualche prudenza, perché, come dice Alan Bennett nel nuovo Una vita come le altre (Adelphi) «Timido è uno spettro che si allarga da chi fa da tappezzeria alle feste fino allo psicopatico».</p>
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		<title>Le talpe riflessive. Il mondo sotterraneo dell&#8217;introversione</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Jan 2011 13:10:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Anepeta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le talpe riflessive. Il mondo sotterraneo dell&#8217;introversione Luigi Anepeta (con la collaborazione di Lisa Cecchi, Marcello Di Fiore, Maria Rossi) &#8211; Franco Angeli 2011 Presentazione del libro Talpe riflessive &#8211; gli introversi &#8211; perché vivono nell&#8217;ombra cui li destina il pregiudizio sociale e ciò nonostante, nel chiuso del loro mondo interiore, assolvono il dovere di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><em>Le talpe riflessive. Il mondo sotterraneo dell&#8217;introversione</em><br />
Luigi Anepeta (con la collaborazione di Lisa Cecchi, Marcello Di Fiore, Maria Rossi) &#8211; Franco Angeli 2011</h3>
<h4>Presentazione del libro</h4>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1443" title="Le talpe riflessive" src="/wp-content/uploads/2011/01/c_talperiflessive.jpg" alt="Le talpe riflessive" width="211" height="310" /> Talpe riflessive &#8211; gli introversi &#8211; perché vivono nell&#8217;ombra cui li destina il pregiudizio sociale e ciò nonostante, nel chiuso del loro mondo interiore, assolvono il dovere di interrogarsi sulla condizione umana, ponendosi problemi e cercando risposte.</p>
<p>In <em><a href="/2007/06/30/il-saggio-sullintroversione-timido-docile-ardente/">Timido, docile, ardente…</a></em> (Franco Angeli, Milano 2007) l&#8217;autore ha tentato di illustrare i valori e i limiti del modo di essere introverso in termini teorici, senza alcun accenno a esperienze individuali.<br />
Questo libro di testimonianze, tratte dal <a href="http://lidi.forumfree.it">Forum della Lega Italiana per la tutela dei Diritti degli Introversi</a>, fornisce le prove che la teoria non è campata in aria (come spesso accade). In esso gli introversi stessi raccontano la loro vicenda umana, spesso duramente segnata dall&#8217;incontro con il pregiudizio sociale che grava sul loro modo di essere, facilmente identificabile fin dall&#8217;infanzia.</p>
<p>Ne viene fuori un quadro con luci ed ombre: l&#8217;empatia, la sofferenza, il rapporto critico con la normalità dominante, la presa di posizione nei confronti dell&#8217;esistente, l&#8217;utopia di un mondo fatto a misura d&#8217;uomo, la passione per la cultura e la ricerca intellettuale.<br />
I commenti mirano a dare un senso a queste vicissitudini socialmente invisibili, nell&#8217;attesa che il mondo prenda coscienza di una diversità preziosa.</p>
<h4>L&#8217;autore</h4>
<p><span class="highlight-green-b">Luigi Anepeta</span>, psichiatra critico, impegnato da molti anni a costruire un modello psicopatologico interdisciplinare che comprenda e spieghi i nessi reciproci tra soggettività e storia sociale, dopo aver partecipato alla stagione antistituzionale si è dedicato alla psicoterapia, alla formazione di operatori e alla ricerca. Ha pubblicato <em>La politica del Super-io</em> (Armando, 1992), <em>Il mondo stregato</em> (Armando 1995), <em>Abracadabra</em> (Edizioni Libreria Croce, 2000), <em>Miseria della neopsichiatria. Sul delirio e sulla predisposizione schizofrenica</em> (Franco Angeli, 2001), <em>Star male di testa</em> (Edizioni Libreria Croce, 2002), <em>Abbecedario di scienze umane e sociali. (Parte di) quello che sarebbe bene conoscere per non vivere (troppo) tranquilli</em> (Franco Angeli, 2007), <em>Timido, docile, ardente. Manuale per capire ed accettare valori e limiti dell&#8217;introversione (propria o altrui)</em> (Franco Angeli, 2005 &#8211; 2007).</p>
