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	<title>LIDI - Lega Italiana per la tutela dei Diritti degli Introversi &#187; web</title>
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	<description>Conoscere, riconoscere, riabilitare l&#039;introversione e prevenire il disagio degli introversi</description>
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		<title>Il nuovo sito della LIDI</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Aug 2009 13:08:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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		<description><![CDATA[Da oggi è online il nuovo sito della LIDI (Lega Italiana per la tutela dei Diritti degli Introversi). Come già detto sul Forum, l&#8217;idea di realizzare una nuova versione del sito è nata dall&#8217;esigenza di integrare funzioni eterogenee connesse ai diversi scopi dell&#8217;associazione. Per questo e per favorire la diffusione dell&#8217;associazione e facilitare la partecipazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da oggi è online <strong>il nuovo sito della LIDI</strong> (Lega Italiana per la tutela dei Diritti degli Introversi).<br />
Come già detto sul Forum, l&#8217;idea di realizzare una nuova versione del sito è nata dall&#8217;esigenza di integrare funzioni eterogenee connesse ai diversi scopi dell&#8217;associazione.<br />
Per questo e per favorire la diffusione dell&#8217;associazione e facilitare la partecipazione delle persone interessate ai nostri progetti e alle nostre attività sono stati curati vari aspetti. In particolare, si è pensato di:</p>
<ul>
<li><strong>rendere più intuitiva la consultazione del materiale pubblicato</strong>, grazie ad una migliore organizzazione e categorizzazione dei contenuti;</li>
<li>consentire ai visitatori di <strong>partecipare attivamente alla crescita del sito</strong> attraverso i commenti agli articoli pubblicati;
<li>semplificare la <strong>procedura di iscrizione</strong> all&#8217;associazione e offrire più modalità di versamento delle quote associative;
<li>consentire agli iscritti, attraverso la pagina del proprio profilo, <strong>monitorare la tipologia e lo stato dell&#8217;iscrizione</strong> (tipo di iscrizione alla LIDI &#8211; socio ordinario, socio sostenitore, ecc. &#8211; , scadenza della quota annuale, ecc.);</li>
<li>mettere a disposizione di tutti strumenti (newsletter e feed RSS) che consentano di <strong>avere aggiornamenti veloci</strong> sull&#8217;associazione e le sue attività e sui nuovi articoli pubblicati sul sito;</li>
<li><strong>semplificare l&#8217;iscrizione alle diverse attività e agli eventi promossi dall&#8217;associazione</strong> (conferenze, workshop, incontri, ecc.) consentendo a chi volesse partecipare di <strong>prenotare </strong>direttamente online;
</ul>
<p>Esploratelo&#8230; e fatemi sapere cosa ne pensate. Vi chiederei, nel caso verificaste dei malfunzionamenti, di segnalarmeli.</p>
<p>Un&#8217;ultima cosa: la registrazione (&#8220;Free Account&#8221;) al sito è attiva, ma al momento c&#8217;è un piccolo problema tecnico che non ci permette di gestire al meglio il versamento delle quote associative e delle donazioni tramite Paypal. Vi chiedo quindi di avere un po&#8217; di pazienza e di <strong>attendere per procedere con eventuali iscrizioni o aggiornamenti degli account</strong>, sto provvedendo e il tutto sarà attivato a breve.<br />
A questo proposito, poiché <strong>con la nuova versione del sito la procedura di iscrizione è stata in parte modificata</strong>, vi suggerisco di leggere attentamente quanto riportato nella sezione <a href="/come-associarsi/">Come associarsi</a>. </p>
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		<title>La &#8220;timidezza&#8221; sul Web</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Apr 2006 07:40:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Anepeta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Documenti]]></category>
		<category><![CDATA[introversione]]></category>
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		<description><![CDATA[Su La Repubblica del 9 aprile è stato pubblicato, a cura di Stefania Di Lellis, un articolo dal titolo altisonante: Arrossire adesso è bello: dal web la riscossa dei timidi. In esso si fa riferimento alla comparsa in Rete di siti che tentano di opporsi allo stereotipo normativo dominante qualificando la timidezza come indizio di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su <em>La Repubblica</em> del 9 aprile è stato pubblicato, a cura di Stefania Di Lellis, un articolo dal titolo altisonante: <strong><em>Arrossire adesso è bello: dal web la riscossa dei timidi</em></strong>. In esso si fa riferimento alla comparsa in Rete di siti che tentano di opporsi allo stereotipo normativo dominante qualificando la timidezza come indizio di una grande sensibilità e di doti fuori dell&#8217;ordinario che, ben coltivate, possono portare ad organizzare una vita ricca di soddisfazioni. Tra i siti in questione viene citato il più famoso, <a href="http://www.shyandfree.com">Shy and Free</a>, attivo già da qualche anno, che, tra l&#8217;altro, sta organizzando una <a href="http://www.shyandfree.com/html/community.html">comunità online</a>. Utilizzando i link presenti in questo sito, se ne possono visitare parecchi altri (<a href="http://www.sensitiveperson.com">Highly Sensitive People</a>, <a href="http://www.shyunited.com">SHY United</a>, <a href="http://shakeyourshyness.com">Shake Your Shyness</a>).</p>
