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	<title>LIDI - Lega Italiana per la tutela dei Diritti degli Introversi &#187; Robespierre</title>
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	<description>Conoscere, riconoscere, riabilitare l&#039;introversione e prevenire il disagio degli introversi</description>
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		<title>Workshop sulle emozioni: messaggio inaugurale del Presidente</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Sep 2007 13:05:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Anepeta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Workshop]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[Robespierre]]></category>
		<category><![CDATA[sindrome]]></category>

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		<description><![CDATA[30 agosto &#8211; 1 settembre 2007, Caprarola (VT) Messaggio inaugurale del Presidente Cari Amici, è un successo della LIDI, dovuto soprattutto alla passione di Renzo Marinoni, aver aggregato un gruppo di introversi che si incontra per perseguire un obiettivo significativo: dare senso ad un&#8217;esperienza di diversità e cercare, attraverso l&#8217;interazione e lo scambio comunicativo, di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="alignr"><strong>30 agosto &#8211; 1 settembre 2007, Caprarola (VT)</strong></p>
<h3>Messaggio inaugurale del Presidente</h3>
<p>Cari Amici,</p>
<p>è un successo della LIDI, dovuto soprattutto alla passione di Renzo Marinoni, aver aggregato un gruppo di introversi che si incontra per perseguire un obiettivo significativo: dare senso ad un&#8217;esperienza di diversità e cercare, attraverso l&#8217;interazione e lo scambio comunicativo, di viverla nel modo migliore possibile.</p>
<p>La mia assenza fisica non penso richieda giustificazioni, essendo riconducibile al mio ruolo di analista che creerebbe di sicuro qualche imbarazzo. Quando consideravo la possibilità di fondare la LIDI, cosciente che essa avrebbe aggregato anche alcune persone con cui ho intrattenuto o intrattengo un rapporto terapeutico, ho messo nel conto circostanze del genere e non ho avuto difficoltà ad accettare di svolgere una funzione di coordinamento prevalentemente teorica.</p>
<p>La partecipazione all&#8217;incontro è, infatti, assicurata da due contributi culturali.<br />
Il primo è un articolo che cerca di approfondire le tematiche illustrate nella <a href="/2007/03/14/la-sindrome-di-robespierre/"><em>sindrome di Robespierre</em></a> e di definire alcuni criteri che possono agevolare l&#8217;elaborazione del groviglio di emozioni presente in ogni soggettività introversa. La necessità di differenziare gli incontri organizzati da Renzo dai workshop che si ispirano a criteri diversi dalla LIDI è forse superflua per i partecipanti: di sicuro non lo è per tutti i soci e i simpatizzanti della LIDI o per coloro che tentano timidamente di avvicinarsi all&#8217;Associazione.<br />
Forse non ci sarà il tempo necessario per leggere l&#8217;articolo ed eventualmente commentarlo. Ciascuno potrà farlo per conto proprio. Mi auguro che gli spunti di riflessione che esso fornisce possano essere ripresi ulteriormente.</p>
<p>Il secondo è un contributo di tutt&#8217;altro segno. Si tratta, infatti, di un CD musicale, un mix dei due generi che prediligo: la musica classica e il jazz. Si tratta di brani che confermano che, se in tutti gli ambiti dell&#8217;arte gli introversi sono ampiamente rappresentati, in quello musicale essi rappresentano la maggioranza assoluta.</p>
<p>Nel regno dell&#8217;arte il &#8220;sogno&#8221; introverso si è già pienamente realizzato. Trasferirlo nell&#8217;ambito della vita quotidiana e renderlo compatibile con un mondo dissonante: questo è il problema.<br />