<p>Nel 2006 ha fondato la LIDI &#8211; Lega Italiana per i Diritti degli Introversi (<a href="http://www.legaintroversi.it">legaintroversi.it</a>), di cui è Presidente, il cui intento è di intervenire nelle fasi evolutive dello sviluppo al fine di scongiurare il pericolo di un disagio psichico.<br />
Attraverso un sito web (<a href="http://www.nilalienum.it">nilalienum.it</a>) persegue l&#8217;obiettivo di delineare i fondamenti di un sapere panantropologico.</p>
<h4>Collaboratori</h4>
<p>Lisa Cecchi, Marcello Di Fiore e Maria Rossi sono soci LIDI.</p>
<div class="page_box"><span class="highlight-blue">Il libro può essere acquistato in qualunque libreria oppure online (in <strong>edizione a stampa</strong> o <strong>e-book</strong>) sul</span> <a href="http://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_Libro.asp?ID=18910&#038;Tipo=Libro&#038;strRicercaTesto=&#038;titolo=le+talpe+riflessive.+il+mondo+sotterraneo+dell++introversione">sito della casa editrice</a>.</div>
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		<title>In arrivo &#8220;Le talpe riflessive. Il mondo sotterraneo dell&#8217;introversione&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Nov 2010 11:33:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È in corso di stampa Le talpe riflessive. Il mondo sotterraneo dell&#8217;introversione, un libro basato sulle testimonianze tratte dal forum della LIDI e raccolte da Lisa Cecchi, Marcello Di Fiore e Maria Rossi, con alcune note di commento del dott. Anepeta. Oltre all&#8217;edizione a stampa, è prevista anche un&#8217;edizione e-book. Per le copie a stampa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È in corso di stampa <strong><em>Le talpe riflessive. Il mondo sotterraneo dell&#8217;introversione</em></strong>, un libro basato sulle testimonianze tratte dal <a href="http://lidi.forumfree.it">forum della LIDI</a> e raccolte da Lisa Cecchi, Marcello Di Fiore e Maria Rossi, con alcune note di commento del dott. Anepeta. </p>
<p><strong>Oltre all&#8217;edizione a stampa, è prevista anche un&#8217;edizione e-book.</strong></p>
<p>Per le copie a stampa occorrerà prenotarsi inviando una mail a <strong><script type="text/javascript">DisplayMail('legaintroversi.it', 'info', 'contatta');></script><a href="mailto:info@legaintroversi.it">info@legaintroversi.it</a></strong>, perché la distribuzione avverrà prevalentemente attraverso la LIDI.</p>
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		<title>Che cos&#8217;è l&#8217;introversione: incontro alla Biblioteca Comunale &#8220;Casa del Parco&#8221;</title>
		<link>http://www.legaintroversi.it/2009/10/13/che-cose-lintroversione-incontro-alla-biblioteca-comunale-casa-del-parco/</link>
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		<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 06:32:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Che cos&#8217;è l&#8217;introversione. Dal pregiudizio alla conoscenza Mercoledì 21 ottobre alle ore 10.30, presso i locali della Biblioteca Comunale &#8220;Casa del Parco-Casale del Giannotto&#8221; (via della Pineta Sacchetti, 78 &#8211; Roma), si terrà un primo incontro di presentazione della LIDI con i rappresentanti scolastici, della ASL, del Municipio XIX e le Cooperative Sociali. Presenzieranno il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Che cos&#8217;è l&#8217;introversione. Dal pregiudizio alla conoscenza</h3>