<p>Nell&#8217;articolo in questione viene fornita anche un&#8217;informazione di notevole interesse. La prossima settimana a Newcastle accademici e medici si incontrano per dibattere sul tema del &#8220;mercato delle malattie&#8221;, un business che prospera sulla trasformazione di condizioni naturali in patologie da trattare. Tra queste &#8220;patologie&#8221;, indubbiamente la timidezza (metonimia che, malauguratamente, sta per introversione) occupa uno dei primi posti.<br />
Il convegno si propone di denunciare la crescente medicalizzazione della vita, che induce numerosi soggetti, tra cui non pochi introversi, a sottoporsi ad una &#8220;cosmesi psico-farmacologica&#8221; e a svariati trattamenti psicologici.<br />
Posto che questa denuncia e il tam-tam del Web conseguano qualche effetto nel sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica sulla condizione di diversità degli introversi, c&#8217;è da chiedersi quali conseguenze possano derivarne. Se si consultano i siti citati, non ci sono motivi per essere ottimisti.<br />
Certo, il riferimento all&#8217;introversione come modo di essere diverso, ma non patologico, ricco di qualità emozionali e creative, è pressoché costante. In sé e per sé questo è un fatto positivo, se non altro perché argina la possibilità che gli introversi giungano essi stessi ad autodiagnosticare la loro condizione come una &#8220;malattia&#8221;.</p>
<p>Al di là delle proposte commerciali (acquisto di libri, possibilità di accedere ad una terapia online o di persona) presenti sui siti in questione, il problema è che: primo, <strong>non si dà un&#8217;adeguata definizione della personalità introversa</strong>; secondo, <strong>non c&#8217;è quasi alcun riferimento alla carriera sociale degli introversi</strong>; terzo,  <strong>non si sottolinea la frequenza con cui gli introversi sviluppano un disagio psicopatologico franco</strong>; quarto, si dà per scontato che il problema possa essere affrontato &#8211; direi anche con una certa facilità &#8211; sul piano della ricostruzione dell&#8217;autostima, della valorizzazione sociale di sé, della spiritualità, ecc.</p>
<p>Il messaggio, in altri termini, è rivolto agli introversi come individui che possono raggiungere una grande indipendenza di giudizio rispetto al contesto socio-culturale e fare un salto di qualità nella percezione di sé senza che si realizzino cambiamenti oggettivi nell&#8217;organizzazione complessiva della società. Non escludo che una possibilità del genere si possa realizzare in un certo numero di introversi, ma essa riguarda solo gli adulti e per giunta non gravati da un disagio psichico franco.</p>
<p>Il problema vero, a mio avviso, è incidere sulla carriera evolutiva degli introversi, e questo, se anche comporta l&#8217;acquisizione graduale da parte loro di un bagaglio di consapevolezze inerenti la loro condizione, <strong>non può prescindere dal fatto che la loro diversità sia riconosciuta come tale dalla società e rispettata</strong>.<br />
Nonostante questo, ritengo che  anche la sola presenza di questi siti sul Web sia un segno dei tempi o, comunque, un indizio che<strong> il modello normativo dominante estroverso, intraprendente, aggressivo e scarsamente sensibile sotto il profilo sociale comincia ad attivare una reazione di rigetto</strong>.</p>
<p>È inutile dire che la LIDI ha un impianto teorico diverso e finalità ben più ambiziose dell&#8217;aggregare i &#8220;timidi&#8221;, fornendo loro strumenti di maggiore consapevolezza della loro singolare condizione. Essa ambisce anzitutto a <strong>prevenire lo sviluppo di un disagio psichico a livello infantile e adolescenziale</strong>. In secondo luogo, si prefigge di <strong>rilanciare a tutto campo il discorso sulla normalità/anormalità e sulla produzione sociale degli uomini</strong>.<br />
Si può pensare che, in rapporto alle forze di cui si dispone, gli obiettivi siano troppo elevati. Volendo, però, restaurare il significato storico e non metastorico della progettualità utopistica, la LIDI (o almeno per ora il suo fondatore) preferisce mirare in alto piuttosto che farsi carico di un intento adattivo.</p>
<p>Per facilitare il lettore, <span class="highlight-green">riporto di seguito parte della <a href="http://www.shyandfree.com/html/books.html">bibliografia consigliata</a> dal sito <a href="http://www.shyandfree.com">Shy and Free</a>, la presentazione dello stesso e un &#8220;brogliaccio di consigli&#8221;</span>. Da questo materiale dovrebbe risultare chiaro che la LIDI è o pretende di essere altra cosa&#8230;</p>
<p><strong>I testi riportati di seguito sono copyright © di <a href="http://www.shyandfree.com">Shy and Free</a></strong></p>
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