È inutile dire che, come per l&#8217;articolo, anche il CD potrà essere ascoltato dai soci dopo l&#8217;incontro, posto che si organizzi una &#8220;catena di S. Antonio&#8221; per duplicarlo.</p>
<p class="alignr">Un caro saluto a tutti<br />
Luigi Anepeta</p>
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		<title>Psicobiografia di Maximilien Robespierre</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Sep 2007 16:28:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Anepeta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Introversione e storia]]></category>
		<category><![CDATA[introversione]]></category>
		<category><![CDATA[perfezionismo]]></category>
		<category><![CDATA[psicobiografie]]></category>
		<category><![CDATA[Robespierre]]></category>

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		<description><![CDATA[1. Tra i grandi introversi, occorre inserire anche personaggi il cui orientamento caratteriale è indubbio, ma il cui comportamento getta qualche ombra sull&#8217;attribuzione al corredo genetico introverso di una sensibilità sociale che, sulla base dell&#8217;empatia, inibisce naturalmente la capacità di poter fare male al simile. Rimango convinto che tale attribuzione sia fondata, ma c&#8217;è da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>1.</h3>
<p>Tra i grandi introversi, occorre inserire anche personaggi il cui orientamento caratteriale è indubbio, ma il cui comportamento getta qualche ombra sull&#8217;attribuzione al corredo genetico introverso di una sensibilità sociale che, sulla base dell&#8217;empatia, inibisce naturalmente la capacità di poter fare male al simile. Rimango convinto che tale attribuzione sia fondata, ma c&#8217;è da considerare il fatto che nell&#8217;uomo nessuna qualità naturale azzera la libertà individuale né pone l&#8217;individuo al riparo delle influenze dell&#8217;ambiente e della cultura.</p>
<p>Per quanto indubbiamente rari, soggetti introversi che agiscono comportamenti sociali oggettivamente sanzionabili, aggressivi e al limite distruttivi esistono. A differenza degli altri, essi di solito sviluppano, in conseguenza di tali comportamenti, sensi di colpa consci e inconsci solitamente intensi. Anche i sensi di colpa, però, non riescono sempre ad inibire i comportameti antisociali. Primo, perché se l&#8217;individuo è convinto di essere nel giusto e di affermare con essi la giustizia, può vivere come un punto d&#8217;onore la loro perpetuazione. Secondo, perché si dà sempre, da un punto di vista psicodinamico, la possibilità che la risposta soggettiva ai sensi di colpa imbocchi la via della negazione in conseguenza della quale il soggetto s&#8217;impone di dimostrare a se stesso (e agli altri) di non sentirsi in colpa reiterando i comportamenti antisociali e talora esasperandoli.</p>
<p>Questa premessa di ordine generale non anticipa un giudizio di valore su <span class="highlight-blue-b">Maximilien Robespierre</span>. Serve solo a giustificare il suo inserimento nell&#8217;elenco dei grandi introversi contro l&#8217;opinione corrente di alcuni storici e dell&#8217;opinione pubblica (o meglio dell&#8217;immaginario popolare) che identifica in lui il Tiranno per eccellenza, l&#8217;antesignano di tutti i Rivoluzionari di sinistra che hanno sacrificato vite umane sull&#8217;altare della giustizia sociale.</p>
<p>Nell&#8217;ottica del sito, una biografia tradizionale non ha senso. Essa, infatti, può essere letta su qualunque libro di storia o <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Maximilien_de_Robespierre">reperita in rete</a>.</p>
<p>Dalla biografia mi limito a trarre alcuni spunti significativi.</p>
<p>Nato ad Arras, nel Nord della Francia, nel 1758, primo di quattro figli di una coppia socialmente singolare (il padre avvocato appartenente ad una famiglia di tradizioni notarili, la madre figlia di un birrario), Maximilien rimane precocemente orfano: la madre muore quando egli ha nove anni, il padre abbandona i figli e vaga per l&#8217;Europa fino alla sua morte (1777). Maximilien e i fratelli rimangono affidati al nonno materno e alle zie.</p>