<p>Mercoledì <strong>21 ottobre</strong> alle ore <strong>10.30</strong>, presso i locali della <strong>Biblioteca Comunale &#8220;Casa del Parco-Casale del Giannotto&#8221;</strong> (via della Pineta Sacchetti, 78 &#8211; Roma), si terrà un primo <strong>incontro di presentazione della LIDI con i rappresentanti scolastici, della ASL, del Municipio XIX e le Cooperative Sociali</strong>. </p>
<p>Presenzieranno il dott. Luigi Anepeta, psichiatra e presidente dell&#8217;associazione LIDI, con delle <strong>riflessioni sulla funzione culturale dell&#8217;introversione</strong> e la dott.ssa Alessandra Bonessi, psicologa e consigliera LIDI, che relazionerà sull&#8217;<strong>intervento della LIDI nelle scuole</strong>.<br />
Durante l&#8217;incontro verranno proiettati due cortometraggi realizzati dagli studenti delle scuole secondarie di II grado di Terni sul tema &#8220;timidezza/introversione&#8221; nell&#8217;ambito del progetto TimidaMente.</p>
<p>La locandina dell&#8217;evento è <a href='http://www.legaintroversi.it/wp-content/uploads/2009/10/Che-cosè-lintroversione-locandina-incontro.pdf'><strong>scaricabile in formato .pdf</strong></a>.</p>
<p><object codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=9,0,0,0" id="doc_541343811350554" name="doc_541343811350554" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" align="middle"	height="500" width="619" ><param name="movie"	value="http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf?document_id=20950533&#038;access_key=key-1ylo955cy369t015v1l6&#038;page=1&#038;version=1&#038;viewMode=list"><param name="quality" value="high"><param name="play" value="true"><param name="loop" value="true"><param name="scale" value="showall"><param name="wmode" value="opaque"><param name="devicefont" value="false"><param name="bgcolor" value="#ffffff"><param name="menu" value="true"><param name="allowFullScreen" value="true"><param name="allowScriptAccess" value="always"><param name="salign" value=""><param name="mode" value="list"><embed src="http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf?document_id=20950533&#038;access_key=key-1ylo955cy369t015v1l6&#038;page=1&#038;version=1&#038;viewMode=list" quality="high" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" play="true" loop="true" scale="showall" wmode="opaque" devicefont="false" bgcolor="#ffffff" name="doc_541343811350554_object" menu="true" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" salign="" type="application/x-shockwave-flash" align="middle" mode="list" height="500" width="619"></embed></object></p>
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		<title>Resoconto della presentazione del saggio &#8220;La normalità dell&#8217;handicap&#8221;</title>
		<link>http://www.legaintroversi.it/2009/03/04/resoconto-della-presentazione-del-saggio-la-normalita-dellhandicap/</link>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2009 09:30:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La presentazione &#232; avvenuta il 28.02.2009 alle ore 15.00 presso la sede della LIDI con una partecipazione che, ancora una volta, ha costretto alcuni Soci ad assistere stando in piedi. Il dottor Anepeta ha inaugurato l&#8217;incontro sottolineando la sua soddisfazione per il fatto che il secondo libro presentato &#232; stato scritto da una Socia &#8211; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La presentazione &egrave; avvenuta il 28.02.2009 alle ore 15.00 presso la sede della LIDI con una partecipazione che, ancora una volta, ha costretto alcuni Soci ad assistere stando in piedi.<br />
Il dottor Anepeta ha inaugurato l&#8217;incontro sottolineando la sua soddisfazione per il fatto che il secondo libro presentato &egrave; stato scritto da una Socia &#8211; Pisana Collodi, psicologa e psicoterapeuta -, a cui ha ceduto immediatamente la parola.<br />
L&#8217;intervento della dottoressa Collodi &egrave; il seguente.</p>
<h3>Intervento dell&#8217;autrice</h3>
<p>Ho scritto questo libro sull&#8217;onda di un malessere, accumulato in anni di lavoro nel campo dell&#8217;handicap, prima come assistente domiciliare, poi operatrice sociale, e infine  come consulente psicologa presso l&#8217;associazione paraplegici di Roma. Il malessere riguardava gli stili di cura e assistenza, che vedevo all&#8217;opera tutti i giorni, al centro di riabilitazione o in ospedale, a scuola o per la strada, impersonati, indifferentemente, dai medici, dagli psicologi, dagli infermieri o dagli assistenti.<br />
A parte piccole e rare differenze c&#8217;erano delle costanti inquietanti nell&#8217;approccio al paziente, il mio primo passo per arginare il disagio che provavo fu quello di tentare di mettere a fuoco tali costanti, le loro sovrapposizioni e stratificazioni, gli effetti che producevano.<br />
Mi fermo su questi elementi, li elenco brevemente, per cercare poi di rapportarli ad un&#8217;immagine della &#8220;normalit&#038;agrave&#8221;, che nel libro definisco la N. pericolosa, che sta diventando pervasiva e incombente in tutti i contesti,  permettetemi la vecchia espressione: dalla culla alla bara, ed &egrave; completamente disumana, poich&eacute; prescrive durezza, autosufficienza, distacco dalle proprie e altrui emozioni.<br />
C&#8217;&egrave; una corrispondenza puntuale tra gli stili di cura e presa in carico e i modelli di normalit&agrave;.</p>
<p><strong>Stili di cura</strong></p>
<p>A) La mancanza o l&#8217;incapacit&agrave; di identificazione con l&#8217;altro, le <strong>pratiche oggettivanti di cura</strong>: ricordo il primario del reparto mielolesi, avvicinarsi al letto della ragazza sedicenne immobilizzata, dopo un incidente, seguito dal codazzo di assistenti e specializzandi, senza salutarla n&eacute; guardarla negli occhi, sollevare la mano inerte della ragazzina, spiegando agli altri che era la classica mano da tetraplegica.</p>
<p>B) L&#8217;<strong>autoritarismo</strong> e l&#8217;<strong>infantilizzazione dei pazienti o degli utenti</strong>, spesso unita ad una vaga colpevolizzazione (se stai cos&igrave;, in qualche modo te la sei voluta) o ad un atteggiamento &#8220;pedagogico&#8221; micidiale, di correzione continua: la coordinatrice della cooperativa di assistenza, che per &#8220;principio&#8221; rifiuta qualunque richiesta di cambiamento degli utenti, sottolineando, beffarda, che comunque &#8220;loro&#8221; non decidono; l&#8217;insegnante di sostegno, che di fronte al bambino con i tic, afferma decisa che gli toglier&agrave; lei quel vizietto; il medico che rimprovera la signora ricoverata, rea di avere chiesto spiegazioni sulla terapia farmacologica, minacciandola: &#8220;se non si fida, pu&ograve; andare via&#8221;.</p>
<p>C) Al terzo posto (ma tra i primi, in realt&agrave;)  metterei quello che ho chiamato lo &#8220;<strong>stile neutro</strong>&#8221; nei lavori di cura e assistenza: la pretesa del distacco e l&#8217;anaffettivit&agrave; della relazione, come obiettivo di &#8220;maturit&agrave;&#8221; lavorativa, il termine &#8220;professionale&#8221; usato sempre in antitesi al termine &#8220;personale&#8221;, le prescrizioni di ruolo per i vari operatori che inducono  sempre a mettere da parte l&#8217;emotivit&agrave;, come se fosse un elemento solo disturbante, senza garantire, in nessun lavoro di cura, un minimo spazio per l&#8217;elaborazione delle emozioni.<br />