<p>Maximilien è di sicuro un bambino precoce, sensibile e intelligente. Primogenito, egli si prende cura dei fratellini. Un indizio del legame profondo che si instaura con essi è ricavabile dal fatto che uno di essi &#8211; Augustin &#8211; seguirà come un&#8217;ombra la sua parabola politica e morirà con lui (per lui oserei dire, oltre che per la Rivoluzione).</p>
<p>Inviato al Collegio di Arras, Robespierre riceve colà un&#8217;educazione religiosa che lo segna prodondamente. I valori cristiani &#8211; l&#8217;amore per la giustizia, per i poveri, la fede in Dio, la credenza nella immortalità dell&#8217;anima &#8211; rimarranno sempre vivi dentro di lui. Egli li difenderà a spada tratta contro le correnti anticlericali, laiche ed atee presenti tra le file dei Giacobini.</p>
<p>In Collegio si segnala per le sue doti intellettive, per la fede e il comportamento moralmente inappuntabile. Il Vescovo di Arras gli assegna una borsa di studio che gli consente di entrare, a 11 anni, al collegio Louis-le-Grand di Parigi, una delle migliori scuole di Francia. Ne esce avvocato a 23 anni premiato per la sua &#8220;buona condotta&#8230; e i successi conseguiti negli studi&#8221; con una somma mai concessa ad alcun altro borsista.</p>
<p>La carriera evolutiva di Robespierre è, dunque, quella tipica di <strong>un introverso perfezionista</strong>. Il perfezionismo in questione è di tipo morale. Ideologicamente esso riconosce senz&#8217;altro la sua matrice nell&#8217;educazione religiosa, ma si corrobora anche in conseguenza della passione che Robespierre ha per il modello di <em>humanitas</em> della Roma repubblicana (la Roma di Catone) e per l&#8217;adesione, totale e passionale, alle teorie e al pensiero di <a href="/2007/05/15/la-biografia-interiore-di-jean-jacques-rousseau/">Rousseau</a> (circostanza, questa, che ha indotto qualcuno tra le file degli intellettuali ad attribuire al ginevrino la responsabilità del Terrore).</p>
<p>Due circostanze confermano tale orientamento.</p>
<p>Quando torna ad Arras, Robespierre è già famoso al punto che il vescovo lo nomina giudice criminale per la diocesi. Egli rinuncia ben presto all&#8217;incarico per non dovere pronunciare una condanna a morte.</p>
<p>Si dedica, in seguito, alla libera professione ma in maniera anomala, etica: prende a cuore le cause dei poveri, degli oppressi, dei prevaricati.</p>
<p>Viene riconosciuto come un paladino dei valori democratici, della libertà, della giustizia sociale. Eletto deputato negli Stati Generali nel 1789, entra nell&#8217;Assemblea Nazionale Costituente e si batte con fermezza per la libertà di stampa, il suffragio universale, l&#8217;istruzione gratuita e obbligatoria e contro la pena di morte.</p>
<p>Rapidamente, nella temperie rivoluzionario, si ritrova Presidente del Club dei Giacobini. Il suo orientamento politico vira verso posizioni radicali. Egli avverte quanti altri mai &#8211; sulla pelle, si direbbe &#8211; la sofferenza e la miseria del popolo e si propone di fare il possibili per alleviarle. Il suo orientamento non può essere definito socialista perché non giunge a mettere in discussione il diritto di proprietà. Tale diritto però non avalla, ai suoi occhi, i privilegi della ricchezza e tanto meno lo spreco e il lusso.</p>
<p>Robespierre non deve fare alcuno sforzo per vivere austeramente. Egli ama, nei suoi discorsi, sottolineare la sua povertà. In realtà il suo tenore di vita è sobrio: egli si accontenta di provvedere ai propri bisogni con il lavoro personale, senza disprezzare il benessere, ma senza cercare nè l&#8217;ozio né il lusso. La consapevolezza del suo valore intellettuale e morale implica il rifiuto radicale di valutare l&#8217;uomo in rapporto alla sua nascita o al denaro.</p>