Assolutamente vietato, alle riunioni di equipe, fare accenno ai sentimenti provati nel lavoro, verso gli utenti, pena l&#8217;accusa per l&#8217;operatore di essere immaturo, poco professionale, o nevrotico. Ricordo che quando ero assistente domiciliare, un ragazzo che seguivo fu trasferito in casa famiglia; smettendo quindi di essere nostro utente, lo andai a trovare comunque e subii un processo dalla cooperativa. &Egrave; ovvio che pi&ugrave; le emozioni sono negate negli operatori, pi&ugrave; questi diventano inclini verso un modello di normalit&agrave; totalmente asettico e anaffettivo.</p>
<p>D) Infine il martellamento costante, soprattutto nella riabilitazione, nell&#8217;assistenza sociale, nella consulenza psicologica, sull&#8217;<strong>autonomia</strong>, parola ormai dominante da anni  (c&#8217;entrer&agrave; lo smantellamento del Welfare?), in qualunque contesto sociosanitario  o educativo: dalla scuola materna al Centro Anziani.  Autonomia intesa come un vero delirio di autosufficienza: non dovere mai avere bisogno dell&#8217;aiuto di un altro, neanche psicologicamente, quindi essere anche totalmente anaffettivi.</p>
<p>A tali modalit&agrave; di cura e presa in carico, corrisponde un&#8217;immagine particolare della Normalit&agrave;, che pu&ograve; funzionare, per chi la subisce, come una lepre meccanica che non si riesce mai a raggiungere, o come una costante fonte di rabbia e di opposizione: destinata  a rimanere sterile, se non viene chiarita la componente di rifiuto soggettiva che incarna.<br />
La radice di questa normalit&agrave; &egrave;, ovviamente, l&#8217;adultomorfismo, come lo ha descritto Luigi Anepeta; da tale concezione deriva l&#8217;idea dell&#8217;infanzia come una condizione da correggere, come da correggere sono tutte le caratteristiche che, in questa visione, sono appannaggio esclusivo del bambino: la debolezza, la dipendenza, l&#8217;emotivit&agrave;. All&#8217;autoritarismo e all&#8217;infantilizzazione corrisponde un ideale di normalit&agrave; totalmente scevro da debolezze, mancanze, handicap tale da giustificare il martellamento riabilitativo o l&#8217;accanimento terapeutico: se l&#8217;obiettivo, irraggiungibile, &egrave; quello della &#8220;guarigione&#8221; completa, ci sar&agrave; sempre un ciclo di terapia da aggiungere, un miglioramento possibile da perseguire, un&#8217;imperfezione da correggere, sacrificando a tale obiettivo la libert&agrave; e l&#8217;individuazione del paziente, stroncando se serve la sua volont&agrave; divergente.<br />
Ricordo bambini, gi&agrave; bombardati da ore di fisioterapia, inviati dalla logopedista, per piccoli difetti di pronuncia, accusati benevolmente, se si opponevano, di essere pigri e ancora pi&ugrave; stimolati.</p>
<p>Ci sono dei temi che il libro ha lasciato in sospeso, accennandoli appena, collegati a questo argomento: quali aspetti, nella relazione terapeutica, nella presa in carico, nel sostegno sociale  (quindi &#8220;trasversali&#8221; alla specificit&agrave; del ruolo professionale) appaiono capaci di toccare i bisogni di una persona &#8211; disabile, malata o in crisi &#8211; posta violentemente ai margini da quello che le &egrave; capitato, rivelandosi risolutivi nel curare il trauma e permettere di riallacciare legami, di aiutare la ricerca di senso ed il recupero della libert&agrave; perduta e a ricucire un&#8217;individuazione devastata o interrotta.<br />
Io ne ho trovati 3 che mi sembrano basilari e sono collegati: <strong>riconoscere la storia, rifiutare il Modello Unico di Normalit&agrave;, favorire l&#8217;identificazione e il legame</strong>.</p>
<p>Al primo posto metterei <strong>la storia</strong>, cio&egrave; la capacit&agrave;, in chiunque approcci la persona ferita, di ricostruirne i percorsi e le vicende, di sapere chi era &#8220;prima&#8221; e a che punto della sua esistenza &egrave; capitato il trauma, dove stava andando quando la sua vita ha  virato cos&igrave; bruscamente.<br />
Storia che &egrave; sparita, inutile sottolinearlo, dalle procedure dei medici, che molto raramente ormai fanno l&#8217;anamnesi, dai mandati per tecnici della riabilitazione, o gli assistenti e anche, grazie al DSM, dal ruolo degli psicologi. Storia  (microstoria,  secondo la formulazione di Luigi Anepeta) che ci permette di capire il presente della persona, le sue reazioni e le sue difese, anche paradossali, i suoi valori, ideali e bisogni, messi in crisi dall&#8217;evento. Un po&#8217; come se fossimo davanti a un paese vittima del terremoto: per  aiutare a ricostruire dobbiamo sapere cosa c&#8217;era l&igrave;, prima.</p>
<p>Conoscere la storia di qualcuno pu&ograve; favorire la nostra <strong>identificazione</strong> con lui, molto pi&ugrave; dell&#8217;uso di una griglia o di un sistema classificatorio, pu&ograve; abbattere le barriere, i pregiudizi; pensiamo alle volte che, sapendo la storia di una persona, abbiamo cambiato il nostro giudizio. Darsi il tempo di raccontare e ascoltare serve a stabilire un contatto, a relativizzare i modelli di normalit&agrave;: se so quello che ti &egrave; successo smetto di chiederti di essere normale in modo standard, ti lascio essere normale a modo tuo.<br />
Capire le ragioni di un altro lascia lo spazio per l&#8217;identificazione, per il mettersi nei suoi panni e anche questa operazione, tanto scoraggiata dai sistemi di cura descritti, si rivela decisiva nella <strong>demolizione del modello unico di normalit&agrave;</strong>: se ho stabilito un legame con te, le etichette pi&ugrave; di tanto non servono.</p>
<p>Espinas, pubblicista spagnolo, padre  di una ragazza disabile, aveva coniato questo slogan, come didascalia ad una foto di un bambino down, sorridente: &#8220;Alcuni ti chiamano mongoloide, altri Down, i tuoi amici ti chiamano Paolo&#8221;.<br />
Ora, secondo la mia esperienza, l&#8217;identificazione e la solidariet&agrave;, come la capacit&agrave; di allacciare legami, si rivelano elementi fondamentali per la ripresa dopo un trauma (con tempi diversi da persona a persona), aspetti decisivi che se lasciati scorrere, sostenuti e valorizzati come avviene nei gruppi di auto aiuto, consentono alla persona ferita di riconnettersi con il mondo, arginando il rischio di rimanere piegati su di s&eacute;, sentendosi malati eterni, o di sfidarsi all&#8217;infinito con la performance dell&#8217;autonomia.</p>
<p>Un rapporto di cura (di presa in carico, riabilitazione o assistenza, o educazione) che tenga conto di questi aspetti (critica verso i modelli di normalit&agrave;, uso dell&#8217;affettivit&agrave;, riconoscimento della storia) credo che non possa mai diventare abusante o violento: entrare nella dimensione dell&#8217;altro ci permette di non vederlo pi&ugrave; come un alieno.</p>
<p>Concludo con due storie, una vissuta, l&#8217;altra letta, che per me furono veri e propri insight, nella strada della consapevolezza rispetto al mio lavoro.</p>