<p>Robespierre non ha alcuna ambizione personale che vada al di là dell&#8217;essere utile all&#8217;umanità.</p>
<p>Di certo è orgoglioso del cambiamento che sta avvenendo in Francia. Sente che gli è dato di partecipare attivamente ad un&#8217;esperienza storica epocale. Scrive nel 1791: &#8220;L&#8217;eterna Provvidenza&#8221; grazie alle &#8220;circostanze quasi miracolose che le è piaciuto creare&#8221; ha chiamato i francesi, ed essi soli &#8220;unici dopo l&#8217;origine del mondo, a ristabilire sulla terra l&#8217;impero della Giustizia e della Libertà&#8221;.</p>
<p>L&#8217;appellarsi di continuo alla Provvidenza lo pone in cattiva luce agli occhi delle frange laiciste e atee dei Giacobini. Robespierre, anche nel vivo di una lotta politica estremamente aspra, e con la Chiesa quasi totalmente schierata su posizioni conservatrici, non rinuncia alla fede.</p>
<p>In una riunione del Club, un radicale lo attacca per il suo insistente riferirsi a Dio, ma egli risponde negando che &#8220;pronunciare il nome della divinità significhi indurre i cittadini alla superstizione&#8221;. Sì &#8211; dice &#8211; credo in Dio, è un sentimento che mi è necessario, ho bisogno di provare la presenza, di chiedere aiuto, l&#8217;aiuto interiore dell&#8217;Eterno. Senza il suo calore e la speranza infinita data dalla fede non avrei potuto sopportare &#8220;fatiche che sono al di sopra della forza umana&#8221;.</p>
<p>La Costituzione del 1793, nella quale riversa gran parte delle sue idee, è un documento storico di eccezionale portata. Essa, infatti, non si limita a sancire l&#8217;esistenza di diritti umani naturali propri di ogni individuo: pretende che lo Stato non esaurisca la sua funzione nel tutelarli, ma agisca per realizzarli. È con quella Costituzione che la scuola elementare diventa gratuita per tutti i cittadini, come peraltro l&#8217;assistenza sanitaria, e che viene istituita la pensione di invalidità e di vecchiaia.</p>
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		<title>La sindrome di Robespierre</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Mar 2007 09:44:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Anepeta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Introversione e disagio psichico]]></category>
		<category><![CDATA[giustizialismo]]></category>
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		<category><![CDATA[senso di giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[sindrome]]></category>

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		<description><![CDATA[1. Maximilien Robespierre era di sicuro un introverso. Nobile non di nascita ma nei modi che, fino alla fine, appaiono contrassegnati da una naturale signorilità ed eleganza, egli, pur seguendo una carriera di studi e professionale fedele alla tradizione familiare, si imbatte precocemente in Rousseau e ne rimane profondamente, irreversibilmente influenzato. Attraverso il pensatore ginevrino, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>1.</h3>
<p><span class="highlight-blue-b">Maximilien Robespierre</span> era di sicuro un introverso. Nobile non di nascita ma nei modi che, fino alla fine, appaiono contrassegnati da una naturale signorilità ed eleganza, egli, pur seguendo una carriera di studi e professionale fedele alla tradizione familiare, si imbatte precocemente in <a href="/2007/05/15/la-biografia-interiore-di-jean-jacques-rousseau/">Rousseau </a>e ne rimane profondamente, irreversibilmente influenzato. Attraverso il pensatore ginevrino, egli scopre ciò che è già implicito nel suo corredo genetico: <strong>l&#8217;uguaglianza degli uomini, il legame fraterno che si dovrebbe dare tra loro, e il terribile peso delle ingiustizie sociali</strong>. In nome di questa scoperta, prima di darsi alla politica, compie una scelta professionale significativa. Come avvocato, si pone a servizio degli umili, dei deboli, degli oppressi, e difende i loro diritti spesso contro i rappresentanti della classe cui egli stesso appartiene.</p>