<p>Lavoravo al Don Orione e nei momenti di pausa stavo spesso in un certo cortiletto interno, circondato dalle mura, che prendeva aria e luce da un&#8217;apertura sul soffitto. Incontravo sempre un vecchio prete, gentile e cerimonioso, che aveva una forma particolare di delirio: aveva infilato una piuma di pavone in un buco nel pavimento e passava le giornate a rieducare la piuma: muoveva un fazzoletto a destra e a sinistra e interpretava l&#8217;ondeggiare all&#8217;aria della piuma come risposta ai suoi ordini. A volte la rimproverava, a volte la lodava, ogni tanto la blandiva: &#8220;Oh! Lo so che vorresti andartene in giro! Ma dobbiamo fare gli esercizi!&#8221;<br />
Per me quell&#8217;incontro fu determinante per capire il <em>burn out</em>; il prete faceva quello che probabilmente aveva fatto tutta la vita: rieducare, riabilitare, correggere. Dovevo stare attenta a non prendere come oro colato il mandato interventista dell&#8217;assistenza; il rischio era quello di vedere la realt&agrave; a senso unico.</p>
<p>La seconda storia l&#8217;ho letta in un libro, purtroppo non ricordo pi&ugrave; il titolo.<br />
Mi ricordo che tanti anni fa lessi un racconto di fantascienza, mi pare di Bradbury, che mi aiut&ograve; tantissimo e fu risolutivo rispetto al mio atteggiamento verso l&#8217;handicap e la diversit&agrave; in generale. Parlava di questa giovane coppia americana del futuro, entrambi belli e biondi, dediti al lavoro e allo sport. Lei &egrave; incinta, aspettano il bambino felici, ma invece del bambino nasce una piramide gelatinosa, azzurrina, fluorescente. I medici non sanno spiegarlo, deve essere accaduto qualche pasticcio strano con i mondi di altre dimensioni.<br />
La coppia torna a casa muta, costernata, depone la piramide nella cameretta preparata; si chiudono in casa, evitano la cameretta e il mondo di fuori. Sono disperati: non riusciranno mai ad accettare di avere come figlio la piramide&#8230; ammenoch&eacute;&#8230; si guardano e capiscono, devono fare un salto, entrare in un&#8217;altra dimensione, diventare anche loro  piramidi. Si tengono per mano, chiudono gli occhi e fanno questo salto, quando li riaprono, c&#8217;&egrave; un bambino biondo che gli sorride.<br />
Questo racconto, ci tengo a sottolinearlo, ha rappresentato per me uno spunto di riflessione sul rapporto non solo con la disabilit&agrave;, ma con l&#8217;altro, in generale ( il figlio che si aspetta, l&#8217;uomo o la donna che incontreremo, l&#8217;amico o il paziente, o lo studente). L&#8217;altro che, in qualche modo, non &egrave; quasi mai come ce lo aspettavamo, ma &egrave; molto pi&ugrave; vicino a noi, di quello che di solito crediamo.<br />
 Da questo punto di vista vorrei concludere sottolineando quanto siano utili, in ogni campo del lavoro sociale, le caratteristiche introverse: per quanto non riconosciute dalla cultura dei servizi, sensibilit&agrave;, empatia, immaginazione e fantasia si rivelano fondamentali nel costruire una relazione significativa, se le sappiamo difendere e valorizzare, diventano doti rilevanti in ogni momento del lavoro quotidiano.</p>
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		<title>Resoconto della presentazione del libro &#8220;Il Buio Esclusivo&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Feb 2009 07:38:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Presentazioni libri]]></category>
		<category><![CDATA[Anepeta]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
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		<category><![CDATA[Silvestri]]></category>

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		<description><![CDATA[La presentazione è avvenuta il 17.01.2009 alle ore 15.00 presso la sede della LIDI, con una partecipazione tale che alcuni Soci sono rimasti in piedi. L&#8217;incontro è stato inaugurato dalla lettura di alcune poesie da parte dell&#8217;autrice, che ha scelto le seguenti: 10. Sole appuntito implacabile su occhi impreparati a tanta impudenza. Nessuna scusa nessuna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La presentazione è avvenuta il 17.01.2009 alle ore 15.00 presso la sede della LIDI, con una partecipazione tale che alcuni Soci sono rimasti in piedi. L&#8217;incontro è stato inaugurato dalla lettura di alcune poesie da parte dell&#8217;autrice, che ha scelto le seguenti:</p>
<h3>10.</h3>
<p>Sole appuntito<br />
implacabile su occhi<br />
impreparati<br />
a tanta impudenza.</p>
<p>Nessuna scusa<br />
nessuna piet<br />
luce colore voluttà.</p>
<p>Domenica.</p>
<h3>20.</h3>
<p>Stendo foglie d&#8217;alloro<br />
dell&#8217;eterno patto<br />
ad accogliere<br />
nuova linfa<br />
sul sentiero<br />
che di me dimentica<br />
rovine e miserie.</p>
<p>E nell&#8217;attimo perfetto<br />
dell&#8217;oblio<br />
mi lascio illuminare<br />
da un bagliore<br />
che trafigge<br />
iridi e vene<br />
a nuova luce<br />
consegnare<br />
in mani ferite e tremanti.</p>
<p>Fulmineo accolgo<br />
il risuonare<br />
di tanto brusio<br />
che nei<br />
vicoli di me<br />
alla luce<br />
mi scorta.</p>
<p>Ed io<br />
a tanto fulgido<br />
inceder di grazia<br />
mi abbandono<br />
e mi lascio<br />
a soavi mete<br />
sospingere.</p>
<h3>26.</h3>
<p>Respiro<br />
ne sento il suono.</p>
<p>Respiro<br />
assaporo gli odori<br />
di un mattino<br />
pigro<br />
scosto le labbra<br />
a far posto<br />
all&#8217;aria<br />
che entra gira e rigira.</p>
<p>Respiro<br />
fiato su fiato<br />
a rompere i polmoni<br />
ad allargar le mani<br />
a sentire<br />
quel filo<br />
di vita<br />
aggrapparsi<br />
a tutta me&#8230;</p>
<p>Respiro.</p>
<h3>21.</h3>
<p>Ferma<br />
rimarrei<br />
immobile nel sole<br />
inerme al suono<br />
intorno<br />
che tintinna e scuote.</p>
<p>Lascerei<br />
scorrere<br />
senza toccare<br />
guarderei<br />
correre<br />
senza sudare.</p>
<p>Ma nel mio respiro<br />
che fatico&#8230;<br />
è qui al centro<br />
che mi rompo<br />
e mi perdo.</p>
<p>Nel mio petto<br />
sento<br />
colpirmi blocchi<br />
di dolore<br />
mai sciolto<br />
e<br />
anche nel deserto<br />
non sono sicura.</p>
<p>Afferro<br />
il Niente<br />
quasi a salvarmi<br />
qui<br />
pronto e manifesto.</p>
<p>Niente che<br />
non si ferma<br />
che ferisce<br />
e sanguina&#8230;<br />
nelle mie mani aperte<br />
che niente sanno<br />
difendere.</p>
<h3>30.</h3>
<p>Ho lavato<br />
il dolore<br />
nel solco di lacrime<br />
non mie<br />
ho sospirato<br />
all&#8217;ombra<br />
di un albero fiero<br />
che i miei occhi<br />
non avevano<br />
visto prima<br />
e<br />
finalmente<br />
ho sostato<br />
lontano<br />
dal fragore del mondo.</p>
<p>Che il Sole d&#8217;Oriente<br />
esploda<br />
ad incorniciare<br />
occhi di verità<br />
nude<br />
a colpire<br />
pietre conficcate<br />
di mala-amore<br />
a stracciare<br />
vesti dorate<br />
di colpe<br />
mai scontate<br />
nel fango intrise.</p>
<p>Qui.<br />
Dritta.<br />
sono ad accoglierti<br />
nella<br />
tua sosta<br />
nel palmo aperto<br />
di chi sa slegare.</p>
<p>Ed<br />
il mio anelito<br />
di vita<br />
scorra<br />
e soffi lieve<br />
su mani<br />
che incontrano destini<br />
non miei<br />
e che<br />
nell&#8217;abbraccio<br />
unisono<br />
diventano<br />
perché</p>
<p>unisono<br />
sono.</p>
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