<p>Quando intraprende la carriera politica, egli diventa<strong> il più accanito difensore dei principi rivoluzionari</strong> (Libertà, Uguaglianza, Fraternità) e si assume l&#8217;onere di realizzarli compiutamente. La sua utopia è splendidamente espressa in un discorso del febbraio 1794:</p>
<blockquote>
<p>Noi vogliamo sostituire, nel nostro paese, la morale all&#8217;egoismo, la probità all&#8217;onore, i principi alle usanze, i doveri alle convenienze, l&#8217;impero della ragione alla tirannia della moda, il disprezzo del vizio al disprezzo della sventura, la fierezza all&#8217;insolenza, la grandezza dell&#8217;animo alla vanità, l&#8217;amore della gloria all&#8217;amore del denaro, la buona gente alla buona compagnia, il merito all&#8217;intrigo, il genio al bello spirito, la verità al lustro, l&#8217;incanto della felicità alla noia della voluttà, la grandezza dell&#8217;uomo alla piccolezza dei grandi&#8230;</p>
</blockquote>
<p>È difficile non riconoscere immediatamente in questo progetto l&#8217;espressione del &#8220;sogno&#8221; che giace al fondo di ogni anima introversa: quella di un mondo nobile, giusto, affrancato dall&#8217;egoismo, anelante alla grandezza e alla felicità nel rispetto dei diritti altrui.<br />
La realizzazione pratica di tale sogno urta, però, contro un ostacolo: esso, infatti, quando Robespierre arriva al potere sull&#8217;onda della fama della sua integrità morale e della saldezza dei suoi principi umanitaristici, non sembra facilmente condiviso dai conservatori e dai moderati, genia esistente in ogni contesto storico, le cui teste appaiono piuttosto impenetrabili al fascino di quei principi. Per Robespierre, anima sostanzialmente mite e niente affatto incline alla violenza, non c&#8217;è problema: basta tagliare le teste e il mondo è destinato a rigenerarsi.</p>
<p>È illecito, da un punto di vista storico, attribuire a Robespierre gli eccessi del Terrore, dovuti, in gran parte, a suoi collaboratori di temperamento tutt&#8217;altro che mite. È fuori di dubbio, però, che, anche se non era al corrente delle violenze che si perpetravano in nome della Rivoluzione, egli ha chiuso gli occhi su di esse.<br />
La circostanza, destinata ad incombere come un marchio sul giudizio degli storici e siull&#8217;immaginario popolare (laddove si è prodotta l&#8217;identificazione di Robespierre come fanatico e spietato dittatore), è tanto più sorprendente se si tiene conto che egli, nel corso della sua vita, ha espresso più volte e in maniera vibrante un giudizio inappellabilmente contrario alla pena di morte. Nel suo intimo, dunque, il rispetto dell&#8217;altro in quanto persona dotata di inviolabile dignità è un valore assoluto.</p>
<p>Il paradosso che si dà, nella biografia di Robespierre, tra i principi e l&#8217;azione è degno di una profonda riflessione sul rapporto che si dà tra individuo e storia. Per ora metto da parte questo tema perché questo articolo ha l&#8217;intento di illuminare uno degli aspetti più densi di significato del modo di essere introverso.</p>
<p>Conio il neologismo <strong>sindrome di Robespierre</strong> per definire l&#8217;atteggiamento interiore nei confronti del mondo, e dei normali, più consueto nei soggetti introversi. Inoffensivi, scrupolosi, compiti, corretti, ciò nondimeno numerosi introversi, nell&#8217;interazione con la realtà sociale, rimangono feriti dalla distanza, abissale per alcuni aspetti, che si dà tra il comportamento medio delle persone e il modello di riferimento, il &#8220;sogno&#8221; che essi albergano. La ferita, che si può verificare originariamente a livello familiare, ma si realizza inesorabilmente a livello sociale, è esasperata dal fatto che gli introversi, nonostante l&#8217;esperienza che fanno del mondo, rimangono sempre sorpresi dai comportamenti sociali che si ripetono attestando una scarsa delicatezza, più spesso inconsapevole che non consapevole, nei confronti degli altri.</p>
<p>Si tratta in genere di microtraumi, perché, eccezion fatta per i bambini o gli adolescenti introversi che vengono investiti da prese in giro, &#8220;giochi&#8221; pesanti e aggressioni fisiche, i comportamenti degli adulti con cui gli introversi si rapportano sono caratterizzati dalla superficialità e da una certa rozzezza. Non sono insomma violenti in senso proprio.<br />
La microtraumaticità dell&#8217;esperienza sociale, però, ha degli effetti costanti e incisivi a livello interiore. <strong>Gli introversi reagiscono solitamente con rabbia allo scostamento dei comportamenti altrui da un sistema di valori ideale che essi vivono come assoluto e vincolante</strong>, equiparandolo ad una sorta di Decalogo scolpito sulla pietra. La rabbia si articola sul vissuto per cui nessuno dovrebbe permettersi di violare la Legge del rispetto nei confronti degli altri. Chi lo fa è dunque inesorabilmente colpevole e va punito.<br />
Il problema è come indurre il rispetto della Legge. Inoffensivi, in genere gli introversi sono anche piuttosto in difficoltà quando si tratta di affrontare i conflitti interpersonali. Per un verso, pensano con timore ad un&#8217;esplosione di rabbia da parte degli altri cui non saprebbero contrapporsi. Per un altro verso, è la loro stessa sensibilità che li inibisce portandoli a pensare che gli altri, di fronte al rilievo della loro scorrettezza, potrebbero non già esplodere, ma sentirsi feriti, umiliati, ecc.</p>
<p>La scarsa capacità interattiva nulla toglie al fatto che i comportamenti contrastanti con la Legge rimangono intollerabili e sanzionabili.<strong> La punizione si realizza, pertanto, a livello interiore sotto forma di rabbia, odio e intolleranza.</strong> Solo raramente gli introversi si concedono di far scorrere a livello cosciente le fantasie che costantemente si associano alla rabbia e all&#8217;odio quando esse superano una soglia critica. Tali fantasie, infatti, realizzano puntualmente la <em>sindrome di Robespierre</em>: le persone che si comportano male e sono incorreggibili vanno eliminate, le loro teste tagliate.</p>
<p>Spesso, però, pur non concedendosi tali fantasie, che risuonano come ripugnanti, gli introversi fanno di peggio. Anziché elaborare le loro rabbie chiedendosi perché gli uomini si comportino mediamente in un certo modo, socialmente accettato ma di fatto &#8220;incivile&#8221;, essi si impongono di alimentarle. Ciò significa che, a seguito di un&#8217;interazione negativa con il mondo, essi la richiamano alla mente, la ruminano cercando di capirne il significato. Naturalmente, più fanno questo più la loro rabbia cresce e l&#8217;accaduto si configura come inaccettabile e intollerabile. È questa ruminazione a far sì che la rabbia sormonta una soglia critica al di là della quale essa si configura come cieca e tale da promuovere la fantasia di tagliare le teste.</p>
<p>Le conseguenze di questo perpetuo esercizio di valutazione negativa del comportamento medio delle persone ha degli effetti incisivi nel mondo interiore introverso. Esso, infatti, <strong>determina costantemente la produzione di sensi di colpa</strong> che si traducono in un marchio, a livello conscio e più spesso inconscio, di negatività e di cattiveria.<br />
Questo è il motivo per cui, in genere, gli introversi convivono con due vissuti che sembrano contraddittori: di inadeguatezza, debolezza e inettitudine per un verso, e di cattiveria, malvagità e, al limite, pericolosità per un altro.</p>
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